domenica 25 agosto 2019

Il vezzo

Sono uscita con Poste ieri sera, all'1.
Ha accettato un invito dell'ultimo secondo per un amaro al volo, nel peggior bar di Cinecittà.
Mi aveva scritto lui, insperato, ieri pomeriggio tardi.

Non è successo niente, e niente credo accadrà.
E stato al suo posto, io sono stata al mio, abbiamo parlato di viaggi, di lavoro, di case.
Ho cancellato il numero, come mi ero ripromessa subito dopo il primo messaggio.

È stato un incontro estemporaneo, e non aggiungo altri aggettivi perché effettivamente non ce ne sono.

Mi dico, mi sono data una possibilità, chi l'avrebbe fatto al posto mio?
Non lasciare niente di intentato. Non sono sicura che sia la mentalità corretta.

Vorrei portarmi dietro a Formentera, nei prossimi giorni, almeno il contatto epistolare per avere un pensiero, non dico una speranza, ed evitare il suicidio lì...

Ieri, proprio mentre ricevevo il suo messaggio, ho dato per certo alle mie amiche con cui parlavo a casa mia, che il mio obiettivo adesso è non avere più un obiettivo relazionale.
Devo diventare ancora più brutta e detestabile, così avrò buone ragioni non solo per non essere desiderabile, ma anche per essere scaricata.
Ho bisogno di buone ragioni.

Allora perché sono uscita con lui?
Per vezzo, meramente vezzo.

Per dimenticare di essere così inadatta, almeno per un'ora.

Ora, a differenza di giugno, inizia la metamorfosi nella peggiore versione di me stessa di tutti gli anni.
Una scusa per non guardare in faccia la realtà?

Forse, ma a me adesso va così.
Non voglio più guardare niente, me stessa tantomeno, dentro e fuori.
Sono stanca e incazzata con la mia vita, e lo sto accettando finalmente.

Non voglio partire.

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