domenica 15 novembre 2020

Sono cresciuta...credo

Stavolta è davvero decisione presa e non per scaramanzia.
Siamo diventati troppo confidenziali, praticamente io sono come l'amico maschio con cui prende le sbronze.
Non saremo mai niente più di quello che abbiamo, anzi ho, provato ad essere, anzi, provato a provare ad essere.

Non è colpa di nessuno e tantomeno mia.
Stavolta il salto è che sono consapevole che di più non può esserci perché siamo lontani anni luce nelle nostre intenzioni di vita e di come viviamo la vita stessa, e non perchè IO ho sbagliato qualcosa o sono stata troppo poco, o ho fatto troppo poco.

Se è vero che l'occasione, a detta sua, era giugno..beh credo che avrebbe fatto in modo e maniera di farsi passare il rodimento specifico e cogliere la mano che gli ho teso sia in quel periodo che finora, in altre mille forme.

Scagionata con me stessa, mi rendo conto che sì mi piace ma non voglio più niente da lui, neanche una notte insieme.
Non saremmo mai naturali, me compresa.

L'altra notte con il ragazzetto ho cosi apprezzato le coccole, la vicinanza fisica, che ho compiuto un passo in più. E in questo passo Fabio, per come è CON ME, non ne fa parte, non può farne parte per indole.

Sono stata la sua groupie, l'ho venerato e gliel'ho detto esplicitamente. Ora non sento di fare null'altro, perché l'obiettivo sta sfumando.
Certo, continuerà a piacermi fisicamente e anche la sua personalità (a tratti, quando la capisco) e la sua simpatia, ma come è successo anche per altri, rimarrà la bambolina inconquistata che rimane là come una scarpa troppo costosa, a cui ogni tanto allungo lo sguardo in vetrina ma che non posso nè mi va di comprare perché preferisvo risparmiare per altre cose.

Risparmio le mie energie per altre persone.
La sua opportunità l'ha avuta, l'ho avuta io con lui. Semplicemente bisogna arrendersi al fatto che non siamo fatti per stare insieme, ma magari per essere compagni di bevite, chissà, o pungiball quando ci rode il culo e non sappiamo con chi sfogarci in modo grezzamente veritiero.

Non ho neanche intenzione stavolta di comunicargli questa mia riflessione, perché conunque lo voglio all'interno della mia vita e va bene in questo modo, so che posso contarci, e non voglio perderlo o dargli ultimatum com'è successo la volta scorsa, per poi rimangiarmi la parola.
È probabile che ci perderemo lo stesso distanziandoci lavorativamente, ma avverrà in modo automatico, senza dolo, un po' come è capitato con Simone.
Anzi, per quanto potrei rosicare spero per lui che trovi la ragazza ideale.
Non la riterrò migliore di me, ma solo diversa.

E continuerò a raccontargli tutte le mie tinderate, facendoci molte risate.

Insomma, non un amico ma neanche un conoscente, e tantomeno un amante.
C'è una definizione per questo?

mercoledì 28 ottobre 2020

Tentare non nuoce(?)

Ci ho provato,ho preso coraggio e gliel'ho chiesto.
Con una domanda candida ma secca.
Ti va di venire a dormire da me domani?
Sapevo che c'era una percentuale minima di sì, ma avevo bisogno di chiederglielo.
Me lo sono inmaginata tutta la mattina, e quand'è così succede come quando hai uno spasmo alla peristalsi.
Devi buttar fuori.

Come da pronostico la risposta è stata un no camuffato da problema logistico.
Mi sono vergognata di aver mostrato debolezza.
E credo che nei prossimi giorni sprofonderò nella vergognata e farò silenzio stampa.

Mica mi sto flagellato, capiamoci.
Volevo chiederglielo e l'ho fatto.
Quando si prendono i pali è normale provare vergogna.
Ma non me ne pento, prima o poi sarebbe accaduto lo stesso. Ho solo cercato di cogliere la palla al balzo in un momento in cui ci siamo concessi parecchie licenze, per 2 che non sono nè amici nè amanti.
Fatto bene o fatto male mi importa poco.
Lui sapeva già, prima di questa esternazione, dove volevano arrivare le mie intenzioni.

Sono andata a bruciapelo, ma non credo si sia scandalizzato, ecco.

E niente, tanto questo periodo è un palo dopo l'altro, un po' ci sto facendo l'abitudine, un po' ricordo di tempi andati e come degli anticirpisono rimaste in me alcune difese contro le sberle.
Per cui rimango serena, non aspiravo a un sì in fondo. Era un bisogno mio, indifferente all'esito.

Cambieranno le cose? Boh, non escludo nulla, ci può stare. Se tanto la direzione è quella, lo sarebbe stata anche se avessi aspettato tempo.
Forse è proprio vero che in cuor mio voglio depurarmi dalle relazioni interpersonali, e che questo viene annusato, percepito dagli altri perché in qualche modo invio dei messaggi in questo senso.
Non c'è nulla di male, se depurazione voglio cje sia, depurazione sarà.

giovedì 22 ottobre 2020

La gabbia

Sto lavorando tanto, ma faccio passi da gambero.
Ogni volta che penso di esserci vicina, ecco che lui mette la freccia e scappa, o perlomeno non mi dà corda.
Mi cerca, sicuramente perché gradisce il mio approccio virtuale ma...oltre a chiedermi favori, rimane lì sul suo.
In poche righe ho riassunto quello che banalmente si chiamerebbe friendzonaggio.
Vorrei solo che si desse quella possibilità nella sua testaccia.
È così difficile?!? Sì, lo è stato anche per me nei confronti di chi non mi convinceva.
Ho sperato di averlo qui da me almeno una notte, sembrava gi fossero buone speranze...ma niente, prevedibile per carità.
Mi sto costruendo una gabbia dorata per rimanerci in comfort.
Voglio lui così non posso mettermi in gioco con altri.
Che poi, du suo periodo è davvero complicato, con le relazioni sociali ai minimi termini per il covid...boh, sono annoiata terribilmente, e in parte anche un po' agitata non so se per causa del fatto che ho smesso di fumare o perché il pensiero costante di Fabio mi stanca talmente tanto da far reagire il mio corpo con una strana smania, soprattutto la sera.
Come se aspettasse qualcosa, ecco.
Credo di essere abbastanza centrata, mi piacerebbe solo che Fabio svanisse un po' dai miei pensieri, anche a costo di sostituirlo con un altro a cui non piaccio.
Giovanni, che era forse l'unico a poter mettere in forse la "leadership", è scomparso dopo non aver risposto a stimolo.
Continuo a essere stanca di alzare la mano, ho smesso anche di chiedermi perché non induca l'altro a cercarmi, ma questo ordine delle cose mi sta stretto.
Forse la depurazione che ho iniziato deve andare così, e probabilmente io stessa sono nella condizione di indurre gli altri ad allontanarsi.
Come se sentissero che io per prima, intimamente, voglio mettermi un po' di pace addosso, pur sperando sempre che l'incertezza si tramuti in concretezza.

lunedì 12 ottobre 2020

Come si fa?

A gestire una sbornia del genere?
L'impressione è di averlo a un passo, peccato ci sia di mezzo una crepa nel terreno larga più della mia capacità di saltare.
Vicino, ma lontanissimo.
Tutti i giorni ho questa sensazione e ora la voce che rinnega la mia disponibilità è più labile, meno incisiva e arriva come un'eco, quasi incomprensibile.
Terribile il pensiero che ad oggi nessuno riesce a schiodarmi lui dalla testa, e chissà quanto impiegherò a farlo in autonomia.
Spesso mi chiedo chi sarà il prossimo, altrettanto spesso ho il terrore che l'ultimo in ordine sia anche l'ultimo nell'anima.

Gigantesca sensazione di irreparabile, tutto si circonda di punti interrogativi e io piango al pensiero che non sono soddisfatta.
Mi dico ancora di pazientare, di prendere tempo e aspettare il nuovo ruolo con entusiasmo e caparbietà, come se quello sostituisse la mia fede nella relazione.

Passerà anche stavolta, anche lui come sono passati gli altri, come è passato Daniele, che pensavo non sarebbe più uscito dal mio interno.
Sono un po' stanca di essere irrisolta, un po' delusa non da me stessa, per una volta, ma dalle circostanze.
Sono stanca delle attese, delle parole in sospeso, di quelle non dette, di quelle dette o ricevute male.
Sembra non ci sia soluzione di continuità alla mia instancabile ricerca dell'Altro, sembro incredibilmente invincibile contro la resa, non dico assoluta ma magari solo rimandata, messa in pausa.

Più me lo dico, di mettere cuore e cervello in standby, più mi accorgo di fare il contrario.
Spendo energie a tentare di far accadere l'impossibile, o semplicemente l'inverosimile.

È tanto fuori norma sognare una vita in comune, una famiglia, una convivenza, un amore?

Credo che nei prossimi mesi dovrò riguardare certe mie priorità, dargli uno slancio diverso, aggrapparle ad altro, scuoterle, lasciarle andare.
Credo che il segreto della felicità sia davvero vivere ora e qui.
L'unico neo è che ora è qui non vorrei essere sola.
Conviene?


mercoledì 7 ottobre 2020

Il patto col diavolo

La cosa più frustrante delle mie emozioni è credere in un tempo lontano, o improbabile, in cui io e l'altro ci amiamo, anzi, l'altro mi ama senza se e senza ma.
Pericolosissima sensazione perché talmente forte che avvicina il vero all'ideale, ncollandomi addosso una muta che tutto respinge, fuorché l'idea di lui.

Oggi sono scesa a un compromesso che mi farà più male che bene, ma in fondo al mio stomaco ho sentito una vocina ripetermi "meglio provare e fallire che non provare mai".
Cosi mi sono convinta di stare alle sue "condizioni", se così si possono chiamare le briciole di attenzione che è disposto a darmi.
Attenzione, ma non cura, nè altro.
Non mi pensa, non mi considera come io sto facendo con lui e mi sta anche bene.
Pensa al fatto che è confuso e che se deve farmi male allora meglio non vedersi mai.
Mi fa male già adesso, figuriamoci.
Per cui mi sono detta che non voglio perdere un minuto di lui, in senso lato, ovvero godermelo per quel poco che riusciremo a condividere, fosse una serata senza baci o una notte nello stesso letto.
Va contro ogni mia persuasione, lo so bene, ma anche stavolta -come fatto con Roberto- ho voglia di rischiare un po', di vedere che c'è oltre,cose c'è, e soprattutto di vivere una cosa che nonostante sia solo nella mia testa, quantomeno è quotidiana e tattile. Lo posso sentire, lo posso abbracciare.

Non userò mettere in dubbio le sue incertezze per persuaderlo a trovare in me io suo punto fermo.
Se lo conosco un po, non sarò certo io.
Ma succede come con Simone, preferisco avere nella mia vita qualcuno che sia qualità anche se a un costo piuttosto alto, che privarmene completamente.

Questo è il patto che ho accettato, con lui ma ancor di più potentemente con me stessa.
Mi sono detta disposta a stringere i denti e ricevere anche brutte notizie, perché ho voglia di vivere e ho voglia di far vivere lui nella mia vita.
Tanta sete di vita, e voglio che lui ne sia un agente inconsapevole.

Magari domani cambierò idea, ma per adesso mi sta bene cosi, e spero di dover affrontare il più tardi possibile un discorso come quello di oggi, in cui non ha fatto una mossa per darmi speranza ma neanche un passo indietro per non volermi.
So che mentre io penso a lui, lui pensa a un'altra e non posso farci nulla, se non aspettare in silenzio l'evolversi del suo cervello.

Ho firmato mentalmente io mio patto col diavolo, un tentatore in giacca e cravatta dalle parole confuse e dal sorriso e sguardo magnetici, bollenti.

Mi faccio un in bocca al lupo solo per ricordarmi che in ogni caso io vengo prima di tutto, prima di lui e prima del pensiero di noi due insieme. 
Devo riconoscere col tempo che io sono la persona che ha scelto questa sorta di sacrificio ma che non deve dimenticare mai chi è, indipendentemente da come andrà.
Mi faccio coraggio, mi armo di pazienza, un lungo respiro.
Si parte.

lunedì 28 settembre 2020

Manipolazioni e controllo

Lo sentivo più lontano, ero più serena, facevo discorsi pragmatici e motivazionali di cui (ancora) sono convinta, e mi davo pacche sulle spalle perché sono cresciuta e certe cose le subodoro molto più di prima.
Ho affinato il senso della manipolazione, sono più consapevole, mi sono detta.
Poi è bastata una sera, una cena, senza nessun contatto fisico ma tanti, tanti sguardi, belle risate, discorsi confusi, vino e tartufo, un continuo tiro alla fine a chi dei due non dava soddisfazione all'altro.
Io credo di essermi invaghita di un altro uomo sbagliato, non per sè ma per me.
Che leggerezza quella sera, ma che frustrazione dopo per aver capito di aver ceduto.
La mia bella corazza lucida che funziona con tutti adesso, tutti tranne che con lui, scalfita e bucata da quello sguardo, da una voce che suona troppo familiare, da quel sorriso dai canini affilati.
Un abbraccio è stato tutto il bottino.

È confuso, una ex rifatta viva da 2 mesi ha rimesso in discussione le sue certezze (quelle che comunque non includevano me nella sua vita), la sua testa.
Non so neanche se la versione che mi ha dato sia veritiera, ma devo farmela andar bene.
Rispetto a fine luglio in realtà non è cambiato nulla, e continuo a chiedermi perché insista tanto a volermi sentire per non volere nulla.
Per egoismo, è lampante. Quello che lo fa star bene lo guida a occhi chiusi nei confronti di chicchessia e dei suoi sentimenti.
Mi dico di aver sbagliato ad accettare un compromesso e quella cena, che se fossi rimasta sulle mie non avrei fatto danni.
La curiosità di rivederlo e di constatare se eravamo ancora come wravamo rimasti credo che non debba diventarlo una colpa.
Mi insegna qualcosa in più, per la prossima.

Ma nel frattempo tutti quelli che ho attorno cadono come mosche ai miei occhi e ai miei ormoni, come mi successe per Daniele.
Lui, solamente lui in testa, nel cuore e un po' più sotto.

È un manipolatore, l'ho capito e ho continuato ad aizzare il suo fuoco persuasivo, tanto che a un certo punto non sapevo più dov'era il confine tra il suo torto e la mia ragione.
Che poi non è neanche questione di responsabilità, sono sempre condivise e per questo non posso neanche odiarlo.
È stato corretto, ha mantenuto parola sul fatto di non impicciarsi fisicamente.
Quel bacio mancato dopo l'abbraccio mi ha fatto male però, cazzo.

Lo smaltimento di tanta frustrazione avviene con solo qualche giorno adesso, nel frattempo scopo un altro per non perdere esercizio e per ridarmi fiducia...niente a che vedere con sensazioni, empatia, speranze riposte nella mente di ragazzina come avveniva tanti fa a Fossato.

Sono cresciuta, non voglio pensare di aver fatto passi indietro, so che non devo giocare con questo fuoco, anche se il cuore mi rema contro
continuando a dirmi di non arrendermi, che c'è margine, che è solo in stand by.
Passa come sono passate altre cose in cui ho condiviso molto di più, mq credo di dover chiedere al farmacologo di arrivare a regime con l'antidepressivo.

La forza di volontà e il farmaco in sinergia sono sicura che mi faranno passar presto questa sensazione di insoluto.
In fondo devo solo trasformarlo in una certezza che non c'è bisogno di risolvere nulla, perché la riprova della soluzione la trovo tutti i giorni nel suo essere volutamente esitante solo per non perdere il suo controllo ma non per altro.

martedì 28 luglio 2020

Mi arrendo, gli ho detto

Se il post scorso era vero ma non dichiarato alla controparte, questo è sicuramente accertato.
Mi spiace, mi spiace più di quanto non pensassi, ma non era aria.
Poco motivato, molto "prescrittivo", troppo preso da sè stesso e comunque non abbastanza da me.
Ho imparato a capire, giocoforza negli anni, che certi segnali vanno interpretati.
Vanno letti bene, vanno assorbiti e non sempre si deve cercare altra certezza, altra definizione.
Stavolta, a differenza delle scorse, non mi sono spesa in paroloni o in dissertazioni lunghe e noiose.
Ho lanciato l'amo (con una modesta speranza che abboccasse), e non abboccano ho semplicemente detto "mi arrendo a te, hai vinto" seguito dalla sigaretta della champions League.
Quantomeno, una ritirata in stile perfetto e senza sermoni, senza discussioni.
E lui, come TUTTI gli altri, non ha allungato una parola, una mano, un dito sulla tastiera.
Prevedibile, perché i segnali erano chiari.

Mi ritiro dalla corsa a lui, certa del fatto che sarebbe andata così comunque, anche senza salti mortali o scene da film, anche senza discussioni e passi falsi.

Lo accetto, ci sta.
Passerà pure questo, l'umore ci rimette nonostante le medicine e le buone intenzioni, la lacrimuccia sta lì lì, ma ho bisogno di pensare più in grande.
Se non ha potuto o voluto cogliere me nella mia essenza, è un peccato per entrambi, non solo per me.
Anche questo entrerà nella bacheca di quelli che "chissà come sarebbe stato, se ci avessimo provato".
Io ora non di certo mi metto a incontrare altra gente.
Questo 2020 mi ha insegnato un sacco di cose: a stare da sola in una casa mia, a non essere sempre perfetta nel riuscire a interpretare le intenzioni altrui, a non farmi abbattere da giudizi o semplici punti di vista dell'altro, a rimanere in piedi perché so quello che valgo e non c'è tutto sto bisogno di cercare chi me lo riconosce.

Ora sto così, oggi va così e anche questo luglio lunghissimo è andato come l'anno scorso, come 2 anni fa, come 3 anni fa.
Questione di abitudine.

Devo imparare a farmi passare la fissa per i bei ragazzi, imparerò anche quello, ne sono certa.
Adesso l'importante è gestire questo momento un po deludente, o semplicemente decadente, nel senso che sono passata da un momento di adrenalina a zero.

Meglio rimanere colleghi, amici, conoscenti.
Il livello probabilmente è sempre stato quello, sono io che l'ho caricato con quel "frequentiamoci", detto forse più per farsi perdonare che per una vera intenzione.

Le persone, quando hanno voglia di frequentarsi, semplicemente lo fanno.
Lui l'ha fatto nella sua testa, con la sua consapevolezza che in parte mi aveva anche esplicitato.

Più di così, non si poteva fare.
È un copione che rivivo, ma con maggiore coscienza stavolta, e senza creare strappi.
 

domenica 19 luglio 2020

Mi arrendo (ancora)

Si parla tanto di resilienza, e in effetti è una componente che va allenata.
Ultimamente la sto allenando spesso, per ogni relazione che prova a mettersi in moto e dopo qualche tentativo finisce la batteria e non si accende più.
L'ultimo in ordine di tempo è Fabio, un (altro) collega.
È un'eterna partita a scacchi, o perlomeno lo è diventata dal 2 giugno.
Solo che adesso inizia a stancarmi il giochetto del rincorrersi, anche perché lo faccio più io di quanto non lo faccia lui.
Il quale però mi tiene le briglie, e io di questo mi sono stancata.
È un gioco che conosco, da cui tra l'altro non sto traendo beneficio nè in termini di sesso nè di contenuti.
A tratti sembra iper attento, di spessore, anche di sensibilità.
Ma sono sempre più i momenti in cui non solo sento una distanza siderale tra noi, ma lo vedo atteggiarsi da persona poco matura e addirittura un po' noioso.
Io a sto gioco potrei pure giocarci ancora se valesse la pena, ma ad oggi con lui che non fa un passo in più oltre a scrivere messaggi di dubbia interpretazione, voglio pensare a me stessa.
Liberarmi da questa cosa perché non è proficua.
Gli ho detto che il suo freno a mano mi inibisce, spero abbia capito che è una sorta di avvertimento.
Ovvero, se non muove il culo, io mi arrendo e non faccio più nulla per defibrillare sta situazione.
Voglio sentirmi libera di non avere pensieri inutili, ecco.
Mi arrendo ma per una mia forza, stavolta non perché veda una sconfitta ma perché riconosco i segnali di un nulla di fatto ora e in futuro.
Sono fiduciosa che in un tempo qualunque avrò la concretezza di una persona accanto.
Finalmente mi sento io il tesoro da scoprire, da trovare e conservare, e non lo vedo solo nell'altro.
Chi non riesce a vederlo o non vuole tenerlo stretto, può andarsene, non gliene voglio.
Ma restare a metà strada, adesso, insulta la mia intelligenza.
Se era da fare, era già fatto, inutile sperarci ancora.
Non chiederò certo io spiegazioni, mi farò da parte col silenzio, che a volte è meglio di qualunque confronto.
Non ho più voglia di perdere tempo in cose che non mi restituiscono la metà delle energie spese sopra.
Credo che queste nuove medicine inizino a fare effetto.

lunedì 13 luglio 2020

È solo questione di abitudine

Solo questione di abitudine.
La relazioni, di qualunque tipo, nel momento in cui si stancano, si sfasciano, si allentano, si diradano, comportano necessariamente un cambio d'abitudini.
Noi, che normalmente viaggiamo su forme comode e compatte di routine e sicurezze, tentiamo di rifuggire i cambiamenti.
A volte non vogliamo vederli, altre li giustifichiamo con scuse che non stanno in piedi pur di non chiamarli col loro nome.
Ma inevitabilmente, un giorno dopo l'altro che quell'abitudine ci lascia, dobbiamo farci i conti.
Dargli quel nome, focalizzare l'assenza, i passi che si allontanano, i vuoti di tempo, spazio, energie, pensieri, condivisione.

Quando accettiamo che quell'abitudine è cambiata, è la sconfitta a prenderci per mano.
È quella la sensazione più scomoda, specie se quell'abitudine è stata tolta, sottratta controvoglia, subìta.

Quindi a volte è più faticoso togliersi di dosso l'abitudine di quella presenza, di quell'interazione che la persona che li identifica.
Perché spesso è l'abitudine a tenerci saldi i piedi in terra, oltre alla persona con cui la condiviamo.
Quasi che valga più l'azione e il suo effetto, che chi la produce.

sabato 20 giugno 2020

Stanca

Sono stanca.
È l'1 di notte, sono stanca di andare a dormire a qualunque ora con un martello in testa che mi ripete "sei sola".
Le medicine che mi hanno dato funzionano a intermittenza, si certo dormo, ma ho tanta sonnolenza, anche in serate come questa in giro con le amiche.
Quasi che non veda l'ora di tornare a casa.
Tornare a casa da chi?
Da me stessa, dai miei pensieri battenti come ante mal agganciate durante una giornata ventosa.
Vorrei un segno, un qualcosa che mi faccia sperare che adesso non sia tutto qui.
Poi gli occhi si chiudono, la giornata finisce e ne riparte un'altra con la stessa stanchezza negli occhi; la riconosco in quelli di mia madre.
Stanca di pensare a progetti che mi limitino il numero di pensieri e che siano di accrescimento per me.
La verità è che sono fondamentalmente un po pigra e un po apatica, perché in questo momento le me conta solo una cosa, che non sto trovando, e dove spendo tutte le mie energie e potrei scrivere libri sui cluster di comportamento dei miei interlocutori.
Ma sono stanca soprattutto di vedere negli altri qualcosa di diverso e migliore di me.
Perche lo so che è pura e scorretta percezione, ma che ci devo fare, non riesco proprio a togliermi di dosso i confronti, e a divertirmi a perderci ogni volta.
Sono stanca di recitare parti: della forte, della corazzata col cuore debole, della donna-mamma, della falsa coinvolta, della predatrice, dell'infoiata del sesso.
Sarebbe tutto molto più facile se si parlasse a cuore aperto, no?
E invece perché mettiamo tutti sti preconcetti in mezzo, tutte ste parti recitate...per confondere l'altro. Per vincere e averne il controllo.
Io non sono brava in questo e mai lo sarò.
Per cui sono stanca anche di pensare che al collega non debba dire niente.
Io ce l'ho qualcosa da dirgli, che è davvero di una banalità disarmante: mi piaci, vorrei rivederti.
Invece è tutto così complicato per me, perché poi alle miriadi di opzioni a dire una roba del genere e pentirmi subito dopo, perché c'è gente che mi dice di star ferma.
La questione non è solo ottenere il risultato.
La questione è mostrare me stessa, senza se e senza ma.
Mi piaci, vorrei rivederti. Mi sta sul cazzo questo silenzio. Vuoi?
Semplice, senza fatica.
Sono già abbastanza affaticata di mio sto periodo.

lunedì 8 giugno 2020

Pali ripali contropali e muri

Mi rendo conto di essere ripetitiva, e giustamente la diagnosi è di un livello sortosoglia di ossessione, di pensieri rimuginanti.
E ho capito talmente bene questa cosa che oggi sono andata contro un muro a 200 all'ora con la sicurezza che fosse di gomma.
Invece era proprio muro.

Sono una scheggia impazzita.
Il bisogno di non star sola, di avere qualcuno da pensare, ma soprattutto di adrenalina per vincere la noia mi stanno mangiando dentro.
Non sono più in grado di scindere non solo il giusto dallo sbagliato, ma anche il ridicolo dal decoroso.
Probabilmente, con la combo di martedi scorso col collega, il punto di basso di questo pazzo 2020.

L'ho già detto che sono stanca, stanca di me, dei miei modelli mentali, delle mi fisime anticipatorie dei comportanti altrui (perlopiù imperfette), della psicoterapia, persino delle poche medicine che prendo da poco.
Sono stanca di aspettare, di ricorrere persone e tempo. Stanca di sentirmi in ritardo, vecchia per il mio tempo.
Stanca di sentirmi a paragone con gli altri. Di spendere energie sui rimuginamenti, sul cellulare, sulle strategie degli altri.
Stanca di farmi andare tutti sul cazzo.

Io vorrei solo un po' di pace.
Mi sento più folle adesso di quando ho iniziato la psicoterapia di ottobre.
Ero forse meno consapevole ma forse più equilibrata.
E qualcuno questo squilibrio lo nota nettamente, anche a livello sessuale.
Vedi Matteo che è venuto, ha fatto quel che doveva, ed è letteralmente scappato via.

A me serve solo pace con me stessa, perdonarmi per aver deluso le mie aspettative.
Mi sento come un giocatore che perde la marcatura dopo un dribbling subito, è in ritardo sull'avversario per riacchiapparlo, ha l'ansia di riprenderlo sapendo che è stata una cazzata sua averlo lasciato andare, e gli fa un fallaccio.

Ecco.
Io sto mettendo un cerottone a tutte le mie aspettative fallite sapendo che sono in ritardo, cercando di farmi andar bene una vita che non volevo vivere cosi, non così sola.

Vorrei recuperare energie e concentrarmi su qualcusa di mio, ma non so da dive partire, per cui non parto mai. Che peccato, la mia mente gira e potrebbe essere sfruttata molto di più, ed è come se avesse bisogno della spintarella.
Spero nella spintarella da qualcuno che non sono io, perché da sola non me la sarò mai.

mercoledì 3 giugno 2020

Errore?

Dall'andamento della giornata e del suo silenzio, mi verrebbe da dedurre che sia un errore.
Prologo: collega, più o meno della mia età, per cui ho avuto un colpo di fulmine 6-7 mesi fa.
Piano piano, anche se lui lavora in un altro ufficio, iniziamo a parlare scherzare, entrare in confidenza anche in modo molto simpatico.
È un tipo sveglio, di quelli che io chiamo Ironman perché fa la qualunque e gli piace dirlo.
Gli piace piacere perché sa di essere un bel ragazzo, e la simpatia lo rende ancora più interessante.

Va beh fatto sta che dopo parecchie finte promesse, inaspettatamente ieri mi contatta per venire dalle mie parti a ora aperitovo.
Premesso che ero ubriaca lercia da ora di pranzo, arranco all'aperitivo ma fondamentalmente la conversazione scivola liscia.
Arriviamo sotto casa mia, decide di venire su per l'amaro.
Scopiamo, mi scopa anche abbastanza aggressivo ma non mi dispiace.
Riesco addirittura a convincerlo di rimanere a dormire da me.
È da febbraio che un uomo non dorme da me.
E l'ultimo non è stato neanche Roberto.

Prima di dormire e dopo la scopata ho vaghi ricordi di discorsi in cui lui cerca di capire perché lo consideri un paraculo di cui non fidarsi.
Un motivo particolare non c'è, è questione di sensazione a pelle.
Dal canto suo ciocca secco un mio scudo da finta distaccata.
Mi dice che sono una stronza perché dovrei conoscerlo come persona e non come collega, che per farsi una scopata non aveva bisogno di cercare una collega quindi se è qui è perché gli piaccio.
Faccio il pieno di quello che mi dice.
Ci diamo la buonanotte con un bacio e un nell'abbraccio nel letto, ritrovato alla sveglia.
Lui, rincoglionito il giusto, io operativa per andare a lavoro prima di lui, ci salutiamo sotto casa con un bacio a stampo.

Dopo di che, il solito silenzio.
Non sapevo neanche io cosa dire, poi mi sono decisa e gli ho scritto, un messaggio lungo ma ironico, per fargli capire che mi va di conoscerlo come persona e non solo come collega.
Tendo la mano insomma.
La stessa mano che è ancora li.

Ad aspettare?
Non credo più a tutte le storie che si dicono prima e post sesso.
Da lui mi sarei aspettata esattamente questo.
Avrebbe solo dovuto evitare di parlarmi del mio nervo scoperto per poi mostrarglielo col messaggio che, ad adesso, suona fuori luogo.
Ieri diceva che apprezza molto di me, e 
quasi lo spiazza, la mia trasparenza.
Ecco, io sono contenta di essere rimasta coerente, però certo....sputtanarmi gratuitamente col silenzio di fondo, un pochino mi odora di mossa falsa, di errore.

Non credo accadrà chissà cosa nei prossimi giorni, mi aspetto stessa indifferenza se non marcia indietro a trovare ciò che eravamo prima delle 22 di ieri.

domenica 31 maggio 2020

Capita, questione di fortuna

Brucia ancora non averla spuntata, non aver avuto modo neanche di convincerlo a restare.
A cercarmi.
Ma così doveva andare, piani troppo diversi per due persone che non spartivano che il letto e il vino.
Quello che apprezzo di Roberto è che nel suo piccolo ci ha provato a condividere, anche se non gli è quasi mai riuscito bene.
Mi brucia pensare che chissà adesso chi si starà scopandi, ma so che è una sensazione lasciva, che non avendo risposta, ne ha mille.
Quindi meglio non porsi troppe domande.

Di Simone mi spiace di più, però perlomeno ho imparato qualcosa dalle esperienze precedenti.
Non mettermi in mezzo a una coppia, sapere attendere senza smaniare e soprattutto stare al posto mio.
Sicuramente complice il covid ho evitato un gran casino, ma sono felice di averlo evitato.
Simone neanche merita di vivere nel rimorso, nel senso di colpa verso lei e verso me.
Mi manca, certo.
Un'altra quotidianità che se ne va e lascia spazio a un po' di vuoto in più.
Mi spiace averlo perso perchè è una delle rare persone che ha saputo prendermi nelle mie debolezze e tirar fuori qualcosa di buono.
Un po' come Massimo.
È questo il tipo di uomo che vorrei accanto.
Roberto è quello con la faccia da fijodenamignotta, per questo mi piace, ma non è fatto per l'empatia o per sapermi calmare.
Quando l'ha fatto, era per un tornaconto suo, tant'e che gia quando maneggiava altro per le mani (ne sono quasi certa, a fine relazione) non si è sprecato a calmarmi, aveva già altro in canna e non gli andava di perdere tempo con me.
Questa ipotesi a maggior ragione è avvalorata dal fatto che non si è mai fatto vivo da quel 12 marzo, neanche sotto mio stimolo.
Aveva già altro per le mani e ha colto la palla al balzo.

Simone era disinteressato.
Mi guardava come vorrei essere guardata, cioè...non solo con desiderio, ma con affetto, con dolcezza, con rassicurazione.

Se mai ci ritroveremo, voglio augurarmi che sia perché ha saputo svegliarsi e scegliere, e non perché ha dei dubbi da togliere.
Io sto facendo la mia parte per allontanarmi, perché una volta rivelata è l'unica cosa che possa fare.
Conoscendolo un po' so che non calcherà la mano, starà al posto suo per rispetto.
Sono sicura che ha capito quello che gli ho detto.

Fatto sta che ad oggi, tolto Simone che era offsider, non c'è nessuno che mi faccia brillare gli occhi. 
Che si mostri per così com'è senza dovermi stupire, e mi aiuti a interessarmi a lui.
Giovanni è ancora immaturo, parla da ragazzo e non da uomo, io ho progetti da donna, quasi da madre...
Ho bisogno di un po' di concretezza senza togliermi divertimento, per quello che si può.
Ma chi mi innescherà di nuovo la scintilla negli occhi io non lo posso prevedere, e in questa frase ci netto su un bel respiro di scarico di responsabilità, e di relax.
Non c'è niente che io possa fare, quello capita e basta.
Capita.
Mi sento tanto sollevata dall'aver parlato con Simone, se mi passasse anche la fissa di Roberto e la stupido ingarellamento con le vite degli altri direi che ho risolto e sto in pace con me stessa.
Spero di ritrovare il sonno, spero che domani sto farmacologo sappia darmi un buon mix senza diventare dipendente.
Quello non lo sopporterei, piuttosto continuo a dormire male.

domenica 24 maggio 2020

Quando la merda vola alta

Mi permetto di citare i Thegiornalisti ma giusto per rendere l'idea di questa prima domenica di post lockdown.
Finiti i primi incontri con le amiche, finito il primo sesso con l'"avvocatello", rimangono consuntivi che ero tipica fare durante il lockdown e che invece in questi giorni si erano distratti con il pensiero agli eventi sopra.
Mi sembra sempre di acchiappare briciole, e parlo naturalmente del mondo maschile.
Con l'avvocatello non è andata gran che, un sacco di problemi di erezione a causa del preservativo, e una lungaggine troppo lunga, tanto da smettere perché non ce n'era.
Dice che è così, così sempre, molto lungo e a intermittenza con il cappuccio.
Ed evidentemente io non sono proprio una fabbrica di liquido lubrificante, per cui se clicchi una, due, tre volte o utilizziamo un altro metodo o anche basta così.
Delle altre meteore ho riagganciato contatti, mezze promesse, ho risentito gente di tinder di cui non mi frega un cazzo.
Simone, gli voglio bene ma non è lui..
Quindi che succede? Che come nei miei più grandi classici, penso a chi non mi ha voluta, o non più.
Il nome Roberto risalta splendente, dorato.
L' ultima immagine stampata in testa è di come stesse bene, poi ho ripensato all'americana e alle vagonate di chat che aveva aperte su tinder, e mi chiedo per quale motivo dovrei essere nei suoi pensieri.
Ricalco lui stesso adesso, lui che mi ha detto "dimmi perché dovresti essere tra i miei primi pensieri",perché non c'ero mai stata e mai ci sarò.
Poi orgogliosamente mi dico "ma che cazzo ci avrei mai fatto con uno di 31 anni, ubriacone, grezzo, che mi trattava a merda?".
Niente.
Ma quel niente non mi basta ora che è tornata la normalità. Quel niente stride con la fine della normalità a marzo dove lui aveva io ruolo di salvagente, e ora non ce l'ha più.
Ecco tutto.
Lui non c'è nel mio quotidiano, pur se è passato quasi più tempo senza di quanto ne ho trascorso con lui.
Però era un salvagente, da una parte calmava l'ansia di trovare una scopata ricorrente, dall'altra la alimentava (non me lo sono dimenticato) con tutti i no, i punti interrogativi, lei.
Continuo a chiedermi cosa la sua testa non è riuscita ad apprezzare di me, che ho sì peccato in un paio di occasioni di lasciarmi andar male, ma per il resto ho provato a essergli amica, amante, confidente.
Forse abbiamo fatto troppo poco sesso affinché si ricordi che io li andavo bene, ma ci andavo se anche lui lo faceva. E spesso era troppo ubriaco anche solo per ricordarselo.
L'ultima sera che ci siamo visti era ubruachissimo e mi disse che ero bella, bellissima, che gli piacevo..tanto.
Non si è ricordato più manco questo?
Io non credo che ci si scordi di una sensazione, pure se l'hai vista offuscata.
Certo, deve avere un buon impatto su di te, abbastanza forte. 
Forse è proprio questo il motivo del suo silenzio, silenzio sui cui io e più di una persona vicina a me avremmo scommesso che avrebbe rotto durante la 40ena causa solitudine.
L'ho creduto più solo di quanto non fosse, l'ho creduto più debole, più superficiale, meno orgoglioso.
L'ho creduto tutto io contrario, insomma.
E quindi? Mi manca, in modo strano ma mi manca.
E soprattutto, ho un fortissimo moto di gelosia e possessività nei suoi confronti.
Se penso che altre gli stiano vicino, per quanto conosca l'animaletto, mi viene il sangue alla testa.
Per una semplice cosa: lui con me si è comportato cosi, io gliel'ho permesso, ma sono sicura che con un'altra persona diventi un'altra persona anche lui, perché sa esserlo.
Gentile, dolce, educato, rispettoso.
Non credo a tutto quello che anche Simone mi racconta, capisco adesso meglio alcuni atteggiamenti, ma capisco che lo abbia messi in pratica con me, non con altri.
Lui è una persona buona, generosa, che cerca compagnia.
Non è uno stronzo, ci diventa quando -come tutti- qualcosa gli sta stretto.
Mi sono risposta da sola, il quadro parla molto chiaro.
Questa ripartenza senza quel pezzetto di vita precedente la sto accusando, in attesa di tempi, e peni, migliori.
È che vorrei proprio qualcuno che mi sconvolga la vita, un po' come ha fatto Daniele.
Io quella sensazione me la ricordo a memoria, come questi giorni di un anno fa.
Anche Daniele aveva la chance di ripensare a me in questo periodo ma non l'ha fatto, ha scelto altro.
Sono abbattuta dal fatto di non essere la persona al centro di un'altra per cui provo qualcosa.
Tutti questi incontri fittizi, e le promesse fittizie, e le sere ad aspettare, mi stanno dando il voltastomaco.
Forse l'unica è non fare niente, come un animale che si finge morto, ma non è neanche quello...
Sono stanca pure di fingermi morta.
È che ho ancora bisogno di un progetto, di custodirmi un sogno, qualcosa che vada oltre gli altri, qualcosa di mio.
Ma mi sento un contenitore vuoto che si riempie solo di cose fittizie, come fare per riempirlo di solidità?
Non ho grosse conclusioni oggi da trarre.
Sono spaventata dal futuro, ho paura a vivere come direbbe Simone, o non mi accorgo di ciò che ho attorno per valorizzarlo.
Aspettative troppo alte, direbbe la mia psicoterapeuta.
A forza di provare a tenerle basse però, ecco che vola alta la merda.

venerdì 22 maggio 2020

L' idea

L'idea di avere accanto un ragazzo "pulito" credo di averla sempre avuta, coma credo la maggior parte delle brave ragazze, cresciute e pasciute in famiglie perbene, educate e abbastanza tradizionaliste.
Nella mia testa avrò pensato centinaia di migliaia di volte quale potrebbe essere l'uomo che mi vedrei accanto.
Un'idea ce l'ho, e devo dire che l'unico che ci è andato davvero vicino è stato solo Daniele, moglie a parte.
Per me l'uomo accanto dovrebbe, rimango al condizionale, ricoprire innanzitutto una figura calmante nei miei confronti.
Mi piace il giacca e incravattato, ma non disdegno il casual, che non si prende troppo sul serio.
Una cultura pari alla mia non mi dispiacerebbe, magari con l'uso dell'inglese tale da sgravarmi un po di lavoro se andassimo in vacanza insieme.
O francese, ancora meglio, una lingua che amo musicalmente. 
Mi piacerebbe che fosse appassionato di auto e moto, da tenermi testa insomma, da zittire se ne sparo una delle mie.
Il vino, o comunque il mondo food & beverage, sarebbe un plus, ma non obbligatorio.
Se ha passioni sue da cui possa imparare qualcosa anche io, perché no...senza intralciarci ovviamente.
Mi piacerebbe che fosse gentile, ma non della gentilezza da galateo, ma di quella sincera, imparata per strada...quella che nessuno ti racconta ma ti viene spontanea.
Mi piacerebbe che avesse capelli, sì....credo neri o castani, e il colore degli occhi sarebbe indifferente se il taglio è particolare.
Altrimenti c'è sempre quell'azzurro mare aperto....
Vorrei che fosse simpatico da farmi ridere a crepapelle, pure quando mi girano, così per sdrammatizzare.
Lo voglio ironico, sagace, sveglio il giusto per capire una mia battuta e venirmi dietro.
Non banale, non fatto di frasi precostituite, che cambi idea per intelligenza e non per osmosi col mondo.
Vorrei fosse uno di quelli già arrivati, consapevoli di sè e dei propri limiti, cosi come del proprio valore.
Che abbia un sorriso d'occhi prima ancora della bocca.
Che sappia apprezzare miei piccoli movimenti agli altri impercettibili, ed essere fiero di me, di crescere con me.
Che non abbia la presunzione che io l'abbia meritato o viceversa, ma semplicemente che siamo incappati nella migliore combo che ci potesse capitare.
Mi piacerebbe che amasse viaggiare, guidare, fermarsi.
Che abbia pazienza, che mi assapori tutta come l'ultimo sorso di birra prima che finisca.




venerdì 15 maggio 2020

Io mollo

È l'ora di mollare, mica per niente, mica per i consuntivi post quarantena, o per gli ansiolitici di cui sto diventando dipendente.
No, mollo perché la testa ha bisogno di riposo, di pace, e non di continue sculacciate.
Mollo perché ha ragione psyco, spreco energie inutili coi miei "fidanzati" come li chiama lei, perché cerco qualcosa che va molto al di là della somma di quello che mi offrono tutti loro.
Mollo perché devo.
Devo sentirmi, voglio sentirmi normale anche nella mia singletudine, anche se per mesi o anni non vedrò un pisello.
Quello che voglio non è un pisello infatti, per cui tanto vale tirare i remi in barca per un po', o meglio, fino a quando non avrò scelto diversamente.
Per adesso la scelta è questa, mollo tutto, avvocatini, impegnati, ambigui, profumieri, galanti.
Tutto, finché qualcuno mi dimostrerà che vale la pena.
Ecco il cambio di prospettiva.
Certo, anche io devo valere la pena, ma visto che è la mia vita e sono io a scegliere, e non ho potuto che scegliere me stessa quindi va da sè che io di me so di valere la pena...ecco, devono volerla gli altri.
Niente scorribande, niente giochi pirotecnici o spavalderie.
Torniamo all'essenza di ognuno di noi.
Soli, come abbiamo appena sperimentato, non siamo nessuno se non nudi con sé stessi.
Quindi, fino a quando non avrò percezione che qualcuno voglia davvero essere sè stesso con me, e che quel sè mi mando fuori di testa tanto da voler investirci sopra...fino a quel momento, mollo.
Basta paragoni, utili solo per lacerarmi le ore della notte, basta pensarmi come l'ultima della mia specie.
Relax, be quiet.
Tempo perso ormai è già alle spalle e altro ne verrà, quindi combatto una lotta impari e per giunta senza armi.
Basta combattere col tempo, coi confronti, coi sensi di colpa.
Io sono questa, prendere o lasciare.
Prendo o lascio.
Per ora, ed è la cosa più rassicurante, mollo.
Apro la mente a me, o perlomeno ci provo, e non più a me verso l'altro.
Ci provo, e se non riesci, sbaglierò e riproverò.
Voglio svegliarmi domattina serena, senza carichi sulle spalle di una vita insoddisfacente, troppo o troppo poco osata, buttata.
Voglio svegliarmi domani e dirmi che sono brava anche cosi, sono magnifica anche così, e chi non se ne è accorto o non ha voluto o non ha potuto...si è perso tanto.
Mollo, come un atleta quando sa di aver dato tanto ma rimane a centroclassifica.
È saggio pensare che alcuni limiti non si possano superare, ancora più saggio a volte, di poterli oltrepassare per poi capire che non si sarebbe dovuto fare.
Io ci ho provato, grandemente.
Ho provato ad amare e a farmi amare.
Ho provato a farmi accettare e ad accettare, ho provato persino a farmi amare dall'improponibile, dal violento, dal narcisista, dall'artista, dal peter pan, dal collega, dal buontempone.
Tutto tempo perso, che avrei potuto sfruttare diversamente, magari investendolo in un bel tuffo carpiato nella mia valenza, da farla strabordare dalla piscina.
Non è una critica nè ci sono colpe, è solo un dato di fatto.
E la vita per fortuna mi gioca a favore, il tempo c'è...torneranno buone stagioni, tornerà la mia propensione a vedere il bello dell'altro nel suo senso più intimo.
Ma adesso, proprio adesso, il bello e il gusto li provo solo a mollare.
Mollare per ricostruire, per espandere, per tentacolare i miei pensieri verso certezze e non solo speranze, che mi facciano dormire la notte.
Mollo anche per la notte.
Ho un lieve senso di leggerezza.
Vorrei spuntasse il sorriso. Ma mi dò tempo.
Arriverà, oggi ne sono certa.

venerdì 8 maggio 2020

Pali, edizione 2020

Scopro che la sensazione di rabbia verso me stessa scaturisce principalmente quando mi accorgo di non essere ricambiata, o che il mio bisogno di definizione non viene riempito dall'altra parte.
Rabbia che si contorta di astenia, e soprattutto che fa il paio con l'ansia.
La sento salire i gradini allo stesso modo, sento il nodo in gola che si ingrandisce, e l'intolleranza che scalpita alla ricerca di una vittima da mietere.

Eccomi, nell'edizione "Pali 2020", pali a cui non ero più abituata, perlomeno da Daniele in poi.
Il primo è il grande classico: la minestra riscaldata.
Finita a inizio lockdown, forse non ho mai messo a fuoco il fatto che avessi bisogno di lui più di quanto immaginassi.
Lui nel senso pragmatico della presenza, della comodità logistica ecc ecc.
Cosi che succede, che me la vado a cercare non una, ma due volte: la prima, settimana scorsa, mentre faccio una passeggiata per sconfiggere l'ansia a trotto. Arrivo "casualmente" sotto casa sua, e davvero casualmente lo becco che esce dalla macchina carico di borse della spesa.
Mi faccio riconoscere e stiamo a parlare un quarto d'ora.
Lo trovo forse appesantito di un paio di kg, ma sul suo fisico gli stanno a pennello.
Una gran bella presenza, sono la prima io a sorprendermi di come la quarantena gli abbia giovato.
Lui, verso di me, sempre lo stesso: gelo, zero empatia, zero riferimenti a niente di noi.
Speravo in un suo contatto, magari ha capito che volevo lanciargli un po' un amo...nulla.
Quindi che faccio, non paga del già chiaro messaggio intrinseco...una settimana dopo faccio la seconda mossa: in un momento di presa a male (vedi dopo) gli scrivo, facendogli i complimenti per come l'ho trovato, e che mi stavo mangiando le mani.
Risponde garbatamente un grazie, e un "mi dispiace" relativo alle mani ingerite. Non segue altro messaggio.
Rimango come una cretina, mi maledico di essere sempre troppo debole, con lui in particolare.
Ma non è solo con lui, ho capito che è un meccanismo che uso proprio in virtù di quello che ho scritto all'inizio.
E qui, per sottolineare che non è solo Roberto il booster dei miei malumori e degli insulti verso me stessa, arriva il secondo palo.
In realtà era un palo "annunciato", situazione tipo delle mie: impegnato, convivente.
Ci siamo trovati a parlare su fb durante la 40ena, poi da lì a WhatsApp, poi da a Duo, a farci videochiamate assolutamente innocenti e non porno, come il periodo vorrebbe.
Lui, Simone, è molto gentile con me, e ascolta quando parlo. Si ricorda quello che dico, fa connessioni intelligenti con cause-effetto.
Dalla sua natura rustica e dal passato galeotto non ci di aspetterebbe una sensibilità del genere, considerato l'ultimo interlocutore avuto...
Ah, ps: con Simone capiamo dopo 2 vudrochiante che lui conosce bene Roberto, motivo di scherno nei miei confronti...
Simone mi fa ridere, un sacco, quello che non mi capitava da un sacco di tempo (ricordo la musonaggine di Roberto e lo stacco è netto), coglie mie sfumature e le mette sul piatto dell'ironia.
E non ultimo, Simone è carino, molto carino: 2 occhi azzurri e uno sguardo furbo, sveglio, dal taglio a mandorla. Il naso dritto, le narici lievemente larghe, la bocca a forma di Joker. I denti, punto debole: diastema non curato, e brutta forma degli incisivi davanti.
Ma nel complesso Simone mi cattura, ci facciamo un sacco di risate e ci manchiamo vicendevolmente, nei limiti del possibile di una chiacchiera tra amici, quando non possiamo.
Martedi decide di farmi una sorpresa e mi dice che capiterà nel mio quartiere con la scusa che i suoi vivono li. Viene per me, per vedermi.
Mi aspetta sotto casa, come ai vecchi tempi dei fidanzatini, perché sta a piedi: non ha la patente, caratteristica che varrebbe anni e anni di scherni delle mie amiche, come gia fatto verso un ex di una di loro...
Comunque, me lo aspettavo più alto, non so perché ma in video sembrava...va beh, passiamo un'oretta a passeggiare io lui e le mie paranoie del distanziamento sociale, tanto che a tratti sembra più in ansia lui che io.
In realtà mascheravo malamente il mio essere a disagio a incontrarlo, non f9sse altro che per il fatto che avrei voluto avvicinarmi, ma per evitare errori alla Daniele, ho messo i miei paletti.
Lui è stato molto tranquillo, ma ero convinta stesse al mio gioco per rispetto della situazione.
Solo il giorno dopo e quello dopo ancora capisco che invece è stato al posto suo semplicemente perché non ha trovato quello che di aspettava, e molto probabilmente oltre al fattore estetico, ci si è messa la mia ansia di mezzo che di sicuro non gli ha trasmesso niente di positivo.
Quindi super marciaindietro sua, mascherata dalla mia anticipazione dell'evento (gli ho detto che avevo già capito che non era cosa), e al pratico prima gli ho detto che era meglio non sentirci più, per poi cambiare idea dopo 12 ore e dirgli che a me va bene anche così perchè è una bella persona.
La mia completa incoerenza non incoraggia l'altro e soprattutto fa rendere me completamente fuori controllo.
Come è stato per Daniele, per Roberto...e ora per Simone.
Fatto sta che mi spiace che tutto sia cambiato, e oltre al cambiamento io ci ho messo pure il carico per far sì che l'altro abbia maggiori ragioni a farsi secco.
Sembra autosabotaggio, in realtà è completa perdita del controllo che mai come in questi ultimi 12 mesi ha avuto stesso copione con personalità diverse, e soprattutto anziché diminuire è aumentata e sproporzionalmente rispetto a chi ho davanti.
Ho un disperato bisogno di sentirmi dire che manco, che quella persona ha bisogno di me come io di lei...ho bisogno di validazione, e stiamo sempre lì.
E invece che succede? Che scado nel ridicolo, e qualcuno più buono e sensibile mi dice che capisce, mi dà la pacca sulla spalla e più o meno lentamente se ne va; chi è più gretto e di poche parole, mi manda a fanculo senza troppi giri di parole.
Se Simone e Roberto si parlassero, troverebbero analoghi comportamenti anche se con letture diverse.
Me li immagino...e mi vorrei sotterrare.


mercoledì 15 aprile 2020

Odiarsi, a volte.

Io davvero non capisco, non mi capisco.
Non trovo il momento, quel momento in cui scatta qualcosa in me di strano, che mi fa cambiare l'umore e da lì non torno più indietro.
Un'attenzione non ricambiata, o non nel modo in cui lo intendo io?
Boh.
Fatto sta che è un attimo che mi girano le palle, che mi sento incazzata con la controparte, e mi si chiude lo stomaco, e non so bene manco io che cazzo cerco.
Da ieri questa sensazione si sta facendo più netta, tanto da lasciarmi abbandonare una conversazione dopo 4 minuti.
Mi è già successo, anche con amici, dov'è la chiave?
La considerazione mancata? 
Non lo so, forse tutto o forse niente.
Forse la sensazione di aver già perso, di essermene resa conto, per cui abbandono il campo e rinuncio.
Forse proprio io riconoscimento del mancato obiettivo, quello mi disamora e mi mette di pessimo stato d'animo.
La sensazione di non sentirmi protagonista.
E da lì non se ne esce più, mi conosco.
Sarà sempre peggio, sempre più nervosa.
È capire che quella cosa non solo non si tocca, ma non ci puoi arrivare, non hai mezzi.
Divento pesante e insopportabile.
Non più brillante, spensierata, di compagnia.
Mi devo chiudere in me stessa, e restarci finché non passa.
E l'altro non capisce, giustamente.
Non può che verificare l'effetto.
Forse ho solo dormito male, non so.
Ho voglia di litigare, di sfogare rabbia, la stessa che ho tirato addosso a Roberto.
Per la stessa ragione.
Come un bambino che quando gioca e vede che sta perdendo, butta tutto all'aria.
Non sono ancora abbastanza brava a sbattermene, tutta sta psicoterapia a che cazzo mi serve se sto ancora qui.
Vaffanculo.
Mi odio, oggi tanto tanto.

venerdì 3 aprile 2020

La debolezza è questione di attitudine

Nessuno che conosca, lui a parte e un altro paio di personaggi niente male, credo abbia la pretesa di dire che non sarà mai debole.
O che non si rimangerà mai una promessa, una parola data, una croce messa sopra.

Poco fa è accaduto a me, ma credo fosse nell'aria, e dopo 3 settimane credo sia pure fisiologico.
Per me, almeno, che di norma ho tempistiche addirittura molto più basse.
Ci pensavo, lo pensavo da giorni e da giorni mi sono distratta virtualmente con altri, prendendomi pure le mie soddisfazioni.

Oggi facendo pulizia nel cellulare speravo di non trovare inoltri di suoi messaggi vocali da qualche parte, perché ero certa di averli eliminati tutti.
Sbagliato.

La voce secondo me funziona come gli odori, evoca ricordi o stati d'animo lontani e difficili anche da strappare via.
Un messaggio tra l'altro neutrale, dei suoi insomma, niente di che.
Il tono di voce, il modo calmo con cui lo interpretava....a me piacevano.

Ed ecco che è stato un attimo, un attimo in cui gli ho scritto un messaggio diretto, come stai, mi manca la tua voce che ho risentito poco fa.
E mi ha anche risposto, neutrale e freddo come deve essere.
Ha ricambiato chiedendo come stessi io, ho risposto. Non una parola su lei, non un'altra parola, con lui si taglia subito il discorso.
Fine conversazione.

Perlomeno so che non siamo in cattivissimi rapporti.
Del resto non poteva essere altrimenti, e non deve essere altrimenti.

domenica 29 marzo 2020

Stanca, ma non della quarantena

Mi so stufata.
Di cercare attenzione, o qualcosa in più.
Veramente.
Quante volte l'ho detto??
In un periodo dove vedi la qualità delle relazioni, a partire dagli amici per arrivare ai conoscenti e ai random dei vari Tinder ecc, capisco che sì voglio il cazzo come tante frustrate...
Però so stanca di alzare la mano e farmi ri-conoscere.

Lui era semplice, comodo.
Comodo soprattutto, non dovevo alzare la mano, almeno per quello. Anzi si l'ultimo periodo si.
Però insomma in linea di massima c'era. Era una sorta di certezza, e io non dovevo fare nessuno sforzo per guardarmi attorno e come una formichina sbracciarmi per farmi vedere.

Invece qua si va avanti a chattare con gente che chi ti mostra subito il cazzo, ti da quell'attimo di piacere ma poi svanisce.
Il piacere prima, lui poi.
O lo fai sparire tu, che poi è la stessa cosa.
Pochi veri aficionados, di quelli che non sembrano morti di figa e ti stanno dietro in chat da giorni, ma poi sarà da vedere quando ci incontreremo.
E ad oggi, sembra davvero una cosa molto lontana.

Perché tutto sto bisogno di sesso che attanaglia me come tante/tanti che sento attorno?
Alla fine, oltre al momento...ma che cazzo ci faccio solo col sesso? E con altro?
Boh forse sto davvero arrivando all'illuminazione che io una vita con un uomo non la voglio davvero.
Sta quarantena in solitudine mi sta facendo bastare a me stessa, in tutti i sensi.
Ora è arrivato anche il dildo, potrebbe essere la volta buona che non ho più bisogno di altro.

Voglio essere libera di scopare, sentire il vuoto, usare il dildo e andare avanti cosi come sto andando avanti in quarantena, la regina delle cose fittizie.
Tutto è fittizio adesso, qualunque cosa. Pure il lavoro a pensarci.
Sarà che sono brilla e formulo pensieri a cazzo, ma a me tutta sta soddisfazione del sesso adesso mi stanca, come mi stanca cercarla come dicevo all'inizio.

Lui era cosi comodo.
Ma anche cosi solo, scontroso, arrogante, indisponente. E ce l'aveva piccolo.
Lo sapeva usare x carità, ma proprio "snello" ecco.
Ma era comodo.

Però una testa di cazzo, non c'è niente da fare, non riesco a giustificarlo.
Vorrei, giuro. Sarei disposta a farlo se un giorno si presentasse a me ma con atteggiamento e volontà diversi, e lui non è cosi malleabile da cambiare.
Tutto sto casino per dirmi che un po mi manca.
Un po, il giusto.

Solo questo.
Ah, e che mo piano piano mi levo dalle palle tutte ste puttanate che non portano da nessuna parte.

lunedì 23 marzo 2020

Tutto l'amore...

Sì anche io ho sfiorato l'idea che nella solitudine generale, nonostante la "grande offesa" e incazzatura si facesse risentire.
Ma in effetti perché?
E poi la compagnia non gli manca.
Anche io ce l'ho, e non gli scrivo, non ne ho motivo.
Avevamo pochi motivi prima, figuriamoci ora.

Però un po lo penso, ci penso, spero...che spero poi?
Spero di vincere io, ecco.
Spero sempre di vincere sfide perse dall'inizio.
Ho guardato troppo film scemi che fanno intuire che possa essere possibile.
Sono proprio stanca di vedere un futuro in compagnia.
Mi commuovo quando vedo chi si è trovato in tarda età, mi dico che non vorrei morire da sola.
Nessuno vorrebbe morire da solo.

Se dovessi morire di covid morirei da sola, in una stanza di terapia intensiva senza nessun contatto con nessuno dei cari.
A 36 anni.
Cosa cambia morire da sola a 80, allora?

Forse la proporzione del rimpianto.
A 80 rimpiangi di non aver fatto di più, dato di più, amato di più, colto più occasioni.

Non so perché sono finita su questo discorso, ma di questo periodo ci penso ogni sera.
E allora lui diventa un punto piccolo piccolo, e mi dico che morirei meglio sapendo di aver avuto quella chance che ancora mi manca.

Ma forse sarebbe meglio concentrarmi su ciò che ho, sull'amore che ho io da dare piuttosto che da ricevere.
Alla mia famiglia, alle mie migliori amiche, a coloro che mi strappano sorrisi.
Di questi tempi è egoistico pensare di ricevere.
C'è da dare.

Tutto l'amore che ho, che non sono ancora capace a esprimere.

domenica 22 marzo 2020

Mi perdono, ci provo.

La prima cosa che ho notato di lui è stato il naso.
Leggermente all'insù, un bel profilo, sicuramente da DNA femminile che ci ha messo del suo.
Avevo capito da subito che era più piccolo di me.
Ragionandoci insieme su un paio di argomenti quella sera non sembrava uno scemo, seppur poi abbastanza ubriaco ha tirato fuori l'accento centocellino a cui non avrei pensato di abituarmi nel corso delle settimane.
Mi ha guardata dritta negli occhi mentre diceva "Tu sei una bella ragazza", e io che rispondevo "Ma non ti piace l'amica mia??", "No, me piaci tu".
Da sobrio il giorno dopo già più duro, più sulle sue, anche disponibile a rivederci.
Subito paletti mascherati da aspirazioni personali.

Ecco, questi sono i ricordi migliori di questi mesi.
Non mi manca lui, mi manca un po' quell'abitudine.
Mi manca un po' il sorriso quelle rare volte che lo tirava fuori. Mi manca un po' la voce e quell'accento a cui mi ero abituata.

Ma poi mi dico, con questo isolamento che ne sarebbe stato?
Massima frustrazione.
I contatti comunque diradati, videochat solo per lei, la gelosia che sarebbe arrivata alle stelle.
Per me, non avrebbe rischiato di uscire di casa.
Forse per lei sì.

Questo mi avrebbe fatta innervosire.
Ecco come sarebbe andata.
Ma poi chiederselo perché?
È andata così, come l'ho incrociato una sola volta in 5 anni, lo incrociatò probabilmente mai quindi neanche da dire che rischio pure di rivederlo a breve.

E poi, come si faceva già gli affari suoi tra Tinder,  Firenze, Parma e Los Angeles...avrebbe continuato.

Questa quarantena SAREBBE POTUTA essere diversa, ma non lo è.
SE le cose fossero evolute diversamente, dopo 3 mesi, la quarantena forzata probabilmente l'avremmo vissuta qui da me.
Una prima convivenza. Per mandarci a cagare prima di subito o rafforzare quello che ancora era in fine tuning.
Mi sarebbe piaciuto provare, in generale dico.
Era questa l'occasione per non stare da sola in questa casa.
A saperlo, avrei investito meglio.

Forse Alessandro, forse Valerio, forse nessuno ma senza rimorsi.

In questi giorni ne ho un po' anche se so che la decisione è giusta, non poteva andare altrimenti.
L' ho mancato di poco, piano piano raggiungerò anche questo obiettivo.
Mi spiace solo che un'altra volta ho puntato sul cavallo sbagliato. Non sono riuscita a piegarlo.
E forse anche stavolta ho sottovalutato il fatto che fosse single sulla carta, ma di fatto impegnato. E ho fatto di nuovo l'amante, quella da nascondere a Capodanno dalla videochat, o in vacanza in umbra, o per cui staccare la connessione sennò lo becca.
Ho sottovalutato questo aspetto.

Come puoi piegare una persona già presa da un'altra, e in modo molto diverso da come lo è com te, tanto da difendere la sua situazione digrignando i denti?

Non voglio darmi della scema, non mi aiuta fustigarmi.
Faccio prove ed errori, devo ancora imparare bene, tutto qui.
Cazzo sono umana, devo anche ogni tanto allentare sta tenaglia verso i miei tentativi infelici.

Perdono me, ho già perdonato lui come ho fatto con tutti gli altri.
Credo che questo sia un passo avanti, se ci credessi fino in fondo.
Passo passo inizierò anche a crederci del tutto, che posso perdonarmi errori più o meno grossolani.

martedì 17 marzo 2020

Sparare col bazooka al moscerino

Non sono stata a guardare.
Dopo travagliate settimane piene di pazienza, di gelosia, di attese spesso non ripagate, di pochi alti e parecchi bassi, di qualche umiliazione ricevuta, di decisioni prese ma di poco coraggio nell'attuarle "perché fa comodo avere uno con cui scopare una volta la settimana"...alla fine non ho retto più.
Dopo alcuni rifiuti, per un motivo o per un altro, per un impegno, per il suo lavoro, per la sua stanchezza e infine per il coronavirus, è arrivata la famosa goccia che fa traboccare il vaso.

Un video, anzi 2, miei un po "hot", che sembrava ben predisposto a ricevere...denigrati con poche parole. Fatte poi passare per "stavo a scherzà, era per provocarti".
E infatti ho risposto alla provocazione, nel mio peggior modo.
Vomitandogli tutta la mia frustrazione, tutto quello che penso mi abbia umiliata non ultimo questo episodio, il fatto che lo trovi uno stronzo che non ha mai dato peso a me, al mio valore, a quello che dico. Ho dato sfogo a tutta la mia invia e gelosia nei confronti dell'americana, l'ho apostrofato male ma come è effettivamente giusto che sia, una troia. Una che segretamente da un anno tradisce il marito con sogni di gloria verso un italiano dall'altra parte del mondo, che predispone un viaggio di un mese qui a Roma da sola per stare con lui...come vuoi appellarla. 
Lo so. Fossi io non mi definirei troia.
Ma è lei, lei che lo ha "stregato" motivo per cui con me è sempre stato anaffettivo.
Per cui sì, per me è troia.
Ho vomitato il fatto che non siamo a uomini e donne e lui non è un tronista, che serve rispetto per riceverlo, che non pensasse di essere migliore di me o che io non abbia un cervello.
E poi ancora al telefono in un tripudio di insulti da parte mia, perché più vedevo la sua freddezza nel rispondermi più mi incazzavo e soprattutto mi ha fatto malissimo quando alla mia domanda "perché sono sempre la tua ultima ruota del carro" ho sentito rispondermi "dimmi perché dovresti essere la prima".
Questo la dice non lunga, lunghissima sul fatto che se ci fossimo visti per una sola notte o per 100 giorni come è stato, la sua visione di me non sarebbe cambiata di una virgola.
Neanche un moto, mai, di affetto, di riconoscenza, di tenerezza ma in senso umano, in generale dico.

Per cui lì non ci ho visto più e visto che continuava a dire che gli stavo rompendo il cazzo con quella telefonata -mai avuta una telefonata con lui in 100 giorni, mai- ho minacciato di dire all'americana di noi 2.
Era per vedere se ancora non dava peso alle mie parole, per metterlo alla prova visto che se ne stava sbattendo altamente.
S'è incazzato, ha iniziato a urlare che io non lo vado a minacciare e che pagherò le conseguenze di una cosa del genere, che ho cagato fuori dal vasetto...e mi ha riattaccato in faccia.
Ho provato a richiamarlo 9 volte, perché non sopporto chi chiude le conversazioni in faccia all'altro. Piuttosto incazzati e replica, ma non attaccare.
Non ha mai più risposto.
Gli ho scritto ancora, e anche il giorno successivo solo per scusarmi del tono usato. 
Ha detto che è meglio chiuderla qui, ma lo aveva già detto la sera prima e mi pare evidente che lo avessi detto anch'io quando l'ho mandato a fanculo sbroccando.
"Siamo incompatibili e non ha senso"...ma va??
Ho solo replicato che per scopare non serve essere compatibili di carattere, ma il rispetto si, serve sempre.
Mi sono anche abbassata a dirgli che in ogni caso mi ero affezionata.
Mai ricevuta replica, come se adesso fosse lui la parte lesa e offesa.
Non io, che per 100 giorni ho avuto davanti uno con personalità multiple a seconda che fosse sobrio, ubriaco, di cattivo umore.
Non io, che ho provato ad agire sempre con gentilezza ricevendo gelo, a volte anche qualche insulto da ubriaco, e un mezzo pugno sul mento "per scherzare", sempre da ubriaco.
Non io, che ho provato a plasmarmi sui suoi modi di fare, sulle sue stupide premesse (non voglio una storia seria), sul suo modo di fare sesso, a volte piacevole ma altre meccanico, con lui che sembrava assente.
Non io, che mi sorbivo i suoi discorsi sull'americana a colazione quando dormiva da me.
Ma la colpa è mia, ho sbagliato io a credere che ci fosse speranza che un ragazzo spigoloso e grezzo venuto dalla strada potesse affascinarsi a questi miei modi, a me.
Il patto era chiaro, e lo avevo accettato.
Non è stato più sufficiente nel momento in cui ok niente sentimenti, ma scopiamo perlomeno.
Sempre meno, sempre meno volte, sempre più dilatato nel tempo (1 volta a settimana se non 1 ogni 2).
E in più, ogni richiesta era vanificata nel nulla.
Troppo "dimentico" lui, troppo preso dal suo lavoro di cameriere che manco il CEO di un'azienda, troppo poco tempo per sè stesso diceva, figuriamoci per te.
Ma per lei, fusorario complice, tempo e come.
Anche lei gli sbrocca, ma se la tiene cara.

Ecco, questi paragoni mi fanno male e so che dovrei evitarli.
In questo ancora sto indietro nonostante l'analisi, questo mix di senso di inferiorità e di abbandono, sintomi entrambi di mancanza di fiducia in me e di sindrome da troppo controllo.

Sono passati alcuni giorni ma brucia ancora.
So di aver fatto la cosa migliore per me perché andare avanti avrebbe comportato lo stesso risultato ma con ancor più dolore in un certo senso.
Ma brucia l'essere stata cattiva, mi pesa proprio tanto.
Forse era l'unico modo per finirla, sparare col bazooka al moscerino.
Forse in modo soft mi avrebbe ripresa, come ha già fatto a gennaio.
E invece io intimamente volevo togliermi sto stress.

Ho stupidamente, nelle settimane scorse quando avevo lui ma anche un altro paio di situazioni, scherzato sul fatto di "oh io sti ritmi non lu posso tenè, dormo poco faccio tardi mi alcolizzo durante i giorni lavorativi, scopo troppo".
E poi, pam! Passetto passetto mi ritrovo a non avere più nulla, e a ritrovare solo me stessa.
Come a depurarmi, e di questo probabilmente avevo bisogno.
Dopo 100 giorni da leonessa come mai mi era capitato.

La cosa più stramba è finire una pseudostoria durante la quarantena.
Posso vantarmi almeno di aver vissuto anche questo, in controtendenza col resto delle persone che probabilmente in questo periodo staranno cercando di rafforzare rapporti proprio in virtù di una distanza materiale non voluta.
Non so se lui mi mancherà, perché se provo a ricordare i momenti belli insieme in realtà me ne vengono in mente un paio soli...belli poi, diciamo intensi, simpatici.
Il resto è una mamma che va appresso al figlio di 4 anni, con la stessa volubilità e la stessa attendibilità.
Come saggiamente mi diceva un'amica, io ho dovuto non essere me stessa per stare dietro a lui e forse anche questo ha contribuito a non farmi apprezzare.

Sempre là stiamo, la ricerca di riconoscimento.
Continuo a dirmi che lui dirà di me "quella matta, stronza" e non ricorderà nient'altro di me.
Una sconfitta.
Poi mi dico, è una fonte attendibile? No, e un po' mi calmo.
Lo ringrazio perché con lui ho imparato tanto altro di me, in primis nella sfera sessuale che finalmente, dio sia lodato, finalmente gira come dovrebbe girare.

Non so quando avrò qualcun altro con cui fare sesso, per cui ho ovviato acquistando il mio primo dildo.
Non lo avrei mai pensato in vita mia, giuro, ero di quelle puritane che "dildo, io? Lo lascio alle ninfomani!".
Per cui davvero per me questi 100 giorni sono stati rivoluzionari.
Ora devo solo abituarmi all'idea di non potermi più rivolgere a lui, per quanto ribadisco che nell'ultimo mese ci saremmo visto sì e no 3 volte.
Era comodo perché stavamo a un passo.
Se fosse evoluta, ci saremmo fatti la quarantena insieme, qui da me.
Ma così non è. 
Da lui non potevo ricavare altro, questa è la dura verità.
Ci siamo fatti compagnia nelle nostre solitudini, per quanto possibile.
Mi spiace avergli impresso un pessimo ricordo di me, ma non sarà peggiore di quello che ho impresso io del suo.
Mi mancherà materialmente, ma per il resto...balle di fieno che rotolano, e lo dico pur portandogli ancora stranamente rispetto.

Spero solo che un giorno potrò mancargli (mai), che possa aprire gli occhi e capire la mia rabbia, ma soprattutto ciò che volevo difendere di me, di noi in parte, anche contro l'"attacco americano".
Ma è troppo egocentrico e limitato, e solo in un mondo perfetto sarebbe così.

La verità è che si può scendere a compromessi, ma solo se si ha guadagno.
Io ci ho provato. Per una buona volta ci ero anche riuscita, ma il guadagno è stato sempre meno.
Allora la mia natura è tornata, si è fatta largo, ha fatto spazio nuovamente all'orgoglio, benedetto e maledetto insieme.
Io sono questo, non c'è un cazzo da fare.



sabato 18 gennaio 2020

Non voglio stare a guardare

È una lotta intestina in questi giorni, da domenica scorsa.
Contro lui, contro me e lui, contro l'attaccamento, contro il suo caratteraccio e la sua paraculaggine, contro me che sono troppo buona, contro il suo regalo di compleanno esagerato (e che infatti ho rimpiazzato con qualcosa di più...consono ai suoi atteggiamenti), contro la percezione di essere fregata sotto al naso, contro la gelosia spiccata per il suo prossimo sabato a Firenze "da un'amica".

Io non voglio stare a guardare.
Non voglio trovarmi ad aspettare suoi cenni, messaggi, controprove.
So io e sa lui che non sarà un'amica, che non sara una passeggiata per Firenze per vedere Firenze.
Su, non nascondiamoci dietro un dito.

Anche io mi sono fatta gli affari mieisti giorni, o almeno ci ho provato, perché poi 2 su 2 non sono andati in porto. E per scelta mia.
Perche oltretutto, qui al danno si aggiunge la beffa, non solo la questione Firenze ma ancor più adesso sono nell'ottica di "Si mi guardo attorno, esco....ma mi fa sangue solo lui (e mi conviene tenermelo buono", per cui anche l'incukata che al momento non ho sostituiti. Meglio, forse manco li voglio perché sto diventando monogama.

Monogamente cogliona, perché mica stiamo insieme e soprattutto se io sono fumo lui e sicuramente arrosto.
Se io esco con qualcuno è perché ho curiosità ma poi so che non quaglio.
Lui zitto zitto si fa i cazzi suoi e quaglia e come.
Domani la fiorentina, dopodomani l'americana. E negli intermezzi io. Sempre che poi passi l'esamino di fine "modulo", dopo sabato.

Che magari si accorge che il pendolo tra le gambe gli fa più sangue con un'altra, o meglio, che gli fa meno sangue con me e accanna.
Tanto, entrambi sappiamo di avere i giorni contati.
Speravo in qualche settimana in più, fino all'arrivo della stelleestrisce a marzo, ma sa storia fi Firenze mi è andata sul gargarozzo.
Non voglio stare a guardare, quindi probabilmente domani -blocco auto permettendo- anche io mi metto in fascia verde e chiudo la questione.

Come il campione che si ritira all'apice della carriera, senza voler vedere come va a finire dopo *che di norma va sempre una merda.

Vigliaccaggine?
Forse, ma meglio preservarmi.
Meglio perdere scopate che dignità.

Vorrei in realtà farlo sordinamente, quasi per dispetto.
Scomparire, la tecnica del silenzio (che ho scoperto recentemente tra l'altro essere una sorta di violenza psicologica).
Scomparire, diventare evanescente tale per cui manco spenderci parole.
In fondo, l'occasione è ghiotta e i ruoli me lo permettono.

Mi sono già persuasa che domenica scorsa è stata l'ultima scopata, tra l'altro una delle meglio riuscite, per cui non ho rimorsi.
Come quando ho smesso di fumare canne dopo Amsterdam, dopo aver provato il meglio.
Dal momento che non posso controllare lui, devo fare un ulteriore passo e controllare ciò che posso di me, ovvero preservare amor proprio e in parte anche cuore.
Che non ho bisogno di un'altra sberla alla Daniele, proprio no.

Vorrei fargli un po male nell'animo, ferirlo nella dignità di uomo, di maschio aloha.
A che pro in fondo, su una persona che non mostra incertezze, insicurezze, emotività?
Boh.
E allora niente, forse domani manco ci parlo ma scompaio, lo agevolo ancora, come ho fatto finora.

L'ho scelto di farlo, per cui pochi lamenti. Potevo andarmene.
Però adesso è il momento di non stare a vedere come va a finire.

Perché l'altra sera con Valerio sono stata io Roberto, e ho capito.
Capito tutto.
Capito come ragiona, come agisce verso di me.
Ovvero, verso una persona con cui sa che non scatterà mai niente di più.

Consapevole di questo su cui scioccamente nutrivo ancora dubbi, chissà perché ma dettati anche dalla stupida connessione del "sono più grande di lui, avrà un po di timore e forse si farà plasmare", capisco che è il momento di farmi da parte, di lasciare andare.

A fare la spettatrice lascio qualcun'altra, ancora convinta che lui sarà suo. Buon per lei.
Io mi rendo solo conto che più di un mese e mezzo non reggo la pressione di una pseudorelazione.
Poi intervengono paranoie, sindromi da crocerossina legate a doppio nodo da senso di inferiorità, controllo a manetta.

Questa sono io, estremamente acerba a vedermi così.
Tanto attaccata quando l'altro è distante, quanto fredda quando l'altro prova ad avvicinarsi.

Forse domani manco lo vedo, va.
Approfitto del blocco per nascondermi in fascia verde, sempre più vigliacca, sempre più timorosa.
Ho un regalo stupido da dargli però, e ringrazierò sempre psyco per avermi inoculato il pensiero che quello che gli avevo inizialmente regalato era davvero troppo.
Troppo ingaggiante, ma soprattutto troppo per lui e per la sua freddezza.

Voglio chiudere, ho paura di chiudere.
Ma entro il 25 qualcosa deve necessariamente cambiare, perché non voglio stare a guardare.

lunedì 6 gennaio 2020

Scaramanzie e false credenze

Non so bene perché e cosa mi convinca che di qui e 10 giorni sarò ancora in rapporti tali per cui meriterà un regalo di compleanno, ma gliel'ho fatto.
Male che va, lo userò io, mi sono detta.

In realtà il mio livello di scaramanzia ha superato quello di ansia per cui sono stranamente fiduciosa.
Fiduciosa nonostante siano 3 giorni che abbiamo il muto, nonostante l'ultimo messaggio, il mio, non abbia ricevuto risposta, nonostante sia praticamente certa che si stia beccando con quella figa e che forse questo silenzio parla proprio di quello.

Non so perché, ma ho come un moto di tenerezza per un ragazzo duro che riceve forse troppo poco affetto attorno, e quel poco lo centellina lui per primo e forse è così abituato che manco lo vuole.
Un moto da mamma più che da frequentatrice, mamma quale sono stata forse per tutto questo periodo con lui.

Il ragazzo di strada rude, ancora grezzo per certi versi, solitario o solo, benvoluto ma non cercato, arrangiato, avvitato sui suoi sensi di colpa.

No sindrome da crocerossina, ma da mamma proprio, da testa appoggiata sul seno a difenderlo.
Non voglio parlare di sforzi messi in atto, perché tutto quello che ho fatto con e per lui in queste poche settimane l'ho fatto coscientemente e volentieri, però almeno l'impegno mio nel cercare di capire alcuni suoi meccanismi varrebbe la pena di ricevere una chance a continuare ancora un po'.
Forse.

Per questo mi spiace questo silenzio.
Non mi pento di quella sbloccata, esagerata sì ma in fondo vera, parla di me.
Può non andargli bene, e ci sta, ma io questa sono e appena mi snatura ecco che succede: mi ftustro e sbotto.
Può non essere così sensibile e delicato nel capirlo, o semplicemente manco pensarci già più, e se questo è...non fa decisamente per me, manco per una scopata.
Mi chiedo se avrebbe fatto lo stesso rimanendo in buoni rapporti, e credo di sì.

L'unica cosa che devo smettere di fare è dare fiducia, anche quel poco che mi sto permettendo come minimo sindacale.
Appena ripongo fiducia, ecco che l'altro fa qualcosa per allontanarmi, anche solo con una scusa per darmi la responsabilità.

Eh no, non funziona così.
Io poi al braccio di ferro mi piace giocarci, ma solo se penso di trovarne giovamento.
Con lui adesso credo non valga la pena.
Per cui tra 10 giorni gli invierò il suo (bellissimo) regalo, e sarà l'unico contatto se non ce ne saranno altri prima da parte sua.

Intimamente sento che ci saranno, ma ho imparato a fidarmi poco sia del mio intuito che a maggior ragione dell'altro.
Le persone sono volubili, manipolatrici e arriviste, c'è poco da fare, e io e lui siamo proprio agli antipodi per cui non mi meraviglierei che mi abbia "usata" per un Capodanno non in solitaria, o per spillarmi cene.
Roberto al momento è tutto quello che conosco e il contrario di quel tutto.

La sensazione non è piacevole, ma posso abituarmi, l'ho già fatto per altri, posso farlo anche per lui.

sabato 4 gennaio 2020

Fanculo

Io mi sono seriamente rotta i coglioni di vedermi addosso indifferenza, scazzo, rosicamento.
La prima a metterli in atto sono io, me ne rendo conto, ma non sono certo vendicativa.
Probabilmente lui ha avuto la stessa sensazione che ho avuto io la scorsa settimana e si sta allontanando, pur avendo dichiarato che non l'avrebbe fatto.
Probabilmente si sta vedendo con quell'altra, a maggior ragione che ha campo libero sti giorni che io non ci sono.
Ma vorrei sincerità, non cazzate.

24 h senza manco un messaggio dopo che siamo stati culo e camicia per quasi una settimana.
Dopo che io gli ho dato una possibilità, dopo che io stessa ho fatto la mia cazzata e lui mi ha dato la sua.
Mi rompo le palle a credere che debba aspettare un suo cenno.

Per me finisce qui, non ho bisogno di lui.
Mi sta solo dando la misura della sua pochezza, quella già subodorata in altre occasione, e del suo egoismo, egocentrismo, autocentratura.

Facesse quello che vuole, sarò di ferro stavolta, non torno indietro.
Devo fare palestra, devo allenarmi a queste situazioni e ai sensi di colpa che vorrebbero farmi pesare addosso.
Io sono così, prendere o lasciare.

Lasciare, please, velocemente e senza dire puttanate, senza far intendere il contrario.
In fondo, l'obiettivo comune lo abbiamo centrato, essere non soli a Capodanno.
Ora, è tutta discesa, se non fosse per questo cazzo di orgoglio di volerla sempre vinta.

Sai cosa?
Che sono stanca anche di lottare per una ragione che non potrò avere, che sono stanca di essere benevola, di andare incontro, di trovare compromessi, solo per non rimanere da sola.

Devo rimanere da sola, invece, questa è la verità.
Devo fare i conti con me e non con l'altro, devo adoperarmi per mettere a punto le mie debolezze, perché sono queste a farmi arrivare così, a farmi stare così.

Sola, così posso riflettere su me e basta. E non per due, quando poi l'altro pensa solo per sè.
E allora caro Roberto, vai da qualcuna che non abbia le mie premesse, e che venga davvero incontro alle tue.

Mi sono avvelenata già parecchio per qualcuno per cui credevo valesse la pena, non posso farlo anche per te, non rivesti lo stesso ruolo e non te lo permetto.
Non mi stai aiutando a svilipparmi, a crescere e a far crescere un rapporto.
Sei sterile, di nessun apporto per me.

Meglio che non ti faccia più sentire, io non lo farò.
Fanculo.

giovedì 2 gennaio 2020

Ci sta bene a tutti e due

A volte i cazzoni sono gli altri, a volte noi.
Ieri lo sono stata io.
Ho avuto un impeto infantile, imbarazzante, ma inarrestabile.
Volevo vendicarmi forse del weekend sbagliato, volevo ripagarlo con la stessa moneta e ci sono riuscita.
Magra consolazione, considerando che stamattina fa capolino qualche senso di colpa che prontamente scaccio via al grido "oh, non mi rompesse i coglioni, mica è il mio ragazzo, mica so innamorata, mica è Daniele, mica perdo niente".

In realtà brutalmente ho avuto un impeto di gelosia, o meglio forse di sindrome di inferiorità.
E questa cosa prima l'ho trattenuta riversandola su di me, poi l'ho vomitata su di lui perché non potevo più trattenerla.
Credo di aver fatto peggio di lui sabato sera, perché in realtà ero abbastanza lucida e l'ho insultato di rabbia, non di alcool come ha fatto lui.
Gliene ho dette parecchie, che è una merda, che si scopasse altre, che andasse in America a ritrovare la fighissima ex, che mi ha rotto il cazzo, che deve cancellare il mio numero, che non l'ho perdonato per quell'"inconveniente" a casa mia, che è uno stronzo perché non voleva scoparmi, che mi ha lasciato manco sotto casa e non si è assicurato che fossi arrivata quando io a lui l'ho messo a letto in condizioni simili.....
Il fatto stesso che non fosse uscito dalla macchina mentre ero fuori che "deliravo" me la dovrebbe dire lunga sul grado di attenzione verso di me.

Gli ho strillato anche al telefono dopo, mi ha attaccato e l'ho richiamato dicendogli di non permettersi più, e l'ho insultato ancora perché per me aveva trovato la scusa perfetta per non scoparmi e andare a casa ieri.

Ho sfogato giorni di frustrazione, e mi sto dicendo che se quello di ieri sera sarà l'episodio che porta fine al tutto, non mi pento di niente.
Come successo con Daniele, è facile dare la colpa all'altro che ha ecceduto e per cui la storia finisce qui.
Ma tanto sappiamo entrambi che ha una scadenza, forse ieri l'ha solo accelerata.

Meglio, tanto una cosa così con una persona così che bada ai suoi comodi facendotela passare che lo fa per te, è molto più semplice non averla.

I suoi gesti di altruismo altro non sono che cose che lui vorrebbe fare da sè ma stando solo non può farle o non fino in fondo.
Sono solamente la spalla che ha sostituito il suo amico che ora si è fidanzato.

E allora sai che c'è? Che non faccio male a trattarti a merda, se mi gira.
Te lo meriti, per tutta la poca grazia e per l'indifferenza e soprattutto per le scopate mancate. Perché a questo servi, e se questo non me lo sai garantire, ("io non mi approfitto di una una che sta alterata come stai tu stasera, non mi piace"), ciaone.

Me lo dici tu ciaone?
Trovarne un'altra che ti segue in quello che fai e a quei livelli, che ti paga cene da 150 euro, che ti salva il culo con la carta di credito per dormire in un bnb quando sei troppo fatto d'alcool.

Trovatela, poi mi racconti.

Io uno meglio di te, anche meno scenografico con champagne al tramonto a ostia, lo trovo e come.
Magari scopa pure di più.