martedì 23 agosto 2016

Banalità

E poi arriva un momento in cui le persone si fermano.
Scelgono, e si stabilizzano.
Tutte le smanie, i dubbi, le insicurezze si placano.
Capiscono che si sta bene così, che si sta meglio di prima, che i ruggiti lasciano il tempo che trovano perché niente è più bello di assestarsi, condividere magari un plaid la sera e un bicchiere di vino, fare i pancakes insieme, programmare viaggi e fughe, interessarsi ai discorsi dell'altro.
Così vedo alcune persone a me vicine, e ne sono in parte affascinata e in parte "affranta".

Loro non torneranno più, hanno lasciato sul campo quel lato oscuro e interessante, ma d'altra parte hanno trovato la pace, quello che stento a trovare io.

Una foto color seppia è quello che di loro rimane, ma solo perché sono diventati adulti in un battito, senza che avessi tempo per far diventare quel seppia una foto a colore.

Così sono io a rimanere indietro, a guardare con benevolenza, come un vecchio, queste situazioni terrestrialmente normali, ma non per me che vivo così fuori da quell'ordinario.

Non mi chiedo più se è quando accadrà la redenzione anche in me, non ho più tanta voglia di pensarci per non abbattermi.
I conti me li faccio tutti i giorni e mi placo solo al pensiero di essere "ancora" un under 35.
Magra consolazione,  ma pur sempre uno spiraglio.

Non so davvero se sono pronta a una vita a due, a sacrificare la mia indipendenza e i miei spazi per un altro.

Non posso saperlo, finché non provo.

Banale, eh? Mica tanto....

lunedì 22 agosto 2016

Zona di comfort?

Credo sia l'ora di mollare.
Mollare l'interazione con lui, che pur essendo un buon punto fermo, non mi dà nulla.
Non può essere del tutto mio e neanche lo voglio.
Ora è distante migliaia di km per la sua vacanza in famiglia, e sono 9 giorni che non sento la sua voce. ..eppure non mi manca come vorrei.

È ora di finirla, è ora anche di darmi una svegliata e pensare che la vita "rassicurante" -come dice psyco- che mi sono costruita forse necessita di qualche scossone.

Lui c'è da 6 mesi, ma non c'è mai in realtà.
Siamo amici di telefono e WhatsApp, abbiamo sempre poco tempo per stare insieme nelle rare volte in cui riusciamo a starci.
E diciamo la verità, non è che siano andate gran che, e di questo me ne assumo la mia percentuale di responsabilità.

Quindi?
Se non riusciamo neanche a star bene intimamente insieme, che senso ha il tutto?
Il niente in realtà....ci teniamo compagnia nelle nostre solitudini. La mia più accentuata, la sua probabilmente indotta da una routine che per quanto varia ha dei down di motivazione.

Compagni di solitudine, ecco quanto.

E questo in certo senso è rassicurante, è omogeneo, è familiare.

Io ora ho bisogno di uscire da questa omogeneità.
La scossa di metà luglio mi ha messo tante paure in più ma anche grilli per la testa.

Voglio mettermi in discussione, voglio annusare il non comfort.
È giusto così, e per quanto mi dispiaccia pensare alle mie giornate senza di lui, mi stimola pensare a cosa mi inventerò per scacciare la solitudine, o semplicemente viverla ed accettarla.
Per una buona volta.

Settembre, come spesso accaduto, è mese di cambiamenti e nostalgia.
Dicono che bisogna essere resilienti, cercherò di imparare a farlo.