uomo, circa trent'anni, lavoratore.
bel viso, bella voce, occhi profondi.
convive con lei, con cui sta da molti anni.
ha voglia di fare una stronzata.
ha voglia di farla prima di diventare definitivamente grande.
ha voglia di farla perché da quando sta con lei non se l'è mai concessa.
ha voglia di farla con me.
gli ho messo gli occhi addosso 3 anni fa, ma mi sono sempre tenuta alla larga sapendo la sua situazione.
poi d'un tratto abbiamo iniziato a parlare, ho scoperto presto le mie carte e a lui è piaciuto da morire.
perché le altre che ci hanno provato in precedenza erano troppo sibilline, e lui non era pronto a fare una cazzata senza condizioni chiare.
con me le ha trovate.
abbiamo detto UNA SOLA VOLTA, poi punto. stop.
la volta sarà prossima settimana, a quanto pare.
ciò che mi chiedo è cosa mi spinga, oltre a mettere la tacca sul foglio "scopate", a volerlo.
so già come finirà, ci sono già passata, un copione che ahimè è copia carbone di precedenti, non solo fidanzati/accompagnati, ma di tutti quelli da cui so già in partenza che non posso ricevere nulla se non il momento.
io cerco e voglio altro, ma continuo a smarronarmi con queste cose nella speranza di sentirmi più viva, di sentire l'adrenalina sporca di un peccato, di avere la sensazione di contare qualcosa per qualcuno.
anche solo per qualche ora.
non riesco a dire di no, non riesco a ritirare l'amo dopo averlo gettato e aver capito di aver pescato una balena al posto di una carpa, e che non sono in grado di tirar su e portare sulla mia imbarcazione.
ogni lasciata è persa, è questa la preghiera che mi dico ogni volta che penso di cambiare strada.
"perché poi....magari...chi lo sa, esce fuori qualcosa che non ti aspetti".
non ho ancora ben chiaro che la serendipity sulle storie di letto accade solo nei film.
e che se qualcuno ancora non mi ha scelta, o i precedenti avuti non mi hanno scelta, una ragione ci deve essere.
mi piacerebbe avere il coraggio di scrivergli "ci ho riflettuto, capisco una voglia che ci è salita a entrambi e che non è semplice gestire ora, e capisco anche la tua esigenza di essere leggero adesso per aiutarti a essere più responsabile in seguito....ma non vedo senso per me in questa cosa. sono complice di un peccato, sono un insieme di vene che pulsano per stare con te, ma al di là dell'atto so già che mi prenderà un grande vuoto, quello di sentirmi uso e consumo di chi passa per qua, imbeccato da me. voglio provare, per una volta, a rinunciare perché so quello che non voglio."
ecco.
questa è la formula da usare nel momento in cui fa capolino la PAURA.
paura di farmi male, di sentirmi usata, di essere abbandonata.
o altrimenti, viverla con una leggerezza che non fa parte di me e di cui, se ne conoscessi la formula, avrei già fatto largo uso.
leggerezza....che significa leggerezza?
uno ti piace, ti piace fisicamente e di testa, e sai che ci sono lo 0,00001% di possibilità che dalla sua situazione si smobilizzi.
ci vai a letto, dai tutto ciò che hai per quelle poche ore. lo senti addosso, di corpo e di testa, di follia e di passione. ce l'hai, è tuo.
dopodiché...finiti i giochi, arrivati a scadenza, la voglia in parte soddisfatta rimane in un angolo come un cagnolino che non sa che il padrone non tornerà più e continua ad aspettare.
e lì la soffochi, e questo è male.
soffochi lei e soffochi tutte le sensazioni di sentirti voluta, corteggiata, desiderata, CONSIDERATA.
perdere quelle vuol dire far morire una parte di te per mano sua.
quindi la leggerezza dove sta?
la leggerezza significa che tutto questo miscuglio di ingredienti si riducono meccanicamente alla voglia fisica. finita quella, sfogata quella, che in questo caso non rimane nell'angolo ma si è esaurita del tutto, sei serena nel poter concludere quella scadenza sapendo che NON C'E' BISOGNO DI ALTRO.
ecco la differenza.
ma io sono del primo tipo, e devo imparare a fermarmi.
uomo, circa trent'anni, lavoratore.
sta con lei ma vuole me per una notte.
io scelgo.