venerdì 30 agosto 2019

Sollievo...ripartenza (forse)

Psyco dice che non sono depressa e che per quanto lo riguarda non mi prescriverà farmaci.
Perchè sono (ancora) in grado di elaborare i pensieri e farne una mappa mentale su carta, come ho fatto.

Dice che i resistenti alla psicoterapia sono coloro che non riescono ad elaborare le situazioni, e che quindi non riescono a capire i motivi dei loro comportamenti.

Dice che io ho preso una bella sberla che mi ha dissestata, e che l'equilibrio che avevo e che ho perso in realtà è stato buttato giù perche era ancora "giovane", cioè consapevolezze consolidate da pochi mesi, ed è normale che sia volato via. Che lo ritroverò.

Dice che non devo darmi colpe, che la responsabilità di Daniele è solo frutto di se stesso e non di me; è convinto che non tornerà, e vorrebbe lo fossi anche io.

Dice ora di farmi 2 liste a partire da quella mappa, una per cronologia di percezioni, e una di priorità su cui lavorare.
Dice che è in grado di starmi dietro per lavorarci, che non devo cambiare approccio.

Abbiamo parlato, accennato, a quegli eventi passati che avevo insabbiato; ci torneremo sopra.

Sono sollevata, in parte.
L'altra parte di me soffre perché so che alcuni equilibri cambieranno con le mie amiche, soprattutto dopo sta storia di Formentera.
Lui dice che mi adopererò e mi darò da fare per adeguarmi.

Vorrei una volta tanto che gli altri si adeguassero alle mie nuove esigenze...

Mai na gioia

YEntrambe le mie migliori amiche di stanno frequentando con dei tizi che molto probabilmente diverranno i loro compagni.
Un sacco di gente che conosco di è fidanzata durante questa estate, anche i più improbabili.

Io sto al palo, non cambia niente.

Non sento gambe, entrambe le braccia stanno cadendo per le righe di cui sopra...si prospettano un autunno e un inverno lunghi più di questa estate, molto solo, in cui dovrò inventarmi qualcosa per forza.

Qualcosa, a sto punto di qualsiasi tipo pur di vedere socialità, di ricrearmi una cerchia.

Figuriamoci di cercare una persona, quello è un'esigenza più per rimanere al passo con la gente che per altro.
Anche perché al momento vorrei solo Daniele o un suo clone, cose impossibili quindi.

Non mi arrendo ancora, sono davvero di coccio.
Chissà perchè nella mia testa sono ancora convinta che ci riprenderà, che tornerà e vivremo felici e contenti.
Mi piacerebbe capire da dove proviene questo retaggio, adolescenziale per lo più.
Film? Cartoni? Serie TV?
Può darsi.
Ma come dicevano gli Articolo 31 "La vita non è un film".

E niente si avvera quando pensi che sia la volta buona e ci catichi chilate di aspettative.

Ha ragione la mia amica, non so perchè ma nella mia mente non si è sviluppata la capacità di reagire a eventi negativi. O meglio, di accettarli senza farne drammi esistenziali che incidono sull'intera percezione della mia vita.
Ha ragione mio fratello che dice che sono un'adolescente a causa del fatto di aver avuto poche serie esperienze e quindi ogni volta è come se fosse la prima e tengo il diario dei sogni carico di cuoricini.

Onestamente, dopo tutte queste elucubrazioni, non so più dove stia la mia verità.
Vedo opaco, c'è che vorrebbe che ridimensionassi tutta la questione per far riemergere le mie cose positive e ripartire da lì.
Chi dice che devo andare a fondo a scavare le ragioni intime.

Io non so più che fare, e oggi vado da psyco con una miriade di appunti scritti un po a caso, un po brilla, un po disperata.

Nota di colore, che fa schifo però: ieri sono uscita, per la prima volta dopo anni, con un tinderaggio.
Lui era molto, molto carino.
Ma non ha pagato un caffè e un crodino che ho offerto io alla fine, davanti alla casa perché non tirava fuori il portafogli.
Mi ha portato a dare un giro in macchina fermandosi nel punto più brutto tra salaria e prati fiscali, ha quasi mezzo oreteso un massaggio al collo con la scusa che gli faceva "tanto male", per poi baciarmi in modo osceno pensando che mi piacesse.
La saliva più acida che abbia mai avuto modo di sentire, roba che sono dovuta tornare a casa a lavarmi collo, bocca e denti perche era un odore terribile rimasto addosso.

Una tristezza infinita.
Ah, dulcis in fondo mi sta dando buca anche l'ultimo baluardo su cui puntavo, anzi,puntavano più le mie amiche che altro...
Fantastico, no?

martedì 27 agosto 2019

Acquisto obbligato

Ho acquistato il volo di ritorno anticipato a domani.
Non riesco a stare qui, non riesco a stare tra le gente, facendo finta di essere serena.
Sono ottenebrata, non rido, mangio poco.

La mia metamorfosi nel peggio di me viene man mano fuori.
Voglio odiare e farmi odiare, vorrei urlare ma tengo tutto dentro.
Ho visto la sua nuova foto profilo su Facebook, un selfie.
Lui odia farsi le foto.
Risale a più di un mese fa, ma lo ha messo solo qualche giorno fa sul social.
A chi era destinato quel selfie?
Quando li faceva li mandava a me, proprio perché dice sempre di venire male in foto.
Quindi quella non era per Facebook né per vezzo.
Era per qualcuna.

Mi ha mentito quindi.
Ne sono quasi certa.
Poi una bella foto rilassato a Bruxelles, nel viaggio-incubo (a detta sua, che sarebbe stato)con la mogliettina.

Sorride in entrambe le foto, sicuro di lui.
Quelle espressioni che mi fanno pensare che tanti problemi poi non ne ha, e che soprattutto Elena da un pezzo che non era destinataria di quei sorrisi.

Poi, guarda un po, pubblicate mentre io ho disattivato l'account.

Mi ha fatto male, ho avuto un balzo al cuore.

Nel frattempo oggi ho passato tutto il pomeriggio sul letto.
Che ci fosse pioggia, come è stato, o sole...poco me ne è importato.
Il mio umore nero e il radicamento di vedere loro 3 sereni mi ha fatto muovere per acquistare quel ritorno di domani.

Mi penso più serena sul mio letto, senza sapere che combinano, senza sapere di stare su un'isola dove il sorriso è d'obbligo.

Non mi è mai capitato di acquistare un volo o un ritorno in data anticipata, nei viaggio con gli amici.
Lo annovera tra le prime volte di quest'anno.
Avevo smesso di contarle da quando ho conosciuto Daniele.

Non so più che c'è nella mia testa, solo frastuono.
Solitudine nera, conta delle ore per arrivare a quel taxi domani e tirare un sospiro di sollievo.
Temporaneo, perché una volta tornata, una volta ritrovata casa, sarà un nuovo macello.

Accetto il mio limite, la cazzata di aver preteso troppo da me. Ovvero partire controvoglia.
Ma oltre questo io non voglio altre storie, di elucubrazioni ne ho fin troppe.

Un casino di estate, un casino dentro.
Voglio scomparire, tanto ormai neanche facebook mi serve più, non devo dimostrargli piu niente.
Ho declinato l'invito all'evento del club per causa sua.
Tutto per causa sua, da maggio.

Non concepisco come sia andata così fuori di testa per uno.
Fuori di testa, letteralmente.

E se nella mia testa balenava la speranza di sapere che anche lui mi pensava, quel selfie ha smontato tutto.
E ho capito tutto.

Non era solo la moglie il problema.
Era un'altra, cioè quello che gli ho chiesto e a cui ha risposto no.
Sapevo che stava mentendo ma volevo prenderlo per buono.
Ha fatto però il passo falso, io so quando e perché si fa i selfie.....
Ha senso pensarci?
No ovviamente.

Ma fa male sentirsi ucciso l'ultimo barlume di speranza.

Per cui da oggi in poi non devo più dimostrare nulla, non c'è nulla che possa fare per farlo tornare indietro.

Nulla.
Come mi sento io adesso, totalmente nulla.
E abbandonata.
Da lui, dai compagni di vacanza, dall'amica del cuore (che bellamente si fa gli affari suoi stando con loro, pure se li conosce poco e sapendo che io sto qui dentro casa a sbattere la testa al muro....ma dicono che è giusto così, no?).

Stavolta non mi rialzo.
Non mi va proprio.
Come non mi va di alzarmi da questo letto.

Sto pensando di mettermi in malattia quando torno a lavoro, facendomi fare certificato per esaurimento dallo psyco.

Non credo di riuscire a lavorare cosi, e pure si dice che almeno tengo la mente impegnata.

Ma io la mente ce l'ho impegnata di mio giorno e notte, di nuovo anche la notte perché sto pensiero non smette di girare.
Chiederò a psyco un incontro prima di quello previsto, un incontro-scontro perché devo capire, deve dirmi qualcosa di sensato, più sensato.
Deve trattarmi da malata.

lunedì 26 agosto 2019

La morte in vacanza

Eccomi qui, ferma immobile su un letto nell'appartamento di Formentera.
Ho avuto l'ennesima crisi di pianto e nervi, complice una discussione con una compagna di viaggio.

Lo avevo detto che non volevo partire, lo avevo detto che non era una buona idea.

Ma stamattina, sul traghetto da Ibiza, quella brezza marina mi aveva messo di buonumore, quasi tranquillità.

Poi è arrivata la stronza, sì lo stronza di turno e tutto si è capovolto.
L'umore ai minimi storici, la depressione galoppante, i singhiozzi, la voglia di tornare a casa subito.
La vergogna di farmi vedere così fragile
Il senso di colpa di non essere né di compagnia né di gancio tra le persone che non si conoscono.
Ma soprattutto la sensazione di sconfitta.

Io, vinta dalla vita.

Proprio vero che il viaggio può non aiutare affatto e anzi, caricare ancora di più in valigia i fardelli che si portano.

Io al momento spero in un bel colpo, un infarto che mi si porti via così non devo più dare spiegazioni, non devo sbattermi per farmi vedere più serena, non devo più essere così triste da far venire tristezza e compassione agli altri.

Questo non dipende da Daniele.
Lui è stato solo la miccia.
Ha scatenato tutte le mie insicurezze e i mostri della vulvodinia, tutto quello che stavo tacendo da anni.

Daniele non c'entra, anche se oggi avrei voluto scrivergli con rabbia per dirgli "È colpa tua se sto così, è colpa tua se non mi diverto in vacanza e piango, se butto soldi in viaggi che finiscono male".

Ma lui non c'entra, e sotto sotto forse è stato una benedizione per capire quanto, prima che arrivasse lui, mi sia illusa.
Illusa di star bene, di aver trovato un equilibrio, dei progetti per me, degli obiettivi.

Balle.

Ho voluto non vedere, ho voluto sotterrare quella parte di me nera, ai limiti della sopravvivenza e dell'autosabotaggio.
Ed eccola qua che emerge, più forte che mai, più forte di sempre.

È emersa perché ho tolto il velo di Maya dopo di lui, e sono nuda davanti a me stessa sola.
Questo mi sconforta e mi impaurisce, perché percepisco più che bene questa aura di depressione.
Quella che psyco continua a negare, ma io adesso la sto toccando forte, la stringo nelle mani.
È la voglia di non fare più niente per me stessa, di non riemergere più, di evitare di scomodarmi perchè so che ogni risultato ottenuto è fuffa, illusione, ipocrita convincimento di farcela.

Devo mettermi invece nella prospettiva che Elena non è una persona normale, ma è una malata e come tale va trattata e come tale si deve percepire, perché è la sua vera natura.

Inutile fingersi qualcun altro, pretendere da me stessa di scalare montagne con le infradito.
Io sono questa, resistente a ogni psicoterapia o motivatore.
Sono devastantemente chiusa nel mio dolore perenne, dolore di undicenne da cui non sono mai più uscita.

domenica 25 agosto 2019

Il vezzo

Sono uscita con Poste ieri sera, all'1.
Ha accettato un invito dell'ultimo secondo per un amaro al volo, nel peggior bar di Cinecittà.
Mi aveva scritto lui, insperato, ieri pomeriggio tardi.

Non è successo niente, e niente credo accadrà.
E stato al suo posto, io sono stata al mio, abbiamo parlato di viaggi, di lavoro, di case.
Ho cancellato il numero, come mi ero ripromessa subito dopo il primo messaggio.

È stato un incontro estemporaneo, e non aggiungo altri aggettivi perché effettivamente non ce ne sono.

Mi dico, mi sono data una possibilità, chi l'avrebbe fatto al posto mio?
Non lasciare niente di intentato. Non sono sicura che sia la mentalità corretta.

Vorrei portarmi dietro a Formentera, nei prossimi giorni, almeno il contatto epistolare per avere un pensiero, non dico una speranza, ed evitare il suicidio lì...

Ieri, proprio mentre ricevevo il suo messaggio, ho dato per certo alle mie amiche con cui parlavo a casa mia, che il mio obiettivo adesso è non avere più un obiettivo relazionale.
Devo diventare ancora più brutta e detestabile, così avrò buone ragioni non solo per non essere desiderabile, ma anche per essere scaricata.
Ho bisogno di buone ragioni.

Allora perché sono uscita con lui?
Per vezzo, meramente vezzo.

Per dimenticare di essere così inadatta, almeno per un'ora.

Ora, a differenza di giugno, inizia la metamorfosi nella peggiore versione di me stessa di tutti gli anni.
Una scusa per non guardare in faccia la realtà?

Forse, ma a me adesso va così.
Non voglio più guardare niente, me stessa tantomeno, dentro e fuori.
Sono stanca e incazzata con la mia vita, e lo sto accettando finalmente.

Non voglio partire.

sabato 24 agosto 2019

Febbre

Non ho voglia di partire, di fare finta di essere spensierata.
Non ho voglia di stare in mezzo alla gente, come ieri sera quando senza una ragione precisa mi sono rabbuiata e non sapevo più che dire, e le persone attorno a me se ne sono accorte.

Ho tanti di quei pensieri irrisolti che adesso non so se sarebbe meglio scavarli tutti dentro in una full immersion di solitudine, o scacciarli via e riprenderli solo a ferie finite.

Non ho voglia di partire, sto pregando che mi venga la febbre e sai cosa? Non me ne frega niente se rovino la vacanza ad altre persone.

Ci sono solo io adesso, conto solo io, il mio egocentrismo e il mio egoismo.

Andare a fare la figa a Formentera è quanto di più lontano dalle mie prerogative.
Tutto sto sole, tutta questa estate lunghissima dovranno finire, vorrei farle finire prima.
Tornerei addirittura in ufficio prossima settimana, pur di volare basso e non pensare troppo.

Lisa sta uscendo dalla sua crisi e ne sono contenta, crisi di gran lunga peggiore della mia e iniziata nello stesso momento.
Ne sta uscendo perché si è tenuta da parte il tesoretto in questo ultimo anno, e ora lo sta utilizzando.
E saranno felici, ne sono più che certa.

Ma gli equilibri cambieranno di nuovo e so che ne soffrirò perché un'altra spalla cede.
Proprio adesso che non mi sento neanche le gambe.
Vedere che lei risolve e rimanere al palo mi fa male.
Anche io vorrei risolvere, ma sono troppe le cose sa aggiustare e non serve una persona ad aggiustarle, servo solo io e la mia (al momento non buona) volontà di rimetterci mano.

Sono così stanca di pensare.
Penso e sono attendista, aspetto sempre che arrivi quel messaggio, o se non è quello di lui almeno quello di un altro.
Ho lasciato il numero al tizio che lavora alla posta, due giorni fa. Omonimo, occhi verdi però.

Come corollario di un post di qualche giorno fa, posso dire che se gli lasci il numero e non ti ricontatta entro il giorno successivo....non è interessato.

Non lo so, ho bisogno di un brivido che vado cercando come una pallina impazzita di un flipper.
Cosi, per non pensare, per distrarmi.
Invece succede che aspetto.

Ho troppo tempo libero per aspettare e pensare, questo è il grosso problema.
Non so davvero come utilizzarlo in modo costruttivo (no, la palestra non è per me costruttiva).
Ha ragione mio fratello a dire che se voglio cambiare casa devo tornare al quartiere dei miei. Quantomeno mi tengo occupata tra nipote e cazzi vari, e torno a casa mia a piedi.

Se ne è andato perché non mi ha accettata, e io non accetto questa semplice ed efficace verità.
Rimugino, rimugino in continuazione, cerco di risolvere un enigma che non esiste, perché è chiaro come la luce solare.

Posso andare cosi in vacanza?
Può chiamarsi vacanza quella come a Rodi?

Voglio essere scontrosa, umorale, capricciosa, mi devono lasciar stare perché io sto male e voglio crogiolarmi nello star male.
Mi vogliono in vacanza? Mi prendono così.
Permetto solo a un numero limitatissimo di persone di accedere alla mia umoralità e avere il potere di cambiarla, anche solo mezzora al giorno.

5 giorni lunghissimi.
Regalerei il biglietto al primo che capita pur di non andare.

Farei sesso col primo che capita, per la voglia che ho.
Ma ho bisogno di un sesso tranquillizzante, che non affronterei in vacanza ("che malattia avrà?", una domanda tra tutte).

Quindi?
Spero di avere 39 di febbre domani.

giovedì 22 agosto 2019

Una canzone?

Avrei dovuto passare questi giorni con te.
A Ostia, in teoria, ma visti i piani cambiati ti avrei raggiunto a Firenze pur di vederti a sera tardi, stanco, pieno di lavoro fino al collo...ma nel letto insieme a me.

Avrei almeno goduto di una sorta di vacanza insieme, quella che ci meritavamo, che abbiamo simulato quel giorno, che ci siamo promessi e che per un attimo non sembrava né lontana nel tempo né impossibile. Perchè io avevo te, avevo fiducia cieca in te e in noi.

La meritavo. Sì. Per il solo fatto di essere stata serena e paziente in questi 3 mesi.

Avremmo "festeggiato" questi 3 mesi, di adulterio sì, ma di noi 2 e delle nostre sintonie.

Bastava poco così, ma era tantissimo.
Per te ma anche per me, che ho gettato le armi nella metà del tempo.

Chissà che avremmo fatto in questi giorni, chissà come avrei ammazzato il tempo dell'attesa durante il giorno, chissà se tu avresti fatto in modo di concederti degli extra.
Di sicuro avremmo dormito insieme, avremmo fatto l'amore, avremmo avuto modo di conoscerci ancora un po', in estemporanea, in una nuova bolla.

Magari sarebbe bastata per farti prendere la stessa decisione, magari sarebbe stata la scintilla per muoverti dentro.

Non lo saprò mai, non te lo chiederai mai.

Nella tua testa io sono storia recente, ma andata.
Mi manchi ogni giorno...mi senti?

Ho paura di rimanere incatenata a te...puoi darmi una mano?

Non voglio sapere niente di te e delle tue evoluzioni, non potrei farcela a sapere, ad avere ancora più chiaro, che tu vai avanti senza di me.

L'estate più lunga, seconda solo al 2017.

L'estate che meno vorrò ricordare, io che affondo e che non ho quella "resilienza" che tanto piace adesso.

Un giorno ti lascio andare, il giorno dopo sei qui con me.

Ti porto nella borsa, nel portafoglio, sei seduto con me mentre guido, mentre bevo un bicchiere in enoteca, sei nella toppa della porta, nelle lenzuola fresche, dentro la lavatrice, mi parli da Alexa, mi tieni il segno del libro che leggo.
Sei addirittura nell'ansiolitico, la sera soprattutto, che è il suo momento e il mio peggiore.
Sei nei sogni, metamorfizzato. So che sei tu anche quando non lo sei.

Tu non senti niente invece.
Non sono niente, non più, e non posso certo pretenderlo.
Se mi vedessi ti preoccuperesti per te probabilmente, perché c'è una mezza matta che sembra ossessionata dalla tua immagine.
Non è cosi, Sweety. E tu (sorridi perché) lo sai.

Sono solamente molto sola con la tua assenza.
Hai lasciato un vuoto che solo i morti lasciano.
Hai fatto come Flavietto 25 anni fa, ma io avevo tutta la vita davanti per togliermi quel lutto vero, e quel sentimento da undicenne.

Io adesso non so come scrollarmeli di dosso, non so come senza te.
Vorrei tanto che una sera di queste n cui sei stanco, forse incazzato, irrisolto, volassi con la mente fino a questa stanza.
Che ti rendessi conto quanto io e te ci siamo trovati.

Ma queste sono parole di una folle d'amore, di una romantica che non accetta la sconfitta, la perdita, l'accettazione stessa che è andata così, non è colpa di nessuno, semplicemente accade, come a tanti.

Dammi una mano a dimenticarti, dammi un motivo vero per pensare che non valesse la pena, che è stata una mia illusione.

Sembra di scrivere il testo di una canzone smielata e noiosa.

domenica 18 agosto 2019

Solo per oggi

Oggi mi manca proprio lui.
Quella sua espressione, la sua voce, il suo sorriso di sguardo e di labbra, la sua semplicità.

Oggi non c'è altra sensazione, oggi manca lui e basta.
In lui ho intravisto per me progettualità, un sogno che si poteva avverare, la fame d'amore da placare.
L' amore e la gloria.

Oggi mi sono detta che rifarei le stesse cose altre mille volte. Ma solo con lui.

Perché penso che potesse davvero valere la pena, che era una scommessa con probabilità al 50% su cui puntare tutto.

Oggi, e spero solo oggi, mi manca al punto di pensare che nessuno dopo di lui varrà mai la pena.

L' ho sognato di nuovo, anche stanotte.
Sempre di spalle a me, sempre con altre persone, sempre distante, intoccabile.

Mi sono innamorata, credo...fa più paura dirselo adesso perché so che è troppo tardi, che non doveva accadere, che sarei dovuta rimanere lucida, più lucida.

Oggi va così, provo a concedermelo come una tregua con me stessa, come una deroga per poi tornare alla mia guerra intestina da domani.

Forse urlarmi contro costantemente non produce gli effetti sperati, forse devo solo arrendermi al fatto di essermi "fatta fregare" e di limare l'orgoglio ammettendo che anche io posso innamorarmi della persona meno adatta a me, in un tempo brevissimo, con un'intensità mai vista.

Oggi non riesco a sperare di guarire, questo è l'amaro.

sabato 17 agosto 2019

Il nostro giorno

Mi manca ancora quel 18 giugno.
2 mesi, pensavo fosse già parte del passato digerito, invece no.
Fa ancora male.
Fa male e fa rosicare un po'.
2 mesi fa stavo una favola, ecco perché roscio adesso.

2 mesi fa c'era quella sensazione di appagamento che ora non riesco a trovare.
La vado cercando, le idee non mancano ma manca QUELL'IDEA, quel pensiero che fa da motore.

2 mesi fa ho vissuto il giorno più bello dell'anno, non ci sono cazzi.

Mi manca quella sensazione, mi manca tutto di quel momento.
Ieri sembrava di aver lasciato andare, oggi sono con le lacrime.
Un andirivieni di domande ancora senza risposta, che in realtà hanno avuto e davvero, faccia a faccia...ma che non accettano, non credono, non sono sufficienti.
Invece devono bastare perché cosi stanno le cose.

Non gli sono piaciuta abbastanza, ed è quello il difficile da accettare, forse la parte di orgoglio che ancora mette paletti all'accettazione che non posso piacere a tutti.

Ho sempre voluto piacere a tutti, perché mi sono considerata un fenomeno che non poteva che essere amato.
D'altronde in casa mia era cosi, perché non sarebbe dovuto esserlo fuori?

Quando mi sono scontrata con la realtà, eto stupita da quante persone non si confacessero all'atteggiamento dei miei familiari verso di me.
Una regina senza corona.

Mi è sempre stato stretto, ma ho cominciato ad accettarlo.
Con lui, e con tutti gli altri prima, ancora mi riesce male.
L'unica cosa che oggi mi fa stare un po meglio, e mi vergogno a dirlo, è pensare che domani lui staea sicuramente peggio di 2 mesi fa, che ci pensi oppure no.

Stanotte l'ho sognato di nuovo, e mi chiedo per quanto ancora andrà avanti sta cosa.
Finalmente in ferie, capisco però che devo ancora tenermi molto occupata per non pensare troppo e tornare come adesso.

Penso che ci sono 12 giorni l'anno che cadono di 18, e spero che già dal prossimo possa provare meno malinconia.

Il 18 giugno una persona ha speso il suo tempo per me, ha investito la sua risorsa per me.
Pare banale, ma non lo è, soprattutto se la risorsa è di fatto indisponibile.

Mi manca il suo sguardo del 18 giugno, quello uscito dalla doccia, quello sul letto mentre stiamo per mano, quello sul divano mentre mi accarezza le gambe e parla al telefono.

Non so se saranno ricordi indelebili ma cazzo se bruciano oggi.

Mi sono creduta infallibile, fortissima, inscalfibile, bella, desiderata, voluta e creduta.

Queste sensazioni mi mancano, quello stato di grazia mi manca e ancor più mi manca perché non so quando lo ritroverò, se avrò testa per riconoscerlo, per sentirlo.

Ad oggi, è stato uno dei momenti più alti per me stessa in assoluto.

Mi manca quello stato forse più di quanto mi manca lui.
Mi manca lui perché è stato veicolo, strumento di quello stato e che attualmente (seppur impossibile) riveste il ruolo di persona più probabile a restituirmi quello stato, non fosse altro che per il fatto che è persona reale, non immaginaria o sperata in un futuro.
Quindi in realtà ho delegato a lui l'onere di ottenere quello stato.
Mi manca quello stato perché è una delle rare volte in cui mi sono trovata davanti allo specchio senza rimproverarmi, dicendomi che mi andavo bene cosi, anzi che ero una bomba così.

In qualche modo vorrei che tornasse, ogni giorno sto sperando in un mezzo miracolo perché mi dico che certe cose accadono, che impossibile è niente.
Cerco di avvicinarmi a lui in questo modo, pur sapendo che non c'è piu nulla da fare, che lui non ci pensa più da un pezzo, che no riconoscerà forse se stesso in quella persona di 60 giorni fa.

Dico sempre che il ricordo è nullo e doloroso se non ricondiviso.
Ecco, questo ricordo oggi è così.

Vorrei tanto smentirmi dicendo adesso che devo finirla, che devo convincermi che non tornerà mai, che non farà mai quel passo per me.
Sento sempre un che di magico quando ho questi pensieri, come se potessero arrivare fino a lui.

Ma la sensazione la conosco, l'ho già provata per altre persone e per quanto desiderassi un loro cenno, non è mai arrivato.

Quando sarà trascorso un periodo di tempo "congruo" secondo la mia testa e tale per cui non sarebbe più possibile tornare, allora forse questa sensazione passerà.
Ora che lo penso dove sta, dove ha ritrovato anche ciò che da 2 mesi non poteva più fare che forse gli attenuava l'ansia, ora che pendo ghe domani è 18 e forse chissà dove potrà vedere da qualche parte che è S.Elena....boh, immagino la redenzione, il miracolo, la presa di coscienza che non può stare senza di me.

Sapendo bene che non sarà così.

Non ho ragioni forti adesso per darmi quel booster di motivazioni e sentimenti e andare avanti con serenità. Forse l'unico è avere la speranza.
Che al momento c'è, ma mal riposta.

Vorrei vedermi e vivermi come 2 mesi, soprattutto con la mancanza di paura.
Ecco, non avevo paura di niente, di lui meno di tutto.

Vorrei vederlo ancora per chiedergli ancora, ma a che pro?
Vorrei vederlo per chiedergli "Ti ricordi quel 18 giugno? Dai, raccontiamocelo ancora insieme".
Vorrei incontrarlo per caso, in sovrappensiero, e restituire a entrambi quella vertigine, quella scossa allo stomaco.

"Oggi è il nostro giorno, sei pronta?
Non vedo l'ora di stringerti tra le mie braccia!"

venerdì 16 agosto 2019

Branchie e polmoni

E poi, a un certo punto, torni alla normalità.
Le chat che ti arrivano sono quelle di mamma, di tuo fratello e dei gruppi delle amiche.
Chat di singoli, rade e rare. Anzi, scomparse.

Pensi che sono 5 settimane che non hai più l'abitudine a quella telefonata la mattina e nel tardo pomeriggio, che l'hai sostituita o semplicemente...dimenticata.

Forse.

Rivedi tutto con l'occhio della razionalità, non piangi più a parlarne, anche le notti si fanno un po' più gestibili coi pensieri.
Certo, non hai manco pensiero per qualcun altro, ma ci sei abituata.
Anzi, il caos susseguente alla tempesta è stato quasi una condizione più unica che rara, perché è sempre accaduto che non ci fosse nessun altro quantomeno a distrarti.

Finite le uscite con single, rimane l'ultima parte d'estate che dovrebbe suonare come quella più attiva: adesso arriva il meglio, le ferie e la vacanza.

Ci si abitua al silenzio, alla nuova solitudine, al pensiero che non ci sia gran che da fare per modificare la situazione; ci si abitua, il che non significa che si stia bene o che non ci si pensi più.
Non con la stessa intensità, certo, e di nuovo quella sensazione di astrattismo della persona che diventa entità.

Mi inizia a interessare meno, o meglio forse, dò  meno di matto a pensarlo con un'altra che non sia io o la moglie. Mi dico che non è più un mio problema.
Mi dico che poteva essere cazzo l'occasione della vita, poi mi rendo conto che chiunque incontri ora sulla mia strada e che mi dia retta lo assumo come occasione della vita.

Quindi non realmente lui, ma un "lui" generico.

Torno a concentrarmi su un po' di cose, finanze in primis perché non ho davvero idea di dove ho veicolato i miei soldi nell'ultimo trimestre.

Soldi, che ora potrebbero fare la differenza per un paio di progetti che ho in mente...

Sempre troppo pochi per chi come me vuol mettere mano a tante cose e possibilmente tutte insieme, facendo una botta di testa.

Che strano ricominciare a pensare davvero solo per me.
Come se tornassi a ossigenarmi con i polmoni dopo aver utilizzato le branchie.
Entrambi fanno respirare, in realtà...

Va beh, comunque meglio coi polmoni che senza aria affaticata, questo è dato per scontato.
Riparto da me, dopo questo sconquassamento, ancora frastornata dal fischio alle orecchie che ha prodotto questo sparo di un mese.

Poi mi dico, oh è stato un mese.

Mi sono sembrati 10 anni...
La verità è che mi ha fatto quasi più male il pensiero di non potermi fermare e adagiare ancora, per continuare a camminare, che la delusione in sè.

Quando sei esausto e hai i piedi finiti, le vesciche che fanno male, il fiato corto, e vedi quel bel prato dove riposare, che si staglia all'improvviso....non ti sembra vero.
Ti sdrai e dici, ma quasi quasi io qui ci faccio casa, si sta così bene!

Poi scopri che in realtà è pieno di vipere, di insetti pericolosi, e mentre stai appoggiando l'ombra del primo mattone qualcosa ti morde il polpaccio, e scappa via.

Sanguinante, capisci che quell'anfratto era solo una sosta, che il tuo villaggio è ancora lontano.

La frustrazione e l'impotenza ti atterrano dicendo "meglio morire qui piuttosto che rimetterci in marcia, siamo ancora senza energie".
Invece l'istinto di conservazione ti fa alzare in piedi ancora sanguinante, tremulo, incazzato e piangente, cercando le poche energie rimaste per scappare da lì.

Di nuovo in viaggio, addolorato perché non sai dove ti porterà e perché sai che quel luogo che avevi trovato, seppur perfetto, era inospitale e ingestibile, non bonificabile.
Doppia sconfitta o pari e patta con un'opportunità?
Di certo, la migliore soluzione per non morire.


martedì 13 agosto 2019

Cosa ho imparato (parte 2)

Ho imparato che sono vittima dell'estetica più di quanto vorrei.
Che un particolare di una persona può confondermi e essere preso in toto come distintivo della bontà della stessa persona.
Per questo sono attratta dagli occhi chiari e dagli sguardi penetranti.
Perche per essere cosi profondi, non possono mentire.

Per questo sono rimasta un po' male che il ragazzo conosciuto venerdì sera e che mi ha chiesto il numero, e con cui sabato ho chattato, improvvisamente sia sparito.
Aveva uno sguardo molto simile a lui, blu scuro però.

Come evitare la connessione?
Boh.

Ho imparato che pendo dalle labbra di chi mi esalta, di chi mi parla di sogni di cui sono la realizzazione, di chi accenna a piccoli progetti con me.
Perche quello per me significa che valgo.

Uso spesso il termine "investire su di me".
Non è casuale il verbo.

Investire, ovvero vedere e valutare costi-benefici, o meglio "Impiegare un capitale in beni durevoli o in attività economiche".
Impiegare il proprio capitale umano in un altro essere umano.
Per cui quando qualcuno investe su di me, già per il fatto che lo stia facendo, mi legga in qualche modo.
È lo stesso motivo per cui a D. dicevo che non mi sembrava vero quello che mi diceva. Non mi sembrava possibile che uomo (bello, molto bello) investisse sulla piccola fiammiferaia.

Ho imparato che sono più attenta alla forma di quanto non vorrei.
Motivo per cui anelo a "far conoscere/mostrare" il mio compagno come fosse un trofeo, per dimostrare agli altri che anche io ci riesco, e guarda quanto bene inoltre.

Perche G. pure se mi avesse amato, pure se avessi provato ad amarlo, non sarei riuscita mai a farlo completamente perché sentivo di non poterlo "presentare", che era troppo poco per me.

Per timore del giuduzio. Ovviamente.
Da dove mi viene?
Credo da mio padre, che ha sempre cercato di far vedere cose di cui la gente potesse provare invidia, quando poi lui mostrava se stesso in manifestazioni che facevano solo provare vergogna.
L'ansia da prestazione è la sua, para para.

Intimamente anche lui secondo me si sente un po sfigato per non avere avuto l'entourage a cui mostrare le sue cose e i suoi successi.

Io invece mi sento sfigata per quello che non posso mostrare. Il compagno.
Non uno qualsiasi però, uno che metta gli altri nella condizione di invidiarmi un po.

Non so perché vorrei fare invidia, forse perché mi darebbe del potere....non lo so.

D. era il più perfetto per questo scopo. Nonostante la sua condizione matrimoniale.

Bello, intelligente, simpatico, che sa stare in mezzo agli altri con un certa eleganza, con moderazione.

Bello, soprattutto.
Per me era davvero perfetto.
Dall'attaccatura dei capelli alle orecchie (una leggermente tagliata, che mi piaceva ancora di più), alle proporzioni del viso.
Eppure mi sono sempre detta che voglio un uomo con un bel sorriso, una bella bocca. Che lui non ha, e neanche bei denti.

Ma coperte dalla barba nessuno ci farebbe caso. Perche gli occhi accentrano completamente l'attenzione...
Avrei voluto far vedere come quegli occhi mi guardavano, per dire "vedete, anche io sono meritevole di attenzione..e guardate da parte di chi!"

Lui era tutto viso, però a me sarebbe andato bene.
Pesa meno di 65 kg e il fisico non è il suo forte. Ma a me sarebbe andato bene cosi, con la sua lingua corta e i suoi baci non perfetti ma chi se ne frega. È bello, guardateci.

Bello, sta al suo posto, parla italiano senza grosse sbavature dialettali, fa discorsi sensati. Gli piacciono il vino e le macchine.
Non ha la laurea, chi se ne frega.
Eppure ho sempre detto che ne volevo uno almeno come me, perlomeno laureato perche sennò stai con un ignorante.
Perche gli altri avuti erano tutti laureati.
Ero già andata oltre con lui invece.

Guardatelo, guardatemi.
Il mio traguardo, il mio premio per una vita grama sentimentalmente parlando.

Ecco cosa impersonificava.

Il riscatto, la dimostrazione vivente che ero valida, che ero degna di lui.

Cosa ho imparato (parte 1)

Ho imparato a non fidarmi di chi parte in quinta.
Che contano i fatti, molto meno le parole.

Che sono smaniosa, che ho paura di essere abbandonata come fece P. di punto in bianco 10 anni fa, o F. nel 2014 (la dinamica era simile anche se lì era un'amicizia molto stretta).
Che a un certo punto non riesco a controllare l'ansia perché capisco che qualcosa non va e vorrei prenderne il controllo, che però non dipende da me...e a quel punto pur di avere la sensazione di tirare io il carro metto in atto emotività sotto forma di azioni sgangherate, effimere, che mi facciano però sentire a contatto con l'altra persona.
Una sorta di calmante, che in realtà genere dopo altra ansia quando capisco che la reazione attesa non c'è.
Carico troppo l'altro di intenzioni mie, le proietto su di lui come se lui agisse come me.
La sorpresa nel riconoscere che invece c'è una bella distanza caratteriale è talmente grande che non capisco e mi ostino a chiedere spiegazioni.
Dovute o non.

Ho imparato che devo capire a tutti i costi le intenzioni e le ragioni dell'altro. Per mettermi l'anima in pace, anche se poi potrebbe raccontarmi qualunque cosa.

Ho imparato che il mio orgoglio deve prevalere su tutto, la mia dignità riveste importanza fondamentale e non sono disposta a scendere a compromessi o a mediare su queste caratteristiche.
Il rispetto per me è la cosa più importante.

Ho imparato che soffro davvero di abbandono perché mi sento in colpa che qualcuno possa rifiutarmi, quindi non rispettarmi.
Rifiutarmi, abbandonarmi, non rispettarmi perche non sono degna.
Perche ho un difetto di fabbrica.

Perche sento che quel difetto avrebbe fatto la differenza se non ci fosse stato.

Quindi impazzisco quando vedo che le cose stanno girando male, perché è a lui che do la colpa. È a me che do la colpa.
Se fossi del tutto normale, se non avessi l'endometriosi nessuno mi lascerebbe

O meglio, mi lascerebbero più sinceramente, con motivazioni vere e non celate dietro a scuse per non dire che la colpa è proprio di quello, è proprio mia.

L'abbandono improvviso, poi, non viene dalla famiglia.
Viene da P., che da un giorno all'altro decise che non era il caso e scomparve nelnulla e i miei tentativi di contatto furono visti invadenti, inappropriati, quando riuscii a sentirlo.
Il giorno prima era tutto ok, era tutto ok.

Il rifiuto viene dalla scuola, già da quando ero adolescente dove da come ero vista un fenomeno e un leader dalle amichette delle elementari, alle medie fui "bullizzata" da una ripetente che mi mise in cattiva luce.
Io soffri molto perché poi più cercavo di avvicinarmi più non ci riuscivo.
Poi comunque la morte di Flavio già mi faceva intendere che quelle non erano cose importanti nella vita, che c'era di peggio....per cui mi arresi, soffrendo, capendo che doveva passare.
E passò in effetti. Ma arrivai alle superiori senza una cerchia di amici.

Lì in parte ci fu il riscatto, iniziai ad avere delle amiche ma soffrivo di gelosia/invidia perché una di quelle che mi portavo dalle medie in classe aveva una marcia in più ed era carismatica.
Io non lo ero e seguivo invece di essere seguita.

Poi va beh, se parliamo di rifiuti o peggio di eventi traumatici dell'ego, in seconda superiore ci fu il capolavoro.
Il compagno di classe che faceva fumetti porno su di me, ignara di tutto fino ad un certo punto.

Ridevano di quei fumetti e di me, dicevano che scherzavano ma ridevano di me.
Non andai neanche in gita, per protesta contro quella forma di sessismo.

Intanto le amiche di classe erano vicine ma comunque non si indignavano con i maschi per quello che facevano.

Ultimo abbandono, proprio di queste amiche.
Non avrei pensato di perderle così, senza neanche uno scazzo ma solo col silenzio.
Precedentemente c'era stato un anno in cui non mi vollero in vacanza con loro perché ci avevo scazzato e dopo ci eravamo chiarite.

Ci avevo scazzato perché mi sentivo fuori dal gruppo e lo sapevo che loro facevano cose senza farmi sapere, deliberatamente.
Come se io fossi un problema e non una compagnia.

E più facevo vedere che sapevo, e che rosicavo e che ci stavo male, e più non mi davano grandi spiegazioni, ma solo giustificazioni.

Fino a che non mi sono allontanata io, e ho capito il mio poco valore perché non mi hanno più cercata. Nessuna di loro, mai.
Come se si fossero tolte un peso, una zavorra, sotto la spiegazione "l',ha deciso lei di non parlarci più".

Il gruppo per me è sempre stato importante, ma mi rendo conto che in gruppo io non riesco proprio a farmi benvolere.

Ho imparato che il mio essere puntigliosa e precisa, e pretendere la stessa cosa da chi mi sta accanto, non è una qualità apprezzata.
Non è una qualità, o meglio lo è se rimane confinata nei miei limiti personali.
Se la mostro, la prima parola che viene fuori è "cagacazzi", come mi aveva soprannominata lui in quel mese e mezzo.

È importante l'etichetta che ti mettono addosso, perché è quella che non riuscirai più a staccare.

Ed è quella per cui qualcuno ti allontanerà o inizierà a pensare che ci siano delle incompatibilità che non possono essere superate.

L'abbandono per me è questo, la non accettazione di quello che sono, la visione miope che non guarda ad altre caratteristiche, che si fa bastare un lato solo per comprendere e prendere decisioni.

Me la sono sempre giocata male, come si vede.

lunedì 12 agosto 2019

Non è interessato se...

Ci sono molte regole non scritte nelle interazioni uomo-donna dopo il primo contatto.
Tipo.
Se gli scrivi e ti risponde ma poi non ti riscrive, non è interessato.
Se gli scrivi ancora dopo che lui ha lasciato cadere la conversazione nel vento delle balle di fieno, fai la figura dell'accollo; non è interessato.
Se poi passano anche più di 10 minuti dal tuo ultimo messaggio, stai tranquilla che non è interessato.
Se come nulla scompare, anche se fino al giorno prima ti ha chiamata, non è interessato.
Se per caso ti venisse mai in mente di chiedergli come mai non ti scrive, o se vuoi chiedergli se è successo qualcosa che gli ha dato noia: NON FARLO. Semplicemente, non è interessato
Se ti invita una volta e tu rifiuti per qualunque motivo, e poi provi a rilanciare ma fa il vago una/due volte, lascia perdere e cancella il numero. Non è interessato.
Se fai troppo la splendida e non gliela dai, a meno che non sia un santo, gli prende male e non ti richiamerà. Non è interessato.
Se gliela dai, ma gliela dai con troppo sentimento, se ne accorge cazzo. Se ne va, non è interessato.

Queste per ora sono le prime chicche che mi vengono in mente.
Il consiglio è: mai prendere numeri di telefono.
Se vogliono, contattano loro, e subito dopo cancelli il messaggio.
La realtà è che banalmente devono insistere se ti vogliono, porco due.
Non possiamo fare sempre da booster per i rincoglioniti/confusi/uterini.

giovedì 8 agosto 2019

Denti

Io sono stanca.
Non ho più voglia di pensare, sto cercando di farlo capire alla mia testa ma lei non vuole smettere e non so come fermarla.

Perché adesso vengono fuori tutti i dubbi, tutti i non detti, tutte le frasi implicite con inchiostro simpatico.

Prima fra tutte, e questo purtroppo è il mio tallone d'Achille:
"Sarà per causa del sesso? Perché lo faccio male? Perché è corta, perché non entrava facilmente, perché ero in ansia?"

La risposta ovviamente non c'è ma abbiamo una serie ragguardevole di casi a cui far riferimento in stile bibliografia;
- M. Durava pochissimo, quando riusciva a entrare perché si smosciava nel mentre.
Segni particolari: sposato.
-V. Dopo una sola scopata ha deciso che non era scattata la scintilla e se ne è andato. Aveva detto che era stato bene.
-F. Vedi M. ma senza segni particolari. Ah, una nota: gli piacevano le longilinee mentre al tempo io ero in sovrappeso e quindi "non gli tirava".
-L. Non disse neanche che era stato bene, viveva a Parigi e dopo una sola scopata si è dileguato.
-P. Dopo una scopata mi ha pisciata non facendosi più sentire. Per poi scoprire che di vedeva con un'altra. Anni dopo altre scopate a Londra da lui, mi disse "buona vita" davanti al pullman per Stansted. Anni dopo ancora altra scopata in un hotel qui a Roma, finita poi nel silenzio.
- G. Una brutta scopata in macchina prima di dirmi che il giorno prima aveva avuto un "incontro di boxe" con un'altra. Finì perché avevo combinato qualcosa tipo cercarlo dopo il silenzio e questo lo aveva "maldigerito".
-F. Scusa metto anche te. Tu sai, io so.
- V. Mezza scopata da ubriachi, l'ultimo con cui ho dormito insieme (correva l'anno 2014). Non voleva implicazioni e non mi ha più cercata per farlo.

Si salva giusto V. che ho avuto il piacere di trombare più volte, molto entusiasta, e F. che però eravamo troppo giovani e quindi pur di svuotarlo si sarebbe fatto anche un tavolino.
Posso anche giustificare P. ma era ninfomane per cui anche lui avrebbe fatto qualunque cosa per qualunque vagina.

Una buona media, no?
Quasi una scopata a testa. Si fa presto a calcolare quante ne ho fatte nella vita.
Li ho fatti fuori tutti. E il bello è che con quasi tutti mi sono coinvolta.

Assurdo no? Che sfigata.

È da qua che devo partire per capire, è da qua che devo capire che la dò così male che tutti scappano, manco avesse i denti.

Altrimenti, qualcuno si sarebbe fermato, anche solo per vedere come andava a finire.

martedì 6 agosto 2019

L'ultima volta

Non sei tu il problema, sono io.
Se non ci fosse mia moglie, io e te staremmo insieme.

Ma io te l'ho detto che non l'avrei lasciata.
Tu con quella telefonata mi hai mancato di rispetto, quindi se c'era una possibilità di proseguire, dopo quella cosa ho deciso che non si poteva fare.
Non posso stare con una persona che gestisce le cose come hai fatto tu.
Ho voluto dare una seconda possibilità a mia moglie.

Non l'avevi capito che già mi ero ridimensionato?
Mi sono reso conto di aver corso troppo.

Mi prendo ogni responsabilità per non averti parlato di questo.
Mi rendo conto e ti chiedo scusa se sono rimasto in silenzio, al momento mi sembra la cosa giusta.

Questo incontro te lo dovevo, me ne sono reso conto troppo tardi.

Se avessimo parlato 20 giorni fa le cose starebbero diversamente.

Mi piaci, mi piaci ancora.
Ho paura a starti vicino perché potrei "partirti" e fare di nuovo un casino, facendoti stare male.

Il taglio (di capelli) è perfetto.

Tu ragioni troppo avanti, stai troppo avanti con le preoccupazioni.
Mi hai messo ansia.

Da uomo sposato io posso scomparire un giorno, un mese, un anno senza doverti dire niente.

Dovevi pazientare.

Lo so che dovrei farmi aiutare ma non ho tempo e non me ne frega un caxxo al momento.

Prima devo sistemare le mie cose.

Oggi vorrei lasciarla, ieri no....sto messo ancora così.

Ho perso 5kg, sono pieno di stress, ho avuto due attacchi d'ansia.
Ho avuto un sacco di cazzi, mia madre, il lavoro, mio fratello e mia sorella, mia moglie....e pure tu.
Sono catapultato solo sul lavoro e penso solo a quello perché mi piace e mi dà soddisfazione.

Tu sei stato un momento felice nell'insieme dei casini che avevo, davvero.

Ero davvero coinvolto, ma non quanto te probabilmente.
Ammetto di essermi sbilanciato.
Avevo talmente tanto la testa tra le nuvole (per te) che mi sono preso una strigliata perché stavo facendo delle cazzate.

Quel mese è stato bellissimo, il 18 giugno è stato bellissimo, lo rifarei 100 volte.
Non è stato il sesso il problema, non farti questa paranoia.

Non ti ho saputa gestire.

Voglio segnarmi tutte queste cose perché voglio che sia l'ultima volta che permetto di farmele dire, perché è stata davvero l'ultima volta che ho a che fare con un uomo indisponibile.
E che soprattutto nutra dei dubbi sull'avere sbagliato qualcosa che irrimediabilmente ha portato alla conclusione il tutto.

Basta davvero.

sabato 3 agosto 2019

Come uno shot

All'ennesimo (sciocco?) sollecito, ha risposto.
Addirittura ha chiamato, una telefonata film perché ricevuta in macchina in bluetooth mentre ero in viaggio con le amiche, sconvolte quanto me dalla sorpresa e con la bocca tappate per non far sentire la loro presenza.

È "disponibile a un confronto" tra 2 giorni, da concordare ora e luogo.
Mi sto cagando sotto, sia per quello che dovrò chiedergli che per il tono che utilizzeremo.
Ah, e ovviamente per le risposte che darà.

Sto continuando ad anticiparmele, immaginando scenari di cui l'ultimo illuminante di stamane, e forse anche il più probabile.

Non so cosa attendermi, non so se ci manderemo a cagare elegantemente (molto probabile) o rimarremo in buoni rapporti (poco probabile).
Spererei che tutto torni come 2 mesi fa (impossibile) pur sapendo che non solo non c'è alcuna premessa, ma soprattutto che comunque le cose sono cambiate e che non c'è più lo stesso grado di spensieratezza e di fiducia.

Ogni scenario quindi andrà buttato giù tutto d'un sorso, perché sarà come uno shot, brucerà tantissimo.

Ma ormai il coraggio (che "uno non se lo può dare") è una variabile che conta poco.

Conta il confronto-scontro, conta che finalmente ho ottenuto quello che voglio da un mese.
Devo tenerlo ben presente, e magari sdrammatizzare un po' con una risata, se capita.