mercoledì 30 dicembre 2015
ogni mio desiderio è un ordine
e qui rimettiamo in gioco "The secret", o più comunemente la profezia che si autoavvera, o il portarsi sfiga da soli, per il popolino.
negli ultimi mesi ho molto temuto che 2 amiche trovassero qualcuno.
ed è successo.
forse perchè a 30 anni è normale che qualcuno ti venga dietro, che catturi un'attenzione che poi risulta reciproca.
io lo temevo perchè sapevo che trovandolo non solo non avrebbero avuto più tanto spazio per me, ma che, a rafforzamento, non sarebbero più state disponibili a uscite socializzanti.
di una ho appena saputo, cosa successa ieri.
e sono in lutto.
ecco cos'è questa mia sensazione negativa: è lutto per abbandono di partecipante, di "combattente", che si concretizza in meno occasioni per me di mettere il naso fuori casa, farmi una chiacchierata, divertirmi.
io sono contenta per loro e credo che le mie paure davvero gli abbiano portato bene ma....tutto questo si riflette su di me, sulla mia solitudine che adesso scalpita e inizia a gridare perchè sa bene che sto per farla uscire.
io proverei pure a non vederla così, proverei pure a tentare di ricomporre un po' di dignità e accettare che la vita, per tante cose buone mi stia dando, probabilmente non ha pensato per me quel progetto.
giuro, ci proverei.
se non fosse che io devo dare delle spiegazioni, io ho su di me delle responsabilità di cui la mia famiglia mi ha caricato.
benevolemente, intendiamoci, non con cattiveria.
ma loro si augurano per me che io trovi una persona e metta su famiglia.
si augurano, e il confine con l'aspettarselo è molto molto labile, per cui tradire quell'augurio, quell'aspettativa, è fargli male.
io non voglio fargli male. io non voglio vivere male.
ma questo fardello, di cui più volte e da più specialisti ho sentito dire di dovermi togliere perchè "la vita è la tua e non la loro", non è così semplice da scrollare di dosso.
il nostro cordone ombelicale, per quanto fortunatamente allentato da qualche mese a questa parte soprattutto, è comunque molto saldo.
lento, ma saldo.
e io questa ossessione di dover dimostrare che ce la faccio a trovare una persona, che ce la faccio a volermi bene ed apprezzarmi, che ce la faccio ad appagarli dell'amore con cui mi stritolano...credo mi passerà solo una volta che loro non ci saranno più.
l'ho già scritto, ed è brutto anche solo ripeterlo e metterlo nero su bianco, ma è così.
loro vogliono che io sia felice, e per loro la mia felicità si esprime nel trovare l'amore.
giusto, coincide con la mia.
ma se non trovo, e se scalpito anch'io e mi innervosisco perchè non riesco, e piango perchè mi detesto, per loro è come se non riuscissero loro, come se detestassi loro, come se il risultato del loro amore fosse fallato, non conforme. e per loro è una sconfitta.
io non voglio farli sentire così, preferisco sentirmici io 100 volte in più, ma non ce la faccio a pensare che loro possano sentirsi sconfitti per qualcosa di cui non hanno colpa.
sto studiando un piano, devo cercare di starci attenta, ma devo attuarlo almeno per provargli il contrario.
non so con quale coraggio costruire un castello di bugie, ma spero mi venga nel mentre.
voglio dimostrargli che io ce la faccio, che non sono la figlia decadente e inadatta, la figlia col difetto.
anche se sarà fittizio, anche se sarà temporaneo, so che li potrebbe far calmare da quest'ansia, da questa paura per la figlia che nessuno vuole, per il loro prodotto che non sono riusciti a far accettare dal mercato.
Lo so che loro non pensano cinicamente questo, è ovvio! Ma quale genitore non starebbe male se vedesse il figlio non realizzato in un certo campo, e nello specifico in quello che -almeno teoricamente- ti porti dietro per tutta la vita? E quale genitore non penserebbe di aver sbagliato qualcosa con quel figlio?
Io lo farei, e dal momento che la mia testa è tarata sulla loro, so che lo potrebbero fare.
Non voglio essere la loro delusione, e non voglio essere la mia.
sabato 19 dicembre 2015
Il male di vivere
Stasera ho sbottato.
Non mi capitava da molto, e un po ' credo mi abbia fatto bene.
Un po' come il colpo di tosse per i neonati, mi ha spurgato. Ma magari domani va peggio.
Ho sbottato davanti alle mie amiche, che coi soliti discorsi -in buona fede, per carita'- profetizzavano irreali scenari e imperartivamente mi indirizzavano a pensarla in un determinati modi.
Non me vado fiera, ma il mio "voi cosa pensereste di voi stesse se steste da sole da 15 anni??????" ha azzittito tutto i luoghi comuni, tutte le soluzioni brevi, le buone psicoterapeutiche intenzioni, tutto.
Silenzio.
Ho chiesto di alzare la mano chi fosse da sola da 15 anni.
Nessuno.
Silenzio.
Purtroppo i miei modi crudi servivano per far vivere indirettamente loro nei miei panni.
So di aver sortito effetto, apprezzo tanto le loro benevole intenzioni, ma per chi come me ha il male di vivere, non c'è soluzione che tenga, tranne una.
Strafottutamente romantica.
L'amore.
Sono ancora convinta che mi salverà, sono sempre meno convinta che arriverà da me in tempo.
Faccio pena, tenerezza, cuoricini su whatsapp.
Ognuno ha una buona parola per me, ma quando parlo della mia bruttezza tutti glissano.
Maree di supercazzole in formato "paragoni con l'amica mia zoppa e storta", ma nessuno che mi salvi dicendo "Elena, la bruttezza non è un tuo problema. Kg in più o in meno non contano, guarda che linee e che viso che hai....non sei seconda a nessuno".
Manca chi può dirmelo, chi può farmici credere seppur scontrandosi col mio cinismo.
Manca la schiettezza di dirmi "si è vero, non sei gran che esteticamente....", perché tutte siamo un po ' ipocrite.
Io me ne faccio una malattia, consapevole che possa allontanare le persone che notoriamente non vogliono avere accanto qualcuno che sta male.
Il mio male di vivere è la dimensione assurda, non meritocratica, punica dello star da sola.
Non mi amerà più nessuno, perché sono brutta e non ho chance.
Ritiro l'ordine fatto qualche settima fa: di sicuro sbagliera' indirizzo.
giovedì 17 dicembre 2015
Dio
Mi impressiono facilmente.
Soprattutto se si tratta di fritti misti che mai avrei immaginato.
Ieri sera ho avuto un paio di conferme, diciamo una più di un'altra, e una notizia shock che stanotte -seppur leggera, seppur stramba, seppur non riguardante me- mi ha tenuta sveglia dalle 4 in poi.
L'attrazione, l'affetto, l'amore, sono molto più labili di un soffio di piuma.
Ne ho sempre più certezza negli altri e sempre più ostinatezza -al contrario- in me.
Tutto scorre, d'altra parte.
Io sono quel chiodolino invece che rimane fisso a parete, a guardare le felicità altrui improvvisate, volute, difese.
Inizio a credere che il mio ruolo nel mondo sia esattamente questo.
Osservare, non come un voyeur, le dinamiche che spingono l'uno dentro o fuori le braccia dell'altro.
Osservare e fare il tifo, a volte.
Farlo a denti stretti, in altre.
Non farlo, sperando di sentirmi meglio nell'augurare un destino che spesso non ha intenzione di ascoltarmi.
Ma lo faccio giusto per sentirmi importante, per dire "c'ero anch'io".
Io ci sono sempre, osservo e nel frattempo spero.
Per tutte le buone notizie che ricevo dagli altri, mi sintonizzo in uno stato di stendhaliana sindrome, immedesimandomi nei protagonisti e nel vivere quelle emozioni.
Sono stanca di dire che mi mancano molto, stanca e noiosa.
Le simulo, così come simulo del buon sesso mentre sto da sola nel letto.
Mi sento un'aurea che aleggia, che vede vivere, al di sopra delle parti, come un Dio.
Che lo stia diventando?
Il tocco magico, in effetti, sugli altri un po' ce l'ho.
domenica 29 novembre 2015
Lui
Eccolo, finalmente lo vedo.
Non chiedetemi come o dove o quando l'ho trovato, ma è Lui.
Lui ha portato quella luce che mancava.
Lui mi scalda nella notte, mi fa sentire donna pur con le mie imperfezioni.
Lui ha un gran cuore, e lo sta donando a me.
Finalmente.
Ho penato per averlo, ho pianto e ho perso la speranza.
E invece è venuto da me, ed è un mezzo miracolo.
Non mi sembra vero vederlo dentro casa mia gironzolare con quel sorriso che mi toglie il fiato.
Guardarmi quando con passione, quando con dolcezza....stringermi forte, farmi passare ogni paura.
Mi vuole così, paranoica e un po bisbetica, vulvodinica ed endometriosica..
Non gliene frega niente dei miei problemi intimi, perché per lui vado una bomba così.
Ed è fantastico pensare che ora non mi devo più porre certe domande, o che debba necessariamente arrivare a una soluzione medica per quei problemi. Se non lo sono per lui, tantomeno lo sono per me.
Sto facendo spazio nell'armadio per qualche vestito che vuol sistemare...è un piccolo inizio, e mi riempie di gioia.
Poi vicini al Natale come siamo, questa sensazione si amplifica a mille, il suo eco risuona in ogni cosa che faccio e penso.
Il primo natale con la persona della mia vita.
Dio....come sono grata!!!
martedì 24 novembre 2015
A caccia di fantasmi
Il castello dei fantasmi fa la sua apertura pre-natalizia.
Puntuale, e sempre pregno di apparizioni in cui perdersi.
Quelli che vedo adesso pero', sono una serie di ologrammi, nessuno convincente o comunque libero da catene.
Voglio tutti, non ne voglio nessuno, ne voglio solo uno. Solo prenderli, già quello mi appagherebbe.
Tutti e nessuno, questi fantasmi che cercano di uscire dal mio castello sono solo palliativi per nascondere, al buio, la tappezzeria impolverata e vecchia.
Sono stanca di vederli senza mai prenderli.
Stanca di guardare quella tappezzeria.
Stanca anche di pensare, sperare, che al sole scompaiano sia loro che l'arredamento.
Che compaia una figura in carne ed ossa.
Sono innamorata, credo.
Dell'amore, di lui e di tutti quelli che ho rincorso e che rincorro tuttora.
Innamorata, ma non scema.
So quando quei fantasmi vanno lasciati stare o cacciati in malomodo.
Vorrei solo che uno di loro venisse a prendermi per mano, per trovarmi a cuore aperto.
sabato 21 novembre 2015
Io ballo da sola
Ecco qua.
Una serata iniziata molto bene, carica.
Ma io ho un problema.
Semplicemente, non riesco a rimorchiare.
Quindi, se la mia amica rimorchia e se ne sta quasi un'ora a spomiciacchiare con lui, io passo la serata da sola.
Iniziamo con le liste
Siamo quasi a fine anno, ma inizio già a fare qualche consuntivo.
Oggi mi prodighero' sulla lista delle persone che quest'anno mi hanno deluso, e sticazzi se lo vengono a sapere da qui (cosa che ritengo impossibile).
Vado in ordine sparso
- Marco: fin quando c'è stato da fare da spalla su cui piangere (seppur a 600 km di distanza) per una storia che non riusciva più a gestire, sono stata al centro di telefonate, whatsappate lunghissime e ragionamenti filosofici. Una volta trovata la chiave, l'estrema ratio per meglio dire, scomparso. Riappare solo per fare gli auguri di zia e di buon compleanno.
- Vincenzo: mille promesse "poi ci vediamo", mai realizzate. Anzi, organizzava uscite con amici comuni senza che ne sapessi nulla.
- Psyco: mi ha abbandonata a me stessa, semplicemente. Io sono scomparsa, lei è scomparsa. A suo discapito economico, per giunta.
- Fabrizio: varie ed eventuali. Una delusione dopo l'altra, che non mi permette più neanche di parlarne. Passata proprio la voglia e il cuore per farlo. Una sola chicca: da quabdo gli ho scritto a fine settembre, mai una richiesta di chiarimenti. Basta questo per descriverlo.
- Federica, la figlia della vicina: dopo mille contatti e un po che non ci sentivamo, ha adirittura cancellato il mio numero. Meno male che "eravamo in sintonia"!
- Fabrizio H.: classico "butto la lenza e vediamo che succede". Pietoso.
- Ivana: altra chiaccherona. A lei riservo uno spazio particolare al di fuori della menzione speciale per i colleghi di lavoro. Da 3 anni e mezzo che la conosco, mille promesse di vederci e mai mezza volta in cui sono riuscita a beccarla da sola per parlare, visto che a parole scritte era tutta un "ci sono per te, quabdo vuoi". Ecco, mi hai fatto passare la fantasia.
- Mara: vedi Ivana, con l'attenuante fidanzato e fuori Roma. Ma aver saputo quasi per sbaglio che di sposava, non l'ho ancora digerito.
- Pamela: vedi Marco, ma almeno sta cercando di recuperare.
- Simone: mille volte, mille, gli ho scritto. Ha sempre risposto a mezza bocca. Altro che per 3 anni è stato qui a Roma e mai un sabato sera insieme, anche se quando ci vedevamo a lavoro ci divertivamo un sacco. Bah.
- Serena: viene a Roma, tutta propositiva per vederci, e scompare letteralmente. Non posso inseguiti gioia mia. Poi mesi dopo dice candida "Ma quando vieni su a Torino?". Ovvio che poi rispondo fredda.
- Silvio: fin quando non aveva più amici ne ragazza, ogni weekend ci sentivamo o vedevamo. Gite organizzate, bevute e risate. Poi l'eclissi, bevendosi il cervello per una tedesca chiesta in sposa (a buffo?).
- Veronica: fatto regalo per Narale anno scorso, di cui devo ancora sentirmi dire "grazie"; acquistati 2 bei regali per i bimbi per il compleanno, poco prima del mio. Mai ricevuto neanche un pensiero.
- Veronica e Lollo: se dai buca per più di 2 volte ai loro "eventi", sei fuori. Che miseria.
Menzione speciale per I colleghi dell'ex lavoro:
passi che sono venuti alla mia festa di compleanno, ma da 7 mesi ho sempre inseguito io loro e mai viceversa. Mi hanno sempre dimenticato negli eventi fatti insieme, sempre venuta a saperli di straforo, ma incredibilmente sempre inclusa nelle liste per fare i regali di compleanno. Che come una signora ho sempre fatto, aderendo o di mia sponte.
Addirittura colleghi di team che non mi hanno mai neanche chiesto come stessi dall'altra parte. Ed eravamo un team "molto unito".
A tutte queste persone non mando il sonoro vaffanculo che in tempi non sospetti avrei detto.
Gli dico solo che stanno bene dove stanno.
Francamente, me ne infischio. Ora perlomeno.
lunedì 16 novembre 2015
A tutto foco
A tutto foco, diceva una mia amica.
Mi piacerebbe andare a tutto foco, più volte al giorno.
Ma devo fare i conti con nervi poco saldi, come stamattina.
Ho fatto la figura della schizofrenica a lavoro. Non trovavo un faldone che avevo creato io, che ero sicura che ci fosse perché lo avevo messo a posto io, e sono crollata.
Nel cercarlo strenuamente, pur sapendo che avrei potuto ricrearlo senza grosse difficoltà, mi sono ritrovata nell'ordine a:
- incazzarmi con il mio collega perché intrinsecamente pensavo lo avesse preso e spostato lui
- incazzarmi con me stessa perché pur essendo sicura di averlo creato e messo a posto, per più di un attimo ho pensato di averlo perso
- disperarmi perché dove sapevo che DOVEVA essere, non c'era
- frustrarmi perché stavo facendo vedere di non essere altezza
- deprimenti e piangere per non essere riuscita a fare una cosa fatta bene, anche dopo averlo trovato intatto (ma fuori posto).
Capisco da questi elementi che ho PAURA di essere giudicata ancora insufficiente, e che ogni passo "falso" -se così posso definirlo- per me è sinonimo di essere inadeguata a quel ruolo, meritevole di essere declassata.
Lo so che hanno parlato di me nei pochi istanti in cui non c'ero.
Lo so che la mia "emotivita'", così la chiamano, deve essere messa sotto guinzaglio, e più faccio così più mi do la zappa sui piedi.
Ho pianto spesso a lavoro in questi mesi, per PAURA.
Ora basta però.
Che pensino che sono inadeguata, che mi declassino, che abbiano un'idea deviata e invera di me.
Loro devono piantarla di osservarmi, ma soprattutto io devo piantarla di sentirmi sotto i loro occhi.
Io sono io, e voi non siete un cazzo.
Ecco, vorrei andare a tutto foco con questa idea, ma il freno a mano me lo mette sempre un'umilta' di cui non riesco a fare a meno.
Mi esercitero' affinché il menefreghismo sul pensiero altrui abbia la meglio sulla mia umiltà.
mercoledì 4 novembre 2015
5
Novembre 2010.
Non so neanche come raccontarlo. Ogni parola in testa sembra scivolare via priva di un vero senso.
Probabilmente perché il mio racconto, il mio punto di vista su quei giorni di novembre, ne ha molto poco, di senso, rispetto al protagonista degli eventi.
Stupidamente, per più di un momento, gli ho anche aggiunto la colpa di aver rovinato il mio, di evento.
Io Davide non lo conoscevo.
Lo avevo visto alcune volte, raccontato da mio fratello e da sua sorella.
Una personalità un po' bizzarra per i miei canoni, un ragazzo che aveva avuto qualche piccolo travaglio, per lo più lavorativo, come capita a tanti.
Che ogni tanto se ne usciva con un modo diverso per avere uno stipendio, mi ricordo negli ultimi la vendita a domicilio di profumi falsi d'autore.
Non so se gli è bastato davvero così poco, una storia impegnativa finita, o se ci piace pensarlo così, romanticamente, quando sotto c'è altro che nessuno saprà mai.
Ma Davide, dimenticato dai più, il 3 novembre del 2010 ha semplicemente lasciato il PC acceso sul suo giochino preferito; si è tolto gli occhiali e le scarpe; ha legato alla panca da palestra quella corda comprata da Brico qualche giorno prima.
Si è seduto sul davanzale, e si è buttato.
La notte baciava la campagna di Rieti.
Mi immagino i fanali dell'auto di sua sorella, qualche decina di minuti più tardi, che nell'innocenza lo andava a trovare dopo lavoro.
Vedo quei fari attraversare il cancello di casa, e illuminarlo. Un fantoccio, con il viso di fratello.
La mia mente non riesce ad arrivare più in là nell'immaginazione del volto di lei deformato alla sua vista, al suo riconoscimento; nel vederla scendere e chiedere aiuto, e strapparlo alla corda sperando di strapparlo alla morte, che l'aveva anticipata di un soffio.
4 novembre.
Sono felice a Torino.
Ho conosciuto e sto frequentando quello che per molto tempo crederò l'uomo della vita, lontano 600 km, invisibili al mio sentimento.
Sono felice perché la sera prima ero uscita con gli amici e lo avevo sentito, e non vedevo l'ora di poterlo rivedere perché il 5 sarei scesa a roma per il compleanno di papà.
Ma salto sulla sedia.
Le 9.30. Sono a lavoro.
Mio fratello mi chiama dicendo che sta tornando a roma, ho immaginato per un secondo che anche lui volesse partecipare alla sorpresa per papà.
È morto Davide, Elena.....s'è impiccato.
Vuoto.
Quella famiglia era ormai lontana da noi, mio fratello e la sorella di Davide si erano lasciati 6 mesi prima dopo anni di fidanzamento.
Ma in un attimo, è stato come se nulla fosse accaduto.
Cambio il biglietto aereo e su quel volo - il caso sa sorprenderci risultando a volte impreciso, a volte inadatto - incontro il ragazzo della sera prima, che mi aveva chiesto il numero.
Su quel volo io penso a Davide e lui che voglio rivedere dopo quasi un mese; ma bacio quel ragazzo che non vedro' e sentirò mai più, sintesi della confusione della disperazione più totale.
Quel ragazzo a 600 km da me era la mia buona notizia di quel fine settimana lungo una vita.
Lui, che riesco a vedere a malapena un sabato pomeriggio, ancora sconvolta, e che non capisce -non gli importa di capire- il mio stato d'animo.
Dopo il funerale, dopo i singhiozzi, dopo il pranzo amaro e la sera silenziosa e vuota, cerco di riprendere le redini della razionalità.
Contatto ed esco con i miei amici il sabato sera, con la promessa che con lui ci saremmo rivisti in seconda serata.
Ma anche lui, metaforicamente, muore.
Non chiama, non risponde.
Sono spaventata, penso al peggio, continuo a chiamare quel cellulare a cui mi aggrappo; per un attimo penso che sia meglio sapere un'altra brutta notizia piuttosto che pensare che mi abbia dimenticata.
Era poco prima l'inizio del derby.
Mi manda un sms candido, ha bevuto troppo e non sapeva dove aveva messo il cellulare, dimenticato chissà dove.
Non ci sto.
Lui DEVE ESSERE la mia buona notizia di quel weekend di dolore.
Ma io devo partire, alle 19 ho il volo, bisogna sbrigarsi. ..ma perché non ha pensato che io lo stesso aspettando? Come ha fatto a dimenticarsi dell'appuntamento?
Tengo il punto, lui secco risponde che non sono nessuno per avere certe pretese.
Ci vediamo subito dopo il derby? No.
Sul volo con me viaggiano il dolore e l'amarezza, lo sconcerto e la disperazione.
Solo molti mesi dopo riesco a smaltire quella delusione, mentre Katia e mio fratello - Davide una cosa buona è riuscito a realizzarla, nonostante tutto- si sono ritrovati.
E oggi c'è Pietro, 40 giorni di vita, che quest'anno il 3 novembre ci ha fatto sentite tutti un po' meno soli.
domenica 25 ottobre 2015
A pezzi
Mi sento sola.
Anzi, lo sono.
Più cerco di urlarlo più non riesco a farmi sentire.
Più cerco di essere apprezzata e piu mi faccio detestare.
Più cerco di sentirmi amata e più mi ritrovo arida.
Devo trascorrere le prossime settimane nell'angoscia di non sapere che ne sarà di me a lavoro, nella paura di perderlo per "scarso rendimento", con un mutuo sulle spalle.
Ho bisogno del sostegno dei miei amici ma di contro voglio chiudermi a riccio, perché nessuno riesce ad arrivarci a capire come sto.
Nessuno è disposto a star vicino a chi non sta bene.
Nessuno vuole chi non sta bene, chi non si piace, chi ha un po' di male di vivere.
Non sono riuscita a costruire relazioni stabili con quelli che erano la mia cricca a lavoro, e che magari un giorno o l'altro potrebbero essere quel qualcuno che mi può dare una chance in più.
Invece sono sola, sono ritenuta un peso, sono troppo poco adatta alla vita sociale di questo genere.
Sono una lavoratrice onestà e di buona volontà, eppure sembra che traspare tutt'altro. Traspare ciò di cui io non ho coscienza, eppure mi ritengo una persona attenta.
Mi stanno per rovinare, e posso solo pregare che non mi diano il colpo di grazia.
Troppo sarebbe il peso e la vergogna da sostenere io e da far sostenere ai miei.
Soprattutto economicamente.
Sono a pezzi.
lunedì 19 ottobre 2015
Sacrosanta verità
La sacrosanta verità è la banalità fatta frase, che quando te la dicono vorresti trapanare le loro teste, aprirle e metterci un biglietto con scritto "ma vaffanculo".
E invece scopri che in alcune circostanze questa sentenza lapalissiana prende forma anche su di te.
Le cose accadono quando meno te lo aspetti.
Ed ecco che un tuo amico che si riteneva spacciato con la donna che amava, si trova a riceverne la dichiarazione; che il trombamico di fiducia ti dica che si sta frequentando con una e vuole fare il bravo, per cui ciao ciao; che riceva a lavoro un feedback lontano dall'essere positivo, e che ti mette in discussione su tutti i fronti. E ti ispira quella paura di perdere l'opportunità, l'attimo, e il lavoro stesso.
Mentre tutti gli altri avanzano, o stanno per farlo a te invece, quando meno te lo aspetti, arriva una breccola para para sullo stomaco, e non ti senti più la stessa.
Proprio te, che ti sei sempre sentita all'altezza e addirittura sottovalutata, ti ritrovi a non essere abbastanza, a non aver creato l'alchimia in ufficio, a essere mediocre.
Mediocre.
È una risonanza magnetica questa parola, mi taglia a strati la testa e in ognuno lascia l'impronta.
Posso dire che al momento non me la passo bene: sono sola, sto rischiando il lavoro e risulto antipatica agli altri. Quest'ultimo è un corollario di tanti piccoli ragionamenti, fondamentalmente relativo a persone di cui non mi frega gran che, ma che mi fanno palestra.
Io sono una testa di cazzo, una umorale che fa salaltare i nervi agli altri, un'incazzosa da risultare meschina, e guadagnarmi il favore di un gruppo non mi è mai venuto bene.
Questo ora torna a bomba sul lavoro.
Vaffanculo.
mercoledì 30 settembre 2015
2 anni+30
2 anni fa di oggi ero una persona molto felice.
Viaggiavo a 3 metri da terra, sotto effetto di un sentimento che pensavo già solido e ricambiato.
In 2 anni le cose sono cambiate molto, poi tornate molto indietro e di nuovo avanti nella staticità, fino allo stallo necessario.
Ma mi fa lo stesso un po' effetto pensare che 2 anni fa festeggiavo i miei 30 anni con il corpo a Parigi e la testa in Cina.
E il vero festeggiamento arrivò settimane dopo, in un weekend che non credo dimenticherò mai.
Sensazione bellissima, il più bel compleanno da quel punto di vista.
Quest'anno ho festeggiato con una nascita, una vita di 3 giorni, un amore diverso ma che so che stavolta durerà nel tempo. E sono felice, di una felicità che non mi fa dormire la notte, come quando penso di essermi innamorata.
E sicuramente lo sono.
Il piccolo P. è forse quel riscatto che la mia famiglia e quella di mia cognata aspettavano da tempo, e li nella culla, beato diavoletto, ci stordisce e fortifica.
Negli ultimi anni ho avuto bei regali per il mio compleanno: nel 2012 la macchina, nel 2013 l'amore, nel 2014 l'anticipo di casa e quest'anno un frugoletto da coccolare.
Chissà nel 2016 cosa riceverò?
Prego romanticamente, perché ormai ho il cuore sciolto, di avere davvero come regalo quell'amore che manca, che ogni giorno di più fa sentire la sua mancanza in un mosaico di eventi quasi perfetto.
I pali che prendo e che prenderò fin quando avrò voglia di impelacarmi in situazioni troppo lontane da me, spero siano solo propedeutici.
Non so se è quel po' di bollicine che ho bevuto prima, ma mi sento vagamente entusiasta e positiva.
Ma non posso renderlo pubblico, scoprire il fianco vuol dire anche prendere bastonate.
Quelle voglio evitare, qualunque sia il mio destino, lavorativo soprattutto.
Ho fatto troppo a botte negli ultimi mesi con situazioni ambigue, amiche non riconoscenti e mio padre.
Voglio solo tranquillità, e che questa che denoto come solitudine si volga in "bastare a me stessa", ma sempre con la speranza di poter migliorare quella situazione.
Lui, l'altro, è solo uno dei tanti simboli che questo cambiamento non è ancora avvenuto, che ho ancora molta strada da macinare.
Ma fa male lo stesso, un po per il modo, un po per lo sforzo che ci ho messo nel metterlo a suo agio sportivamente parlando, per ricevere a tratti interesse egocentrico, a tratti lucida determinazione contraria a tutto.
A un certo punto la sportività deve lasciare il posto alla rabbia, perché tanto è nascosta nelle sue declinazioni, nel buttare giù un rospo.
Ora faccio meno sconti, e vale davvero per tutti.
Quello che di me do, pretendo che venga preso nella giusta considerazione, e che vi siano di contro reazioni non altalenanti ne brusco e imprevedibili.
Io la palla di vetro per leggere i vostri pensieri ho provato ad averla, ma probabilmente era cinese e funzionava a cazzo.
Non la voglio più, voglio prendere ciò che accade con una lettura molto più scarna e sviscerare tutte le ipocrisie, prima che siano loro a trascinarmi a fondo, o almeno in situazione di vergogna o di giustificazione per la mia reazione.
Ps: spero che il libro ti piaccia almeno la metà di quanto ti sono piaciuta io negli ultimi 3 mesi.
A buon intenditor....
martedì 22 settembre 2015
Stai sereno
Non penso di aver fatto male, anzi.
Oltre che di minestra riscaldata si tratta di un distacco che si è già consumato troppe volte, ognuna poi pentita, ognuna poi riproposta.
Era ora di sfancularlo. Io.
Se è vero che chi nasce tondo non muore quadro, la pantomima della finta amica sarebbe durata vita natural durante, con mie ovvie palle così e soprattutto col rischio che si sarebbe ricreata la scena dell'anno scorso. E la mia inconsolable perdita di dignità.
No.
E basta.
Ha piagnucolato con me per settimane di come stesse dopo la fine dell'ultima storia. Ha fatto il cane bastonato per quella e altre ragioni, e io li a curar ferite, aspettando che i vari cambiamenti d'umore giornalieri e settimanali si assestassero, e a dire il vero covando un po' di speranza che stavolta "magari si accorge che io esisto per lui".
Invece col cazzo proprio.
Gli serviva la compagna di merende, virtuali per di più, con cui spendere tempo su whatsapp e cazzeggiare senza mai chiedere manco come stessi. Era lui di nuovo il centro di noi 2, ma l'ho lasciato fare.
Poi, candido, se ne esce con una battuta che fa capire che da 10 giorni si vede con una, e ci va a fare gite enogastronomiche che aveva promesso di fare con me.
Allora sai che ti dico?
Si prendesse lei cura dei tuoi stati d'animo, di tutti gli stranimenti per il gatto, tua madre, il padre del tuo amico.
Ma se li deve sorbire più di come ho fatto io, perché io non avevo neanche il dovere di farlo e inoltre, indietro, mi è tornata solo superficialità.
Stai bene come stai.
Stavolta è definitiva. Non avevo bisogno di un amico, ma ho fatto la parte.
Mo basta.
Sei tondo, non riesci proprio ad arrivarci, non è nelle tue corde.
Ma non mi farò umiliare ancora, ti prevengo perché ho imparato anche a fare a meno di te, con il tempo.
Statt buon!
giovedì 13 agosto 2015
Uni, nessuni, centomila
Eccolo li il palo.
Ogni volta che lo centro, un pezzetto di Ego muore.
È già il secondo palo che prendo da un over 40, oltre agli infiniti già presi da fasce più basse d'età.
Va da sé il pensiero che "beh, allora non piaccio proprio a nessuno se pure due over 40 -single, e secondo me pure un po disperati- mi schifano".
Ecco, vorrei non pensare questa frase perché poi ne subentra un'altra più dura "rimarrai sola se pure queste chance ti mandano a cagare".
Questo tizio mi piacicchiava.
Non so molto di lui, magari rideva un po da imbecille ma nel complesso non stonava.
Bel paio di occhi ghiaccio, di quelli che mi fanno capitolare facile, un bel pregresso di esperienze e un presente pieno di attività.
Non un mostro di simpatia ma amen, ci sarei uscita ancora, perché fascino ne ha.
L'ho cercato io, vero, e me ne sono assunta il rischio. Che è questo poi.
Però mi fa incacchiare come questa dinamica torni fuori -esacerbata di alcuni aspetti, vivaddio- dopo 2 anni con un altro coetaneo suo.
Perché fin quando c'è stato da chattare, mettere fotina, cazzeggio re era interessato. E mi aveva già vista dal vivo, x cui se proprio non gli piacevo poteva evitare di registrare il mio numero in rubrica tanto più perché gliel'ho dato asincrono. Era libero di scegliere.
Poi ci vediamo per un quarto d'ora e Puff! , capisce che non è cosa. E qui parliamo fisicamente eh, perché in un quarto d'ora come fai a capire se uno caratterialmente ti piace o no....
Forse devo piantarla di guardare gli occhi azzurri, mi portano male.
Forse dovrei rimettere a posto la forma fisica, o magari quel dentino che esula dagli altri, non so..
Continuo sempre a pensare che sia io sbagliata, non accetto che sia solo una questione di gusti innati altrui.
Sono davvero stufa di cercare e sperare ogni volta di trovare non dico L'UOMO della vita, ma almeno una compagnia per un periodo. Non chiedo davvero tanto, eppure sola sono e sola resto.
Andate a cagare.
martedì 11 agosto 2015
E poi????
E poi succede che ti accendi e ti spegni, quasi a comando.
Un giorno sei libera e ti senti grande, maturata e orgogliosa, un altro tornano dei fantasmi o piccoli guai e ti riassorbi, implodi e la tua onnipotenza ti fa il dito.
Bastano millesimi di situazioni per far si che il mio ego ingrassi o diventi anoressico.
Zero bilanciamento.
Sono montagne russe il mio umore, le mie aspirazioni, le tentazioni e le speranze.
Godo nel sapere che lui è stato lasciato, e mi sento bene. Poi capisco che non sarà mai conseguenza il fatto che torni da me.
Mi fortifico elargendo consigli e saggezza a molti, ma poi non so metterli io per prima in pratica....quindi penso che siano del tutto ipocriti.
Torno a lavoro carica, poi sento spiate che mi mettono ansia, per cui la sera devo prendere la pasticchetta per dormire serena e svegliarmi senza che quella sensazione mi prenda alle spalle.
Mi sono ripromessa, in questa estate, di essere più calma, più precisa ma non ossessiva, di essere anche più lenta, di perdere tempo in modo utile per me, perché ne sento tanto bisogno.
Ho sfatato il mito dell'apologia dei miei 13 anni, parlando con la diretta interessata, e mi ha riempito di speranza notare che tra me e lei c'è una differenza fondamentale: lei non vuole figli.
Lo so che è sciocco pensare di essere legati a una sorta di profezia, che non è da persona intelligente, ma mi sento come liberata.
Solo che appunto, tutto va e tutto viene, in una quotidianità che mi fa sentire vuoti e pieni ritmati, spesso inconsapevoli.
Non chiedo la speranza di avere pace, basterebbe che solo una delle tante macchie di inchiostro simpatico si imprimesse o sparisse per sempre.
lunedì 27 luglio 2015
Un bicchiere di Brandy
C'e un tempo per tutto, dicono.
A me sembra solo che mentre tutti vanno avanti io rimango sul piedistallo del mio orgoglio, appoggiato su una polvere di sogni sempre più schiacciata a terra, e aspetto.
So aspettare, mi viene benissimo.
So aspettare che qualche ingranaggio della mia vita standardizzata si sgrani lasciando il posto all'imprevisto.
Mi piace pensare che un giorno quell'imprevisto mi aspetti sotto il portone di casa.
Non mi aspetta mai nessuno sotto il portone di casa.
Manco agli altri sempre meno di quanto manchino loro a me.
È arrivata un'altra estate, e altre vacanze in solitaria.
Quanto ho sperato che nei mesi uscisse fuori una persona che mi dicesse "questa volta non devi pensare a niente, ti porto via con me".
Pensieri frivoli di una donna che non sa se sentirsi più autonoma o solo più sola.
Stasera mi mancano le preghiere di nonna e zia, le vecchiette della famiglia che ogni volta che parlavano di me mi raccomandavano al signore, perché ero una brava ragazza che non va a zonzo per strada, perché ero intelligente e loro pregavano sempre per me.
Con loro sono morte anche quelle preghiere che in un certo modo erano rassicurazioni e mi davano a pensare di avere davvero più mani sopra la testa, qualsiasi cosa fosse successa, e che mi avrebbero aiutato a non rimanere sola.
Arranco, nell'ansia di reiventarmi per dimostrarmi socialmente adatta, rimango immobile.
Ho paura, una paura intensa, calda, come un bicchiere di brandy.
La scolo giù lentamente, scivola nel sangue facendo compagnia al cuore, è una paura meditativa, un concetto che sembra avere sempre avuto posto in me.
Come se senza non fossi io.
La profezia che si autoavvera.
Sta già avvenendo.
martedì 7 luglio 2015
Elena
Ne sono stata vittima in questo weekend.
Se non avessi deciso di andare alle terme, se non avessi chiesto quella sigaretta a quelle due "ragazze" -mi piace chiamarle così, perché lo spirito c'è ancora-, se non avessimo deciso di avvicinarci ad ascoltare quelle strane canzoni di una band inascoltata, ma dense di sarcasmo che chiama sempre un po' di tristezza in fondo, se non ci fosse stata "Elena"....
Non avrei provato quella sensazione sempre fresca ma lontana nel tempo, quella che sì...batte il cuore, palpita l'animo, freme la notte.
Quella di sentire crescere un interesse al di là del sesso, di non capire ma sperare in un ricambio nonostante i percorsi di vita siano lontani anni-luce, la poesia di un momento, fatta di sguardi complici e sorrisi, e poche parole ma dosate sapientemente....una banda di persone sconosciute, un' alchimia che molti chiamano affinità elettiva, e noi.
Mi strappa un sorriso, anche se con piedi ben inchiodati so bene che al di là di un momento niente può esserci.
Ma la delicatezza, la sorpresa nello scoprirci, quelle mani che hanno intrecciato il mio viso, le mie dita in un avvolgente abbraccio...fa bene averle ancora con me nei pensieri.
Viene da fare un figlio con uno così.
Mi fa ricordare D., dieci anni fa, che mi fece palpitare con la stessa leggiadria, senza però che accadde mai nulla.
Sono questi uomini di un tempo forse, poeti, intagliatori di sentimenti umani e allo stesso tempo rivali del proprio ego.
Fuori buffoni, dentro turbati e severi.
Questo mi ha lasciato l'omonimo di qualcuno, nato nel suo stesso giorno a un anno di differenza, che se lo andavo a cercare non ci avrei mai preso.
Forse ho solo avuto bisogno, dopo molte lotte e prese di posizioni estreme dei giorni scorsi, di camminare alto, più alto dei conflitti e delle indecisioni, delle parole pesanti e di quelle che non ho voluto pronunciare.
Avevo solo bisogno di respirare una calma nuova, per una volta non dettata dall'ansia di avere con me i miei baluardi, ma data alla luce da ciò che di me stessa ho provato a rimettere in campo.
Per qualche giorno, certo, ma sembra sia stato lo sfogo di mesi.
sabato 27 giugno 2015
voglio scegliere
bel viso, bella voce, occhi profondi.
convive con lei, con cui sta da molti anni.
ha voglia di fare una stronzata.
ha voglia di farla prima di diventare definitivamente grande.
ha voglia di farla perché da quando sta con lei non se l'è mai concessa.
ha voglia di farla con me.
gli ho messo gli occhi addosso 3 anni fa, ma mi sono sempre tenuta alla larga sapendo la sua situazione.
poi d'un tratto abbiamo iniziato a parlare, ho scoperto presto le mie carte e a lui è piaciuto da morire.
perché le altre che ci hanno provato in precedenza erano troppo sibilline, e lui non era pronto a fare una cazzata senza condizioni chiare.
con me le ha trovate.
abbiamo detto UNA SOLA VOLTA, poi punto. stop.
la volta sarà prossima settimana, a quanto pare.
ciò che mi chiedo è cosa mi spinga, oltre a mettere la tacca sul foglio "scopate", a volerlo.
so già come finirà, ci sono già passata, un copione che ahimè è copia carbone di precedenti, non solo fidanzati/accompagnati, ma di tutti quelli da cui so già in partenza che non posso ricevere nulla se non il momento.
io cerco e voglio altro, ma continuo a smarronarmi con queste cose nella speranza di sentirmi più viva, di sentire l'adrenalina sporca di un peccato, di avere la sensazione di contare qualcosa per qualcuno.
anche solo per qualche ora.
non riesco a dire di no, non riesco a ritirare l'amo dopo averlo gettato e aver capito di aver pescato una balena al posto di una carpa, e che non sono in grado di tirar su e portare sulla mia imbarcazione.
ogni lasciata è persa, è questa la preghiera che mi dico ogni volta che penso di cambiare strada.
"perché poi....magari...chi lo sa, esce fuori qualcosa che non ti aspetti".
non ho ancora ben chiaro che la serendipity sulle storie di letto accade solo nei film.
e che se qualcuno ancora non mi ha scelta, o i precedenti avuti non mi hanno scelta, una ragione ci deve essere.
mi piacerebbe avere il coraggio di scrivergli "ci ho riflettuto, capisco una voglia che ci è salita a entrambi e che non è semplice gestire ora, e capisco anche la tua esigenza di essere leggero adesso per aiutarti a essere più responsabile in seguito....ma non vedo senso per me in questa cosa. sono complice di un peccato, sono un insieme di vene che pulsano per stare con te, ma al di là dell'atto so già che mi prenderà un grande vuoto, quello di sentirmi uso e consumo di chi passa per qua, imbeccato da me. voglio provare, per una volta, a rinunciare perché so quello che non voglio."
ecco.
questa è la formula da usare nel momento in cui fa capolino la PAURA.
paura di farmi male, di sentirmi usata, di essere abbandonata.
o altrimenti, viverla con una leggerezza che non fa parte di me e di cui, se ne conoscessi la formula, avrei già fatto largo uso.
leggerezza....che significa leggerezza?
uno ti piace, ti piace fisicamente e di testa, e sai che ci sono lo 0,00001% di possibilità che dalla sua situazione si smobilizzi.
ci vai a letto, dai tutto ciò che hai per quelle poche ore. lo senti addosso, di corpo e di testa, di follia e di passione. ce l'hai, è tuo.
dopodiché...finiti i giochi, arrivati a scadenza, la voglia in parte soddisfatta rimane in un angolo come un cagnolino che non sa che il padrone non tornerà più e continua ad aspettare.
e lì la soffochi, e questo è male.
soffochi lei e soffochi tutte le sensazioni di sentirti voluta, corteggiata, desiderata, CONSIDERATA.
perdere quelle vuol dire far morire una parte di te per mano sua.
quindi la leggerezza dove sta?
la leggerezza significa che tutto questo miscuglio di ingredienti si riducono meccanicamente alla voglia fisica. finita quella, sfogata quella, che in questo caso non rimane nell'angolo ma si è esaurita del tutto, sei serena nel poter concludere quella scadenza sapendo che NON C'E' BISOGNO DI ALTRO.
ecco la differenza.
ma io sono del primo tipo, e devo imparare a fermarmi.
uomo, circa trent'anni, lavoratore.
sta con lei ma vuole me per una notte.
io scelgo.
venerdì 29 maggio 2015
No hope, no future
Punk.
Ecco la mia definizione.
No hope, no future era la loro filosofia. Punk 77 intendo.
In questi giorni di riflessioni e sguardi persi nel vuoto, mi sono persa anch'io e non sono in grado di trovare la speranza.
Per cui vado avanti senza, ma stride il movimento di "andare" con quello di non credere più.
Io non credo più, a me stessa, all'amore, all'opportunita' di mettere al mondo un figlio.
Nessuno sa, nessuno neanche immagina quanto scuro sia adesso il mio cuore.
Chi assiste a ciò che dico rimane spiazzato, si arrampica su specchi di ipocrisia per non far saltare la "copertura".
Ma da un pezzo che per ne è saltata e ne è uscito un casino.
Da un pezzo che non sono più la stessa e mai più tornerò come prima.
Non ricordo quasi più com'ero io prima di tuffarmi di testa nella depressione.
La vedo una componente così saldata a me da sempre, che pensarmi senza mi sembra non plausibile.
Non si avvera ne si avverera' mai il mio sogno.
Quel pezzo di puzzle che non solo mi completa ma che da senso alla figura.
Il dettaglio fondamentale.
Non arriva, sono proprio stanca di pensare che tutto si aggiustera'.
Non arriva, questa è la verità è me la divo una cazzo di volta per tutte.
Elena, smettila di sperare. Non c'è niente da sperare, c'è solo da farsi il mazzo pregando che non accada qualcosa di più grave, irreversibile.
Perché so bene che mi metterebbe definitivamente al tappeto, e che a quel punto non ha senso alcun futuro.
Ha già poco senso così.
domenica 24 maggio 2015
farfalle
più agro che dolce, a dire la verità.
covo pensieri di questo genere ormai da anni, ma a volte riesco a scacciarli e a non far sì che mi prendano alle spalle, o anche di fianco, e mi riempiano di mazzate.
poi ogni tanto gli concedo la rivincita, li faccio vivere come farfalle, per poco.
e li faccio vincere anche facile, non utilizzando alcuna armatura per difendermi; ma in qualche modo i proiettili che mi tirano devono avere un foro d'entrata come uno d'uscita.
e quello d'uscita è questo.
nel frattempo hanno trapanato dentro, ma ho in parte imparato a calmare l'effetto collaterale peggiore: la sensazione di ansia, di non avere molto tempo, di non avere tutto il tempo che vorrei.
calmarla dicendomi a mo di mantra che tutto cambierà, che non è così tardi, dandomi scappatoie mentali da qui a 5 anni.
poi guardo un servizio alla tv che mi innesta ricordi vaghi di un periodo non chissà quanto felice, ma piacevole, e due lacrime ci scappano.
non che ora non ne stia vivendo uno altrettanto gradevole, ma so che è così effimero e temporaneo che tutto può cambiare in meno di un battito di ali di farfalla, per rimanere in tema.
quelle due lacrime mi rammentano lamentosamente, forse romanticamente, quanto manchi una vera persona nella mia vita.
quanto la solitudine vive nella mia piccola nuova casa, e fa e segue tutte le mie cose.
allora un moto di rabbia viene spontaneo nel dirmi "ma cazzo, ci riescono in tanti....perché io no?".
subito dopo capisco che non è la domanda corretta e che non esiste una domanda da pormi, ma solo constatare la verità senza nascondermi dietro a quelle farfalle.
manca un progetto a due, manca un bambino, manca la speranza di essere una donna arrivata.
arrivata nel senso di aver raggiunto quei 3-4 obiettivi di vita che non ti dico la rendono più semplice, ma forse un po' meno angosciante.
non posso immaginarmi ancora sola, non posso immaginare di non essere riuscita nel vero scopo della mia vita, non sono sicura di non morire di solitudine tra qualche anno.
posso spendere tanti soldi in psicoterapia, con belle scoperte e nuove forze, ma la solitudine non riesco e non credo di riuscire a stanarla, o a lasciarmene avvolgere senza girare la testa indietro pensando di lasciare un mondo dorato.
continuo a non avere la più pallida di cosa stia andando storto nella mia vita sentimental-relazionale.
faccio un esame di coscienza ogni giorno per smussare carattere, modo di vedere le cose, atteggiamento, a volte aspetto.
ma non lo trovo, o quando lo trovo, lui non trova me.
quella che una volta chiamavo frustrazione per questo effetto, ora non so chiamarla se non enorme tristezza.
non ancora disperazione, ma datemi 5 anni e lo sarà.
penso che anche autocommiserandomi non sento più gusto, tant'è che ultimamente non racconto più nulla a nessuno. me la vedo io con il mio male, perché nessuno può darmi una soluzione.
penso che la vita è lunga, troppo complessa per affrontarla senza avere altre due mani.
e trovo ingiusto che io, che ho sempre lottato da sola e mi sono presa quello che ho sempre meritato e mai di più, che non ho avuto regali né sconti, non abbia ancora riscatto di questo.
so bene che dico una stupidaggine, perché riscatto non esiste, e io testardamente vorrei ci fosse, come nei più film rosa di serie b.
avrei bisogno di far uscire un amore, di sentire quello dell'altro, di sognare un po' di più perché tutta questa solitudine mi lascia i piedi inchiodati a terra e so che non sono più in grado di volare.
l'amore non è la soluzione di tutti i mali, ma ci sarà una ragione per cui le persone ci credono, si battono, si perdono.
al momento faccio fatica anche a capire se sto aspettando ancora o se covo una rabbia autodistruttiva, non più sfogata come un tempo con un'invidia verso chi c'è riuscito.
ora li vedo con sguardo benevolo, con amore anch'io, e questo avvalora il fatto che quella rabbia probabilmente sta implodendo, sta cercando terreno fertile nella depressione che sto cercando di fermare con un'armata di distrazioni.
le stesse che quando si esauriscono, mi lasciano nuda davanti a quelle farfalle.
la verità è che sono stanca di darmi da fare in ogni modo, stanca di pensare che più penso e più non accade, di distrarmi con futilità che poi lasciano una scia di amaro.
a chi posso chiedere di aiutarmi? a chi posso chiedermi di farmi innamorare e di essere corrisposta?
patetica, ma sarei pronta a esserlo e mettere da parte l'orgoglio infame per trovare l'amore.
domenica 4 gennaio 2015
sogni
ho sentito dire da qualche parte, o forse la mia è solo una crasi di pensieri, che per aspirare alla felicità bisogna sognare.
nella mia esperienza finora ho sognato molto soprattutto l'amore della vita, quella storia appassionante e totalizzante, quella che devia l'esistenza verso qualcosa di "altro", di ancora più significativo, che ti fa avvicinare a quello che per me ne sarebbe il senso.
ultimamente questi sogni vanno un po' affievolendosi per mancanza di oggetto, per mancanza di volontà nel mettermi in gioco, per mancanza di sufficiente autostima per dirmi che vado bene anche così, con 10 kg in più. ma anche in passato, con quei 10 kg in meno, non mi sono mai detta di andar bene, e questo fa veramente la differenza.
dicono che i depressi cronici guardino molto più al passato che al futuro, ed è vero e trasparente come l'acqua.
a volte rimuginare serve solo a cullarsi in una condizione di salvezza di spirito e corpo, perché sai dove stai andando a parare e quel dolore lo conosci bene, lo riesci a trattare, a modularlo in alto o in basso come preferisci.
così il futuro ha poco spazio e scampo, non fosse altro perché la parola "incognita" allontana i pensieri da quella culla, e non ci vogliamo assolutamente fare i conti e perderci.
sogni d'amore, dicevamo, quindi no. non per ora. frase che dico effettivamente da innumerevole tempo.
da quei solchi scavati che non riescono proprio a rimarginarsi, che sembra si divertano a fingersi cauterizzati, e invece si scoprono e buttano nella merda il presente. loro che sono in fondo solo passato, prossimo o remoto ha poca importanza, ma passati, trascorsi, digeriti, elaborati, spezzati, ricomposti.
fatto sta che rimangono altri campi in cui poter sognare.
il lavoro, per esempio.
più che sognare, io vado avanti temendo ciò che mi riserverà, quest'anno in particolare.
non voglio sentirmi nominare la parola Milano. non sono più pronta e disposta ad andare. non ora che ho casa, non ora che non sento il suolo sotto i piedi qui, figuriamoci li.
non sogno il lavoro della vita, più che sognare spero che non mi riservi sorprese amare, amare come gli ultimi mesi a tirare la corda per scoprirmi più nervosa che mai.
sognare amici mi rimane difficile come pensiero.
gli amici uno se li cerca, prova a trovarseli, ma non può sapere a priori cosa possa essere migliore come prospettiva.
io con i miei sto.
non voglio dilungarmi su questo, basti pensare che alcuni li ho già eliminati dalle priorità e probabilmente continuerò a tagliare rami secchi e se non secchi, prossimi a esserlo.
non per talebanesimo, quanto perché se a un certo punto diventano problemi di difficile gestione, le relazioni con alcuni, non vedo perché continuare a fingersi idioti da entrambe le parti e rimediare a un'affondamento lento ma inesorabile.
sinceramente, penso di essere stata particolarmente tollerante nell'ultimo periodo rispetto alla mia media nei confronti dei poco sinceri, di alcuni anche evidentemente invidiosi (come lo so? lo sono anch'io, per cui so riconoscerne i segni...), degli avidi di cuore, degli scalatori sociali, dei paraculi per farla breve. alla fine la categoria generale bene o male è sempre questa.
sono stata tollerante in quanto per alcune situazioni, mossa anche da timore personale di perdere il contatto, sono stata reticente, ho ingoiato rospi, ho bruciato dentro e qualche volta fuori con esterni alle cause. ho rosicato col sorriso sulla bocca, ho stretto i denti nel dire "va bene così", ho osservato bene alcuni dei miei interlocutori, e ho scoperto pian piano che non mi piacciono.
allora niente più linea morbida, niente linea e basta, senza stare più ad incazzarmi e farmi sangue dal sapore di fiele. semplicemente, amen.
li lascerò andare come è corretto che sia per me. in queste vacanze di natale ho maturato molte più certezze di quelle che pensavo di aver coltivato per anni.
per esempio, che le persone di cui posso "fidarmi" (e lo metto appositamente virgolettato perché fidarmi non sarà mai una mia prerogativa, visti gli ultimi avvenimenti) sono 3-4 e non 6-7-8 come pensavo.
e che le rimanenti di quei 6-7-8 sono da evitare.
evitare nel bene, cioè con coscienza di non aver proprio nulla a che vedere; un esempio tra tutti, se parlo di un mio progetto di vita come aver acquistato casa, non una calzamaglia ma casa, e volontariamente cambi discorso...sei bruttamente stronzo. ma non voglio che sia più un problema mio, nel senso che eviterò alcuni discorsi con alcune persone, mi adeguerò al livello di stronzaggine, e semplicemente tollererò presenza e artefatti. ma non allungherò una sola mano, in nessuna situazione.
non è cattiveria, ma una schiusa di occhi che per ora mi ero negata al grido del "rimarrò sola".
più sola di una che si crede in compagnia, credo che non ce ne sia.
dicevo, quindi sugli amici i sogni sembrano davvero futili. credo nel detto che ognuno ha ciò che si merita, ma credo anche che la stronzaggine sia di natura innata in alcuni di noi, e che uno se la meriti o no, capita e basta.
non aspiro a particolari condizioni personali o beni materiali in questo momento.
posso dire che non mi manca quasi nulla di ciò che fa parte della normalità di vita della nostra società, e posso essere orgogliosa di essermelo costruito quasi tutto da sola.
ciò su cui mi piace fantasticare e che agogno in ogni periodo dell'anno almeno da quando ho dato il via a questa "abitudine" in modo più strutturato, 1 anno e mezzo fa, sono i viaggi.
viaggiare.
ovunque, a condizioni non precarie.
ho tante mete in testa a cui non so dare una rigida priorità.
indonesia e bali, Tibet e nepal, laos cambogia e Vietnam, sri lanka, giappone, il resto della cina, mongolia, perù...sono solo alcune di quelle che mi vengono in mente.
spero di accontentarmi quest'anno di andare in giordania, ma i soldini non sono molti e i viaggi di questo tipo si pagano, per come li voglio strutturati io, ma anche meno strutturati non sono proprio una cazzata.
mi piace pensare di riuscire a farne più di uno all'anno, ma sarebbe già un miracolo arrivare al primo.
se potessi spenderei davvero i miei soldi in viaggi.
oggi ho riguardato le foto dell'india dove sono stata a febbraio.
l'impressione è sempre quella, di un paese difficile e di un viaggio molto particolare, ma che gioia rievocare alcuni ricordi con quelle immagini a cui si mischiano odori, puzze, colori che non se ne andranno da questa testa.
la mia fantasia si sfoga di tanto in tanto a guardare tour operator, disponibilità in hotel per destinazioni più "digeribili", quel tanto che basta per appagare la voglia e stare bene fino alla prossima "crisi".
l'idea di vedere posti, panorami, persone anche molto diverse da me mi appaga moltissimo.7non si può vivere una vita in vacanza, e quando ritorno coi piedi per terra, la realtà parla un'altra lingua, ma il solo sogno che un giorno pian piano possa avvicinarmi ad una, poi ad un'altra meta, è una specie di stillicidio al contrario, una sorta di attesa prima di un incontro amoroso: l'attesa del piacere, che è il piacere stesso.
viaggiare per poi ricordare, nella più pura filosofia dei depressi cronici...