domenica 31 maggio 2020

Capita, questione di fortuna

Brucia ancora non averla spuntata, non aver avuto modo neanche di convincerlo a restare.
A cercarmi.
Ma così doveva andare, piani troppo diversi per due persone che non spartivano che il letto e il vino.
Quello che apprezzo di Roberto è che nel suo piccolo ci ha provato a condividere, anche se non gli è quasi mai riuscito bene.
Mi brucia pensare che chissà adesso chi si starà scopandi, ma so che è una sensazione lasciva, che non avendo risposta, ne ha mille.
Quindi meglio non porsi troppe domande.

Di Simone mi spiace di più, però perlomeno ho imparato qualcosa dalle esperienze precedenti.
Non mettermi in mezzo a una coppia, sapere attendere senza smaniare e soprattutto stare al posto mio.
Sicuramente complice il covid ho evitato un gran casino, ma sono felice di averlo evitato.
Simone neanche merita di vivere nel rimorso, nel senso di colpa verso lei e verso me.
Mi manca, certo.
Un'altra quotidianità che se ne va e lascia spazio a un po' di vuoto in più.
Mi spiace averlo perso perchè è una delle rare persone che ha saputo prendermi nelle mie debolezze e tirar fuori qualcosa di buono.
Un po' come Massimo.
È questo il tipo di uomo che vorrei accanto.
Roberto è quello con la faccia da fijodenamignotta, per questo mi piace, ma non è fatto per l'empatia o per sapermi calmare.
Quando l'ha fatto, era per un tornaconto suo, tant'e che gia quando maneggiava altro per le mani (ne sono quasi certa, a fine relazione) non si è sprecato a calmarmi, aveva già altro in canna e non gli andava di perdere tempo con me.
Questa ipotesi a maggior ragione è avvalorata dal fatto che non si è mai fatto vivo da quel 12 marzo, neanche sotto mio stimolo.
Aveva già altro per le mani e ha colto la palla al balzo.

Simone era disinteressato.
Mi guardava come vorrei essere guardata, cioè...non solo con desiderio, ma con affetto, con dolcezza, con rassicurazione.

Se mai ci ritroveremo, voglio augurarmi che sia perché ha saputo svegliarsi e scegliere, e non perché ha dei dubbi da togliere.
Io sto facendo la mia parte per allontanarmi, perché una volta rivelata è l'unica cosa che possa fare.
Conoscendolo un po' so che non calcherà la mano, starà al posto suo per rispetto.
Sono sicura che ha capito quello che gli ho detto.

Fatto sta che ad oggi, tolto Simone che era offsider, non c'è nessuno che mi faccia brillare gli occhi. 
Che si mostri per così com'è senza dovermi stupire, e mi aiuti a interessarmi a lui.
Giovanni è ancora immaturo, parla da ragazzo e non da uomo, io ho progetti da donna, quasi da madre...
Ho bisogno di un po' di concretezza senza togliermi divertimento, per quello che si può.
Ma chi mi innescherà di nuovo la scintilla negli occhi io non lo posso prevedere, e in questa frase ci netto su un bel respiro di scarico di responsabilità, e di relax.
Non c'è niente che io possa fare, quello capita e basta.
Capita.
Mi sento tanto sollevata dall'aver parlato con Simone, se mi passasse anche la fissa di Roberto e la stupido ingarellamento con le vite degli altri direi che ho risolto e sto in pace con me stessa.
Spero di ritrovare il sonno, spero che domani sto farmacologo sappia darmi un buon mix senza diventare dipendente.
Quello non lo sopporterei, piuttosto continuo a dormire male.

domenica 24 maggio 2020

Quando la merda vola alta

Mi permetto di citare i Thegiornalisti ma giusto per rendere l'idea di questa prima domenica di post lockdown.
Finiti i primi incontri con le amiche, finito il primo sesso con l'"avvocatello", rimangono consuntivi che ero tipica fare durante il lockdown e che invece in questi giorni si erano distratti con il pensiero agli eventi sopra.
Mi sembra sempre di acchiappare briciole, e parlo naturalmente del mondo maschile.
Con l'avvocatello non è andata gran che, un sacco di problemi di erezione a causa del preservativo, e una lungaggine troppo lunga, tanto da smettere perché non ce n'era.
Dice che è così, così sempre, molto lungo e a intermittenza con il cappuccio.
Ed evidentemente io non sono proprio una fabbrica di liquido lubrificante, per cui se clicchi una, due, tre volte o utilizziamo un altro metodo o anche basta così.
Delle altre meteore ho riagganciato contatti, mezze promesse, ho risentito gente di tinder di cui non mi frega un cazzo.
Simone, gli voglio bene ma non è lui..
Quindi che succede? Che come nei miei più grandi classici, penso a chi non mi ha voluta, o non più.
Il nome Roberto risalta splendente, dorato.
L' ultima immagine stampata in testa è di come stesse bene, poi ho ripensato all'americana e alle vagonate di chat che aveva aperte su tinder, e mi chiedo per quale motivo dovrei essere nei suoi pensieri.
Ricalco lui stesso adesso, lui che mi ha detto "dimmi perché dovresti essere tra i miei primi pensieri",perché non c'ero mai stata e mai ci sarò.
Poi orgogliosamente mi dico "ma che cazzo ci avrei mai fatto con uno di 31 anni, ubriacone, grezzo, che mi trattava a merda?".
Niente.
Ma quel niente non mi basta ora che è tornata la normalità. Quel niente stride con la fine della normalità a marzo dove lui aveva io ruolo di salvagente, e ora non ce l'ha più.
Ecco tutto.
Lui non c'è nel mio quotidiano, pur se è passato quasi più tempo senza di quanto ne ho trascorso con lui.
Però era un salvagente, da una parte calmava l'ansia di trovare una scopata ricorrente, dall'altra la alimentava (non me lo sono dimenticato) con tutti i no, i punti interrogativi, lei.
Continuo a chiedermi cosa la sua testa non è riuscita ad apprezzare di me, che ho sì peccato in un paio di occasioni di lasciarmi andar male, ma per il resto ho provato a essergli amica, amante, confidente.
Forse abbiamo fatto troppo poco sesso affinché si ricordi che io li andavo bene, ma ci andavo se anche lui lo faceva. E spesso era troppo ubriaco anche solo per ricordarselo.
L'ultima sera che ci siamo visti era ubruachissimo e mi disse che ero bella, bellissima, che gli piacevo..tanto.
Non si è ricordato più manco questo?
Io non credo che ci si scordi di una sensazione, pure se l'hai vista offuscata.
Certo, deve avere un buon impatto su di te, abbastanza forte. 
Forse è proprio questo il motivo del suo silenzio, silenzio sui cui io e più di una persona vicina a me avremmo scommesso che avrebbe rotto durante la 40ena causa solitudine.
L'ho creduto più solo di quanto non fosse, l'ho creduto più debole, più superficiale, meno orgoglioso.
L'ho creduto tutto io contrario, insomma.
E quindi? Mi manca, in modo strano ma mi manca.
E soprattutto, ho un fortissimo moto di gelosia e possessività nei suoi confronti.
Se penso che altre gli stiano vicino, per quanto conosca l'animaletto, mi viene il sangue alla testa.
Per una semplice cosa: lui con me si è comportato cosi, io gliel'ho permesso, ma sono sicura che con un'altra persona diventi un'altra persona anche lui, perché sa esserlo.
Gentile, dolce, educato, rispettoso.
Non credo a tutto quello che anche Simone mi racconta, capisco adesso meglio alcuni atteggiamenti, ma capisco che lo abbia messi in pratica con me, non con altri.
Lui è una persona buona, generosa, che cerca compagnia.
Non è uno stronzo, ci diventa quando -come tutti- qualcosa gli sta stretto.
Mi sono risposta da sola, il quadro parla molto chiaro.
Questa ripartenza senza quel pezzetto di vita precedente la sto accusando, in attesa di tempi, e peni, migliori.
È che vorrei proprio qualcuno che mi sconvolga la vita, un po' come ha fatto Daniele.
Io quella sensazione me la ricordo a memoria, come questi giorni di un anno fa.
Anche Daniele aveva la chance di ripensare a me in questo periodo ma non l'ha fatto, ha scelto altro.
Sono abbattuta dal fatto di non essere la persona al centro di un'altra per cui provo qualcosa.
Tutti questi incontri fittizi, e le promesse fittizie, e le sere ad aspettare, mi stanno dando il voltastomaco.
Forse l'unica è non fare niente, come un animale che si finge morto, ma non è neanche quello...
Sono stanca pure di fingermi morta.
È che ho ancora bisogno di un progetto, di custodirmi un sogno, qualcosa che vada oltre gli altri, qualcosa di mio.
Ma mi sento un contenitore vuoto che si riempie solo di cose fittizie, come fare per riempirlo di solidità?
Non ho grosse conclusioni oggi da trarre.
Sono spaventata dal futuro, ho paura a vivere come direbbe Simone, o non mi accorgo di ciò che ho attorno per valorizzarlo.
Aspettative troppo alte, direbbe la mia psicoterapeuta.
A forza di provare a tenerle basse però, ecco che vola alta la merda.

venerdì 22 maggio 2020

L' idea

L'idea di avere accanto un ragazzo "pulito" credo di averla sempre avuta, coma credo la maggior parte delle brave ragazze, cresciute e pasciute in famiglie perbene, educate e abbastanza tradizionaliste.
Nella mia testa avrò pensato centinaia di migliaia di volte quale potrebbe essere l'uomo che mi vedrei accanto.
Un'idea ce l'ho, e devo dire che l'unico che ci è andato davvero vicino è stato solo Daniele, moglie a parte.
Per me l'uomo accanto dovrebbe, rimango al condizionale, ricoprire innanzitutto una figura calmante nei miei confronti.
Mi piace il giacca e incravattato, ma non disdegno il casual, che non si prende troppo sul serio.
Una cultura pari alla mia non mi dispiacerebbe, magari con l'uso dell'inglese tale da sgravarmi un po di lavoro se andassimo in vacanza insieme.
O francese, ancora meglio, una lingua che amo musicalmente. 
Mi piacerebbe che fosse appassionato di auto e moto, da tenermi testa insomma, da zittire se ne sparo una delle mie.
Il vino, o comunque il mondo food & beverage, sarebbe un plus, ma non obbligatorio.
Se ha passioni sue da cui possa imparare qualcosa anche io, perché no...senza intralciarci ovviamente.
Mi piacerebbe che fosse gentile, ma non della gentilezza da galateo, ma di quella sincera, imparata per strada...quella che nessuno ti racconta ma ti viene spontanea.
Mi piacerebbe che avesse capelli, sì....credo neri o castani, e il colore degli occhi sarebbe indifferente se il taglio è particolare.
Altrimenti c'è sempre quell'azzurro mare aperto....
Vorrei che fosse simpatico da farmi ridere a crepapelle, pure quando mi girano, così per sdrammatizzare.
Lo voglio ironico, sagace, sveglio il giusto per capire una mia battuta e venirmi dietro.
Non banale, non fatto di frasi precostituite, che cambi idea per intelligenza e non per osmosi col mondo.
Vorrei fosse uno di quelli già arrivati, consapevoli di sè e dei propri limiti, cosi come del proprio valore.
Che abbia un sorriso d'occhi prima ancora della bocca.
Che sappia apprezzare miei piccoli movimenti agli altri impercettibili, ed essere fiero di me, di crescere con me.
Che non abbia la presunzione che io l'abbia meritato o viceversa, ma semplicemente che siamo incappati nella migliore combo che ci potesse capitare.
Mi piacerebbe che amasse viaggiare, guidare, fermarsi.
Che abbia pazienza, che mi assapori tutta come l'ultimo sorso di birra prima che finisca.




venerdì 15 maggio 2020

Io mollo

È l'ora di mollare, mica per niente, mica per i consuntivi post quarantena, o per gli ansiolitici di cui sto diventando dipendente.
No, mollo perché la testa ha bisogno di riposo, di pace, e non di continue sculacciate.
Mollo perché ha ragione psyco, spreco energie inutili coi miei "fidanzati" come li chiama lei, perché cerco qualcosa che va molto al di là della somma di quello che mi offrono tutti loro.
Mollo perché devo.
Devo sentirmi, voglio sentirmi normale anche nella mia singletudine, anche se per mesi o anni non vedrò un pisello.
Quello che voglio non è un pisello infatti, per cui tanto vale tirare i remi in barca per un po', o meglio, fino a quando non avrò scelto diversamente.
Per adesso la scelta è questa, mollo tutto, avvocatini, impegnati, ambigui, profumieri, galanti.
Tutto, finché qualcuno mi dimostrerà che vale la pena.
Ecco il cambio di prospettiva.
Certo, anche io devo valere la pena, ma visto che è la mia vita e sono io a scegliere, e non ho potuto che scegliere me stessa quindi va da sè che io di me so di valere la pena...ecco, devono volerla gli altri.
Niente scorribande, niente giochi pirotecnici o spavalderie.
Torniamo all'essenza di ognuno di noi.
Soli, come abbiamo appena sperimentato, non siamo nessuno se non nudi con sé stessi.
Quindi, fino a quando non avrò percezione che qualcuno voglia davvero essere sè stesso con me, e che quel sè mi mando fuori di testa tanto da voler investirci sopra...fino a quel momento, mollo.
Basta paragoni, utili solo per lacerarmi le ore della notte, basta pensarmi come l'ultima della mia specie.
Relax, be quiet.
Tempo perso ormai è già alle spalle e altro ne verrà, quindi combatto una lotta impari e per giunta senza armi.
Basta combattere col tempo, coi confronti, coi sensi di colpa.
Io sono questa, prendere o lasciare.
Prendo o lascio.
Per ora, ed è la cosa più rassicurante, mollo.
Apro la mente a me, o perlomeno ci provo, e non più a me verso l'altro.
Ci provo, e se non riesci, sbaglierò e riproverò.
Voglio svegliarmi domattina serena, senza carichi sulle spalle di una vita insoddisfacente, troppo o troppo poco osata, buttata.
Voglio svegliarmi domani e dirmi che sono brava anche cosi, sono magnifica anche così, e chi non se ne è accorto o non ha voluto o non ha potuto...si è perso tanto.
Mollo, come un atleta quando sa di aver dato tanto ma rimane a centroclassifica.
È saggio pensare che alcuni limiti non si possano superare, ancora più saggio a volte, di poterli oltrepassare per poi capire che non si sarebbe dovuto fare.
Io ci ho provato, grandemente.
Ho provato ad amare e a farmi amare.
Ho provato a farmi accettare e ad accettare, ho provato persino a farmi amare dall'improponibile, dal violento, dal narcisista, dall'artista, dal peter pan, dal collega, dal buontempone.
Tutto tempo perso, che avrei potuto sfruttare diversamente, magari investendolo in un bel tuffo carpiato nella mia valenza, da farla strabordare dalla piscina.
Non è una critica nè ci sono colpe, è solo un dato di fatto.
E la vita per fortuna mi gioca a favore, il tempo c'è...torneranno buone stagioni, tornerà la mia propensione a vedere il bello dell'altro nel suo senso più intimo.
Ma adesso, proprio adesso, il bello e il gusto li provo solo a mollare.
Mollare per ricostruire, per espandere, per tentacolare i miei pensieri verso certezze e non solo speranze, che mi facciano dormire la notte.
Mollo anche per la notte.
Ho un lieve senso di leggerezza.
Vorrei spuntasse il sorriso. Ma mi dò tempo.
Arriverà, oggi ne sono certa.

venerdì 8 maggio 2020

Pali, edizione 2020

Scopro che la sensazione di rabbia verso me stessa scaturisce principalmente quando mi accorgo di non essere ricambiata, o che il mio bisogno di definizione non viene riempito dall'altra parte.
Rabbia che si contorta di astenia, e soprattutto che fa il paio con l'ansia.
La sento salire i gradini allo stesso modo, sento il nodo in gola che si ingrandisce, e l'intolleranza che scalpita alla ricerca di una vittima da mietere.

Eccomi, nell'edizione "Pali 2020", pali a cui non ero più abituata, perlomeno da Daniele in poi.
Il primo è il grande classico: la minestra riscaldata.
Finita a inizio lockdown, forse non ho mai messo a fuoco il fatto che avessi bisogno di lui più di quanto immaginassi.
Lui nel senso pragmatico della presenza, della comodità logistica ecc ecc.
Cosi che succede, che me la vado a cercare non una, ma due volte: la prima, settimana scorsa, mentre faccio una passeggiata per sconfiggere l'ansia a trotto. Arrivo "casualmente" sotto casa sua, e davvero casualmente lo becco che esce dalla macchina carico di borse della spesa.
Mi faccio riconoscere e stiamo a parlare un quarto d'ora.
Lo trovo forse appesantito di un paio di kg, ma sul suo fisico gli stanno a pennello.
Una gran bella presenza, sono la prima io a sorprendermi di come la quarantena gli abbia giovato.
Lui, verso di me, sempre lo stesso: gelo, zero empatia, zero riferimenti a niente di noi.
Speravo in un suo contatto, magari ha capito che volevo lanciargli un po' un amo...nulla.
Quindi che faccio, non paga del già chiaro messaggio intrinseco...una settimana dopo faccio la seconda mossa: in un momento di presa a male (vedi dopo) gli scrivo, facendogli i complimenti per come l'ho trovato, e che mi stavo mangiando le mani.
Risponde garbatamente un grazie, e un "mi dispiace" relativo alle mani ingerite. Non segue altro messaggio.
Rimango come una cretina, mi maledico di essere sempre troppo debole, con lui in particolare.
Ma non è solo con lui, ho capito che è un meccanismo che uso proprio in virtù di quello che ho scritto all'inizio.
E qui, per sottolineare che non è solo Roberto il booster dei miei malumori e degli insulti verso me stessa, arriva il secondo palo.
In realtà era un palo "annunciato", situazione tipo delle mie: impegnato, convivente.
Ci siamo trovati a parlare su fb durante la 40ena, poi da lì a WhatsApp, poi da a Duo, a farci videochiamate assolutamente innocenti e non porno, come il periodo vorrebbe.
Lui, Simone, è molto gentile con me, e ascolta quando parlo. Si ricorda quello che dico, fa connessioni intelligenti con cause-effetto.
Dalla sua natura rustica e dal passato galeotto non ci di aspetterebbe una sensibilità del genere, considerato l'ultimo interlocutore avuto...
Ah, ps: con Simone capiamo dopo 2 vudrochiante che lui conosce bene Roberto, motivo di scherno nei miei confronti...
Simone mi fa ridere, un sacco, quello che non mi capitava da un sacco di tempo (ricordo la musonaggine di Roberto e lo stacco è netto), coglie mie sfumature e le mette sul piatto dell'ironia.
E non ultimo, Simone è carino, molto carino: 2 occhi azzurri e uno sguardo furbo, sveglio, dal taglio a mandorla. Il naso dritto, le narici lievemente larghe, la bocca a forma di Joker. I denti, punto debole: diastema non curato, e brutta forma degli incisivi davanti.
Ma nel complesso Simone mi cattura, ci facciamo un sacco di risate e ci manchiamo vicendevolmente, nei limiti del possibile di una chiacchiera tra amici, quando non possiamo.
Martedi decide di farmi una sorpresa e mi dice che capiterà nel mio quartiere con la scusa che i suoi vivono li. Viene per me, per vedermi.
Mi aspetta sotto casa, come ai vecchi tempi dei fidanzatini, perché sta a piedi: non ha la patente, caratteristica che varrebbe anni e anni di scherni delle mie amiche, come gia fatto verso un ex di una di loro...
Comunque, me lo aspettavo più alto, non so perché ma in video sembrava...va beh, passiamo un'oretta a passeggiare io lui e le mie paranoie del distanziamento sociale, tanto che a tratti sembra più in ansia lui che io.
In realtà mascheravo malamente il mio essere a disagio a incontrarlo, non f9sse altro che per il fatto che avrei voluto avvicinarmi, ma per evitare errori alla Daniele, ho messo i miei paletti.
Lui è stato molto tranquillo, ma ero convinta stesse al mio gioco per rispetto della situazione.
Solo il giorno dopo e quello dopo ancora capisco che invece è stato al posto suo semplicemente perché non ha trovato quello che di aspettava, e molto probabilmente oltre al fattore estetico, ci si è messa la mia ansia di mezzo che di sicuro non gli ha trasmesso niente di positivo.
Quindi super marciaindietro sua, mascherata dalla mia anticipazione dell'evento (gli ho detto che avevo già capito che non era cosa), e al pratico prima gli ho detto che era meglio non sentirci più, per poi cambiare idea dopo 12 ore e dirgli che a me va bene anche così perchè è una bella persona.
La mia completa incoerenza non incoraggia l'altro e soprattutto fa rendere me completamente fuori controllo.
Come è stato per Daniele, per Roberto...e ora per Simone.
Fatto sta che mi spiace che tutto sia cambiato, e oltre al cambiamento io ci ho messo pure il carico per far sì che l'altro abbia maggiori ragioni a farsi secco.
Sembra autosabotaggio, in realtà è completa perdita del controllo che mai come in questi ultimi 12 mesi ha avuto stesso copione con personalità diverse, e soprattutto anziché diminuire è aumentata e sproporzionalmente rispetto a chi ho davanti.
Ho un disperato bisogno di sentirmi dire che manco, che quella persona ha bisogno di me come io di lei...ho bisogno di validazione, e stiamo sempre lì.
E invece che succede? Che scado nel ridicolo, e qualcuno più buono e sensibile mi dice che capisce, mi dà la pacca sulla spalla e più o meno lentamente se ne va; chi è più gretto e di poche parole, mi manda a fanculo senza troppi giri di parole.
Se Simone e Roberto si parlassero, troverebbero analoghi comportamenti anche se con letture diverse.
Me li immagino...e mi vorrei sotterrare.