sabato 20 giugno 2020

Stanca

Sono stanca.
È l'1 di notte, sono stanca di andare a dormire a qualunque ora con un martello in testa che mi ripete "sei sola".
Le medicine che mi hanno dato funzionano a intermittenza, si certo dormo, ma ho tanta sonnolenza, anche in serate come questa in giro con le amiche.
Quasi che non veda l'ora di tornare a casa.
Tornare a casa da chi?
Da me stessa, dai miei pensieri battenti come ante mal agganciate durante una giornata ventosa.
Vorrei un segno, un qualcosa che mi faccia sperare che adesso non sia tutto qui.
Poi gli occhi si chiudono, la giornata finisce e ne riparte un'altra con la stessa stanchezza negli occhi; la riconosco in quelli di mia madre.
Stanca di pensare a progetti che mi limitino il numero di pensieri e che siano di accrescimento per me.
La verità è che sono fondamentalmente un po pigra e un po apatica, perché in questo momento le me conta solo una cosa, che non sto trovando, e dove spendo tutte le mie energie e potrei scrivere libri sui cluster di comportamento dei miei interlocutori.
Ma sono stanca soprattutto di vedere negli altri qualcosa di diverso e migliore di me.
Perche lo so che è pura e scorretta percezione, ma che ci devo fare, non riesco proprio a togliermi di dosso i confronti, e a divertirmi a perderci ogni volta.
Sono stanca di recitare parti: della forte, della corazzata col cuore debole, della donna-mamma, della falsa coinvolta, della predatrice, dell'infoiata del sesso.
Sarebbe tutto molto più facile se si parlasse a cuore aperto, no?
E invece perché mettiamo tutti sti preconcetti in mezzo, tutte ste parti recitate...per confondere l'altro. Per vincere e averne il controllo.
Io non sono brava in questo e mai lo sarò.
Per cui sono stanca anche di pensare che al collega non debba dire niente.
Io ce l'ho qualcosa da dirgli, che è davvero di una banalità disarmante: mi piaci, vorrei rivederti.
Invece è tutto così complicato per me, perché poi alle miriadi di opzioni a dire una roba del genere e pentirmi subito dopo, perché c'è gente che mi dice di star ferma.
La questione non è solo ottenere il risultato.
La questione è mostrare me stessa, senza se e senza ma.
Mi piaci, vorrei rivederti. Mi sta sul cazzo questo silenzio. Vuoi?
Semplice, senza fatica.
Sono già abbastanza affaticata di mio sto periodo.

lunedì 8 giugno 2020

Pali ripali contropali e muri

Mi rendo conto di essere ripetitiva, e giustamente la diagnosi è di un livello sortosoglia di ossessione, di pensieri rimuginanti.
E ho capito talmente bene questa cosa che oggi sono andata contro un muro a 200 all'ora con la sicurezza che fosse di gomma.
Invece era proprio muro.

Sono una scheggia impazzita.
Il bisogno di non star sola, di avere qualcuno da pensare, ma soprattutto di adrenalina per vincere la noia mi stanno mangiando dentro.
Non sono più in grado di scindere non solo il giusto dallo sbagliato, ma anche il ridicolo dal decoroso.
Probabilmente, con la combo di martedi scorso col collega, il punto di basso di questo pazzo 2020.

L'ho già detto che sono stanca, stanca di me, dei miei modelli mentali, delle mi fisime anticipatorie dei comportanti altrui (perlopiù imperfette), della psicoterapia, persino delle poche medicine che prendo da poco.
Sono stanca di aspettare, di ricorrere persone e tempo. Stanca di sentirmi in ritardo, vecchia per il mio tempo.
Stanca di sentirmi a paragone con gli altri. Di spendere energie sui rimuginamenti, sul cellulare, sulle strategie degli altri.
Stanca di farmi andare tutti sul cazzo.

Io vorrei solo un po' di pace.
Mi sento più folle adesso di quando ho iniziato la psicoterapia di ottobre.
Ero forse meno consapevole ma forse più equilibrata.
E qualcuno questo squilibrio lo nota nettamente, anche a livello sessuale.
Vedi Matteo che è venuto, ha fatto quel che doveva, ed è letteralmente scappato via.

A me serve solo pace con me stessa, perdonarmi per aver deluso le mie aspettative.
Mi sento come un giocatore che perde la marcatura dopo un dribbling subito, è in ritardo sull'avversario per riacchiapparlo, ha l'ansia di riprenderlo sapendo che è stata una cazzata sua averlo lasciato andare, e gli fa un fallaccio.

Ecco.
Io sto mettendo un cerottone a tutte le mie aspettative fallite sapendo che sono in ritardo, cercando di farmi andar bene una vita che non volevo vivere cosi, non così sola.

Vorrei recuperare energie e concentrarmi su qualcusa di mio, ma non so da dive partire, per cui non parto mai. Che peccato, la mia mente gira e potrebbe essere sfruttata molto di più, ed è come se avesse bisogno della spintarella.
Spero nella spintarella da qualcuno che non sono io, perché da sola non me la sarò mai.

mercoledì 3 giugno 2020

Errore?

Dall'andamento della giornata e del suo silenzio, mi verrebbe da dedurre che sia un errore.
Prologo: collega, più o meno della mia età, per cui ho avuto un colpo di fulmine 6-7 mesi fa.
Piano piano, anche se lui lavora in un altro ufficio, iniziamo a parlare scherzare, entrare in confidenza anche in modo molto simpatico.
È un tipo sveglio, di quelli che io chiamo Ironman perché fa la qualunque e gli piace dirlo.
Gli piace piacere perché sa di essere un bel ragazzo, e la simpatia lo rende ancora più interessante.

Va beh fatto sta che dopo parecchie finte promesse, inaspettatamente ieri mi contatta per venire dalle mie parti a ora aperitovo.
Premesso che ero ubriaca lercia da ora di pranzo, arranco all'aperitivo ma fondamentalmente la conversazione scivola liscia.
Arriviamo sotto casa mia, decide di venire su per l'amaro.
Scopiamo, mi scopa anche abbastanza aggressivo ma non mi dispiace.
Riesco addirittura a convincerlo di rimanere a dormire da me.
È da febbraio che un uomo non dorme da me.
E l'ultimo non è stato neanche Roberto.

Prima di dormire e dopo la scopata ho vaghi ricordi di discorsi in cui lui cerca di capire perché lo consideri un paraculo di cui non fidarsi.
Un motivo particolare non c'è, è questione di sensazione a pelle.
Dal canto suo ciocca secco un mio scudo da finta distaccata.
Mi dice che sono una stronza perché dovrei conoscerlo come persona e non come collega, che per farsi una scopata non aveva bisogno di cercare una collega quindi se è qui è perché gli piaccio.
Faccio il pieno di quello che mi dice.
Ci diamo la buonanotte con un bacio e un nell'abbraccio nel letto, ritrovato alla sveglia.
Lui, rincoglionito il giusto, io operativa per andare a lavoro prima di lui, ci salutiamo sotto casa con un bacio a stampo.

Dopo di che, il solito silenzio.
Non sapevo neanche io cosa dire, poi mi sono decisa e gli ho scritto, un messaggio lungo ma ironico, per fargli capire che mi va di conoscerlo come persona e non solo come collega.
Tendo la mano insomma.
La stessa mano che è ancora li.

Ad aspettare?
Non credo più a tutte le storie che si dicono prima e post sesso.
Da lui mi sarei aspettata esattamente questo.
Avrebbe solo dovuto evitare di parlarmi del mio nervo scoperto per poi mostrarglielo col messaggio che, ad adesso, suona fuori luogo.
Ieri diceva che apprezza molto di me, e 
quasi lo spiazza, la mia trasparenza.
Ecco, io sono contenta di essere rimasta coerente, però certo....sputtanarmi gratuitamente col silenzio di fondo, un pochino mi odora di mossa falsa, di errore.

Non credo accadrà chissà cosa nei prossimi giorni, mi aspetto stessa indifferenza se non marcia indietro a trovare ciò che eravamo prima delle 22 di ieri.