venerdì 28 settembre 2018

Nella mia mente

La questione è molto semplice.
Si sceglie il meglio per sè stessi, è un istinto ancestrale.

Così che piccole sfumature che magari sottovalutiamo di noi stesse, diventano giganti mammut per l'altro, è di conseguenza impenetrabili foschie di goccette d'ansia per noi che non ci arriviamo a capirlo.

Probabilmente quel meglio di me non l'ho dato, me ne rendo conto benissimo...
Conta così tanto però per il buon andamento della storia, così tanto che io sto qui a mangiarmi le mani e magari di là dal muro del silenzio, neanche ci pensa più.

Ecco, la differenza irrisolvibile tra uomo e donna: il primo agisce, la seconda rimugina.
Faccio un tonfo nel clichè più sdrucciolevole.
Cazzo, la caduta fa male.
Il mio orgoglio è la caviglia distorta.
Lui, la buccia di banana.

Dovrei imparare a sorridere di queste bombe d'acqua autunnali che insistono sul tetto delle mie emozioni; in fondo non si sgretolerà per 4 gocce.
Invece no, per sicurezza chiamo il muratore nonostante il danno sia minimo, giusto qualche tegola spaccata.
E il muratore furbo che fa, dice che la impermeabilità del tetto è più scrausa di quanto si aspettasse, e quindi il danno è più costoso.
Così quel tetto diventa cadente ai miei occhi, e anzi mi pare di vedere anche un paio di macchie d'umidità nelle pareti interne.

Se ci avessi riso su, non avrei pagato nessun danno.

Così funziona la mia mente emotiva; quella infantile che chissà da dove stracazzo ha messo a punto quel senso di abbandono e rifiuto (una mezza idea ce l'ho, ma mi sembra esagerata), e lascia quindi il passo all'irrazionalità che non vede l'ora di metterci il carico.
Torno bambina, sperduta come oggi a ora di pranzo mentre vagavo a piedi in preda ai pensieri più misti e assurdi.

Sono io o non voglio più esserlo?

mercoledì 26 settembre 2018

Correzioni

Sentirsi rifiutati è una pessima sensazione.
Può succedere da un amico, dal partner della vita o da uno occasionale, ma fa comunque male.
Il rifiuto da parte dell'altro atterra le nostre capacità di saperci riconoscere come validi, adeguati a quella situazione.

Di conseguenza, l'ego sbatte da una parte all'altra dell'universo insicurezza, in cerca di un appiglio o di una controprova che gli dia una mano a tornare alla sua realtà.
Perché comunque la realtà vorrebbe che il rifiuto è solo un problema dell'altro, di chi lo attua, e non una caratteristica dell'io.
Il rifiuto è una conseguenza, non una causa.

Ma è la conseguenza degli stati d'animo del rifiutante.

Ho bisogno di credere, o almeno provare a credere, in questo.
In questi giorni troppo rifiuto mi ha reso nervosa e ansiosa, vorrei fare tante domande ma come al solito so anche che non avrebbero belle risposte.

Ho sdoganato il sesso con un semisconosciuto, questo devo dirmelo come un mantra, per cui il risultato l'ho portato a casa; non sono inadatta per quello, ed è davvero un sollievo.

Ma allora perché sto ancora così?
Mi sembra di essere tornata indietro di anni, vorrei che non fosse un copione che si ripete ma alla fine i punti di contatto sono ancora gli stessi.
Vorrei non dirmi "e allora cos'ho sbagliato?" perche so che non è una domanda utile quando si parla di gusti e intenzioni altrui.

Faccio fatica a pensare quella frase "Non gli piaccio abbastanza" eppure forse è l'unica soluzione e l'unica chiave che da una parte mi esonera da responsabilità e dall'altra appaga a pieno il senso che quelli in campo sono meri gusti personali.

Anche a me non faceva impazzire, ma ci avrei provato.
Probabilmente scazzando molto, ma ci avrei provato.
Il buon sesso io non credo sia stata solo una mia illusione. C'è stato, punto.

Non voglio strapazzarmi ancora con domande su come lui la veda, se cercasse sesso senza impegno o forse tutto ip contrario. Ad oggi non serve.

Serve uscire da questo momento di tristezza e far sì che quella parola "rifiuto" lasci il passo a "preferenza".

Ha preferito altro, non ha rifiutato me.

Spero di ficcarmrlo in questa testolina de coccio.
Ho veramente bisogno di provare speranza, ora che anche col "mio" lui la consapevolezza del niente-ci-sarà-più è nitida.

Ho bisogno di distrarmi, di ridere, di farmi pervadere da buone sensazioni, forse anche da sensazioni effimere.
L'inconscio, come detto altre volte, si può fregare con un po' di lavoro.
Cercherò di lavare via l'ansia di non avere appigli, appigli che siano veri e buoni, e di correggere certe parole con altre.

Credo proprio di meritare di stare in pace, di essere amata, di essere voluta, con tutti i crismi però.

L'epifania

L'ho voluto dal primo momento che l'ho visto.
L'ho cercato, l'ho agganciato, l'ho incastrato tra le maglie di una relazione extraconiugale.

È finita perché così doveva andare, ma sempre col pensiero che sì, è lui il mio uomo della vita.
Non potrebbe essere altrimenti, tutte le sue qualità e il suo modo gentile di trattare con me, il suo fisico che mi attrae, quella barba che gli sta così bene.

E mi struggo per mesi e mesi, per non avere la possibilità di chiamarlo "mio", mai...vivendo una realtà parallela di quel mondo perfetto, ma solo a occhi aperti.

Erano 2 mesi e mezzo che non lo vedevo, non so più quanti che non lo vedevo da sola, e più di anno che non metteva piede in casa mia.
Sempre affascinante, carino, dolce.

Ci siamo baciati di nuovo come una volta.

Ma io non ho provato niente.

È davvero finita quando capisci che oltre un forte affetto, tutto il resto è stata una grossa illusione.
La stessa che a volte ci riempie la giornata, che dal momento che non ha i piedi saldi per terra può diventare qualunque cosa: struggimento, idealismo, passione, anche gelosia.

Invece ieri l'illusione è stata schiacciata da una sensazione molto più solida, più concreta di quanto potessi immaginare.

Gli voglio un bene che è difficile spiegare, ma non lo voglio più.
E quindi credo di essere approdata alla sua stessa fase, quella dei mesi scorsi in cui io non capivo cosa provasse.
Per una volta mi sento sul suo stesso livello emotivo.

Non ho più pulsione verso di lui, sono arrivata alla coscienza che anche quell'intimità che cercavo era lontana da quello che voglio, e che non voglio più da lui.
Sicuro perché ne ho provata un'altra che mi ha sorpresa e lasciata convinta.

È stato il risultato dell'aver preso consapevolezza che ogni cosa che potrebbe accadere con lui sarebbe un qui e ora talmente fallace da non poter essere goduto, e soprattutto da non mettere nessuno dei due nella condizione di volerlo davvero e di volerlo a quel modo.

Un'epifania che da un lato è segno che finalmente sono libera da questa, seppur bella, ossessione...dall'altra significa che voglio un altro, ovvero quello che ora recita la parte dello stronzetto.

Probabilmente, se non avessi fatto sesso con lui, non mi sarei resa conto dei limiti, non solo di letto, della pseudorelazione con l'altro.

Il lato oscuro della medaglia c'è sempre, ed è quello che mi sento rifiutata.
C'ho fatto il callo, passerà anche stavolta.
Basta sbatterci poco il grugno, non intestardirmi e soprattutto...non fare domande.

Voglio vedere il mezzo pieno, la libertà da quel legame che era sì comfort, ma anche frustrazione.

Spero di aver rotto il ghiaccio che solo un mese fa mi sembrava perenne.

Il resto....arriverà, spero.

lunedì 24 settembre 2018

Sembrava quasi fatta

Come una partita di pallone.
Ci sei quasi, stai vincendo, si avvicina l'80' e pareggiano.
Va beh, capita, più grinta e adesso li sfondiamo.

86' ti segnano e vanno a vincere.

Così è anche parte della vita relazionale; in un momento stravinci, poi ti distrai, ti rallenti, giochi male in difesa e le prendi.
Non dico che stavo per incrociare "i destini di due anime per la vita", però magari anche 2 mesi, panettone non compreso, sarebbero stati buoni.

Mi ha aiutata a dimenticare un po' lui, che rimane sempre il mio lui della vita (davvero) ma un po' più svigorito, più pallido del solito.
Di contro, mi ha messo addosso tutte quelle insicurezze tipiche degli anni precedenti, di non-relazioni precedenti che andavano poi a schifìo mentre mi accorgevo di stare illudendomi.

Prendiamo il buono.
Ottima scopata, e anche per questo ip rosicamento si fa più vivo...
Ottima ma mica per performance da youporn, ottima perché c'è stata quella sintonia che non avevo con il "mio" lui, è ho capito in un attimo che il problema -decisamente- non ero io.
Ottima perché dopo tanto ma tanto tempo e con tutti i problemini che ho là sotto, pensavo di morire di dolori e bruciori, è di perdite dei giorno successivi..
Invece niente, o quasi niente.
Lei è stata perfetta, me ne sono meravigliata.

Peccato sporcare il tutto con un atteggiamento di distacco, freddezza che trovo a volte disumana così come mi è già capitato.

Come fai a rimanere distaccato dopo che due corpi sono stati in simbiosi nell'atto più intimo del mondo?

Non me lo spiegherò mai, e mai questo finirà di farmi male ogni volta.
Così faccio quello che so fare meglio e che puntualmente mi viene peggio: elemosinare attenzione.
È una tendenza, un istinto quasi ostinato per cercare di tirar fuori quell'umanita che deve esserci, cazzo.

Puntualmente, vengo presa per accolla, rompicoglioni o semplicemente non adatta alle tendenze e alle intenzioni dell'altro.
Puntualmente, ma vista l'esperienza almeno il lato positivo è che lo faccio sì, ma ci metto meno a capire che lo sto facendo deliberatamente, cerco giustificazioni inesistenti, aleatorio, di bassissimo livello per salvare lui ma soprattutto salvaguardare la mia scelta.
Una paravulata per non entrare in dissonanza cognitiva, per non dirmi una veder e verità che però aiuterebbe a chiudere i ponti e semplicemente accettare non di aver fallito bersaglio, ma solo di aver centrato uno accanto a quello vero.

Voglio perdonarmi per tutte le volte che mi sono data della stupida per situazioni stallanti come questa, dicendomi che non le avevo lette bene e che era tutta colpa mia.
Le ho lette secondo quello che gli altri mi hanno fatto leggere, molto più semplice; poi hanno cambiato paragrafo e quello che ho letto semplicemente non l'ho più sentito mio.

Belle, fantastiche parole e immagini, ma a tutt'ora, a quest'ora della seta dove dovrei dormire e invece gli ho mandato un ennesimo segnale disperato di attenzione, tutte cadono come mosche.
L'intelligenza non è solo far tesoro delle debolezze e dei modi sbagliati utilizzati; deve essere anche prendere coscienza in anticipo, essere proattivo nel non far accadere ciò che nella propria testa sappiamo accadrà-per la legge della profezia che si autoavvera- e accadrà proprio perché mettermi in atto quelle scorciatoie mentali tanto comode quanto insidiose.

Ecco, un aspetto su cui vorrei soffermarmi di più nel corso della vita è evitare l'abuso di scorciatoie.

Basta una scorciatoia usata male, che il gol non solo lo prendi di direttissima, ma oltretutto lascia un amaro in bocca di quelli difficili da lavare, proprio perché sai qual'e la matrice dello scoramento e che l'hai utilizzata volontariamente pur conoscendone i grossi rischi.

Poi non lamentiamoci che vediamo copioni già scritti, se noi stessi usiamo le stesse scorciatoie che li fanno diventare copia carbone.

Un modo c'è, ed è la consapevolezza che niente può realmente ripetersi nelle relazioni umane; tendiamo a pensare che ci siamo cicli di relazioni che sfociano con uguali metodi solo perché è più semplice metterli in catalogo.
Il catalogo in realtà è infinito, ogni situazione è a parte, ogni noi che ci rspportiamo con ogni loro siamo un'alchimia misteriosa e intellegibile.

2-1. La partita appare finita, forse meglio così.