mercoledì 21 marzo 2018

L' ansia corre sul filo dello stomaco

La verità è che mi sono rotta i coglioni di molte cose.
Per quanto, come tutti, stringo i denti e vado avanti in giornate più o meno normali, ci sono momenti di illuminazione in cui la frase "mi sono rotta i coglioni" corre più della mia ansia.

Poi si raggiungono, e confluiscono insieme nel mio stomaco.
Il quale si gonfia, mi fa male, si chiude e mi fa mangiare di poco gusto, mi lascia il fiato corto.
Quindi mi incazzo perché nell'ordine: non mi sento bene fisicamente, mi faccio prendere dall'ipocondria di avere qualcosa di brutto, mi incazzo perché so quali sono le cause scatenanti e vorrei abbatterle ma non posso o non riesco, e mi frustro perché sento la mia impotenza echeggiare.

Le cose che al momento, in ordine sparso, mi fanno provare queste sensazioni, sono le seguenti: sono soffocata dal mio ruolo a lavoro, non ne posso più di essere disponibile e di prendere cazziate quando sono meno disponibile a star dietro a un branco di uomini col mestruo che non sanno gestire le loro ansie lavorative e stanno tutto il giorno a vomitare bile, e i loro discorsi fanno vomitare me; sono stanca di avere a che fare con il mio sonno incostante: dormo bene dai miei e malissimo a casa mia, perché lì sento ogni stracazzo di battito di ciglia di ogni vicino, e questo mi fa innervosire quando sto nel letto, e più mi innervosisco più non dormo; sono addirittura arrivata a dormire in un'altra stanza, una sorta di tugurio, per cercare di rimpadronirmi di casa mia, ma la verità è che casa mia appartiene non a me, ma alle mie ansie; sono stufa marcia di spaventarmi per ogni singolo cazzo di sintomo che mi vedo o sento addesso, è uno stress allucinante cercare di calmarmi in ogni momento in cui testa e cuore vanno ramdomici verso scenari di morte o infermità permanente; sono stufa pure di prendere quell'ansiolitico che prendo ogni qualvolta voglio dormire meglio, e che la mattina però mi lascia un cazzotto nel medio ventre che mi mozza il fiato; sono stanca di non riuscire a dirottare per più di 5 minuti i miei pensieri verso qualcosa di piacevole, di inmergermi in uno stato di benessere anche solo apparente; sono dimessa e sconfitta nel vedere che con lui non si cammina da nessuna parte, perché non c'è più parte in comune tra noi, perché non camminiamo insieme da talmente tanto tempo che non ricordo neanche più come si fa, eppure ne ho il bisogno, e lui invece no.
So che da qualche parte devo iniziare a destreggiarmi meglio, sto dando spazio all'ansia adesso per poter fare una cosa per volta; adesso tu, domani passiamo alla soluzione dei problemi.
Ma mi rendo conto che questo spazio all'ansia l'ho dato per davvero molto tempo, da luglio scorso, e l'ansia ne vuole sempre di più e ho creato il precedente perché quando me l'ha chiesto gliel'ho concesso, e ora sta smaniando di nuovo e io mi sento incapace di dirle di no, e poi se la prende col mio stomaco per ritorsione.

Ecco, ho detto tutto, credo.

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