martedì 17 marzo 2020

Sparare col bazooka al moscerino

Non sono stata a guardare.
Dopo travagliate settimane piene di pazienza, di gelosia, di attese spesso non ripagate, di pochi alti e parecchi bassi, di qualche umiliazione ricevuta, di decisioni prese ma di poco coraggio nell'attuarle "perché fa comodo avere uno con cui scopare una volta la settimana"...alla fine non ho retto più.
Dopo alcuni rifiuti, per un motivo o per un altro, per un impegno, per il suo lavoro, per la sua stanchezza e infine per il coronavirus, è arrivata la famosa goccia che fa traboccare il vaso.

Un video, anzi 2, miei un po "hot", che sembrava ben predisposto a ricevere...denigrati con poche parole. Fatte poi passare per "stavo a scherzà, era per provocarti".
E infatti ho risposto alla provocazione, nel mio peggior modo.
Vomitandogli tutta la mia frustrazione, tutto quello che penso mi abbia umiliata non ultimo questo episodio, il fatto che lo trovi uno stronzo che non ha mai dato peso a me, al mio valore, a quello che dico. Ho dato sfogo a tutta la mia invia e gelosia nei confronti dell'americana, l'ho apostrofato male ma come è effettivamente giusto che sia, una troia. Una che segretamente da un anno tradisce il marito con sogni di gloria verso un italiano dall'altra parte del mondo, che predispone un viaggio di un mese qui a Roma da sola per stare con lui...come vuoi appellarla. 
Lo so. Fossi io non mi definirei troia.
Ma è lei, lei che lo ha "stregato" motivo per cui con me è sempre stato anaffettivo.
Per cui sì, per me è troia.
Ho vomitato il fatto che non siamo a uomini e donne e lui non è un tronista, che serve rispetto per riceverlo, che non pensasse di essere migliore di me o che io non abbia un cervello.
E poi ancora al telefono in un tripudio di insulti da parte mia, perché più vedevo la sua freddezza nel rispondermi più mi incazzavo e soprattutto mi ha fatto malissimo quando alla mia domanda "perché sono sempre la tua ultima ruota del carro" ho sentito rispondermi "dimmi perché dovresti essere la prima".
Questo la dice non lunga, lunghissima sul fatto che se ci fossimo visti per una sola notte o per 100 giorni come è stato, la sua visione di me non sarebbe cambiata di una virgola.
Neanche un moto, mai, di affetto, di riconoscenza, di tenerezza ma in senso umano, in generale dico.

Per cui lì non ci ho visto più e visto che continuava a dire che gli stavo rompendo il cazzo con quella telefonata -mai avuta una telefonata con lui in 100 giorni, mai- ho minacciato di dire all'americana di noi 2.
Era per vedere se ancora non dava peso alle mie parole, per metterlo alla prova visto che se ne stava sbattendo altamente.
S'è incazzato, ha iniziato a urlare che io non lo vado a minacciare e che pagherò le conseguenze di una cosa del genere, che ho cagato fuori dal vasetto...e mi ha riattaccato in faccia.
Ho provato a richiamarlo 9 volte, perché non sopporto chi chiude le conversazioni in faccia all'altro. Piuttosto incazzati e replica, ma non attaccare.
Non ha mai più risposto.
Gli ho scritto ancora, e anche il giorno successivo solo per scusarmi del tono usato. 
Ha detto che è meglio chiuderla qui, ma lo aveva già detto la sera prima e mi pare evidente che lo avessi detto anch'io quando l'ho mandato a fanculo sbroccando.
"Siamo incompatibili e non ha senso"...ma va??
Ho solo replicato che per scopare non serve essere compatibili di carattere, ma il rispetto si, serve sempre.
Mi sono anche abbassata a dirgli che in ogni caso mi ero affezionata.
Mai ricevuta replica, come se adesso fosse lui la parte lesa e offesa.
Non io, che per 100 giorni ho avuto davanti uno con personalità multiple a seconda che fosse sobrio, ubriaco, di cattivo umore.
Non io, che ho provato ad agire sempre con gentilezza ricevendo gelo, a volte anche qualche insulto da ubriaco, e un mezzo pugno sul mento "per scherzare", sempre da ubriaco.
Non io, che ho provato a plasmarmi sui suoi modi di fare, sulle sue stupide premesse (non voglio una storia seria), sul suo modo di fare sesso, a volte piacevole ma altre meccanico, con lui che sembrava assente.
Non io, che mi sorbivo i suoi discorsi sull'americana a colazione quando dormiva da me.
Ma la colpa è mia, ho sbagliato io a credere che ci fosse speranza che un ragazzo spigoloso e grezzo venuto dalla strada potesse affascinarsi a questi miei modi, a me.
Il patto era chiaro, e lo avevo accettato.
Non è stato più sufficiente nel momento in cui ok niente sentimenti, ma scopiamo perlomeno.
Sempre meno, sempre meno volte, sempre più dilatato nel tempo (1 volta a settimana se non 1 ogni 2).
E in più, ogni richiesta era vanificata nel nulla.
Troppo "dimentico" lui, troppo preso dal suo lavoro di cameriere che manco il CEO di un'azienda, troppo poco tempo per sè stesso diceva, figuriamoci per te.
Ma per lei, fusorario complice, tempo e come.
Anche lei gli sbrocca, ma se la tiene cara.

Ecco, questi paragoni mi fanno male e so che dovrei evitarli.
In questo ancora sto indietro nonostante l'analisi, questo mix di senso di inferiorità e di abbandono, sintomi entrambi di mancanza di fiducia in me e di sindrome da troppo controllo.

Sono passati alcuni giorni ma brucia ancora.
So di aver fatto la cosa migliore per me perché andare avanti avrebbe comportato lo stesso risultato ma con ancor più dolore in un certo senso.
Ma brucia l'essere stata cattiva, mi pesa proprio tanto.
Forse era l'unico modo per finirla, sparare col bazooka al moscerino.
Forse in modo soft mi avrebbe ripresa, come ha già fatto a gennaio.
E invece io intimamente volevo togliermi sto stress.

Ho stupidamente, nelle settimane scorse quando avevo lui ma anche un altro paio di situazioni, scherzato sul fatto di "oh io sti ritmi non lu posso tenè, dormo poco faccio tardi mi alcolizzo durante i giorni lavorativi, scopo troppo".
E poi, pam! Passetto passetto mi ritrovo a non avere più nulla, e a ritrovare solo me stessa.
Come a depurarmi, e di questo probabilmente avevo bisogno.
Dopo 100 giorni da leonessa come mai mi era capitato.

La cosa più stramba è finire una pseudostoria durante la quarantena.
Posso vantarmi almeno di aver vissuto anche questo, in controtendenza col resto delle persone che probabilmente in questo periodo staranno cercando di rafforzare rapporti proprio in virtù di una distanza materiale non voluta.
Non so se lui mi mancherà, perché se provo a ricordare i momenti belli insieme in realtà me ne vengono in mente un paio soli...belli poi, diciamo intensi, simpatici.
Il resto è una mamma che va appresso al figlio di 4 anni, con la stessa volubilità e la stessa attendibilità.
Come saggiamente mi diceva un'amica, io ho dovuto non essere me stessa per stare dietro a lui e forse anche questo ha contribuito a non farmi apprezzare.

Sempre là stiamo, la ricerca di riconoscimento.
Continuo a dirmi che lui dirà di me "quella matta, stronza" e non ricorderà nient'altro di me.
Una sconfitta.
Poi mi dico, è una fonte attendibile? No, e un po' mi calmo.
Lo ringrazio perché con lui ho imparato tanto altro di me, in primis nella sfera sessuale che finalmente, dio sia lodato, finalmente gira come dovrebbe girare.

Non so quando avrò qualcun altro con cui fare sesso, per cui ho ovviato acquistando il mio primo dildo.
Non lo avrei mai pensato in vita mia, giuro, ero di quelle puritane che "dildo, io? Lo lascio alle ninfomani!".
Per cui davvero per me questi 100 giorni sono stati rivoluzionari.
Ora devo solo abituarmi all'idea di non potermi più rivolgere a lui, per quanto ribadisco che nell'ultimo mese ci saremmo visto sì e no 3 volte.
Era comodo perché stavamo a un passo.
Se fosse evoluta, ci saremmo fatti la quarantena insieme, qui da me.
Ma così non è. 
Da lui non potevo ricavare altro, questa è la dura verità.
Ci siamo fatti compagnia nelle nostre solitudini, per quanto possibile.
Mi spiace avergli impresso un pessimo ricordo di me, ma non sarà peggiore di quello che ho impresso io del suo.
Mi mancherà materialmente, ma per il resto...balle di fieno che rotolano, e lo dico pur portandogli ancora stranamente rispetto.

Spero solo che un giorno potrò mancargli (mai), che possa aprire gli occhi e capire la mia rabbia, ma soprattutto ciò che volevo difendere di me, di noi in parte, anche contro l'"attacco americano".
Ma è troppo egocentrico e limitato, e solo in un mondo perfetto sarebbe così.

La verità è che si può scendere a compromessi, ma solo se si ha guadagno.
Io ci ho provato. Per una buona volta ci ero anche riuscita, ma il guadagno è stato sempre meno.
Allora la mia natura è tornata, si è fatta largo, ha fatto spazio nuovamente all'orgoglio, benedetto e maledetto insieme.
Io sono questo, non c'è un cazzo da fare.



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