mercoledì 31 dicembre 2014

Tempo di bilanci

Odio capodanno e pensare che visto che domani ricomincia un anno nuovo, allora sembra che molto debba cambiare rispetto al precedente.
Dal momento che non è così, che un giorno vale l'altro è MAGARI potessimo resettare pensieri parole opere e omissioni con la mezzanotte tale da poter ricominciare davvero, mi piace però ripensare a 365 giorni che sono la continuazione e il prologo al tempo stesso, con tutti i loro "accadimenti".
Stilo la lista della spesa e una top list particolare.

Negli ultimi 365 giorni ho:
- vissuto in affitto
- bevuto molto, ma spesso bene e in bei posti
- mangiato molto, ma spesso bene e in bei posti
- presi 5 kg
- acquistato casa
- preso il mutuo
- avuto 3 scatti d'ira importanti
- versato molte lacrime, una volta anche di gioia
- perso un "amico"
- conosciuti in senso biblico 5 uomini
- frequentato in senso platonico 1 altro uomo
- fatti 2 viaggi all'estero fuori Europa
- cassato un viaggio al Londra senza rimborso del volo
- fatti quasi 12000 km con Mia
- trascorsi N weekend a Sabaudia
- pagato N cene
- cambiato psyco
- cambiato nutrizionista
- finito cure per vulvodinia
- ricominciato a fumicchiare
- iniziato cure per endometriosi

La top list riguarda frivolmente le frequentazioni avute:
- miglior bacio: L.
- migliore sc****a: V2
- miglior sesso orale: L.
- miglior fisico: V2
- miglior momento romantico: F2
- miglior momento-sorpresa: L. e V1
- miglior momento post coito: V2
- peggior bacio: K.
- peggior fisico: K.
- peggior prestazione: F1
- peggior dimensione: F1
- peggior momento post coito: K.

Il 2014 non è stato eccezionale come qualità di serenità e positività generale, nel senso che l'amaro in bocca che ancora ho non mi fa annoverare negli eventi importanti tutte le risate fatte con lui, le passeggiate e i panorami visti, il senso di compiutezza e del sentirmi a casa, quella vista dalla finestra della sua camera, il sole, la sabbia,  la birra spagnola, il bbq, cedergli le chiavi di Mia...perché ad oggi non contano più.

domenica 28 dicembre 2014

pochezza d'animo

...con queste 3 parole ha riassunto 4 mesi di domande, e un anno intero di esperienza insieme.
la chiamo "esperienza" perché non so più darle nome, dopo quelle 3 parole.
non amicizia, non affetto reciproco, non "culo-e-camicia".
non più.
ha chiarito quasi candidamente, con aria dimessa e pieno di sensi di colpa che se è vera la pochezza d'animo gli saranno passati 10 minuti dopo, tutto ciò che io ho temuto e che in parte ho realizzato. ma sono una che "la speranza è l'ultima a morire" e avevo accarezzato l'idea che la sua fosse solo vergogna mista a timore di farsi avanti, ma che nutrisse in cuor suo un sentimento di mancanza del mio affetto..
non è così, e questa nuova doccia scozzese mi fa quadrare i conti da una parte, mentre mi lascia un ulteriore lavoro da svolgere, la rilettura di 12 mesi fianco a fianco.
rileggere il tutto in chiave di pochezza d'animo per me significa dare senso zero a ciò che al tempo mi è sembrato sentito da parte sua.
significa declassare la solidità che pensavo aver costruito con lui in una meno nobile temporanea necessità del momento.
finiti i giochi, giocattolo vecchio si butta.
so che non è la fine del mondo, so che ci sono situazioni ben peggiori di questa.
la delusione ormai ha rastrellato ogni altro sentimento.
rancore, ira, vendetta sono tutti appassiti di fronte al fatto che provarli voleva dire avere coscienza che l'altro era in grado di nutrire certi sentimenti ma se ne è privato e ha privato me di quelli; invece l'altro è proprio lontano anni luce dal provarli, è pochezza d'animo, e di fronte a quella alzo le mani.
incapace di sentire, e di sentire l'altro, un'attenuante che mi impedisce di sparare. sparerei alla croce rossa.
delusione, nient'altro.
duro lavoro di rilettura, comprensione di alcune dinamiche che erano mascherate un po' dai miei occhi, un po' dalla sua codardia, e si va avanti.
non voglio più incontrare persone così. non voglio illudermi di avere davanti qualcuno che si rivela poi essere tutt'altro.
ancora una volta mi chiedo come ho fatto a non accorgermene, a come ho deviato una realtà forse fin troppo trasparente, tale da indurmi in errore, a non vederne il difetto principale.
io però sono sicura di ciò che ho visto al tempo, ed era ben lontano dalla pochezza d'animo.
non so se poteva esserne una sfumatura camuffata, ma ciò che importa ora è che seppur ci torno col pensiero, niente mi quadra più.
vorrei essere tanto forte da depennare tutto, e invece mi trovo ancora troppo spesso a pensarci, a ricordare e avere davanti scene, oggetti, persone, modi di fare con tanti riferimenti a lui, a noi.
ho comprato persino casa in un posto vicino a una piazza col nome della sua città.
come potrò mai dimenticarmene?!?
qui scatta la paura, di non riuscire mai.
avere in testa tutto, ancora limpido, sentire risuonare quella voce, guardare ancora il cellulare che non squillerà più con il suo numero, anche a orari insoliti, vivere luoghi di tante risate...
morto, come fosse morto.
non mi importa molto di come invece viva, ma chiunque ha subito un lutto lo sa che quella persona non uscirà mai dalla propria vita.
per quanto poi ne abbia fatto parte, è indipendente secondo me.
è la qualità, non la quantità, che fa la differenza.
e in questa particolare situazione, è anche l'addio che non aiuta.
addio scarno di empatia, addio di 4 mesi concretizzato in un'ora, addio mio, non suo, perché lui non ha bisogno di dire addio a qualcuno per cui in lui risuona solo pochezza d'animo.
addio unilaterale, doloroso per metà, incatenato a quelle parole scritte, manco a voce.
ricomincio il conto dal 26 dicembre.
resetto 4 mesi perché il dolore di quelli ha lasciato il palco a un dolore nuovo, vivo, vivo perché di confronto, di realizzazione di quelli che sono stati solo dubbi.
ricomincio dal 26 dicembre.
tot settimane, tot mesi per riprendermi, guardare avanti è un dovere, guardare indietro è una sgradevole costante.
ricominciare da me, da quella mancata gioia e amore, che questo 2014 ha prima provato a iniettarmi per poi prelevarmi con gli interessi.
non sono fiera di come sono adesso. tanti difetti a cui porre rimedio, tanti brutti pensieri che mi solcano in lungo e in largo le giornate.
tanto grigio, tanta disillusione, poco affetto sincero e una resurrezione che tarda a venire.
vorrei promettermi che dal 26 dicembre possa essere una persona diversa, ma fin quando mi leccherò le ferite, e passerà tempo, mi conosco, tutto ciò che attorno a me andrà per il verso giusto non saprò coglierlo e al contrario, lo combatterò.
vorrei che questo 26 dicembre fosse la crepa nel cuore che distingue il prima dal dopo, un cambiamento se non radicale almeno progressivo e diffuso.
buoni propositi, sì...
in attesa di cosa? di un'altra batosta.
ecco come vivo le mie giornate, aspettando che quella successiva sia peggiore della precedente, e sperando che non lo sia.
poi arriva la pochezza d'animo che purtroppo mi permette di pensare che è vero così, che il peggio non è mai morto e che per quanti sforzi io riesca a fare, ci sarà sempre qualcosa di più forte dei miei buoni propositi.
mi spiace dirmelo, vorrei averne una controprova, vorrei alimentare la speranza che non tutto è veramente così bastardo.


ma secondo me lo è e lo sarà sempre, e la mia lotta continuerà a essere quella di sopravvivere alla durezza di questa vita, e non di godermene davvero i frutti.
ogni volta che ne ho goduto, sono stata punita.







































martedì 23 dicembre 2014

Non perdono

Niente, più provo a far uscire quello spirito natalizio e cristiano con cui sono stata educata,  più il mio rancore cresce.
Non posso, non riesco a essere clemente e perdonare, a maggior ragione sotto questi giorni in cui la felicità finta, ben simulata o forse anche vera delle persone esce fuori come un muro per me.
Non ti perdono, non sono in  grado di farlo, non è un sentimento per me, o semplicemente non lo è verso di te.
Vorrei che tu provassi la metà del dolore che mi hai provocato deliberatamente,  che per mezza giornata ti permeassero la malinconia e la tristezza che inondano le mie da ormai 4 mesi.
Vorrei che ti sentissi solo, ma solo davvero, e senza una meta.
Vorrei che chiudessi gli occhi e ti invadesse l'ansia che mi fa dormire male la notte, e che il nervosismo si impossessasse dei tuoi pensieri tale da non renderli più tali, ma solo vomito.
Ecco la mia lettera a Babbo Natale.

domenica 2 novembre 2014

Sul tramonto e il mare

Il momento a margine della giornata in cui la luce cambia di botto e la notte è ancora timida e tremula, ecco..quello è il mio umore migliore.

Viene da andare al mare, sdraiarsi con l'illusione che la sabbia sia calda come d'estate, viene da bere un cocktail guardando il sole che sbiadisce, viene da farsi l'ultimo bagno della giornata come se domani fosse ancora vacanza.
Viene da dire "ci vediamo tra poco in spiaggia, sto arrivando", occhiali da sole e musica alta in macchina.
Viene da sperare che l'estate non finisca mai. Ma è novembre.

Con novembre tutto viene rigato da quei ricordi che mai come nei giorni scorsi così estivamente espliciti trovano acqua nel deserto.
Vorrei scaricare la mia rabbia, scrivergli che la sua codardia mi fa schifo, mi fa vomitare, mi lascia impietrita, si allontana e dopo torna a boomerang elevando alla N tutti i miei sentimenti, che siano buoni o cattivi.

Ancora stento a credere che una persona che reputavo onesta, trasparente, di valori se non saldi almeno positivi, possa ignorare questa nostra condizione, e bypassare me, come un trattore, dimenticando questi mesi a condivisione di buona parte di noi stessi.
Stento ad accettare la totale indisturbata risolutezza di aver spinto OFF sulla tastiera dell'affetto, così da un momento all'altro, così con l'effetto sorpresa.
Ho smesso di chiedermi perché, ma ogni giorno prendo atto che per lui, per noi, forse è stato tutto solamente un bisogno di compagnia appagato e poi disperso.
Esaurito, punto, fine. Si ricomincia da altro, da altre persone, da altri affetti.

Ciò che più mi reprime è non poter dire nulla, facendomi scivolare via la sgradevole presa di coscienza.
Eppure in cuor mio sto covando tante parole, diventando sempre di più ogni giorno che passa e che lui fa passare senza mantenere l'unica azione corretta fatta in 2 mesi e mezzo. Quella di chiedermi un confronto, darmi una data di massima.
Per poi svanire nel nulla, di nuovo.

Io non perdono ne il primo ne tantomeno il secondo suo scomparire.
Non è giusto, lo so io e lo sa anche lui.
Che per quanto chi lo conosce attraverso i miei racconti dice che sia un fuori dal mondo, io reputo fin troppo intelligente.
Talmente tanto da declinarsi in furbo.
Solo un furbo sa dove non andarsi ad invischiare, e in questo lui va assolutamente spedito.

Che peccato.
Quanta delusione dietro questo comportamento, quanta disillusione su chi avrò davanti un giorno, perché purtroppo esperienze come questa ti fanno diventare più sospettoso e meno aperto al prossimo.
Lascia questa trincea che ha scavato con consapevolezza, per difendersi da chissà cosa di me.
Mi fa male pensarlo ancora, ma lui stesso mi insegna che in fondo può essere semplice dimenticare.
Più semplice di quanto io non mi aspetti.

martedì 23 settembre 2014

Sto affrontando la tua lontananza, il tuo silenzio quasi pacato, reverenziale; il tuo modo di scomparire, l'anomalia del tuo comportamento, l'autoriflessione e l'autocritica che mi hanno inseguita per troppe notti, al risveglio, in ogni momento libero.
Sto affrontando questa realtà concentrandomi sulle piccole cose e sulle persone, distraendomi e dando tagli netti ad abitudini meschine.

Situazioni che cambiano, routine che ora fa a meno delle tue telefonate, della tua voce divertente, delle divagazioni mangerecce, di quel modo in cui hai saputo prendermi e forse capirmi al volo.
Forse, perché ora non sei altro che l'ennesima pallottola che ha vagato all'interno e all'esterno di me, colpendomi neanche troppo di striscio e disintegrandosi sul muro dei miei ricordi.

Sei sicuro di aver fatto la cosa giusta?

Io vado avanti quando più, quando meno malinconica rispetto a tutto il noi che c'era. E che ora mi fa a tratti sorridere, ad altri incazzare, ad altri ancora semplicemente mi lascia un velo di indifferenza dettato dalle tante volte in cui mi sono ripetuta che ciò che doveva essere, è stato.

Forse è la cosa migliore che tu potessi farmi, forse avrei potuto fermare per prima io tutta questa storia che odora di assurdo adesso, guardare un po più in là per capire che non c'era un futuro da amici per quello che per me è stato un seppur breve, comunque bel sentimento provato per te.
Lo stesso che mi ha fatto bene l'anno scorso e mi ha fatto scoprire me stessa come persona diversa, e di cui purtroppo mi sono liberata con estrema facilità.

Tutto questo doveva non esserci, ho compiuto una scelta sbagliata al tempo e raccolgo adesso quelle 4 briciole.
Ma non per questo ti esento dalla tua responsabilità di "amico" a farmi presente tutto quello che ti passava per la mente invece di servirmi questa padellata in faccia, senza futuro, senza controparte. Gratuita così.

Ho imparato in questi 2 mesi ad accettare un abbandono che pensavo fosse ingestibile, sono rientrata nella mia "normalità", riesco a vivere il weekend in modo sereno senza angosce, ho riassaporato i momenti morti e il silenzio, non senza sforzo ne particolare gusto.

Il brutto è che tu rimarrai in questa casa di pensieri per ancora molto tempo, con andamento sinusoidale, e non sono sicura che nel futuro remoto potrò effettivamente essere certa di non ricordarti, con annesso unhappy ending.

Quello che invece vorrei è esattamente depennare gli ultimi 14 mesi con te qui dentro, far finta che non sia accaduto nulla, perdendo anche i bei ricordi, comunque sporcati dalla tua zozzata recente.

Potrei riuscirci se non fosse che i ricordi possono svanire, ma la realtà no, è sotto agli occhi.
Quando andrò verso il mare, quando berro' vino, quando passerò vicino al nostro ristorante preferito, quando sarà il tramonto di un sabato d'estate, e ogni volta che guardo la mia macchina, la connessione sarà automatica e farà un cazzo di male che non posso non augurarti di provare allo stesso modo in un tempo certo, quando tutto ti crollera' addosso.

Ti saluto col peggiore dei pensieri purtroppo, mi dispiace ma non meriti altro che questo.

venerdì 29 agosto 2014

Non ti affronto, ma devo

Tu te ne vai, e mi lasci qua.
Ad affrontare un abbandono senza ancora questo nome, orfano, perché non so neanche il motivo. Lo sai solo tu.
Non vuoi dirmelo o non ti interessa farlo.
Tanto sono io che devo affrontarlo.
E soprattutto stavolta non posso dire "non lo affronto".

E' cemento fresco, va raffreddandosi e compattandosi.
È un buco nelle vene con l'ago ancora dentro.
Ha la parvenza di una dolce morte, sai quelle che ti addormenti e non ti svegli più, e nessuno ti ha "informato".

Tu te ne vai, e io qui ad affrontare non solamente la tua assenza, ma la tua tignosa indifferenza, quelle preghiere mie andate a vuoto per farti parlare, scrivere.

Non mi hai lasciato nulla, hai deciso che è così e non si torna indietro.
Devo affrontare la tua cecità, neanche miopia, e il tuo muoverti a scatti sbattendo più volte sulle mie caviglie.

Devo affrontare la tua lucidità che a me manca, una razionalità che non ti ho mai visto così in forma.
Sei anaffettivo, si, ma non pensavo così algido.

Affrontero' una routine che si schianta al muro, si infrange e di cui cadono di sotto pezzetti microscopici ma preziosissimi.

Non me lo merito, per tutto l'affetto che finora ti ho dato, dimostrato, forse fino al punto da farti agire così.

Cercherò di affrontare il lato positivo, se ancora riuscirò a vederlo. Quello delle tante risate fatte a fronte di altrettante sane bevute, nozioni di cultura, ore al telefono, mangiate sacre e profane, notti in quella casa che parla tanto di tua madre.

Sarò costretta ad affrontare questo mio senso di colpa,  di averti lasciato andare senza che me ne accorgessi, senza aver potuto intuire l'attimo prima del tuo abbandono.

domenica 17 agosto 2014

Confessioni di un giorno di mezz'autunno

Non affronto, in giornate lunghe come queste, ritrovarmi ad affondare il coltello su me stessa, su tutti i miei sbagli e su quelle tessere di mosaico che sono le mie emozioni e nervi.

Non affronto ammettere che certe debolezze hanno matrici irrisolte nel passato prossimo, passato che ingombra come un segnale stradale all'interno di una foto spettacolare.
Li, in basso a destra. Non puoi non vederlo.

Non affronto di tanto in tanto il ripetermi che una mia certa condizione è stata dettata da un'anatema ai tempi della cresima.
Non trovando altra madrina, i miei mi hanno votata a una zitella amica di famiglia.
Ricordo come lo stessero dicendo in questo momento: "Elena, ora che hai una madrina zitella...sarà mica che poi riprendi da lei?!?"

Checcazzo.

Mi rimase impressa quella frase, e da brava inaffrontabile fatalista quale sono, mi si tatuo' nei neuroni e fu così che la profezia si autoavverava negli anni.
Quel tatuaggio inaffrontabile riemergeva come la Fenice a ogni mia "delusione".

Non affronto, così, il punto di vista del bicchiere mezzo pieno.
Qualcuno ha deciso per me, tanto tempo fa.

Non affronto rifarmi il letto di quelli col sistema "a ponte".
Probabilmente chi lo ha progettato non aveva moglie.
O forse si, ma vittima di lui tanto da non potergli rompere i coglioni sul fatto che quel letto è inaffrontabile da poter essere rifatto in modo perfetto, con le lenzuola belle tese e liscio.
Come la metti la metti, pare un sacco a pelo riposto male. Nel sacco.

Non affronto mia madre che mi dice che sorrido poco.
Vorrei sorriderle di più, ma la mia faccia si sta settando su un' "inaffrontabile al cubo"  serietà, probabilmente figlia di ferie trascorse da sola nel paese dei morti, ovvero nel mio passato remoto, luogo un tempo di palpitazioni sentimentali e avventure in bicicletta.
Sede di spensierata magrezza.
Di spensieratezza, facendo una crasi.

Non affronto vedere mio padre che invecchia, diventando ancora più rigido in pensieri parole opere e fisico.
Vorrei alleviarlo, ma tutte le buone intenzioni decadono di fronte alla mia inaffrontabile impazienza, che mista alla sempre-presente-dio-me-cechi attitudine depressoide, fanno il paio col rispondere a cazzo o non rispondere affatto, in un'infermita' relazionale di cui a breve mi pentiro' amaramente.

Cerco di affrontare il mio stesso respiro senza odiarmi, a volte.

Non affronto piangermi addosso come in questo post.
Ogni tanto mi sento autorizzata, buttando un nero su bianco come oggi, che già è 17 e fa il suo.

Poi penso che fa parte del personaggio tormentato, una parte che recito spesso e malvolentieri, per non volermi rendere conto delle infinite possibilità che ho.

Come dire, mi pesa il culo.

martedì 12 agosto 2014

L'estate inaffrontabile

Non affronto tutte le foto di vacanze che vedo da troppe settimane su feisbuk, tutti in vacanza, eternamente in vacanza.
Facendo il totale dei giorni di vacanze (diacronicamente parlando) per il numero di amici che postano, è come vedere una lunghissima intera vacanza spettacolare.
Mentre io qua, a lavorare. Poca voglia, molto rodimento di culo.

Non affronto la rabbia di alcuni momenti, ceca sorda e zoppa.
Barcolla da ubriaca e si appoggia su tutto, incredula su come riesca ad aderire bene alle pareti o ai profili in cui si imbatte.

Non affronto le bugie, le giustificazioni, i "favori" fatti solo per non sentirmi sbuffare.

Non affronto, e giuro che provo ad affrontarlo ma a volte non ci riesco, il disordine in casa, il bagno sottosopra, la donna che pulisce a metà, la niccia che spunta fuori dagli angoli più remoti e mi fa starnutire i polmoni.

Non affronto l'incuria.

Non affronto che siamo al 12 agosto e ancora con ritmi da inizio giugno.
Cazzo, veramente non esiste più l'estate, in ogni senso.

Non affronto il senso di colpa eterno.
"Avrò fatto il possibile?"
"Devo dimagrire."
"Sarò giusta con tutti?"
"Sono acida"
"Sarò adeguata alle situazioni e alle persone?"
"Mi sento spesso un  pesce fuor d'acqua"
"Attacco per difendermi?"
"Ho bisogno d'aria ma non posso abbandonare i miei"

Quanto affronto a fatica dovermi arrendere alla personale spending review.
Una cena fuori? ehm, ci penso.
Un sushi magari..? Ehm, troppo impegnativo.
Un weekend corto? Troppo sproporzionato il rapporto durata-prezzo.
Un weekend lungo? Ne ho fatti troppi...
Una vacanza? Datte foco.





venerdì 1 agosto 2014

Stasera mi sento buona

Non affronto le non risposte, i mancati feedback, le sospensioni di tempo che ancora devo capi a chi è perché fanno così comodo, o se c'è una promozione in corso o una raccolta punti. Fatemelo sape.
(Ah no, non forniscono risposta...)

Non affronto il "Lei non sa chi sono io"...sì, n'artro esaurito che col caldo ha il delirio d'onnipotenza che vorrebbe spacca' il culo ai passeri.  Ne conoscessi pochi...

Non affronto la gelosia, il possesso, il controllo sull'altro. Quindi non mi affronto.

Ah, quanto poco affronto le lenti a contatto che finiscono in posti improbabili dell'occhio e le ritrovo dopo ore di ricerche rischiando la cecità assoluta co ste dita-wurstel infilate sotto alla palpebra, intrise di mascara....

Non affronto il mascara waterproof colante al primo blink. Checcazzo, anni di tecnologie cosmetiche, ho spesato Sephora e le vacanze dei suoi dipendenti per anni...ancora così stamo?!? Waterproof...whatheyproof??

Non affronto chi fa zigzag sulla Colombo.
Rischia e fa rischiare il chioppo in ogni dove, poi al miliardesimo semaforo se ritrova 2 macchine dietro me, e ha buttato 10 litri de benzina in più, 5 anni de vita e 3 de patente. Applausi.

Affronto veramente con sforzo i paraculi. A volte lo sono anch'io, non ci trovo nulla di male se non lo fai seriamente.
Ma perseverare non è solo diabolico, ti fa prendere un calcio nel culo.
Prima o poi.
Tanto arriva.
Attendere prego.

venerdì 11 luglio 2014

Eccheccazzo

Non affronto gli svarioni non dovuti ad alcool e droghe.

Non affronto rimanere senza forze, inerme, abbagliata dal nero della stanza, occhi sgranati.

Non affronto l'idea di perdere qualcuno, anche a causa di qualcun altro.
La stessa "causa" che in realtà é la botta di culo, se giriamo l'angolazione.

Non affronto piangere.

Non affronto la compiacenza, né il placebo verbale.

Non affronto pensare solo a me, vivere di sola me, progettare x 1, trovarmi sola nella catastrofe.

Non affronto chi gioisce per frivolezze,  ché la vita si sa che non se ne fa un cazzo, le butta nel cesso e tira la catena 2 volte per star sicura che siano andate veramente.

Malaffronto sta condizione precaria, a volte schizoffrenicamente serena, volta al futuro ma col culo attaccato al muro per paura di recidive dal passato.

Tollero quasi zero le lenzuola calde, accoglienti, che fanno r' dito medio mentre te accanisci ad addomesticarle,  mentre cerchi di svenire e far svanire quel nero.
Cerchi cerchi, e trovi solo l'orologio che scappa.

"Il tempo fugge, ma n' do cazzo va".

giovedì 10 luglio 2014

A zanzara lapidata non si guarda il pungiglione

Non affronto le 50 sfumature di punture d'insetto pe' gamba.

Essendo di natura rigorosa, non affronto l'imprecisione, o meglio, l'approssimazione che mente sapendo di mentire.

Non affronto le gatte morte, le cagne, le vipere, le galline, i gufi, e tutto ciò che di eziologico può esserci negli esseri umani.

Non affronto i finti tonti, con quello sguardo smorto che pensano di incularti lacrimando vaselina. 

Non affronto quelli che davanti all'entrata della posta/banca/farmacia/ovunuquecisiadafarelafila te fiutano come un cane da tartufo e te sorpassano/tagliano la strada/sbattono porta a vetri in faccia  pur di avere un -1 sulla loro fila.


Ma godo nel vederli sbagliare pulsante dell'eliminacode.

giovedì 3 luglio 2014

Stavolta sono seria...

Non affronto arrendermi all'evidenza.
E neanche far dare testate contro i muri ai miei sogni.
Non affronto sentirmi piccola, a volte. Elefante fuori e cristalleria dentro.

Non affronto le ingiustizie, le persone ignoranti con cui devi per forza parlare da ignorante.
Non sopporto, quindi tantomeno affronto, miei pari che si sentono stocazzo.
Stamo tutti sulla stessa barca, dateve na calmata.

Non affronto al contrario vedere persone capaci che non riescono a risalire la china, che fanno una fatica immane a farsi riconoscere, e non si piangono mai addosso.

Non affronto il sadismo velato, che ti corrode a poco a poco e manco te ne accorgi.
Corrode te dentro e implora di corrodere chiunque sia a poche spanne da te.

Affronto malamente certi ragionamenti da persone libere. Come se non sapessimo tutti che liberi non siamo mai. Suonano a volte come l'ultimo grido, la cartuccia nostalgica da sparare per non guardare oltre e scoprirsi più miopi.

mercoledì 2 luglio 2014

Dormo poco e male

Non affronto aspettare Morfeo per lunghiiissimi minuti, che diventano ore con un battito de ciabatta contro il muro a suona' la zanzara di turno.

Non affronto chi attraversa a un metro dalle strisce pedonali, occhio spento sul cellulare in mano, per poi uscire dal torpore e capire che s'è quasi steso sul tuo cofano manco fossimo a Villa Ada pe' un pic-nic, e avere pure il coraggio di imbruttirti. Con un'emoticon.

Altresi' non affronto chi invece le strisce, quelle tratteggiate,  le cavalca come fosse un serfista de Fuerteventura, facendome fa il Sudoku per cercare di capire da che cazzo de parte della carreggiata ha deciso di stare.
Ovviamente è sempre quella sbagliata.

Continuo a non affrontare chi non prende mai una decisione che si possa lontanamente definire "stabile".
Vedi (anche) sopra.

Non affronto chi non ci sta a capì pressoché niente della propria vita e continua a mette benzina su fuoco nella vita degli altri.
Io la benzina la userei per un altro scopo. ..

Affronto in parte gli energici e i positivi. Purché non mi vengano a dire "tranquilla, quando meno te lo aspetti...".
A quel punto, quel "meno" lo intendo prima pers. singolare modo indicativo tempo presente.
Attivo.

lunedì 30 giugno 2014

So gusti...

Non affronto quelli/e col doppio taglio, con gli occhiali da sole in ogni foto manco c'avessero la cataratta, o il glaucoma.

Non affronto quelli con le camicie hawaiane, che poi cazzo te metti una camicia hawaiana che al massimo arrivi a Torvajanica.

Non affronto i palestrati/e, i finti/e tali e i frequentanti palestre solo per di' "oggi vado 'n palestra", e dopo 4 mesi li/e vedi ancora co una panza che la metà basta.

Non affronto chi tifa Brasile, cazzo giocano pure in casa, c'hanno le donne più fiche del pianeta con cui consolasse se pure escono...

Non affronto la sveglia presto nei giorni lavorativi e la sveglia biologica ancora prima in quelli festivi.

Non affronto quel canaccio che m'ha rubato la mia La Martina alle terme. Spero gli sia andata de traverso insieme allo Scania che gli auguro l'abbia centrato.

Non affronto le foto sgranate, fuori fuoco, che poi qualcuno ce mette la pezza dicendo "ma era voluto!", il cestino/palo a 3/4 di inquadratura che ti fa bestemmiare per toglierlo co fotosciopp.

Non affronto chi chiede "il vino della casa" sapendo di chiedere il vino della casa che è sempre,  inogniluogoinognilago, una gran cagata.
Preferisco che chiedi, merda per merda, il Ronco rose' frizzante .
Ma anche no. Acqua.

Non affronto sti cazzo de shorts e tutine e "pajaccetti" che vanno di moda st'estate tra le ragazzette. Ma solo perché non posso permettermeli.
E comunque quei culi senza cellulite, ricordate, dai 25 in poi ve li scordate.  Provare per credere.