domenica 29 novembre 2015

Lui

Eccolo, finalmente lo vedo.
Non chiedetemi come o dove o quando l'ho trovato, ma è Lui.
Lui ha portato quella luce che mancava.
Lui mi scalda nella notte, mi fa sentire donna pur con le mie imperfezioni.

Lui ha un gran cuore, e lo sta donando a me.
Finalmente.
Ho penato per averlo, ho pianto e ho perso la speranza.
E invece è venuto da me, ed è un mezzo miracolo.

Non mi sembra vero vederlo dentro casa mia gironzolare con quel sorriso che mi toglie il fiato.
Guardarmi quando con passione, quando con dolcezza....stringermi forte, farmi passare ogni paura.

Mi vuole così, paranoica e un po bisbetica, vulvodinica ed endometriosica..
Non gliene frega niente dei miei problemi intimi, perché per lui vado una bomba così.
Ed è fantastico pensare che ora non mi devo più porre certe domande, o che debba necessariamente arrivare a una soluzione medica per quei problemi. Se non lo sono per lui, tantomeno lo sono per me.

Sto facendo spazio nell'armadio per qualche vestito che vuol sistemare...è un piccolo inizio, e mi riempie di gioia.
Poi vicini al Natale come siamo, questa sensazione si amplifica a mille, il suo eco risuona in ogni cosa che faccio e penso.

Il primo natale con la persona della mia vita.
Dio....come sono grata!!!

martedì 24 novembre 2015

A caccia di fantasmi

Il castello dei fantasmi fa la sua apertura pre-natalizia.
Puntuale, e sempre pregno di apparizioni in cui perdersi.
Quelli che vedo adesso pero', sono una serie di ologrammi, nessuno convincente o comunque libero da catene.

Voglio tutti, non ne voglio nessuno, ne voglio solo uno. Solo prenderli, già quello mi appagherebbe.

Tutti e nessuno, questi fantasmi che cercano di uscire dal mio castello sono solo palliativi per nascondere, al buio, la tappezzeria impolverata e vecchia.

Sono stanca di vederli senza mai prenderli.
Stanca di guardare quella tappezzeria.
Stanca anche di pensare, sperare, che al sole scompaiano sia loro che l'arredamento.
Che compaia una figura in carne ed ossa.

Sono innamorata, credo.
Dell'amore, di lui e di tutti quelli che ho rincorso e che rincorro tuttora.
Innamorata, ma non scema.
So quando quei fantasmi vanno lasciati stare o cacciati in malomodo.

Vorrei solo che uno di loro venisse a prendermi per mano, per trovarmi a cuore aperto.

sabato 21 novembre 2015

Io ballo da sola

Ecco qua.
Una serata iniziata molto bene, carica.

Ma io ho un problema.
Semplicemente, non riesco a rimorchiare.
Quindi, se la mia amica rimorchia e se ne sta quasi un'ora a spomiciacchiare con lui, io passo la serata da sola.

Iniziamo con le liste

Siamo quasi a fine anno, ma inizio già a fare qualche consuntivo.

Oggi mi prodighero' sulla lista delle persone che quest'anno mi hanno deluso, e sticazzi se lo vengono a sapere da qui (cosa che ritengo impossibile).
Vado in ordine sparso

- Marco: fin quando c'è stato da fare da spalla su cui piangere (seppur a 600 km di distanza) per una storia che non riusciva più a gestire, sono stata al centro di telefonate, whatsappate lunghissime e ragionamenti filosofici. Una volta trovata la chiave, l'estrema ratio per meglio dire, scomparso.  Riappare solo per fare gli auguri di zia e di buon compleanno.

- Vincenzo: mille promesse "poi ci vediamo", mai realizzate. Anzi, organizzava uscite con amici comuni senza che ne sapessi nulla.

- Psyco: mi ha abbandonata a me stessa, semplicemente. Io sono scomparsa, lei è scomparsa. A suo discapito economico, per giunta.

- Fabrizio: varie ed eventuali. Una delusione dopo l'altra, che non mi permette più neanche di parlarne. Passata proprio la voglia e il cuore per farlo. Una sola chicca: da quabdo gli ho scritto a fine settembre, mai una richiesta di chiarimenti. Basta questo per descriverlo.

- Federica, la figlia della vicina: dopo mille contatti e un po che non ci sentivamo, ha adirittura cancellato il mio numero. Meno male che "eravamo in sintonia"!

- Fabrizio H.: classico "butto la lenza e vediamo che succede". Pietoso.

- Ivana: altra chiaccherona. A lei riservo uno spazio particolare al di fuori della menzione speciale per i colleghi di lavoro. Da 3 anni e mezzo che la conosco, mille promesse di vederci e mai mezza volta in cui sono riuscita a beccarla da sola per parlare,  visto che a parole scritte era tutta un "ci sono per te, quabdo vuoi". Ecco, mi hai fatto passare la fantasia.

- Mara: vedi Ivana, con l'attenuante fidanzato e fuori Roma. Ma aver saputo quasi per sbaglio che di sposava, non l'ho ancora digerito.

- Pamela: vedi Marco, ma almeno sta cercando di recuperare.

- Simone: mille volte, mille, gli ho scritto. Ha sempre risposto a mezza bocca. Altro che per 3 anni è stato qui a Roma e mai un sabato sera insieme, anche se quando ci vedevamo a lavoro ci divertivamo un sacco. Bah.

- Serena: viene a Roma, tutta propositiva per vederci, e scompare letteralmente. Non posso inseguiti gioia mia. Poi mesi dopo dice candida "Ma quando vieni su a Torino?". Ovvio che poi rispondo fredda.

- Silvio: fin quando non aveva più amici ne ragazza, ogni weekend ci sentivamo o vedevamo. Gite organizzate, bevute e risate. Poi l'eclissi, bevendosi il cervello per una tedesca chiesta in sposa (a buffo?).

- Veronica: fatto regalo per Narale anno scorso, di cui devo ancora sentirmi dire "grazie"; acquistati 2 bei regali per i bimbi per il compleanno, poco prima del mio. Mai ricevuto neanche un pensiero.

- Veronica e Lollo: se dai buca per più di 2 volte ai loro "eventi", sei fuori. Che miseria.

Menzione speciale per I colleghi dell'ex lavoro:

passi che sono venuti alla mia festa di compleanno, ma da 7 mesi ho sempre inseguito io loro e mai viceversa. Mi hanno sempre dimenticato negli eventi fatti insieme, sempre venuta a saperli di straforo, ma incredibilmente sempre inclusa nelle liste per fare i regali di compleanno. Che come una signora ho sempre fatto, aderendo o di mia sponte.

Addirittura colleghi di team che non mi hanno mai neanche chiesto come stessi dall'altra parte. Ed eravamo un team "molto unito".

A tutte queste persone non mando il sonoro vaffanculo che in tempi non sospetti avrei detto.
Gli dico solo che stanno bene dove stanno.
Francamente, me ne infischio. Ora perlomeno.

lunedì 16 novembre 2015

A tutto foco

A tutto foco, diceva una mia amica.
Mi piacerebbe andare a tutto foco, più volte al giorno.

Ma devo fare i conti con nervi poco saldi, come stamattina.
Ho fatto la figura della schizofrenica a lavoro. Non trovavo un faldone che avevo creato io, che ero sicura che ci fosse perché lo avevo messo a posto io, e sono crollata.
Nel cercarlo strenuamente, pur sapendo che avrei potuto ricrearlo senza grosse difficoltà, mi sono ritrovata nell'ordine a:
- incazzarmi con il mio collega perché intrinsecamente pensavo lo avesse preso e spostato lui
- incazzarmi con me stessa perché pur essendo sicura di averlo creato e messo a posto, per più di un attimo ho pensato di averlo perso
- disperarmi perché dove sapevo che DOVEVA essere, non c'era
- frustrarmi perché stavo facendo vedere di non essere altezza
- deprimenti e piangere per non essere riuscita a fare una cosa fatta bene, anche dopo averlo trovato intatto (ma fuori posto).

Capisco da questi elementi che ho PAURA di essere giudicata ancora insufficiente, e che ogni passo "falso" -se così posso definirlo- per me è sinonimo di essere inadeguata a quel ruolo, meritevole di essere declassata.

Lo so che hanno parlato di me nei pochi istanti in cui non c'ero.
Lo so che la mia "emotivita'", così la chiamano, deve essere messa sotto guinzaglio, e più faccio così più mi do la zappa sui piedi.

Ho pianto spesso a lavoro in questi mesi, per PAURA.

Ora basta però.
Che pensino che sono inadeguata, che mi declassino, che abbiano un'idea deviata e invera di me.
Loro devono piantarla di osservarmi,  ma soprattutto io devo piantarla di sentirmi sotto i loro occhi.

Io sono io, e voi non siete un cazzo.
Ecco, vorrei andare a tutto foco con questa idea, ma il freno a mano me lo mette sempre un'umilta' di cui non riesco a fare a meno.

Mi esercitero' affinché il menefreghismo sul pensiero altrui abbia la meglio sulla mia umiltà.

mercoledì 4 novembre 2015

5

Novembre 2010.
Non so neanche come raccontarlo. Ogni parola in testa sembra scivolare via priva di un vero senso.

Probabilmente perché il mio racconto, il mio punto di vista su quei giorni di novembre, ne ha molto poco, di senso, rispetto al protagonista degli eventi.

Stupidamente, per più di un momento, gli ho anche aggiunto la colpa di aver rovinato il mio, di evento.

Io Davide non lo conoscevo.
Lo avevo visto alcune volte, raccontato da mio fratello e da sua sorella.
Una personalità un po' bizzarra per i miei canoni, un ragazzo che aveva avuto qualche piccolo travaglio, per lo più lavorativo, come capita a tanti.
Che ogni tanto se ne usciva con un modo diverso per avere uno stipendio, mi ricordo negli ultimi la vendita a domicilio di profumi falsi d'autore.

Non so se gli è bastato davvero così poco, una storia impegnativa finita, o se ci piace pensarlo così, romanticamente, quando sotto c'è altro che nessuno saprà mai.

Ma Davide, dimenticato dai più, il 3 novembre del 2010 ha semplicemente lasciato il PC acceso sul suo giochino preferito; si è tolto gli occhiali e le scarpe; ha legato alla panca da palestra quella corda comprata da Brico qualche giorno prima.
Si è seduto sul davanzale, e si è buttato.
La notte baciava la campagna di Rieti.

Mi immagino i fanali dell'auto di sua sorella, qualche decina di minuti più tardi, che nell'innocenza lo andava a trovare dopo lavoro.
Vedo quei fari attraversare il cancello di casa, e illuminarlo. Un fantoccio, con il viso di fratello.
La mia mente non riesce ad arrivare più in là nell'immaginazione del volto di lei deformato alla sua vista, al suo riconoscimento; nel vederla scendere e chiedere aiuto, e strapparlo alla corda sperando di strapparlo alla morte, che l'aveva anticipata di un soffio.

4 novembre.
Sono felice a Torino.
Ho conosciuto e sto frequentando quello che per molto tempo crederò l'uomo della vita, lontano 600 km, invisibili al mio sentimento.
Sono felice perché la sera prima ero uscita con gli amici e lo avevo sentito, e non vedevo l'ora di poterlo rivedere perché il 5 sarei scesa a roma per il compleanno di papà.

Ma salto sulla sedia.
Le 9.30. Sono a lavoro.
Mio fratello mi chiama dicendo che sta tornando a roma, ho immaginato per un secondo che anche lui volesse partecipare alla sorpresa per papà.
È morto Davide, Elena.....s'è impiccato.

Vuoto.

Quella famiglia era ormai lontana da noi, mio fratello e la sorella di Davide si erano lasciati 6 mesi prima dopo anni di fidanzamento.

Ma in un attimo, è stato come se nulla fosse accaduto.

Cambio il biglietto aereo e su quel volo - il caso sa sorprenderci risultando a volte impreciso, a volte inadatto - incontro il ragazzo della sera prima, che mi aveva chiesto il numero.
Su quel volo io penso a Davide e lui che voglio rivedere dopo quasi un mese; ma bacio quel ragazzo che non vedro' e sentirò mai più, sintesi della confusione della disperazione più totale.

Quel ragazzo a 600 km da me era la mia buona notizia di quel fine settimana lungo una vita.

Lui, che riesco a vedere a malapena un sabato pomeriggio, ancora sconvolta, e che non capisce -non gli importa di capire- il mio stato d'animo.
Dopo il funerale, dopo i singhiozzi, dopo il pranzo amaro e la sera silenziosa e vuota, cerco di riprendere le redini della razionalità.
Contatto ed esco con i miei amici il sabato sera, con la promessa che con lui ci saremmo rivisti in seconda serata.

Ma anche lui, metaforicamente, muore.
Non chiama, non risponde.
Sono spaventata, penso al peggio, continuo a chiamare quel cellulare a cui mi aggrappo; per un attimo penso che sia meglio sapere un'altra brutta notizia piuttosto che pensare che mi abbia dimenticata.

Era poco prima l'inizio del derby.
Mi manda un sms candido, ha bevuto troppo e non sapeva dove aveva messo il cellulare, dimenticato chissà dove.

Non ci sto.
Lui DEVE ESSERE la mia buona notizia di quel weekend di dolore.
Ma io devo partire, alle 19 ho il volo, bisogna sbrigarsi. ..ma perché non ha pensato che io lo stesso aspettando? Come ha fatto a dimenticarsi dell'appuntamento?
Tengo il punto, lui secco risponde che non sono nessuno per avere certe pretese.
Ci vediamo subito dopo il derby? No.

Sul volo con me viaggiano il dolore e l'amarezza, lo sconcerto e la disperazione.

Solo molti mesi dopo riesco a smaltire quella delusione, mentre Katia e mio fratello - Davide una cosa buona è riuscito a realizzarla,  nonostante tutto- si sono ritrovati.

E oggi c'è Pietro, 40 giorni di vita, che quest'anno il 3 novembre ci ha fatto sentite tutti un po' meno soli.