domenica 25 ottobre 2015

A pezzi

Mi sento sola.
Anzi, lo sono.
Più cerco di urlarlo più non riesco a farmi sentire.

Più cerco di essere apprezzata e piu mi faccio detestare.  
Più cerco di sentirmi amata e più mi ritrovo arida.

Devo trascorrere le prossime settimane nell'angoscia di non sapere che ne sarà di me a lavoro, nella paura di perderlo per "scarso rendimento", con un mutuo sulle spalle.
Ho bisogno del sostegno dei miei amici ma di contro voglio chiudermi a riccio, perché nessuno riesce ad arrivarci a capire come sto.
Nessuno è disposto a star vicino a chi non sta bene.

Nessuno vuole chi non sta bene, chi non si piace, chi ha un po' di male di vivere.

Non sono riuscita a costruire relazioni stabili con quelli che erano la mia cricca a lavoro, e che magari un giorno o l'altro potrebbero essere quel qualcuno che mi può dare una chance in più.

Invece sono sola, sono ritenuta un peso, sono troppo poco adatta alla vita sociale di questo genere.
Sono una lavoratrice onestà e di buona volontà, eppure sembra che traspare tutt'altro. Traspare ciò di cui io non ho coscienza, eppure mi ritengo una persona attenta.

Mi stanno per rovinare, e posso solo pregare che non mi diano il colpo di grazia.
Troppo sarebbe il peso e la vergogna da sostenere io e da far sostenere ai miei.
Soprattutto economicamente.

Sono a pezzi.

lunedì 19 ottobre 2015

Sacrosanta verità

La sacrosanta verità è la banalità fatta frase, che quando te la dicono vorresti trapanare le loro teste, aprirle e metterci un biglietto con scritto "ma vaffanculo".
E invece scopri che in alcune circostanze questa sentenza lapalissiana prende forma anche su di te.

Le cose accadono quando meno te lo aspetti.

Ed ecco che un tuo amico che si riteneva spacciato con la donna che amava, si trova a riceverne la dichiarazione; che il trombamico di fiducia ti dica che si sta frequentando con una e vuole fare il bravo, per cui ciao ciao; che riceva a lavoro un feedback lontano dall'essere positivo, e che ti mette in discussione su tutti i fronti. E ti ispira quella paura di perdere l'opportunità, l'attimo, e il lavoro stesso.
Mentre tutti gli altri avanzano, o stanno per farlo a te invece, quando meno te lo aspetti, arriva una breccola para para sullo stomaco, e non ti senti più la stessa.

Proprio te, che ti sei sempre sentita all'altezza e addirittura sottovalutata, ti ritrovi a non essere abbastanza, a non aver creato l'alchimia in ufficio, a essere mediocre.

Mediocre.

È una risonanza magnetica questa parola, mi taglia a strati la testa e in ognuno lascia l'impronta.

Posso dire che al momento non me la passo bene: sono sola, sto rischiando il lavoro e risulto antipatica agli altri. Quest'ultimo è un corollario di tanti piccoli ragionamenti, fondamentalmente relativo a persone di cui non mi frega gran che, ma che mi fanno palestra.

Io sono una testa di cazzo, una umorale che fa salaltare i nervi agli altri, un'incazzosa da risultare meschina, e guadagnarmi il favore di un gruppo non mi è mai venuto bene.
Questo ora torna a bomba sul lavoro.

Vaffanculo.