mercoledì 31 dicembre 2014

Tempo di bilanci

Odio capodanno e pensare che visto che domani ricomincia un anno nuovo, allora sembra che molto debba cambiare rispetto al precedente.
Dal momento che non è così, che un giorno vale l'altro è MAGARI potessimo resettare pensieri parole opere e omissioni con la mezzanotte tale da poter ricominciare davvero, mi piace però ripensare a 365 giorni che sono la continuazione e il prologo al tempo stesso, con tutti i loro "accadimenti".
Stilo la lista della spesa e una top list particolare.

Negli ultimi 365 giorni ho:
- vissuto in affitto
- bevuto molto, ma spesso bene e in bei posti
- mangiato molto, ma spesso bene e in bei posti
- presi 5 kg
- acquistato casa
- preso il mutuo
- avuto 3 scatti d'ira importanti
- versato molte lacrime, una volta anche di gioia
- perso un "amico"
- conosciuti in senso biblico 5 uomini
- frequentato in senso platonico 1 altro uomo
- fatti 2 viaggi all'estero fuori Europa
- cassato un viaggio al Londra senza rimborso del volo
- fatti quasi 12000 km con Mia
- trascorsi N weekend a Sabaudia
- pagato N cene
- cambiato psyco
- cambiato nutrizionista
- finito cure per vulvodinia
- ricominciato a fumicchiare
- iniziato cure per endometriosi

La top list riguarda frivolmente le frequentazioni avute:
- miglior bacio: L.
- migliore sc****a: V2
- miglior sesso orale: L.
- miglior fisico: V2
- miglior momento romantico: F2
- miglior momento-sorpresa: L. e V1
- miglior momento post coito: V2
- peggior bacio: K.
- peggior fisico: K.
- peggior prestazione: F1
- peggior dimensione: F1
- peggior momento post coito: K.

Il 2014 non è stato eccezionale come qualità di serenità e positività generale, nel senso che l'amaro in bocca che ancora ho non mi fa annoverare negli eventi importanti tutte le risate fatte con lui, le passeggiate e i panorami visti, il senso di compiutezza e del sentirmi a casa, quella vista dalla finestra della sua camera, il sole, la sabbia,  la birra spagnola, il bbq, cedergli le chiavi di Mia...perché ad oggi non contano più.

domenica 28 dicembre 2014

pochezza d'animo

...con queste 3 parole ha riassunto 4 mesi di domande, e un anno intero di esperienza insieme.
la chiamo "esperienza" perché non so più darle nome, dopo quelle 3 parole.
non amicizia, non affetto reciproco, non "culo-e-camicia".
non più.
ha chiarito quasi candidamente, con aria dimessa e pieno di sensi di colpa che se è vera la pochezza d'animo gli saranno passati 10 minuti dopo, tutto ciò che io ho temuto e che in parte ho realizzato. ma sono una che "la speranza è l'ultima a morire" e avevo accarezzato l'idea che la sua fosse solo vergogna mista a timore di farsi avanti, ma che nutrisse in cuor suo un sentimento di mancanza del mio affetto..
non è così, e questa nuova doccia scozzese mi fa quadrare i conti da una parte, mentre mi lascia un ulteriore lavoro da svolgere, la rilettura di 12 mesi fianco a fianco.
rileggere il tutto in chiave di pochezza d'animo per me significa dare senso zero a ciò che al tempo mi è sembrato sentito da parte sua.
significa declassare la solidità che pensavo aver costruito con lui in una meno nobile temporanea necessità del momento.
finiti i giochi, giocattolo vecchio si butta.
so che non è la fine del mondo, so che ci sono situazioni ben peggiori di questa.
la delusione ormai ha rastrellato ogni altro sentimento.
rancore, ira, vendetta sono tutti appassiti di fronte al fatto che provarli voleva dire avere coscienza che l'altro era in grado di nutrire certi sentimenti ma se ne è privato e ha privato me di quelli; invece l'altro è proprio lontano anni luce dal provarli, è pochezza d'animo, e di fronte a quella alzo le mani.
incapace di sentire, e di sentire l'altro, un'attenuante che mi impedisce di sparare. sparerei alla croce rossa.
delusione, nient'altro.
duro lavoro di rilettura, comprensione di alcune dinamiche che erano mascherate un po' dai miei occhi, un po' dalla sua codardia, e si va avanti.
non voglio più incontrare persone così. non voglio illudermi di avere davanti qualcuno che si rivela poi essere tutt'altro.
ancora una volta mi chiedo come ho fatto a non accorgermene, a come ho deviato una realtà forse fin troppo trasparente, tale da indurmi in errore, a non vederne il difetto principale.
io però sono sicura di ciò che ho visto al tempo, ed era ben lontano dalla pochezza d'animo.
non so se poteva esserne una sfumatura camuffata, ma ciò che importa ora è che seppur ci torno col pensiero, niente mi quadra più.
vorrei essere tanto forte da depennare tutto, e invece mi trovo ancora troppo spesso a pensarci, a ricordare e avere davanti scene, oggetti, persone, modi di fare con tanti riferimenti a lui, a noi.
ho comprato persino casa in un posto vicino a una piazza col nome della sua città.
come potrò mai dimenticarmene?!?
qui scatta la paura, di non riuscire mai.
avere in testa tutto, ancora limpido, sentire risuonare quella voce, guardare ancora il cellulare che non squillerà più con il suo numero, anche a orari insoliti, vivere luoghi di tante risate...
morto, come fosse morto.
non mi importa molto di come invece viva, ma chiunque ha subito un lutto lo sa che quella persona non uscirà mai dalla propria vita.
per quanto poi ne abbia fatto parte, è indipendente secondo me.
è la qualità, non la quantità, che fa la differenza.
e in questa particolare situazione, è anche l'addio che non aiuta.
addio scarno di empatia, addio di 4 mesi concretizzato in un'ora, addio mio, non suo, perché lui non ha bisogno di dire addio a qualcuno per cui in lui risuona solo pochezza d'animo.
addio unilaterale, doloroso per metà, incatenato a quelle parole scritte, manco a voce.
ricomincio il conto dal 26 dicembre.
resetto 4 mesi perché il dolore di quelli ha lasciato il palco a un dolore nuovo, vivo, vivo perché di confronto, di realizzazione di quelli che sono stati solo dubbi.
ricomincio dal 26 dicembre.
tot settimane, tot mesi per riprendermi, guardare avanti è un dovere, guardare indietro è una sgradevole costante.
ricominciare da me, da quella mancata gioia e amore, che questo 2014 ha prima provato a iniettarmi per poi prelevarmi con gli interessi.
non sono fiera di come sono adesso. tanti difetti a cui porre rimedio, tanti brutti pensieri che mi solcano in lungo e in largo le giornate.
tanto grigio, tanta disillusione, poco affetto sincero e una resurrezione che tarda a venire.
vorrei promettermi che dal 26 dicembre possa essere una persona diversa, ma fin quando mi leccherò le ferite, e passerà tempo, mi conosco, tutto ciò che attorno a me andrà per il verso giusto non saprò coglierlo e al contrario, lo combatterò.
vorrei che questo 26 dicembre fosse la crepa nel cuore che distingue il prima dal dopo, un cambiamento se non radicale almeno progressivo e diffuso.
buoni propositi, sì...
in attesa di cosa? di un'altra batosta.
ecco come vivo le mie giornate, aspettando che quella successiva sia peggiore della precedente, e sperando che non lo sia.
poi arriva la pochezza d'animo che purtroppo mi permette di pensare che è vero così, che il peggio non è mai morto e che per quanti sforzi io riesca a fare, ci sarà sempre qualcosa di più forte dei miei buoni propositi.
mi spiace dirmelo, vorrei averne una controprova, vorrei alimentare la speranza che non tutto è veramente così bastardo.


ma secondo me lo è e lo sarà sempre, e la mia lotta continuerà a essere quella di sopravvivere alla durezza di questa vita, e non di godermene davvero i frutti.
ogni volta che ne ho goduto, sono stata punita.







































martedì 23 dicembre 2014

Non perdono

Niente, più provo a far uscire quello spirito natalizio e cristiano con cui sono stata educata,  più il mio rancore cresce.
Non posso, non riesco a essere clemente e perdonare, a maggior ragione sotto questi giorni in cui la felicità finta, ben simulata o forse anche vera delle persone esce fuori come un muro per me.
Non ti perdono, non sono in  grado di farlo, non è un sentimento per me, o semplicemente non lo è verso di te.
Vorrei che tu provassi la metà del dolore che mi hai provocato deliberatamente,  che per mezza giornata ti permeassero la malinconia e la tristezza che inondano le mie da ormai 4 mesi.
Vorrei che ti sentissi solo, ma solo davvero, e senza una meta.
Vorrei che chiudessi gli occhi e ti invadesse l'ansia che mi fa dormire male la notte, e che il nervosismo si impossessasse dei tuoi pensieri tale da non renderli più tali, ma solo vomito.
Ecco la mia lettera a Babbo Natale.