domenica 27 febbraio 2022

Speranze

Mamma sta bene, e ringrazio il cielo per questo.
Un problema enorme è stato eliminato, devo riavituarmi a vivere respirando come non avevo più fatto negli ultimi venti giorni.

Ma la realtà è che non posso.
Domani e martedì avrò la mia di sentenza.
Può cambiare davvero tutto, nonostante abbia assorbito la già brutto notizia dell'ecografia del 14.

Vorrei solo una speranza da coltivare, ho bisogno di una speranza.
Poi che non si concretizzerà sarà un altro discorso, farò i conti col mio senso di colpa per lui e abbracciamo più da vicino altri piani da mettere su in relativi fretta.

Vorrei solo che mi dicessero che nonostante la situazione disastrata c'è ancora qualcosa da fare.
Vorrei essere trattata da essere umano, da donna, non da paziente o da numero.
Vorrei avessero la sensibilità necessaria per farmi attraversare questa condizione, e magari digerire piano piano la notizia.

Vorrei che mi rassicurassero che non si tratta solo di miracoli se accadesse.
Non voglio fare la fine della mia psicoterapeuta. 

Vorrei che mi mettessero già sotto cura per mesi, dopo i quali possa comunque provare.
La speranza è davvero molto sottile.
Come il mio endometrio, la parte più rognosa del mio intero corpo.

lunedì 7 febbraio 2022

preghiera

Come faccio a dormire stanotte?
Seimila pensieri e preoccupazioni, scenari apocalittici hanno fatto un buco nella testa e si sono innestati.
Difficile mandarli via stasera.

La vita è così fragile.
Basta un foglio, un referto, e tutto cambia.
O niente cambia, ma l'attesa ti spezza dentro.

Credo sia il referto più temuto dal 2004 di Stefano.

Nel frattempo io cerco di non pensare ai miei problemi, alle cose che devo fare per forza, ma visto che sono necessarie tocca farle.

Nel frattempo la testa si sgancia e ruota attorno a un futuro immaginato, di qui e l'estate, di piani saltati, vacanze saltate, facce scure e tenerezza.

Mamma non lo merita. Non adesso, non questo.
Temo di averci dormito sopra, di non aver preso in considerazione alcuni segni, di non essere stata capace di interpretare il suo malessere e di non averla spronata abbastanza, anche malamente, a farsi vedere ma da uno forte davvero.

Temo che il ritardo possa giocare un brutto ruolo.

Non poterle stare fisicamente accanto in questi giorni di attesa e pazienza mi annienta.
Ed è quasi paradossale, sto spesso con lei ma nei momenti che contano non ci posso essere.

Dio probabilmente non mi ascolta per tutta una serie di motivi. 
Ma se proprio non vuole ascoltare me, ascoltasse lei come destinatario di ciò che dico. Un po glielo deve, è sempre stata un'ottima cristiana, non merita un trattamento simile. 
Non adesso, non così.

Per cui se Dio mi sta ascoltando pur malvolentieri, desse un'occhiata a lei. La preservasse. Ha ancora tanto da vedere e da vivere, perché vive per gli altri, e gli altri sono lei stessa.