venerdì 29 agosto 2014

Non ti affronto, ma devo

Tu te ne vai, e mi lasci qua.
Ad affrontare un abbandono senza ancora questo nome, orfano, perché non so neanche il motivo. Lo sai solo tu.
Non vuoi dirmelo o non ti interessa farlo.
Tanto sono io che devo affrontarlo.
E soprattutto stavolta non posso dire "non lo affronto".

E' cemento fresco, va raffreddandosi e compattandosi.
È un buco nelle vene con l'ago ancora dentro.
Ha la parvenza di una dolce morte, sai quelle che ti addormenti e non ti svegli più, e nessuno ti ha "informato".

Tu te ne vai, e io qui ad affrontare non solamente la tua assenza, ma la tua tignosa indifferenza, quelle preghiere mie andate a vuoto per farti parlare, scrivere.

Non mi hai lasciato nulla, hai deciso che è così e non si torna indietro.
Devo affrontare la tua cecità, neanche miopia, e il tuo muoverti a scatti sbattendo più volte sulle mie caviglie.

Devo affrontare la tua lucidità che a me manca, una razionalità che non ti ho mai visto così in forma.
Sei anaffettivo, si, ma non pensavo così algido.

Affrontero' una routine che si schianta al muro, si infrange e di cui cadono di sotto pezzetti microscopici ma preziosissimi.

Non me lo merito, per tutto l'affetto che finora ti ho dato, dimostrato, forse fino al punto da farti agire così.

Cercherò di affrontare il lato positivo, se ancora riuscirò a vederlo. Quello delle tante risate fatte a fronte di altrettante sane bevute, nozioni di cultura, ore al telefono, mangiate sacre e profane, notti in quella casa che parla tanto di tua madre.

Sarò costretta ad affrontare questo mio senso di colpa,  di averti lasciato andare senza che me ne accorgessi, senza aver potuto intuire l'attimo prima del tuo abbandono.

domenica 17 agosto 2014

Confessioni di un giorno di mezz'autunno

Non affronto, in giornate lunghe come queste, ritrovarmi ad affondare il coltello su me stessa, su tutti i miei sbagli e su quelle tessere di mosaico che sono le mie emozioni e nervi.

Non affronto ammettere che certe debolezze hanno matrici irrisolte nel passato prossimo, passato che ingombra come un segnale stradale all'interno di una foto spettacolare.
Li, in basso a destra. Non puoi non vederlo.

Non affronto di tanto in tanto il ripetermi che una mia certa condizione è stata dettata da un'anatema ai tempi della cresima.
Non trovando altra madrina, i miei mi hanno votata a una zitella amica di famiglia.
Ricordo come lo stessero dicendo in questo momento: "Elena, ora che hai una madrina zitella...sarà mica che poi riprendi da lei?!?"

Checcazzo.

Mi rimase impressa quella frase, e da brava inaffrontabile fatalista quale sono, mi si tatuo' nei neuroni e fu così che la profezia si autoavverava negli anni.
Quel tatuaggio inaffrontabile riemergeva come la Fenice a ogni mia "delusione".

Non affronto, così, il punto di vista del bicchiere mezzo pieno.
Qualcuno ha deciso per me, tanto tempo fa.

Non affronto rifarmi il letto di quelli col sistema "a ponte".
Probabilmente chi lo ha progettato non aveva moglie.
O forse si, ma vittima di lui tanto da non potergli rompere i coglioni sul fatto che quel letto è inaffrontabile da poter essere rifatto in modo perfetto, con le lenzuola belle tese e liscio.
Come la metti la metti, pare un sacco a pelo riposto male. Nel sacco.

Non affronto mia madre che mi dice che sorrido poco.
Vorrei sorriderle di più, ma la mia faccia si sta settando su un' "inaffrontabile al cubo"  serietà, probabilmente figlia di ferie trascorse da sola nel paese dei morti, ovvero nel mio passato remoto, luogo un tempo di palpitazioni sentimentali e avventure in bicicletta.
Sede di spensierata magrezza.
Di spensieratezza, facendo una crasi.

Non affronto vedere mio padre che invecchia, diventando ancora più rigido in pensieri parole opere e fisico.
Vorrei alleviarlo, ma tutte le buone intenzioni decadono di fronte alla mia inaffrontabile impazienza, che mista alla sempre-presente-dio-me-cechi attitudine depressoide, fanno il paio col rispondere a cazzo o non rispondere affatto, in un'infermita' relazionale di cui a breve mi pentiro' amaramente.

Cerco di affrontare il mio stesso respiro senza odiarmi, a volte.

Non affronto piangermi addosso come in questo post.
Ogni tanto mi sento autorizzata, buttando un nero su bianco come oggi, che già è 17 e fa il suo.

Poi penso che fa parte del personaggio tormentato, una parte che recito spesso e malvolentieri, per non volermi rendere conto delle infinite possibilità che ho.

Come dire, mi pesa il culo.

martedì 12 agosto 2014

L'estate inaffrontabile

Non affronto tutte le foto di vacanze che vedo da troppe settimane su feisbuk, tutti in vacanza, eternamente in vacanza.
Facendo il totale dei giorni di vacanze (diacronicamente parlando) per il numero di amici che postano, è come vedere una lunghissima intera vacanza spettacolare.
Mentre io qua, a lavorare. Poca voglia, molto rodimento di culo.

Non affronto la rabbia di alcuni momenti, ceca sorda e zoppa.
Barcolla da ubriaca e si appoggia su tutto, incredula su come riesca ad aderire bene alle pareti o ai profili in cui si imbatte.

Non affronto le bugie, le giustificazioni, i "favori" fatti solo per non sentirmi sbuffare.

Non affronto, e giuro che provo ad affrontarlo ma a volte non ci riesco, il disordine in casa, il bagno sottosopra, la donna che pulisce a metà, la niccia che spunta fuori dagli angoli più remoti e mi fa starnutire i polmoni.

Non affronto l'incuria.

Non affronto che siamo al 12 agosto e ancora con ritmi da inizio giugno.
Cazzo, veramente non esiste più l'estate, in ogni senso.

Non affronto il senso di colpa eterno.
"Avrò fatto il possibile?"
"Devo dimagrire."
"Sarò giusta con tutti?"
"Sono acida"
"Sarò adeguata alle situazioni e alle persone?"
"Mi sento spesso un  pesce fuor d'acqua"
"Attacco per difendermi?"
"Ho bisogno d'aria ma non posso abbandonare i miei"

Quanto affronto a fatica dovermi arrendere alla personale spending review.
Una cena fuori? ehm, ci penso.
Un sushi magari..? Ehm, troppo impegnativo.
Un weekend corto? Troppo sproporzionato il rapporto durata-prezzo.
Un weekend lungo? Ne ho fatti troppi...
Una vacanza? Datte foco.





venerdì 1 agosto 2014

Stasera mi sento buona

Non affronto le non risposte, i mancati feedback, le sospensioni di tempo che ancora devo capi a chi è perché fanno così comodo, o se c'è una promozione in corso o una raccolta punti. Fatemelo sape.
(Ah no, non forniscono risposta...)

Non affronto il "Lei non sa chi sono io"...sì, n'artro esaurito che col caldo ha il delirio d'onnipotenza che vorrebbe spacca' il culo ai passeri.  Ne conoscessi pochi...

Non affronto la gelosia, il possesso, il controllo sull'altro. Quindi non mi affronto.

Ah, quanto poco affronto le lenti a contatto che finiscono in posti improbabili dell'occhio e le ritrovo dopo ore di ricerche rischiando la cecità assoluta co ste dita-wurstel infilate sotto alla palpebra, intrise di mascara....

Non affronto il mascara waterproof colante al primo blink. Checcazzo, anni di tecnologie cosmetiche, ho spesato Sephora e le vacanze dei suoi dipendenti per anni...ancora così stamo?!? Waterproof...whatheyproof??

Non affronto chi fa zigzag sulla Colombo.
Rischia e fa rischiare il chioppo in ogni dove, poi al miliardesimo semaforo se ritrova 2 macchine dietro me, e ha buttato 10 litri de benzina in più, 5 anni de vita e 3 de patente. Applausi.

Affronto veramente con sforzo i paraculi. A volte lo sono anch'io, non ci trovo nulla di male se non lo fai seriamente.
Ma perseverare non è solo diabolico, ti fa prendere un calcio nel culo.
Prima o poi.
Tanto arriva.
Attendere prego.