martedì 30 ottobre 2018

Cenerentole denoantri

Il brutto della stragrande maggioranza delle generazioni femminili cresciuta a pane e favole, è che maturi false credenze.
L' uomo della vita, a cavallo, vestito d'azzurro; la storia perfetta, l'essere amata incondizionatamente e gratuitamente, ricambiata e senza problemi attinenti al quotidiano; il matrimonio gioioso, l'abito bianco, la musica di sottofondo a un ballo a due, gli invitati tutti contenti; i figli, subito, belli come il sole, maschio e femmina per avere l'assortimento; la vita felice a due.

A due.

Questo è il problema.
Che tutte le favole prendono le protagoniste come idiote, che non possono basarsi da sole e quindi hanno per forza necessità di avere l'altro.
Così anche noi cresciamo con l'idea di non essere abbastanza, di avere un pezzo mancante, e se questo pezzo non lo trovi rimani una bambola rotta, o la sorellastra acida della principessa.
Perché ai maschietti non si fa tutta questa enfasi sulle favole?
Semplice, perché sono loro i salvatori, loro a scegliere, loro i vincenti.
Quindi non c'è da mostrare gran che.

Noi povere sfigate invece dobbiamo sfacchinare e passare mille difficoltà per cosa? Per essere scelte da lui.
Per essere scelte.
Non per scegliere, ma per essere scelte.

Queste sono le cattive convinzioni con cui ci hanno fatto crescere e che ci hanno fatto credere reali.

Che fregatura!

sabato 20 ottobre 2018

Un sacco di liuta

A volte boh, non mi sento me.
O meglio, non mi sento a mio agio nel mondo che ho costruito, quello vivo che ho tra le mani, quello che stringo forte e a cui tengo.
A volte, come stasera, mi viene solo quel vuoto che non mi fa parlare, che mi racconta di altro vuoto e altro ancora, che mi scava dentro e fa un carotaggio delle mie paure per mettermelo sotto al naso e dirmi "lo vedi, sei così piena di questa che se vuota di altro, dei sogni, delle prospettive, dell'amore....come fai a campare così????".

Io la risposta la cerco ma non la trovo.
Trovo pensieri ripetitivi e fulminanti, che lacerano il cervello in un continuo susseguirsi di affermazioni anch'esse vuote, che non guardano al futuro perché non lo riconoscono.
Non ne vedono il senso.

Sanno solo dirmi che non sono adatta a questa vita, a questi miei drammi veri o presunti, che sto buttando anni dietro al vuoto pensando di attarcarmici con le unghie, pensando abbia senso e abbia senso rincorreelo.

La dura verità è che io sono vuota, che ho perso per sempre speranze e sogni, cibo per l'anima.
La verità è che dovrei pensare di curarmi seriamente, invece che fare 4 chiacchiere con l'analista 2 volte al mese.

Sto peggiorando notevolmente, e se penso che questa estate era stata una buona estate e ho ricordi vividi e belli...neanche mi riconosco.
Mi chiedo se siano stati illusioni, placebo per nascondere il vuoto.

Sto male, sto davvero male e non so con chi parlarne, o se farlo proprio, perché io realtà non ho quasi più niente da dire.

Sono vuota, un sacco di liuta appoggiato a terra, inerme.
Mi sono detta in tutti questi anni che dovevo tirarmi su, per la mia famiglia.

Non riesco più e non so quanto riuscirò a mentire ancora.

venerdì 19 ottobre 2018

Sei una bella persona

Una frase del cazzo.
La frase del contentino, della finta gentilezza, della chiusura.

Come il "Non sei tu, sono io".

Elucubrazioni a parte sulla sua psicologia e motivazioni, sul suo essere così con tutte -dicono, da quando ha avuto la breccola dalla ex-, sulla sua indisponibilità a storie, quello che mi rimane è un bel calcio nel sedere.

Mollato io il "mio lui", mollata dall'altro, a questo punto mi chiedo se avrò ancora opportunità.
C'è voluto così tanto per darmene una in più, quasi 3 anni per una scopata fatta con tutti i crismi...Mi chiedo quanto adesso dovrò di nuovo attendere, quanto mi va di attendere e se sia il caso di acquistare un vibratore.
Non scherzo.

È un bel problema il fatto che mi sia capitata una buona scopata dopo 3 anni, perché le altre - con tutto il sentimento, per carità- diciamo che sono escluse dalla menzione per la quasi nulla performance. N.c. insomma.

Mi chiedo anche che cazzo di ragionamenti mi metto a fare, come se scopare fosse il mio obiettivo primario.
No.
Non lo è, ma con quest'ultimo ho capito che personalmente nulla mi viene per caso, e basta pochissimo per farmi passare la voglia o fidarmi dell'altro e farmela salire a 1000.
Pochissimo, particolari forse.

Ci sono elementi ben precisi che mi avvicinano fisicamente a un uomo tale da poterci fare sesso.
Carattere a parte, e quest'ultimo ne è prova calzante, è un misto di sensazioni e paura (per questa vedi dopo): baci buoni, ma buoni intendo niente movimenti a cazzo della lingua, ma pensati, armonici, non vorticosi, non monotoni; un buon odore, di alito in primis ma anche di pelle, di sensazione; un buon tocco di mano, intendo a livello da quella che mi sfiora la guancia, all' abbraccio appassionato, alla carezza in zone altre; il movimento insieme, da vestiti, l'armonia e la sincronia; il bacio sul collo, quanta lingua ci mette e come, se morde o meno; e da lì in poi la curiosità sale pari passo con la paura.

Sto benissimo, tutto va secondo ciò che mi piace, c'è sintonia.
E adesso però il momento della paura e della verità, quello in cui calano le mutande: sarà troppo grande, troppo piccolo, largo o stretto, storto o dritto, maleodorante, sgraziato...oddio, e se mi fa male? Se rimango delusa?

Quindi in realtà a volte potrebbe dirmi benissimo fino al petting, e dopo avere una brutta sorpresa e farmi calare tutto.
Come già successo, peraltro.

Non è vero che è solo il bacio l'indicatore, cosa che ho pensato fino a poco tempo fa.
Per me, che sono una scopatrice poco assidua, certi "particolari", una volta arrivati a quello step, contano e come.

Poi ecco, trovo "quello" giusto nelle caratteristiche e nella performance - da non sottovalutare affatto, non come facevo con il "mio lui"...-, e niente, mi sento dire che per lui possiamo rimanere amici perché ritiene che io sia una bella persona.

Dubbi che mi assalgono, paure inconfessabili, un disastro nella mia testa.
Sono una bella persona.

giovedì 11 ottobre 2018

Sprechi

Mi sono invaghita di uno con un naso orrendo, che si mangia le parole, con la voce nasale, basso, con un po' di panzetta.
Il tutto solo perché ci sono finita a letto e sono stata scartata.
Se una di queste 2 cose non fosse accaduta, probabilmente non mi sentirei invaghita.
Perché dico io, perché ogni stracazzo di volta mi succede la stessa cosa, perché mi pervade la stessa sensazione, perché mi ritrovo a elemosinare su un catalogo di Tinder sapendo che gli uomini non si scelgono a catalogo, solo per colmare un vuoto di attenzioni che in fondo stavo chiedendo e sarebbero così facili da darmi???

Vaffanculo. Tutti gli uomini. Vaffanculo.
Non vi meritate la mia parte bella, non il mio fisico e neanche i pompini. Niente. Tutta fatica, e mascelle, sprecate.

domenica 7 ottobre 2018

Volevo solo coccole e sesso...

Ecco.
Domani è una settimana che non ho alcun contatto con lui.
L'ultimo è stato davvero sbilenco da parte mia, ma alla fine pentirmi o meno di quello che ho detto avrebbe senso?
Avrebbe cambiato le cose se fossi stata più attendista e meno smaniosa, meno attaccata a una risposta per l'offerta (di solo sesso) fatta?
No.
Perché comunque che sarebbe successo?
Che ci saremmo rivisti quante, una-due volte per quel proposito, per poi essere lo stesso sfanculata con la stessa giustificazione.
"Non è scattato quello che pensavo".

Non so neanche se sperare in un suo ricontatto e nel caso per quanto altri giorni/settimane?

Che palle, da queste situazioni non imparo mai abbastanza, non a sufficienza per capire quando devo fermarmi.

È che ho sempre lo stesso problema: io vedo situazioni diverse dall'altro.
Possibile che puntualmente mi sbagli?
Non so davvero interpretare certi segnali o semplicemente evito di entrare in dissonanza cercando di non vederli per giustificare il fatto che andrebbe bene così, con un po' di sforzo....

Ma non sto andando al bagno, che devo forzarmi...
Va beh quindi che succede adesso?
Niente.

Il nulla cosmico, rotoballe.

Niente whatsapp, niente interesse per nessuno.
Figura di merda, forse, con lui, che ci scriverà su una bella short story su quella che cercava coccole e sesso, che s'è accollata male, ma visto che so più figo l'ho scaricata con eleganza attraverso il silenzio.

Non me pensa proprio più, manco ha partorito pensieri più ampi come questi...quasi sarei più tranquilla.

E invece...invece è successo anche a me semplicemente di dimenticare qualcuno che non mi ha colpita, con cui ho fatto calare sipario e silenzio, senza stare a fare elucubrazioni, senza proprio pensare...
Cancellato, rimosso senza dolo, archiviato nell'oblio.

Quindi ci sta che lui faccia altrettanto.
Odio perdere, perché questa è una sconfitta, perché quella era una sfida, e lui l'avversario.

Ecco tutto.
Rabbia? Tristezza? Fastidio? Malinconia? Delusione? Dimissione?
Tutto.

venerdì 28 settembre 2018

Nella mia mente

La questione è molto semplice.
Si sceglie il meglio per sè stessi, è un istinto ancestrale.

Così che piccole sfumature che magari sottovalutiamo di noi stesse, diventano giganti mammut per l'altro, è di conseguenza impenetrabili foschie di goccette d'ansia per noi che non ci arriviamo a capirlo.

Probabilmente quel meglio di me non l'ho dato, me ne rendo conto benissimo...
Conta così tanto però per il buon andamento della storia, così tanto che io sto qui a mangiarmi le mani e magari di là dal muro del silenzio, neanche ci pensa più.

Ecco, la differenza irrisolvibile tra uomo e donna: il primo agisce, la seconda rimugina.
Faccio un tonfo nel clichè più sdrucciolevole.
Cazzo, la caduta fa male.
Il mio orgoglio è la caviglia distorta.
Lui, la buccia di banana.

Dovrei imparare a sorridere di queste bombe d'acqua autunnali che insistono sul tetto delle mie emozioni; in fondo non si sgretolerà per 4 gocce.
Invece no, per sicurezza chiamo il muratore nonostante il danno sia minimo, giusto qualche tegola spaccata.
E il muratore furbo che fa, dice che la impermeabilità del tetto è più scrausa di quanto si aspettasse, e quindi il danno è più costoso.
Così quel tetto diventa cadente ai miei occhi, e anzi mi pare di vedere anche un paio di macchie d'umidità nelle pareti interne.

Se ci avessi riso su, non avrei pagato nessun danno.

Così funziona la mia mente emotiva; quella infantile che chissà da dove stracazzo ha messo a punto quel senso di abbandono e rifiuto (una mezza idea ce l'ho, ma mi sembra esagerata), e lascia quindi il passo all'irrazionalità che non vede l'ora di metterci il carico.
Torno bambina, sperduta come oggi a ora di pranzo mentre vagavo a piedi in preda ai pensieri più misti e assurdi.

Sono io o non voglio più esserlo?

mercoledì 26 settembre 2018

Correzioni

Sentirsi rifiutati è una pessima sensazione.
Può succedere da un amico, dal partner della vita o da uno occasionale, ma fa comunque male.
Il rifiuto da parte dell'altro atterra le nostre capacità di saperci riconoscere come validi, adeguati a quella situazione.

Di conseguenza, l'ego sbatte da una parte all'altra dell'universo insicurezza, in cerca di un appiglio o di una controprova che gli dia una mano a tornare alla sua realtà.
Perché comunque la realtà vorrebbe che il rifiuto è solo un problema dell'altro, di chi lo attua, e non una caratteristica dell'io.
Il rifiuto è una conseguenza, non una causa.

Ma è la conseguenza degli stati d'animo del rifiutante.

Ho bisogno di credere, o almeno provare a credere, in questo.
In questi giorni troppo rifiuto mi ha reso nervosa e ansiosa, vorrei fare tante domande ma come al solito so anche che non avrebbero belle risposte.

Ho sdoganato il sesso con un semisconosciuto, questo devo dirmelo come un mantra, per cui il risultato l'ho portato a casa; non sono inadatta per quello, ed è davvero un sollievo.

Ma allora perché sto ancora così?
Mi sembra di essere tornata indietro di anni, vorrei che non fosse un copione che si ripete ma alla fine i punti di contatto sono ancora gli stessi.
Vorrei non dirmi "e allora cos'ho sbagliato?" perche so che non è una domanda utile quando si parla di gusti e intenzioni altrui.

Faccio fatica a pensare quella frase "Non gli piaccio abbastanza" eppure forse è l'unica soluzione e l'unica chiave che da una parte mi esonera da responsabilità e dall'altra appaga a pieno il senso che quelli in campo sono meri gusti personali.

Anche a me non faceva impazzire, ma ci avrei provato.
Probabilmente scazzando molto, ma ci avrei provato.
Il buon sesso io non credo sia stata solo una mia illusione. C'è stato, punto.

Non voglio strapazzarmi ancora con domande su come lui la veda, se cercasse sesso senza impegno o forse tutto ip contrario. Ad oggi non serve.

Serve uscire da questo momento di tristezza e far sì che quella parola "rifiuto" lasci il passo a "preferenza".

Ha preferito altro, non ha rifiutato me.

Spero di ficcarmrlo in questa testolina de coccio.
Ho veramente bisogno di provare speranza, ora che anche col "mio" lui la consapevolezza del niente-ci-sarà-più è nitida.

Ho bisogno di distrarmi, di ridere, di farmi pervadere da buone sensazioni, forse anche da sensazioni effimere.
L'inconscio, come detto altre volte, si può fregare con un po' di lavoro.
Cercherò di lavare via l'ansia di non avere appigli, appigli che siano veri e buoni, e di correggere certe parole con altre.

Credo proprio di meritare di stare in pace, di essere amata, di essere voluta, con tutti i crismi però.

L'epifania

L'ho voluto dal primo momento che l'ho visto.
L'ho cercato, l'ho agganciato, l'ho incastrato tra le maglie di una relazione extraconiugale.

È finita perché così doveva andare, ma sempre col pensiero che sì, è lui il mio uomo della vita.
Non potrebbe essere altrimenti, tutte le sue qualità e il suo modo gentile di trattare con me, il suo fisico che mi attrae, quella barba che gli sta così bene.

E mi struggo per mesi e mesi, per non avere la possibilità di chiamarlo "mio", mai...vivendo una realtà parallela di quel mondo perfetto, ma solo a occhi aperti.

Erano 2 mesi e mezzo che non lo vedevo, non so più quanti che non lo vedevo da sola, e più di anno che non metteva piede in casa mia.
Sempre affascinante, carino, dolce.

Ci siamo baciati di nuovo come una volta.

Ma io non ho provato niente.

È davvero finita quando capisci che oltre un forte affetto, tutto il resto è stata una grossa illusione.
La stessa che a volte ci riempie la giornata, che dal momento che non ha i piedi saldi per terra può diventare qualunque cosa: struggimento, idealismo, passione, anche gelosia.

Invece ieri l'illusione è stata schiacciata da una sensazione molto più solida, più concreta di quanto potessi immaginare.

Gli voglio un bene che è difficile spiegare, ma non lo voglio più.
E quindi credo di essere approdata alla sua stessa fase, quella dei mesi scorsi in cui io non capivo cosa provasse.
Per una volta mi sento sul suo stesso livello emotivo.

Non ho più pulsione verso di lui, sono arrivata alla coscienza che anche quell'intimità che cercavo era lontana da quello che voglio, e che non voglio più da lui.
Sicuro perché ne ho provata un'altra che mi ha sorpresa e lasciata convinta.

È stato il risultato dell'aver preso consapevolezza che ogni cosa che potrebbe accadere con lui sarebbe un qui e ora talmente fallace da non poter essere goduto, e soprattutto da non mettere nessuno dei due nella condizione di volerlo davvero e di volerlo a quel modo.

Un'epifania che da un lato è segno che finalmente sono libera da questa, seppur bella, ossessione...dall'altra significa che voglio un altro, ovvero quello che ora recita la parte dello stronzetto.

Probabilmente, se non avessi fatto sesso con lui, non mi sarei resa conto dei limiti, non solo di letto, della pseudorelazione con l'altro.

Il lato oscuro della medaglia c'è sempre, ed è quello che mi sento rifiutata.
C'ho fatto il callo, passerà anche stavolta.
Basta sbatterci poco il grugno, non intestardirmi e soprattutto...non fare domande.

Voglio vedere il mezzo pieno, la libertà da quel legame che era sì comfort, ma anche frustrazione.

Spero di aver rotto il ghiaccio che solo un mese fa mi sembrava perenne.

Il resto....arriverà, spero.

lunedì 24 settembre 2018

Sembrava quasi fatta

Come una partita di pallone.
Ci sei quasi, stai vincendo, si avvicina l'80' e pareggiano.
Va beh, capita, più grinta e adesso li sfondiamo.

86' ti segnano e vanno a vincere.

Così è anche parte della vita relazionale; in un momento stravinci, poi ti distrai, ti rallenti, giochi male in difesa e le prendi.
Non dico che stavo per incrociare "i destini di due anime per la vita", però magari anche 2 mesi, panettone non compreso, sarebbero stati buoni.

Mi ha aiutata a dimenticare un po' lui, che rimane sempre il mio lui della vita (davvero) ma un po' più svigorito, più pallido del solito.
Di contro, mi ha messo addosso tutte quelle insicurezze tipiche degli anni precedenti, di non-relazioni precedenti che andavano poi a schifìo mentre mi accorgevo di stare illudendomi.

Prendiamo il buono.
Ottima scopata, e anche per questo ip rosicamento si fa più vivo...
Ottima ma mica per performance da youporn, ottima perché c'è stata quella sintonia che non avevo con il "mio" lui, è ho capito in un attimo che il problema -decisamente- non ero io.
Ottima perché dopo tanto ma tanto tempo e con tutti i problemini che ho là sotto, pensavo di morire di dolori e bruciori, è di perdite dei giorno successivi..
Invece niente, o quasi niente.
Lei è stata perfetta, me ne sono meravigliata.

Peccato sporcare il tutto con un atteggiamento di distacco, freddezza che trovo a volte disumana così come mi è già capitato.

Come fai a rimanere distaccato dopo che due corpi sono stati in simbiosi nell'atto più intimo del mondo?

Non me lo spiegherò mai, e mai questo finirà di farmi male ogni volta.
Così faccio quello che so fare meglio e che puntualmente mi viene peggio: elemosinare attenzione.
È una tendenza, un istinto quasi ostinato per cercare di tirar fuori quell'umanita che deve esserci, cazzo.

Puntualmente, vengo presa per accolla, rompicoglioni o semplicemente non adatta alle tendenze e alle intenzioni dell'altro.
Puntualmente, ma vista l'esperienza almeno il lato positivo è che lo faccio sì, ma ci metto meno a capire che lo sto facendo deliberatamente, cerco giustificazioni inesistenti, aleatorio, di bassissimo livello per salvare lui ma soprattutto salvaguardare la mia scelta.
Una paravulata per non entrare in dissonanza cognitiva, per non dirmi una veder e verità che però aiuterebbe a chiudere i ponti e semplicemente accettare non di aver fallito bersaglio, ma solo di aver centrato uno accanto a quello vero.

Voglio perdonarmi per tutte le volte che mi sono data della stupida per situazioni stallanti come questa, dicendomi che non le avevo lette bene e che era tutta colpa mia.
Le ho lette secondo quello che gli altri mi hanno fatto leggere, molto più semplice; poi hanno cambiato paragrafo e quello che ho letto semplicemente non l'ho più sentito mio.

Belle, fantastiche parole e immagini, ma a tutt'ora, a quest'ora della seta dove dovrei dormire e invece gli ho mandato un ennesimo segnale disperato di attenzione, tutte cadono come mosche.
L'intelligenza non è solo far tesoro delle debolezze e dei modi sbagliati utilizzati; deve essere anche prendere coscienza in anticipo, essere proattivo nel non far accadere ciò che nella propria testa sappiamo accadrà-per la legge della profezia che si autoavvera- e accadrà proprio perché mettermi in atto quelle scorciatoie mentali tanto comode quanto insidiose.

Ecco, un aspetto su cui vorrei soffermarmi di più nel corso della vita è evitare l'abuso di scorciatoie.

Basta una scorciatoia usata male, che il gol non solo lo prendi di direttissima, ma oltretutto lascia un amaro in bocca di quelli difficili da lavare, proprio perché sai qual'e la matrice dello scoramento e che l'hai utilizzata volontariamente pur conoscendone i grossi rischi.

Poi non lamentiamoci che vediamo copioni già scritti, se noi stessi usiamo le stesse scorciatoie che li fanno diventare copia carbone.

Un modo c'è, ed è la consapevolezza che niente può realmente ripetersi nelle relazioni umane; tendiamo a pensare che ci siamo cicli di relazioni che sfociano con uguali metodi solo perché è più semplice metterli in catalogo.
Il catalogo in realtà è infinito, ogni situazione è a parte, ogni noi che ci rspportiamo con ogni loro siamo un'alchimia misteriosa e intellegibile.

2-1. La partita appare finita, forse meglio così.

venerdì 24 agosto 2018

Nessuna bugia

Mi manca, non c'è molto da fare.

È già un mese che non sento la sua risata, che ieri ho sentito simile in un altro uomo.
Mi mancano le nostre parole, le sue prese in giro, la sua voce rassicurante, "maschia".
Mi mancano gli abbracci caldi, quelle carezze leggere, i baci morbidi.

Sta passando l'estate e neanche me ne sono resa conto, come questo mese senza lui.
Pensavo che fosse facile, o più facile, e in parte sembrava davvero lo fosse.
Poi boh, ci sono meccanismi che non hanno un vero perché, ma si innescano e semplicemente mettono in moto una serie di malinconie.

Come questo posto oggi.
Ho faticato ad entrarci, è stato il luogo dei nostri incontri piacevolissimi e segreti, oggi in un certo senso è che come si fosse rotto un altro incantesimo, è stato profanato senza di lui.

In questo mi manca, in questi ricordi che non posso andare a risvegliargli, no.
Li vivo da sola, come una vedova, e in buona parte mi ci sento.

Penso che stasera esco con un altro e la sensazione ad adesso è che non ne ho la minima voglia.
Vorrei solo lui, sempre lui, convinta che in un'altra vita, con un altro "destino" le cose sarebbero state diverse e saremmo stati insieme.

Fin quando cullerò questa sensazione, non ci sarà posto per nessun altro.
Forse sottovalutavo, o qualcuno voleva che lo facessi, quanto potesse farmi star male tutto questo.
Una relazione a un quarto del potenziale, tanto platonica e poco "pratica", trascinata, insoddisfacente in momenti e frustrante in tanti altri, in fondo quanto potrebbe mancare?

E invece è esattamente così.
2 anni e mezzo non si dimenticano con destrezza per quanto poi ci si impegni a dribblare certe mancanze con la giustificazione del "eh ma ti ricordi che era di un'altra, e che eri insoddisfatta?".
Ricordo tutto bene, ma non posso neanche non ricordare dei momenti spensierati, di quelli in cui per me eravamo solo noi due e il mondo scompariva.

Io non lo so, e ne sono preoccupata, se in questa mia età adulta ci sarà ancora qualcuno in grado di farmi emozionare come ha fatto lui.
Posso illudermi e dire che sì, magati è quello di stasera.
Ma al momento lo vorrei solo qui, proprio in questo posto, con me.

venerdì 6 luglio 2018

Magari

Oggi mi piace pensare a come sarebbe stato se tu non fossi sposato.

Pensavo al fatto che forse, dopo 3 anni, magari ad oggi non dico ci saremmo sposati ma magari avremmo progettato un figlio...
In fondo tu sei grande di età, lo scapolo d'oro, e magari a questa vita con me non ci pensavi e neanche speravi.

Invece sono piombata nella tua, abbiamo fatto tutto un po' in sordina all'inizio ma poi ci siamo scoperti, destando malelingue e invidie a lavoro.
Ma contenti di essere l'uno per l'altra, di completarci simmetricamente....

Mi piace pensare che ad oggi avremmo vissuto in una casa, magari nè mia nè tua, e avremmo passato weekend a scegliere stupidi mobili per arredarla con un tocco nè mio nè tuo, ma nostro.

E magari domani che è sabato, tra le tante cose, saremmo andati da Iobimbo a vedere la culla.

Non riesco a fare a meno di te e tutto quello che mi gira intorno perde il confronto.
Perché sei così incisivo nella mia vita?
E perché io sogno una vita con te, che non sarà mai?
Da quando ho deciso di votarmi a questa causa persa, a questo stillicidio? E per ricavarne cosa?

Di questo tua moglie dovrebbe esserne informata, sai perchè?
Perché magari lei tutto questo slancio se lo è dimenticato, lo ha messo nel nascondiglio e non ha più voglia o tempo o modo per recuperarlo.
La vita, il lavoro, i figli....

Credo che se fosse consapevole di quanto un'altra donna ti voglia, ti desideri accanto, si darebbe una svegliata.

Che poi, questa è solo una supposizione.
La verita è che vorrei lo venisse a sapere, punto.
Perché se proprio devo starci così da cane, se proprio devo mettermi l'anima in pace, la stessa anima che tu non vuoi, almeno che sia perché ho paura.
Non di perderti, quello è già fatto, ma paura di aver innescato un meccanismo di non ritorno tra voi.
Una paura lucida, che non assapora la speranza, ma la consapevolezza di aver messo in discussione la tua vita perfetta e le sue declinazioni.

Non perché provo rancore verso di te, ma perché credo che tu davvero abbia bisogno di mettere in ordine non solo quei 4 scatoloni del trasloco, ma nel rapporto con te stesso e di conseguenza con lei.

Non puoi solo sperare che la tua testa ti assecondi per sempre nello scindere tutto in compartimenti stagni.
La vita è fusione di cose, eventi, persone, relazioni.

Non puoi solo tirarmi fuori dalla tua considerando il passato confinato nell'oblio.
È ingiusto verso di me, ma anche verso di te, che vorrei ricordassi com'eri 3 anni fa...probabilmente infatuato e non innamorato, ma confuso e spero felice.

domenica 27 maggio 2018

Breve storia triste

Che palle baciare qualcuno che ti piacicchia, ma bacia male.
E poi sparisce, tra l'altro, così manco la controprova.
Ma alla fine meglio così.
Sono sempre più convinta che al di fuori di Lui, che non può essere mio, non riuscirò a trovare un altro.

Baci troppo belli per essere comparabili con altri.

Lui.
Troppo perfetto, troppo solare, troppo bravo, troppo romantico.

Troppo sposato.

lunedì 26 marzo 2018

Le cose belle accadono agli altri

Pensavo di poter scrivere una storia carina, intrigante, divertente.
Invece non solo non la scriverò, ma come accade ogni volta che vorrei essere serena io, la rivelazione arriva sempre dall'amica, sempre nel momento in cui sono poi cupa e meno ricettiva di buone notizie.
La stessa amica, attenzione, che fino a 10 giorni fa si piangeva addosso per la sua solitudine, per la melanconia, per la pdeudepressione.
Oggi scappa fuori che ha una persona, con cui flirta da settimana scorsa.
Ed è felice, talmente tanto che vuole parlarmene a tu per tu.

Così io, che pensavo di raccontare a lei una bella storia su me e un ragazzo di 5 anni più giovane, conosciuto per caso una sera da sola, mi trovo a fare sa spettatrice alla felicità sua.
E mi ci trovo nel mio massimo mix di incazzatura, dimissione, depressione.

Devo anche fare la parte di essere contenta, mentre per me è l'ennesima riprova che LE COSE BELLE ACCADONO SOLO AGLI ALTRI.

Fanculo.

mercoledì 21 marzo 2018

L' ansia corre sul filo dello stomaco

La verità è che mi sono rotta i coglioni di molte cose.
Per quanto, come tutti, stringo i denti e vado avanti in giornate più o meno normali, ci sono momenti di illuminazione in cui la frase "mi sono rotta i coglioni" corre più della mia ansia.

Poi si raggiungono, e confluiscono insieme nel mio stomaco.
Il quale si gonfia, mi fa male, si chiude e mi fa mangiare di poco gusto, mi lascia il fiato corto.
Quindi mi incazzo perché nell'ordine: non mi sento bene fisicamente, mi faccio prendere dall'ipocondria di avere qualcosa di brutto, mi incazzo perché so quali sono le cause scatenanti e vorrei abbatterle ma non posso o non riesco, e mi frustro perché sento la mia impotenza echeggiare.

Le cose che al momento, in ordine sparso, mi fanno provare queste sensazioni, sono le seguenti: sono soffocata dal mio ruolo a lavoro, non ne posso più di essere disponibile e di prendere cazziate quando sono meno disponibile a star dietro a un branco di uomini col mestruo che non sanno gestire le loro ansie lavorative e stanno tutto il giorno a vomitare bile, e i loro discorsi fanno vomitare me; sono stanca di avere a che fare con il mio sonno incostante: dormo bene dai miei e malissimo a casa mia, perché lì sento ogni stracazzo di battito di ciglia di ogni vicino, e questo mi fa innervosire quando sto nel letto, e più mi innervosisco più non dormo; sono addirittura arrivata a dormire in un'altra stanza, una sorta di tugurio, per cercare di rimpadronirmi di casa mia, ma la verità è che casa mia appartiene non a me, ma alle mie ansie; sono stufa marcia di spaventarmi per ogni singolo cazzo di sintomo che mi vedo o sento addesso, è uno stress allucinante cercare di calmarmi in ogni momento in cui testa e cuore vanno ramdomici verso scenari di morte o infermità permanente; sono stufa pure di prendere quell'ansiolitico che prendo ogni qualvolta voglio dormire meglio, e che la mattina però mi lascia un cazzotto nel medio ventre che mi mozza il fiato; sono stanca di non riuscire a dirottare per più di 5 minuti i miei pensieri verso qualcosa di piacevole, di inmergermi in uno stato di benessere anche solo apparente; sono dimessa e sconfitta nel vedere che con lui non si cammina da nessuna parte, perché non c'è più parte in comune tra noi, perché non camminiamo insieme da talmente tanto tempo che non ricordo neanche più come si fa, eppure ne ho il bisogno, e lui invece no.
So che da qualche parte devo iniziare a destreggiarmi meglio, sto dando spazio all'ansia adesso per poter fare una cosa per volta; adesso tu, domani passiamo alla soluzione dei problemi.
Ma mi rendo conto che questo spazio all'ansia l'ho dato per davvero molto tempo, da luglio scorso, e l'ansia ne vuole sempre di più e ho creato il precedente perché quando me l'ha chiesto gliel'ho concesso, e ora sta smaniando di nuovo e io mi sento incapace di dirle di no, e poi se la prende col mio stomaco per ritorsione.

Ecco, ho detto tutto, credo.

lunedì 19 marzo 2018

Anche le "sveglione" sbagliano

Che sciocca che sono.
Ho fatto un piccolo errore da dilettante, ma giuro che ero convinta andasse a buon fine...!

Sono stata pervasa dalla ventenne sopita che è in me, e così venerdi sera per caso conosco un ragazzo, più piccolo di me, in mezzo a un sacco di amici suoi.
Parliamo un po', mi fa domande tipo se ho qualcuno nella mia vita, ha un'espressione simpatica.
Ci salutiamo dicendo "allora ci becchiamo qui domani sera!", scherzando.
Me ne vado dal locale della mia amica, mezza brilla, e sulla strada (a piedi) di casa mi dico "Cacchio, ma potevo lasciargli almeno Facebook?"..poi, convinta che qualcuno in comune lo avremmo sicuramente avuto, lo cerco tra gli amici della mia amica e niente...

Il giorno dopo chiedo alla mia amica se ha un qualche contatto di lui e niente, è solo un conoscente e di lui sa solo il nome.
Nel frattempo, nel trip da ventenne, mi convinco che mi piace proprio e devo ritrovarlo, che sicuro lo sta facendo anche lui.

Banalmente, lo trovo sempre su Facebook inserendo solo il suo nome e la città...abbiamo un locale in comune che piace a entrambi.

Mi faccio forza, mi dico "Sì è la cosa giusta, sicuramente gli farà piacere, non aspetta altro" e gli mando un messaggio neutro ma speranzoso, chiedendogli se fosse lui il ragazzo conosciuto l'altra sera.

E niente.
Visualizzato.

Mai risposto.

Sono ancora qui che aspetto da 48 ore, non me ne capacito del fatto che lui non abbia gioito di esser stato rintracciato dalla possibile sua futura donna.

A volte sti quasi 35 anni suonano come la metà, e io sorrido.
Sorrido perché nonostante il flop, inaspettato per dirla tutta, mi sorprendo di essermi lasciata andare a un bel pensiero.
Un pensiero nuovo, una persona nuova, una nuova curiosità.
Per 48 ore, non di più.

È stata una bella sensazione, anche se a volte anche noi "sveglione" toppiamo grandemente peccando di vanità.

sabato 3 marzo 2018

Momenti

I miei momenti di inquietudine sono abbastanza ordinari, e mi sono abituata ad averne.
Ciò a cui non mi abituo ancora sono quelli degli altri; non in senso stretto, quelli delle persone che non fanno altro che parlare di sé stessi.
Non giochiamo certo a vantarsi di chi ne ha di più di momenti inquieti, e in questo senso per fortuna perderei, ma trovo antipatico concedere troppo spazio all'ascolto di una persona che non intenzionalmente, per carità, ma calamita ogni attenzione solo su sé stessa.
E non si rende conto che ci deve essere un limite, specie tra amici, un limite che a mio parere coincide col rispetto della disponibilità dell'altro a star dietro alle, ormai, solite note storie.

Stasera il mio livello di intolleranza mi ha suonato il campanello.
Fortunatamente sono andata via, ma con molto amaro in bocca.
Si sceglie una sera a settimana per stare insieme e concedersi dello svago, si sta finendo troppo spesso che quella sera è sfogo di una persona e noia per me.

Credo nel volere dare qualità ai miei momenti con le persone care, e a me stessa nello stare bene in loro compagnia.
E' una regola che voglio darmi, una in più e magari futile, ma i MIEI momenti di svago devono essere piacevoli.
Punto.
Inizio ad esserne gelosa, e credo proprio sia buon segno.