venerdì 29 gennaio 2016

Mi hai rotto i coglioni

Quando ce vo ce vo.
3 settimane a fare gli "amici di telefono", e mai una richiesta di vederci.
Mica ti mangio o ti scopo sul tavolino, cribbio.

"Per me è un modo di fare conoscenza" disse così il cristiano ex azione cattolica...
Mi era abbastanza chiara l'antifona ma non sono assolutamente disposta a: 1) attendere l'anno del mai per un appuntamento; 2) elemosinarlo; 3) rimanere impassibile davanti a questa idiozia.

Hai perso tu caro mio, ho questa vaga sensazione.
Ps: SFIGATO.

lunedì 25 gennaio 2016

Desideri

Ho pensato che cercare un ragazzo richiede dedizione, perseveranza e metodo.
Se poi lo faccio dal divano di casa, ha anche il vantaggio che posso dedicare tutta l'attenzione senza mettermi trucco e parrucco.

Cercare un uomo come cercare lavoro.
Diventa un lavoro.
Così "screeno" i social network di incontri e scorro col dito sí/no. Molti, moltissimi no.
Quello ha l'occhio da stupido, quell'altro ha la posa da insicuro, quello mette solo foto con occhiali da sole (è cieco o strabico?), l'altro non ride mai (e non per la posa da figo, ma per pessima dentizione), quello lecca il cane (norme igieniche dimenticate), quello è egocentrico (solo foto a torso nudo), quell'altro beve male (guarda come tiene il bicchiere!), o fuma troppo (in tutte le foto), uno ha lo sguardo da matto (hannibal), troppo pelato,  troppo capellone, troppi tatuaggi, ancora il piercing???, militare (scarto a prescindere), artista o fotografo (mai più),  fissato con lo sport (foto con le peggio attrezzature), o solo con sport estremi (quindi se non hai adrenalina non riesci a campare bene?), e così via per buone mezzore, quasi tutte le sere.
Diventa un esperimento socio-psicologico, pure divertente.

Poi c'è quello che colpisce, lo sguardo azzurro o il sorriso "sincero" (dietro al quale molto spesso si cela un gran paraculo), e incrocio le dita che la preferenza sia reciproca.
Lo è, daje.
Ma la maggior parte poi si perde nelle parole.
"Ciao", "Piacere, X" non sono grandi modi di approcciare.
Poca fantasia denota poca elasticità.
Io ho bisogno di quella, e di ispirazione.
Proprio oggi mi chiedevo quando è stata l'ultima volta che ho giocato con le parole con un uomo.
Tanto, tanto tempo fa.
Si, neanche con l'ultimo mi ispiravo così tanto. C'era sintonia, ma poi ci fregavamo sui contenuti.

Voglio saper giocare con le parole e che l'altro faccia altrettanto.
D'altra parte ho studiato comunicazione,  ed è una mia prerogativa.
Tanti linguaggi, tanti modo per intendersi e al tempo stesso stimolarsi.
Non chiedo l'uomo poliedrico sotuttoio pigmalione, ma cazzo uno sveglio simpatico che sa stare al mondo.
E che non sia fidanzato, convivente o sposato con 2 figli.

Chiedo troppo, chiedo sicuramente troppo.

martedì 19 gennaio 2016

...scomode verità??

Ieri sera ho avuta una lunga, e a tratti bruttissima, ingestibile discussione con quella che mi piace definire la mia migliore amica.
su questo punto poi ci torno.


da che ha iniziato un discorso un po' contorto, strano, avevo intuito che ci fosse aria di ramanzina. fin qui normale amministrazione, ho fatto il callo al suo essere maestrina che deve insegnarmi a come comportarmi con lei, a cosa dire o non dire o "mi ha dato fastidio" o "hai esagerato".


in realtà quella che appariva una discussione come tante si è rivelata una sorte di apocalisse, perchè il suo incentrarsi su basi che credevo solide di certo uno tsunami lo crea, e divampa dentro e fuori di me.
mi sono sentita dire 2 cose che fanno male anche solo a essere ricordate, e vivendole lì al momento ho avuto un misto tra rabbia (tanta), sconcerto, confusione, disperazione.


mi sono sentita dire che lei non si fida di me.
mi sono sentita dire che non si fida perchè ha avuto dei sospetti.
mi sono sentita dire che ha avuto ragione di credere che io fossi invidiosa di lei, ovvero invidiosa che lei avesse trovato una persona.
che in un qualche modo quindi fossi "cattiva", "marcia".


abbiamo parlato, abbiamo gridato, ho pianto tanto, pianto di singhiozzi di frustrazione perchè non posso, non potevo, dimostrarle l'indimostrabile.


non sono sicura abbia realmente recepito la mia posizione, le mie spiegazioni.
ho dubbi sul fatto che le creda vere.


purtroppo quando si inietta sottopelle il dubbio, è davvero difficile estrarlo, perchè tutto si permea di quello.
ma non ho intenzione di chiederle riscontri, non posso angosciarmi così come ero angosciata ieri.


ho pensato stanotte, ho riflettuto tanto, ho decantato e ancora non sento di aver smaltito del tutto questa sbornia.
mi sono fatta delle domande, mi sono chiesta cosa abbia indotto una persona che mi conosce da 15 anni a dubitare di me.


ho scavato nella coscienza, e ho trovato che in un certo senso quei dubbi erano fondati.


sì, invidiosa. ma non cattiva.
invidiosa nella misura in cui aspiro anch'io a quello che lei aveva raggiunto, aspiro ogni santo giorno dei miei anni.
e quando qualcosa attorno a me va bene, per me è un indicatore.
indica che le cose belle accadono, ma non a me.
il gusto agrodolce mi abbraccia, e una sorta di benevola gelosia prende il sopravvento.
così affronto il cambiamento (degli altri) sulla mia pelle, con stizza perchè non è il mio e devo subire, senza averne controllo, delle modifiche alla mia quotidianità con quelle persone, al mio contatto con loro, al mio tempo con loro, alle modalità con cui sono abituata a interagirci.
ma non è tanto l'adattarsi a questo.
è che tutto questo mi parla, mi sussurra continuamente "stai rimanendo da sola".
lo so già di mio e ne soffro, ne ho una paura fottuta, e averne dimostrazione mi devasta.
sto rimanendo da sola, a 32 anni.


invidia, a tratti gelosia, possessione.
sembrano sentimenti estranei a tutti, perchè siamo tutti santi.


forse ci ha visto lungo, più lungo di me.


ho l'impressione che se non ne nasce un'epifania, dall'incontro di ieri molto si è incrinato e continuerà a farlo, inesorabilmente.
io non ho davvero la forza di tirare le redini, sono stanca di star dietro a ciò che non mi sta dietro.


stanca, perchè a volte sarebbe così semplice farsi servire, farsi trasportare invece di avere l'onere di agire, perchè se non agisci tutto crolla o si incrina o si sporca o si tinge di colori che non vuoi.


sono stanca di pensare di alimentare il fuoco con la diavolina.
dura il tempo che dura, e se non ne metti altra e non hai fatto attecchire, il fuoco si spegne.
io ad oggi, e la vedo come una sconfitta, ho deciso che i miei fuochi li lascerò spegnere.
penso sempre che ciò che semini poi raccogli, ma in realtà è una fantasia amara.
in realtà puoi seminare bene, infondere negli altri sentimenti di affetto, stima, comprensione, che però saranno a uso e abuso loro.
una volta seminati, una volta "avviati", passano di padrone, che ne fa ciò che ritiene opportuno.


sento di non essere necessaria a nessun altro che non sia la mia famiglia.
anche la mia amica, che mi piace decantare come migliore amica e che faceva parte della riga sopra, in realtà può fare a meno di me.
migliore e amica non hanno mai sfregato così tanto.


sono sempre io che fatico a fare a meno degli altri, e questo è un brutto vizio che vorrei togliermi.
mi dico che io senza gli altri sono pochezza, ma con gli altri poi sono invidia, gelosia, rancore, disperazione.
passano molto più questi sentimenti che lo spirito di lealtà, la bontà, la dedizione che offro.
forse è ora di non sprecarmi più per questi valori.


dicono che tutti siamo importanti e nessuno indispensabile.


ecco cosa cerco io, essere indispensabile per qualcuno.
quando accadrà, quando lo sarò, potrò guardare dall'alto in basso le persone che non hanno saputo, voluto, capirmi fino in fondo; capiranno che a fronte di alcuni difetti - e nessuno ne è esente- sono pronta a dare tutto.
io quel tutto voglio darlo, ma non ora e non per chi ho attorno.
basta davvero, se di solitudine stiamo trattando, se sto edulcorando la pillola, allora che di solitudine si parli a chiare lettere.


vivrò sola, morirò sola.
sarò il pezzo mancante, il giocattolo rotto, l'occhio strabico.
mi spiace solo che i miei non volevano per me questa vita interiore, e non me ne scuserò mai abbastanza.



venerdì 15 gennaio 2016

Scendere a compromessi

Diciamoci la verità.
Non sono più la ragazzetta smilza di una volta, risento dei kg e degli anni in più.
Non sono Matusalemme, ma vado per i 33 e notoriamente a questa età se non sei accompagnato devi iniziare a farti domande e a porti risposte. Oppure stai per essere messo in croce.
Ma i compiti a casa li faccio da un pezzo, e negli anni giuro che sono diventata molto più flessibile.

Posso accettare di uscire con un ragazzo che in fondo mi sembra sveglio, intelligente, con cui magari ci scappa la pomiciata a fine serata; lo faccio perché in fondo "essere femmina" implica anche questo, una palestra.

Posso pure accettare danni collaterali, tipo che si accolla o vuole farsi una scopata (che mai avrà da me).

Ma proprio non riesco, non posso perché lo devo a me stessa, uscire con uno che ha una leccata di vacca al posto dei capelli.
Passi il cristiano ex azione cattolica, passi il non-proprio-in-forma ma con un bello sguardo, passi il baciatore disperato che confonde la centrifuga con la lingua.

La leccata di vacca no. Ne vale della mi decenza pubblica.

martedì 12 gennaio 2016

L'embolo

...e poi l'ho fatto.
Non che lui non abbia mai avuto percezione, so che l'ha avuta, ma l'embolo della sincerità si è scaraventato fuori dalle dita e ha fatto scrivere cose.

Frivole, per lo più. Frivole per lui, nel senso che quando uno che non vuoi ti si dichiara farà anche piacere ma a na certa, anche sti cazzi.

Io invece ho fatto una piccola operazione a cuore aperto, come forse non mi è mai venuta così spontanea, con gli altri.
Stream of consciousness.
Vomitato tutto.
Che mi piace, che mi è sempre piaciuto, che lo voglio fuori dalla mia testa per non avere un termine di paragone con ipotetici altri.
Che rosico perché non avrò mai la possibilità di dimostrare a me e lui che ciò che penso sia davvero così. Che staremmo bene insieme.

(Sensazioni già note con altri, un copione già visto, ma non lo imparo mai del tutto perché spero ci sia un finale con sorpresa, o più semplicemente un po' di improvvisazione).

Lui replica una frase che secca tutta il mio morbido sputtanamento.
Morbido poi, esteticamente parlando, manco per niente. Ma dentro di me non può sapere quanto mi sono sciolta, perché lo faccio raramente e di solito solo qui.

Lui risponde che pure se fosse accaduto sarebbe durato poco.
Darmi una padellata in faccia avrebbe fatto meno male.

Faccio sempre lo stesso errore: proietto sull'altro le mie emozioni, e così penso che l'altro provi ciò che provo io, ma non lo manifesta perché semplicemente "è timido/non se lo è ancora detto/sta aspettando il momento giusto/si caga sotto".

E invece no, quando giustifico mi sto già dicendo una bitterica verità. Solo che non voglio vederla.

Meccanismi psicologici semplicissimi, lapalissiani, eppure li manco sempre.
Forma cubica nel buco tondo.

domenica 10 gennaio 2016

Credo

Credo nel colpo di fulmine.
Se una persona ti colpisce, 90% si associa alle tue preferenze anche al di fuori dei canoni estetici.

Credo che gli occhi siano il linguaggio principale, e il primo strumento per capire se l'altro è come pensi che sia.

Credo che non mi sono mai sbagliata finora in tutte le volte che mi sono innamorata, interessata, intrigata nei confronti di una persona di sesso opposto.

E credo che questa sia la mia linea guida, credo che non verrà mai tradita perché la sento intimamente.

Chissà chi sarà il prossimo.

venerdì 1 gennaio 2016

La perseveranza, edizione 2016

Psyco dice che devo coltivare la perseveranza.
Quella è la base dell'autostima che mi manca.
Quella è la base, anche, del cercare e trovare un compagno.

Gli ho obiettato che tutti mi dicono, da anni, che "lui arriverà quando meno te lo aspetti", il che stride con la perseveranza della ricerca.
Mi dice che quella, come immaginavo, e' un'emerita cazzata.
Che se voglio trovare devo cercare, e cercare con costanza, e farmi trovare in tutte le occasioni dove ci sia possibilità di conoscere.

Abbiamo elencato palestra, corsi di ballo, recitazione, vino e affini, qualunque cosa mi permetta prima di tutto di estendere il cerchio sociale, e magari di avere anche un argomento comune da trattare con un partecipante "particolare".

Gli ho detto che sono esausta, stanchissima di cercare perché l'ho già fatto senza ricevere risultati.
Mi risponde "Finora".

Mi dice di continuare, di non smettere di perseguire, di non lasciarmi andare alla pigrizia e tantomeno allo sconforto.
Mi dice che ho centrato tutti gli obiettivi, e ne manca solo ("solo") uno, e che ci riuscirò.

Gli ho detto che il gioco delle sedie sta finendo, mi dice è vero ma non sono ancora fuori, e se non ho nessuno è perché nessuno è stato finora alla mia altezza.
Gli chiedo se sono malata, se mi servono medicine.
Mi risponde che no, non sono malata, che per quello di cui ho bisogno, le medicine non servono.

Fluttuo con un lumicino di speranza in mano, sull'orlo di un crepaccio.
Devo assimilare bene i lutti, digerirli e non fare questi paragoni.
Devo scrivere le mie sensazioni per inquadrare meglio, per evitare drammatizzazioni.

Perseveranza è la parola-chiave del 2016.
Ho bisogno di farcela, e questo è il mio augurio.