E poi arriva un momento in cui le persone si fermano.
Scelgono, e si stabilizzano.
Tutte le smanie, i dubbi, le insicurezze si placano.
Capiscono che si sta bene così, che si sta meglio di prima, che i ruggiti lasciano il tempo che trovano perché niente è più bello di assestarsi, condividere magari un plaid la sera e un bicchiere di vino, fare i pancakes insieme, programmare viaggi e fughe, interessarsi ai discorsi dell'altro.
Così vedo alcune persone a me vicine, e ne sono in parte affascinata e in parte "affranta".
Loro non torneranno più, hanno lasciato sul campo quel lato oscuro e interessante, ma d'altra parte hanno trovato la pace, quello che stento a trovare io.
Una foto color seppia è quello che di loro rimane, ma solo perché sono diventati adulti in un battito, senza che avessi tempo per far diventare quel seppia una foto a colore.
Così sono io a rimanere indietro, a guardare con benevolenza, come un vecchio, queste situazioni terrestrialmente normali, ma non per me che vivo così fuori da quell'ordinario.
Non mi chiedo più se è quando accadrà la redenzione anche in me, non ho più tanta voglia di pensarci per non abbattermi.
I conti me li faccio tutti i giorni e mi placo solo al pensiero di essere "ancora" un under 35.
Magra consolazione, ma pur sempre uno spiraglio.
Non so davvero se sono pronta a una vita a due, a sacrificare la mia indipendenza e i miei spazi per un altro.
Non posso saperlo, finché non provo.
Banale, eh? Mica tanto....