lunedì 26 marzo 2018

Le cose belle accadono agli altri

Pensavo di poter scrivere una storia carina, intrigante, divertente.
Invece non solo non la scriverò, ma come accade ogni volta che vorrei essere serena io, la rivelazione arriva sempre dall'amica, sempre nel momento in cui sono poi cupa e meno ricettiva di buone notizie.
La stessa amica, attenzione, che fino a 10 giorni fa si piangeva addosso per la sua solitudine, per la melanconia, per la pdeudepressione.
Oggi scappa fuori che ha una persona, con cui flirta da settimana scorsa.
Ed è felice, talmente tanto che vuole parlarmene a tu per tu.

Così io, che pensavo di raccontare a lei una bella storia su me e un ragazzo di 5 anni più giovane, conosciuto per caso una sera da sola, mi trovo a fare sa spettatrice alla felicità sua.
E mi ci trovo nel mio massimo mix di incazzatura, dimissione, depressione.

Devo anche fare la parte di essere contenta, mentre per me è l'ennesima riprova che LE COSE BELLE ACCADONO SOLO AGLI ALTRI.

Fanculo.

mercoledì 21 marzo 2018

L' ansia corre sul filo dello stomaco

La verità è che mi sono rotta i coglioni di molte cose.
Per quanto, come tutti, stringo i denti e vado avanti in giornate più o meno normali, ci sono momenti di illuminazione in cui la frase "mi sono rotta i coglioni" corre più della mia ansia.

Poi si raggiungono, e confluiscono insieme nel mio stomaco.
Il quale si gonfia, mi fa male, si chiude e mi fa mangiare di poco gusto, mi lascia il fiato corto.
Quindi mi incazzo perché nell'ordine: non mi sento bene fisicamente, mi faccio prendere dall'ipocondria di avere qualcosa di brutto, mi incazzo perché so quali sono le cause scatenanti e vorrei abbatterle ma non posso o non riesco, e mi frustro perché sento la mia impotenza echeggiare.

Le cose che al momento, in ordine sparso, mi fanno provare queste sensazioni, sono le seguenti: sono soffocata dal mio ruolo a lavoro, non ne posso più di essere disponibile e di prendere cazziate quando sono meno disponibile a star dietro a un branco di uomini col mestruo che non sanno gestire le loro ansie lavorative e stanno tutto il giorno a vomitare bile, e i loro discorsi fanno vomitare me; sono stanca di avere a che fare con il mio sonno incostante: dormo bene dai miei e malissimo a casa mia, perché lì sento ogni stracazzo di battito di ciglia di ogni vicino, e questo mi fa innervosire quando sto nel letto, e più mi innervosisco più non dormo; sono addirittura arrivata a dormire in un'altra stanza, una sorta di tugurio, per cercare di rimpadronirmi di casa mia, ma la verità è che casa mia appartiene non a me, ma alle mie ansie; sono stufa marcia di spaventarmi per ogni singolo cazzo di sintomo che mi vedo o sento addesso, è uno stress allucinante cercare di calmarmi in ogni momento in cui testa e cuore vanno ramdomici verso scenari di morte o infermità permanente; sono stufa pure di prendere quell'ansiolitico che prendo ogni qualvolta voglio dormire meglio, e che la mattina però mi lascia un cazzotto nel medio ventre che mi mozza il fiato; sono stanca di non riuscire a dirottare per più di 5 minuti i miei pensieri verso qualcosa di piacevole, di inmergermi in uno stato di benessere anche solo apparente; sono dimessa e sconfitta nel vedere che con lui non si cammina da nessuna parte, perché non c'è più parte in comune tra noi, perché non camminiamo insieme da talmente tanto tempo che non ricordo neanche più come si fa, eppure ne ho il bisogno, e lui invece no.
So che da qualche parte devo iniziare a destreggiarmi meglio, sto dando spazio all'ansia adesso per poter fare una cosa per volta; adesso tu, domani passiamo alla soluzione dei problemi.
Ma mi rendo conto che questo spazio all'ansia l'ho dato per davvero molto tempo, da luglio scorso, e l'ansia ne vuole sempre di più e ho creato il precedente perché quando me l'ha chiesto gliel'ho concesso, e ora sta smaniando di nuovo e io mi sento incapace di dirle di no, e poi se la prende col mio stomaco per ritorsione.

Ecco, ho detto tutto, credo.

lunedì 19 marzo 2018

Anche le "sveglione" sbagliano

Che sciocca che sono.
Ho fatto un piccolo errore da dilettante, ma giuro che ero convinta andasse a buon fine...!

Sono stata pervasa dalla ventenne sopita che è in me, e così venerdi sera per caso conosco un ragazzo, più piccolo di me, in mezzo a un sacco di amici suoi.
Parliamo un po', mi fa domande tipo se ho qualcuno nella mia vita, ha un'espressione simpatica.
Ci salutiamo dicendo "allora ci becchiamo qui domani sera!", scherzando.
Me ne vado dal locale della mia amica, mezza brilla, e sulla strada (a piedi) di casa mi dico "Cacchio, ma potevo lasciargli almeno Facebook?"..poi, convinta che qualcuno in comune lo avremmo sicuramente avuto, lo cerco tra gli amici della mia amica e niente...

Il giorno dopo chiedo alla mia amica se ha un qualche contatto di lui e niente, è solo un conoscente e di lui sa solo il nome.
Nel frattempo, nel trip da ventenne, mi convinco che mi piace proprio e devo ritrovarlo, che sicuro lo sta facendo anche lui.

Banalmente, lo trovo sempre su Facebook inserendo solo il suo nome e la città...abbiamo un locale in comune che piace a entrambi.

Mi faccio forza, mi dico "Sì è la cosa giusta, sicuramente gli farà piacere, non aspetta altro" e gli mando un messaggio neutro ma speranzoso, chiedendogli se fosse lui il ragazzo conosciuto l'altra sera.

E niente.
Visualizzato.

Mai risposto.

Sono ancora qui che aspetto da 48 ore, non me ne capacito del fatto che lui non abbia gioito di esser stato rintracciato dalla possibile sua futura donna.

A volte sti quasi 35 anni suonano come la metà, e io sorrido.
Sorrido perché nonostante il flop, inaspettato per dirla tutta, mi sorprendo di essermi lasciata andare a un bel pensiero.
Un pensiero nuovo, una persona nuova, una nuova curiosità.
Per 48 ore, non di più.

È stata una bella sensazione, anche se a volte anche noi "sveglione" toppiamo grandemente peccando di vanità.

sabato 3 marzo 2018

Momenti

I miei momenti di inquietudine sono abbastanza ordinari, e mi sono abituata ad averne.
Ciò a cui non mi abituo ancora sono quelli degli altri; non in senso stretto, quelli delle persone che non fanno altro che parlare di sé stessi.
Non giochiamo certo a vantarsi di chi ne ha di più di momenti inquieti, e in questo senso per fortuna perderei, ma trovo antipatico concedere troppo spazio all'ascolto di una persona che non intenzionalmente, per carità, ma calamita ogni attenzione solo su sé stessa.
E non si rende conto che ci deve essere un limite, specie tra amici, un limite che a mio parere coincide col rispetto della disponibilità dell'altro a star dietro alle, ormai, solite note storie.

Stasera il mio livello di intolleranza mi ha suonato il campanello.
Fortunatamente sono andata via, ma con molto amaro in bocca.
Si sceglie una sera a settimana per stare insieme e concedersi dello svago, si sta finendo troppo spesso che quella sera è sfogo di una persona e noia per me.

Credo nel volere dare qualità ai miei momenti con le persone care, e a me stessa nello stare bene in loro compagnia.
E' una regola che voglio darmi, una in più e magari futile, ma i MIEI momenti di svago devono essere piacevoli.
Punto.
Inizio ad esserne gelosa, e credo proprio sia buon segno.