L'impressione è di averlo a un passo, peccato ci sia di mezzo una crepa nel terreno larga più della mia capacità di saltare.
Vicino, ma lontanissimo.
Tutti i giorni ho questa sensazione e ora la voce che rinnega la mia disponibilità è più labile, meno incisiva e arriva come un'eco, quasi incomprensibile.
Terribile il pensiero che ad oggi nessuno riesce a schiodarmi lui dalla testa, e chissà quanto impiegherò a farlo in autonomia.
Spesso mi chiedo chi sarà il prossimo, altrettanto spesso ho il terrore che l'ultimo in ordine sia anche l'ultimo nell'anima.
Gigantesca sensazione di irreparabile, tutto si circonda di punti interrogativi e io piango al pensiero che non sono soddisfatta.
Mi dico ancora di pazientare, di prendere tempo e aspettare il nuovo ruolo con entusiasmo e caparbietà, come se quello sostituisse la mia fede nella relazione.
Passerà anche stavolta, anche lui come sono passati gli altri, come è passato Daniele, che pensavo non sarebbe più uscito dal mio interno.
Sono un po' stanca di essere irrisolta, un po' delusa non da me stessa, per una volta, ma dalle circostanze.
Sono stanca delle attese, delle parole in sospeso, di quelle non dette, di quelle dette o ricevute male.
Sembra non ci sia soluzione di continuità alla mia instancabile ricerca dell'Altro, sembro incredibilmente invincibile contro la resa, non dico assoluta ma magari solo rimandata, messa in pausa.
Più me lo dico, di mettere cuore e cervello in standby, più mi accorgo di fare il contrario.
Spendo energie a tentare di far accadere l'impossibile, o semplicemente l'inverosimile.
È tanto fuori norma sognare una vita in comune, una famiglia, una convivenza, un amore?
Credo che nei prossimi mesi dovrò riguardare certe mie priorità, dargli uno slancio diverso, aggrapparle ad altro, scuoterle, lasciarle andare.
Credo che il segreto della felicità sia davvero vivere ora e qui.
L'unico neo è che ora è qui non vorrei essere sola.
Conviene?
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