Sentirsi rifiutati è una pessima sensazione.
Può succedere da un amico, dal partner della vita o da uno occasionale, ma fa comunque male.
Il rifiuto da parte dell'altro atterra le nostre capacità di saperci riconoscere come validi, adeguati a quella situazione.
Di conseguenza, l'ego sbatte da una parte all'altra dell'universo insicurezza, in cerca di un appiglio o di una controprova che gli dia una mano a tornare alla sua realtà.
Perché comunque la realtà vorrebbe che il rifiuto è solo un problema dell'altro, di chi lo attua, e non una caratteristica dell'io.
Il rifiuto è una conseguenza, non una causa.
Ma è la conseguenza degli stati d'animo del rifiutante.
Ho bisogno di credere, o almeno provare a credere, in questo.
In questi giorni troppo rifiuto mi ha reso nervosa e ansiosa, vorrei fare tante domande ma come al solito so anche che non avrebbero belle risposte.
Ho sdoganato il sesso con un semisconosciuto, questo devo dirmelo come un mantra, per cui il risultato l'ho portato a casa; non sono inadatta per quello, ed è davvero un sollievo.
Ma allora perché sto ancora così?
Mi sembra di essere tornata indietro di anni, vorrei che non fosse un copione che si ripete ma alla fine i punti di contatto sono ancora gli stessi.
Vorrei non dirmi "e allora cos'ho sbagliato?" perche so che non è una domanda utile quando si parla di gusti e intenzioni altrui.
Faccio fatica a pensare quella frase "Non gli piaccio abbastanza" eppure forse è l'unica soluzione e l'unica chiave che da una parte mi esonera da responsabilità e dall'altra appaga a pieno il senso che quelli in campo sono meri gusti personali.
Anche a me non faceva impazzire, ma ci avrei provato.
Probabilmente scazzando molto, ma ci avrei provato.
Il buon sesso io non credo sia stata solo una mia illusione. C'è stato, punto.
Non voglio strapazzarmi ancora con domande su come lui la veda, se cercasse sesso senza impegno o forse tutto ip contrario. Ad oggi non serve.
Serve uscire da questo momento di tristezza e far sì che quella parola "rifiuto" lasci il passo a "preferenza".
Ha preferito altro, non ha rifiutato me.
Spero di ficcarmrlo in questa testolina de coccio.
Ho veramente bisogno di provare speranza, ora che anche col "mio" lui la consapevolezza del niente-ci-sarà-più è nitida.
Ho bisogno di distrarmi, di ridere, di farmi pervadere da buone sensazioni, forse anche da sensazioni effimere.
L'inconscio, come detto altre volte, si può fregare con un po' di lavoro.
Cercherò di lavare via l'ansia di non avere appigli, appigli che siano veri e buoni, e di correggere certe parole con altre.
Credo proprio di meritare di stare in pace, di essere amata, di essere voluta, con tutti i crismi però.
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