sabato 31 dicembre 2016

Tempo di bilanci, edizione 2016

L'anno scorso, mi sono accorta, non ho scritto il mio consueto post di sintesi di bilanci.
Cerco di recuperare almeno questo del 2016.

Il 2016 in un certo senso è stato l'anno delle "prime volte":
- la mia prima volta da amante, dico a 360 gradi, di un uomo
- la prima volta di papà in ospedale, per quasi 3 settimane, e non per intervento chirurgico ma per n.d.d.
- la mia prima contestazione a lavoro
- la mia prima e irreversibile rottura con la mia "migliore amica"
- la mia prima volta in Sardegna
- e anche la prima sotto Natale in montagna
- il mio primo (ed ultimo??) personal trainer
- il mio primo (e vero) corso da Sommelier

I primi 3 temi sono stati in un certo modo il filo rosso dell'anno, quelli che mi hanno segnata emotivamente moltissimo (ancor più il secondo e il terzo, in realtà).

Viene quindi spontaneo chiedersi cosa ho imparato...

Ho imparato che non so gestire bene l'ansia, qualità che speravo invece di aver già sufficientemente plasmato nella mia esperienza.

Ho imparato che posso fare a meno di tantissime persone, ma della mia famiglia no...E questo è in realtà un problema.

Ho imparato a riconoscere alla mia vita dei piani che siano anche alternativi al piano A; questo mi dà fiducia nel futuro.

Ho imparato che anche l'amore mi può essere lontano pur se lo volessi vicino; e sono io che lo tengo a distanza.

Ho imparato che è bello viaggiare ancora da sola, ma che i viaggi con gli amici sono nonostante tutto, i più divertenti.

Ho imparato che riesco a darmi un freno, che si tratti di spese economiche o di sentimentalismi; sì, posso e riesco, quando mi va.

Ho imparato a essere più pigra, molto più pigra, e in realtà non è una dote positiva; si rende però necessaria quando lo stress raggiunge quei livelli d'ansia che non so gestire, e che solo così riesco ad abbassare.

Ho imparato che io valgo più di quanto ne ho cognizione; chi vuole stare al mio passo è benvenuto. Chi no, quella è la porta.

In estrema sintesi, sto imparando a fare meno a cazzotti con me stessa e di conseguenza con le decisioni di chi mi sta più o meno a tiro.
Lascio libera me stessa e gli altri di decidere, senza necessariamente scazzare.
Sto cercando di mettere me come sono adesso al centro del mio mondo, e non la me ideale, quella voluta dal mio immaginario.
Sto quindi cercando di accettare questo mio essere così, in parte incompleta, in parte brutta, in parte scomoda, inadatta a certe visioni di vita.

Sono solo curiosa di ciò che il futuro, e non solo il prossimo anno, mi riserverà.
Ne ho molta paura, allo stesso tempo.

Forse ciò che devo ancora imparare è proprio questo: non avere paura.
Perché tanto funziona come quando sai di avere l'ascensore rotto.
Se ti ricordi durante la giornata che dovrai fare 6 piani a piedi, già ti prende male e sarà più faticoso farli; se te ne dimentichi e trovi invece l'ascensore rotto una volta tornata nel palazzo, rosicherai al momento, ma la fatica si ridurrà solo a quei 5 minuti di scale.

Buon 2017.

sabato 17 dicembre 2016

No vabbè

No vabbè, io non gliela posso fa.
Ho sempre avuto negli ultimi anni un rigetto particolare nei confronti del Natale. L'anno scorso mi è presa bene perché era nato mio nipote e quindi tutto era più dolce.
Mio nipote c'è ancora, beninteso.

Ciò che non ho mai amato di tutte le festività e in particolare del Natale, è che sono quelle situazioni in cui dovendo sentirti vicino a famiglia, amici, conoscenti vari..io mi sento invece più sola.

Perché è l'ennesimo Natale senza LA persona, senza quel regalo ben pensato.

Ma ciò che onestamente detesto di più,  nel mio viaggio di avvicinamento al Grinch durante i giorni più prossimi alla festività,  è sentirmi raccontare le belle storie che accadono alle mie amiche.

Mi pare che fu così anche anno scorso.
Sono allergica a quelle storie, non ne voglio sentir parlare e non riesco ad esserne empatica.
Mi dispiace, sarà una forma di invidia probabilmente.
Ma ho parecchi cazzi miei e per un po' vorrei due cose, in alternativa l'una all'altra: non sentire queste storie ammorbanti, o per una volta essere ascoltata io nel mio momento di stress, ipocondria e malessere.

Ecco, soprattutto la seconda cosa.

Vorrei che il tutto si svolgesse senza farmi rodere un culo fin troppo agitato di suo in questo periodo; tale per cui una parola in più, piuttosto che una richiesta, o un'attenzione di meno, potrebbero farmi rischiare di mandare all'aria anche le ultime amicizie.

Sono diventata un'ascoltatrice ultimamente.
Beh, ora è tempo di essere ascoltata.
Nulla che sia successo di grave, ma anche nei miei deliri contro organi cosa che si muova non secondo mia volontà mi piacerebbe avere 2 orecchie attente a disposizione.
Non è un atteggiamento maturo?

STICAZZI.

Per un po' voglio essere così, magari tra qualche giorno mi passa.
Magari mi passa subito, se qualcuno mi da corda.

Mi sono stancata di non essere ascoltata.
Ho preteso troppa poca attenzione perché, e ne sono convinta, i miei problemi vanno smazzati dallo psicoterapeuta.

Ma i miei deliri quotidiani, a volte, vanno assorbiti da qualcun altro, da qualcuno che non sia solo io.
Se questo sforzo non può essere fatto, allora, mi dispiave: non farò un altro sforzo neanche io.

Tutti bravissimi a parole, splendidi.

A fatti? Tutti egocentrati.

Ecco, la mia saggezza e pazienza sono arrivate alla frutta, per cui o si fa come dico io per un po, o ciccia.