martedì 19 aprile 2016

Vita morte e limbo

Io senza i miei genitori non sono niente.
In questi giorni di ansia per papà, capisco che la futura mancanza, quando avverrà, non sarà da me spiegabile e affrontabile.

Questo perché io non sono moglie e madre, ma sono solo figlia. Quell'evoluzione naturale in cui stacchi il cordone ombelicale dalla famiglia di origine per agganciarlo alla famiglia da te costruita, di cui sei artefice, a me ancora manca.

Maturità si chiama, età adulta.
Si diventa genitori di figli e genitori dei proprio genitori.
Io sono ancora figlia, pur con le mie indipendenze, ma pur sempre figlia.

Per questo il trapasso sarà per me un trauma assimilabile a un bambino che perde il genitore.
Perché il bambino, oltre al genitore, non ha altre persone così vicine da poter chiamare famiglia, nè alla sua età è in grado di costruirla.

Quel distacco naturale dalla famiglia di origine è il vero passo per l'indipendenza. La paura di perdere un genitore viene in un certo modo alleviata dalla vita della nuova famiglia.
Si predilige la vita e non la morte.

Quando accadrà, credo siano cazzi amari per me, perché vorrà dire entrare forzatamente in una maturità che non ho voluto, ma mi è stata scaricata addosso.

Potrebbe essere un'epifania, ma prima che lo diventi ci saranno anni di percorsi da fare.

Anche per questo sento il bisogno di crearmi una famiglia mia. È egoistico, a tratti pare anche stronzo, ma lo assimilo al bisogno di sopravvivenza, perché bambini e figli per sempre non si può rimanere.

venerdì 8 aprile 2016

I conti senza l'oste

Temo che madre non ci diventerò.

Ho cercato per molti anni di nascondermi alcune evidenze che il destino (o Dio, chissà) ha voluto mettermi sotto al naso, e forse è arrivata l'ora di arrendersi.

Prima l'endometriosi, poi la vulvodinia,  ora entrambe e con conseguenze che -anche senza aver fatto ancora il controllo delle tube- mi parlano di sterilità...

Il non avere un uomo con cui farlo quasi passa in secondo piano.
Giorni fa mi sono detta che se volessi calcolare da oggi, un punto zero, a quando avrei un bambino, più o meno il delta sono 5 anni. Tempo che conosca una persona,  la frequenti, ci viva insieme, mi ci sposi e la abitui a pensare a un figlio insieme, per poi provarci.

Mi sono detta che a 38, forse, li avrei.
Mi sono detta di avere pazienza e contare 5 anni.

Poi però riguardo quella risonanza magnetica e mi prende l'angoscia.
Ho bisogno di tante risposte, negli ultimi 2 mesi ho tralasciato l'argomento ma ora è tempo di capire.

Entro questo anno devo capire che piega deve prendere la mia vita.

Se cioè avere una speranza o se deviare aspettative e sogni da quello che per me è sempre stato una certezza.
E lo è stato in maniera inconscia e un po' stupida, ingenua.
Ho fatto i conti senza l'oste, senza tenere in considerazione tutte le variabili,  e anzi scacciando il più possibile, e mettendo a modulo, quelle negative.

Temo che non riuscirò a realizzare un sogno, ora sì che inizio a temerlo davvero.