mercoledì 30 dicembre 2015

ogni mio desiderio è un ordine

...o ogni mia paura diventa realtà.


e qui rimettiamo in gioco "The secret", o più comunemente la profezia che si autoavvera, o il portarsi sfiga da soli, per il popolino.


negli ultimi mesi ho molto temuto che 2 amiche trovassero qualcuno.
ed è successo.
forse perchè a 30 anni è normale che qualcuno ti venga dietro, che catturi un'attenzione che poi risulta reciproca.


io lo temevo perchè sapevo che trovandolo non solo non avrebbero avuto più tanto spazio per me, ma che, a rafforzamento, non sarebbero più state disponibili a uscite socializzanti.


di una ho appena saputo, cosa successa ieri.
e sono in lutto.


ecco cos'è questa mia sensazione negativa: è lutto per abbandono di partecipante, di "combattente", che si concretizza in meno occasioni per me di mettere il naso fuori casa, farmi una chiacchierata, divertirmi.
io sono contenta per loro e credo che le mie paure davvero gli abbiano portato bene ma....tutto questo si riflette su di me, sulla mia solitudine che adesso scalpita e inizia a gridare perchè sa bene che sto per farla uscire.


io proverei pure a non vederla così, proverei pure a tentare di ricomporre un po' di dignità e accettare che la vita, per tante cose buone mi stia dando, probabilmente non ha pensato per me quel progetto.


giuro, ci proverei.
se non fosse che io devo dare delle spiegazioni, io ho su di me delle responsabilità di cui la mia famiglia mi ha caricato.
benevolemente, intendiamoci, non con cattiveria.
ma loro si augurano per me che io trovi una persona e metta su famiglia.


si augurano, e il confine con l'aspettarselo è molto molto labile, per cui tradire quell'augurio, quell'aspettativa, è fargli male.
io non voglio fargli male. io non voglio vivere male.


ma questo fardello, di cui più volte e da più specialisti ho sentito dire di dovermi togliere perchè "la vita è la tua e non la loro", non è così semplice da scrollare di dosso.
il nostro cordone ombelicale, per quanto fortunatamente allentato da qualche mese a questa parte soprattutto, è comunque molto saldo.


lento, ma saldo.
e io questa ossessione di dover dimostrare che ce la faccio a trovare una persona, che ce la faccio a volermi bene ed apprezzarmi, che ce la faccio ad appagarli dell'amore con cui mi stritolano...credo mi passerà solo una volta che loro non ci saranno più.


l'ho già scritto, ed è brutto anche solo ripeterlo e metterlo nero su bianco, ma è così.


loro vogliono che io sia felice, e per loro la mia felicità si esprime nel trovare l'amore.
giusto, coincide con la mia.


ma se non trovo, e se scalpito anch'io e mi innervosisco perchè non riesco, e piango perchè mi detesto, per loro è come se non riuscissero loro, come se detestassi loro, come se il risultato del loro amore fosse fallato, non conforme. e per loro è una sconfitta.


io non voglio farli sentire così, preferisco sentirmici io 100 volte in più, ma non ce la faccio a pensare che loro possano sentirsi sconfitti per qualcosa di cui non hanno colpa.


sto studiando un piano, devo cercare di starci attenta, ma devo attuarlo almeno per provargli il contrario.
non so con quale coraggio costruire un castello di bugie, ma spero mi venga nel mentre.
voglio dimostrargli che io ce la faccio, che non sono la figlia decadente e inadatta, la figlia col difetto.


anche se sarà fittizio, anche se sarà temporaneo, so che li potrebbe far calmare da quest'ansia, da questa paura per la figlia che nessuno vuole, per il loro prodotto che non sono riusciti a far accettare dal mercato.


Lo so che loro non pensano cinicamente questo, è ovvio! Ma quale genitore non starebbe male se vedesse il figlio non realizzato in un certo campo, e nello specifico in quello che -almeno teoricamente- ti porti dietro per tutta la vita? E quale genitore non penserebbe di aver sbagliato qualcosa con quel figlio?


Io lo farei, e dal momento che la mia testa è tarata sulla loro, so che lo potrebbero fare.
Non voglio essere la loro delusione, e non voglio essere la mia.

sabato 19 dicembre 2015

Il male di vivere

Stasera ho sbottato.
Non mi capitava da molto, e un po ' credo mi abbia fatto bene.
Un po' come il colpo di tosse per i neonati, mi ha spurgato. Ma magari domani va peggio.

Ho sbottato davanti alle mie amiche, che coi soliti discorsi -in buona fede, per carita'- profetizzavano irreali scenari e imperartivamente mi indirizzavano a pensarla in un determinati modi.

Non me vado fiera, ma il mio "voi cosa pensereste di voi stesse se steste da sole da 15 anni??????" ha azzittito tutto i luoghi comuni, tutte le soluzioni brevi,  le buone psicoterapeutiche intenzioni, tutto.

Silenzio.
Ho chiesto di alzare la mano chi fosse da sola da 15 anni.
Nessuno.
Silenzio.

Purtroppo i miei modi crudi servivano per far vivere indirettamente loro nei miei panni.
So di aver sortito effetto, apprezzo tanto le loro benevole intenzioni, ma per chi come me ha il male di vivere, non c'è soluzione che tenga, tranne una.

Strafottutamente romantica.
L'amore.
Sono ancora convinta che mi salverà, sono sempre meno convinta che arriverà da me in tempo.

Faccio pena, tenerezza, cuoricini su whatsapp.

Ognuno ha una buona parola per me, ma quando parlo della mia bruttezza tutti glissano.
Maree di supercazzole in formato "paragoni con l'amica mia zoppa e storta", ma nessuno che mi salvi dicendo "Elena, la bruttezza non è un tuo problema. Kg in più o in meno non contano, guarda che linee e che viso che hai....non sei seconda a nessuno".

Manca chi può dirmelo, chi può farmici credere seppur scontrandosi col mio cinismo.
Manca la schiettezza di dirmi "si è vero, non sei gran che esteticamente....", perché tutte siamo un po ' ipocrite.

Io me ne faccio una malattia, consapevole che possa allontanare le persone che notoriamente non vogliono avere accanto qualcuno che sta male.

Il mio male di vivere è la dimensione assurda, non meritocratica, punica dello star da sola.
Non mi amerà più nessuno, perché sono brutta e non ho chance.

Ritiro l'ordine fatto qualche settima fa: di sicuro sbagliera' indirizzo.

giovedì 17 dicembre 2015

Dio

Mi impressiono facilmente.
Soprattutto se si tratta di fritti misti che mai avrei immaginato.
Ieri sera ho avuto un paio di conferme, diciamo una più di un'altra, e una notizia shock che stanotte -seppur leggera, seppur stramba, seppur non riguardante me- mi ha tenuta sveglia dalle 4 in poi.

L'attrazione, l'affetto, l'amore, sono molto più labili di un soffio di piuma.
Ne ho sempre più certezza negli altri e sempre più ostinatezza -al contrario- in me.

Tutto scorre, d'altra parte.
Io sono quel chiodolino invece che rimane fisso a parete, a guardare le felicità altrui  improvvisate, volute, difese.
Inizio a credere che il mio ruolo nel mondo sia esattamente questo.
Osservare, non come un voyeur, le dinamiche che spingono l'uno dentro o fuori le braccia dell'altro.
Osservare e fare il tifo, a volte.
Farlo a denti stretti, in altre.
Non farlo, sperando di sentirmi meglio nell'augurare un destino che spesso non ha intenzione di ascoltarmi.

Ma lo faccio giusto per sentirmi importante, per dire "c'ero anch'io".

Io ci sono sempre, osservo e nel frattempo spero.
Per tutte le buone notizie che ricevo dagli altri, mi sintonizzo in uno stato di stendhaliana sindrome, immedesimandomi nei protagonisti e nel vivere quelle emozioni.

Sono stanca di dire che mi mancano molto, stanca e noiosa.
Le simulo, così come simulo del buon sesso mentre sto da sola nel letto.
Mi sento un'aurea che aleggia, che vede vivere, al di sopra delle parti, come un Dio.
Che lo stia diventando?
Il tocco magico, in effetti, sugli altri un po' ce l'ho.