mercoledì 28 ottobre 2020

Tentare non nuoce(?)

Ci ho provato,ho preso coraggio e gliel'ho chiesto.
Con una domanda candida ma secca.
Ti va di venire a dormire da me domani?
Sapevo che c'era una percentuale minima di sì, ma avevo bisogno di chiederglielo.
Me lo sono inmaginata tutta la mattina, e quand'è così succede come quando hai uno spasmo alla peristalsi.
Devi buttar fuori.

Come da pronostico la risposta è stata un no camuffato da problema logistico.
Mi sono vergognata di aver mostrato debolezza.
E credo che nei prossimi giorni sprofonderò nella vergognata e farò silenzio stampa.

Mica mi sto flagellato, capiamoci.
Volevo chiederglielo e l'ho fatto.
Quando si prendono i pali è normale provare vergogna.
Ma non me ne pento, prima o poi sarebbe accaduto lo stesso. Ho solo cercato di cogliere la palla al balzo in un momento in cui ci siamo concessi parecchie licenze, per 2 che non sono nè amici nè amanti.
Fatto bene o fatto male mi importa poco.
Lui sapeva già, prima di questa esternazione, dove volevano arrivare le mie intenzioni.

Sono andata a bruciapelo, ma non credo si sia scandalizzato, ecco.

E niente, tanto questo periodo è un palo dopo l'altro, un po' ci sto facendo l'abitudine, un po' ricordo di tempi andati e come degli anticirpisono rimaste in me alcune difese contro le sberle.
Per cui rimango serena, non aspiravo a un sì in fondo. Era un bisogno mio, indifferente all'esito.

Cambieranno le cose? Boh, non escludo nulla, ci può stare. Se tanto la direzione è quella, lo sarebbe stata anche se avessi aspettato tempo.
Forse è proprio vero che in cuor mio voglio depurarmi dalle relazioni interpersonali, e che questo viene annusato, percepito dagli altri perché in qualche modo invio dei messaggi in questo senso.
Non c'è nulla di male, se depurazione voglio cje sia, depurazione sarà.

giovedì 22 ottobre 2020

La gabbia

Sto lavorando tanto, ma faccio passi da gambero.
Ogni volta che penso di esserci vicina, ecco che lui mette la freccia e scappa, o perlomeno non mi dà corda.
Mi cerca, sicuramente perché gradisce il mio approccio virtuale ma...oltre a chiedermi favori, rimane lì sul suo.
In poche righe ho riassunto quello che banalmente si chiamerebbe friendzonaggio.
Vorrei solo che si desse quella possibilità nella sua testaccia.
È così difficile?!? Sì, lo è stato anche per me nei confronti di chi non mi convinceva.
Ho sperato di averlo qui da me almeno una notte, sembrava gi fossero buone speranze...ma niente, prevedibile per carità.
Mi sto costruendo una gabbia dorata per rimanerci in comfort.
Voglio lui così non posso mettermi in gioco con altri.
Che poi, du suo periodo è davvero complicato, con le relazioni sociali ai minimi termini per il covid...boh, sono annoiata terribilmente, e in parte anche un po' agitata non so se per causa del fatto che ho smesso di fumare o perché il pensiero costante di Fabio mi stanca talmente tanto da far reagire il mio corpo con una strana smania, soprattutto la sera.
Come se aspettasse qualcosa, ecco.
Credo di essere abbastanza centrata, mi piacerebbe solo che Fabio svanisse un po' dai miei pensieri, anche a costo di sostituirlo con un altro a cui non piaccio.
Giovanni, che era forse l'unico a poter mettere in forse la "leadership", è scomparso dopo non aver risposto a stimolo.
Continuo a essere stanca di alzare la mano, ho smesso anche di chiedermi perché non induca l'altro a cercarmi, ma questo ordine delle cose mi sta stretto.
Forse la depurazione che ho iniziato deve andare così, e probabilmente io stessa sono nella condizione di indurre gli altri ad allontanarsi.
Come se sentissero che io per prima, intimamente, voglio mettermi un po' di pace addosso, pur sperando sempre che l'incertezza si tramuti in concretezza.

lunedì 12 ottobre 2020

Come si fa?

A gestire una sbornia del genere?
L'impressione è di averlo a un passo, peccato ci sia di mezzo una crepa nel terreno larga più della mia capacità di saltare.
Vicino, ma lontanissimo.
Tutti i giorni ho questa sensazione e ora la voce che rinnega la mia disponibilità è più labile, meno incisiva e arriva come un'eco, quasi incomprensibile.
Terribile il pensiero che ad oggi nessuno riesce a schiodarmi lui dalla testa, e chissà quanto impiegherò a farlo in autonomia.
Spesso mi chiedo chi sarà il prossimo, altrettanto spesso ho il terrore che l'ultimo in ordine sia anche l'ultimo nell'anima.

Gigantesca sensazione di irreparabile, tutto si circonda di punti interrogativi e io piango al pensiero che non sono soddisfatta.
Mi dico ancora di pazientare, di prendere tempo e aspettare il nuovo ruolo con entusiasmo e caparbietà, come se quello sostituisse la mia fede nella relazione.

Passerà anche stavolta, anche lui come sono passati gli altri, come è passato Daniele, che pensavo non sarebbe più uscito dal mio interno.
Sono un po' stanca di essere irrisolta, un po' delusa non da me stessa, per una volta, ma dalle circostanze.
Sono stanca delle attese, delle parole in sospeso, di quelle non dette, di quelle dette o ricevute male.
Sembra non ci sia soluzione di continuità alla mia instancabile ricerca dell'Altro, sembro incredibilmente invincibile contro la resa, non dico assoluta ma magari solo rimandata, messa in pausa.

Più me lo dico, di mettere cuore e cervello in standby, più mi accorgo di fare il contrario.
Spendo energie a tentare di far accadere l'impossibile, o semplicemente l'inverosimile.

È tanto fuori norma sognare una vita in comune, una famiglia, una convivenza, un amore?

Credo che nei prossimi mesi dovrò riguardare certe mie priorità, dargli uno slancio diverso, aggrapparle ad altro, scuoterle, lasciarle andare.
Credo che il segreto della felicità sia davvero vivere ora e qui.
L'unico neo è che ora è qui non vorrei essere sola.
Conviene?


mercoledì 7 ottobre 2020

Il patto col diavolo

La cosa più frustrante delle mie emozioni è credere in un tempo lontano, o improbabile, in cui io e l'altro ci amiamo, anzi, l'altro mi ama senza se e senza ma.
Pericolosissima sensazione perché talmente forte che avvicina il vero all'ideale, ncollandomi addosso una muta che tutto respinge, fuorché l'idea di lui.

Oggi sono scesa a un compromesso che mi farà più male che bene, ma in fondo al mio stomaco ho sentito una vocina ripetermi "meglio provare e fallire che non provare mai".
Cosi mi sono convinta di stare alle sue "condizioni", se così si possono chiamare le briciole di attenzione che è disposto a darmi.
Attenzione, ma non cura, nè altro.
Non mi pensa, non mi considera come io sto facendo con lui e mi sta anche bene.
Pensa al fatto che è confuso e che se deve farmi male allora meglio non vedersi mai.
Mi fa male già adesso, figuriamoci.
Per cui mi sono detta che non voglio perdere un minuto di lui, in senso lato, ovvero godermelo per quel poco che riusciremo a condividere, fosse una serata senza baci o una notte nello stesso letto.
Va contro ogni mia persuasione, lo so bene, ma anche stavolta -come fatto con Roberto- ho voglia di rischiare un po', di vedere che c'è oltre,cose c'è, e soprattutto di vivere una cosa che nonostante sia solo nella mia testa, quantomeno è quotidiana e tattile. Lo posso sentire, lo posso abbracciare.

Non userò mettere in dubbio le sue incertezze per persuaderlo a trovare in me io suo punto fermo.
Se lo conosco un po, non sarò certo io.
Ma succede come con Simone, preferisco avere nella mia vita qualcuno che sia qualità anche se a un costo piuttosto alto, che privarmene completamente.

Questo è il patto che ho accettato, con lui ma ancor di più potentemente con me stessa.
Mi sono detta disposta a stringere i denti e ricevere anche brutte notizie, perché ho voglia di vivere e ho voglia di far vivere lui nella mia vita.
Tanta sete di vita, e voglio che lui ne sia un agente inconsapevole.

Magari domani cambierò idea, ma per adesso mi sta bene cosi, e spero di dover affrontare il più tardi possibile un discorso come quello di oggi, in cui non ha fatto una mossa per darmi speranza ma neanche un passo indietro per non volermi.
So che mentre io penso a lui, lui pensa a un'altra e non posso farci nulla, se non aspettare in silenzio l'evolversi del suo cervello.

Ho firmato mentalmente io mio patto col diavolo, un tentatore in giacca e cravatta dalle parole confuse e dal sorriso e sguardo magnetici, bollenti.

Mi faccio un in bocca al lupo solo per ricordarmi che in ogni caso io vengo prima di tutto, prima di lui e prima del pensiero di noi due insieme. 
Devo riconoscere col tempo che io sono la persona che ha scelto questa sorta di sacrificio ma che non deve dimenticare mai chi è, indipendentemente da come andrà.
Mi faccio coraggio, mi armo di pazienza, un lungo respiro.
Si parte.