Non scrivere per prima, mai.
Se non scrive lui, non alzare un dito, mai.
Rispondi a domanda e non farla a tua volta, non te ne frega niente di avere informazioni sulla sua salute/giornata/famiglia/lavoro/palestra.
Si parla solo di concetti sensuali.
Visualizzazione: devi descrivere bene per far sì di imprimere un'immagine efficace nella sua testa bacata.
Devi essere esplicita ma non insistente.
Che sennò si caga subito il cazzo e col cazzo che te lo dà.
Devi sapere aspettare.
Pazientare fino alla morte cerebrale.
Se necessario, per evitare stronzate, cancella il numero.
Se poi sei particolarmente psicopatica e te lo ricordi a memoria, fallo lo stesso.
Poi tanto lo rimetterai in rubrica e poi lo ricancellarai e così via.
Ma non azzardarti a scrivergli per prima.
Se poi l'attesa diventa una settimana, a maggior ragione, sai bene che ha mollato e non ci sarà bisogno di dire altro.
Non andare in puzza se ti scarica senza dirtelo.
Senza avvisarti manco con un messaggio.
Perchè in fondo ci hai solo dormito insieme 2 volte, oltre a un materasso, 4 preservativi e un gel non ci hai condiviso altro.
Sì, giusto un paio di informazioni base sulle proprie vite, ma punto.
Dare il giusto peso alle cose.
Scopare significa dare zero significato all'altro, se non come strumento di piacere.
Non gli devi niente, ma soprattutto non ti deve niente.
Non toglie valore alla tua vita se decide di abbandonare il gioco, non dice niente su di te se molla, è una sua libera scelta ed è una scelta che parla di sè e non di te.
Io mi sento male però.
Male al pensiero di un'altra "rottura" improvvisa, non detta, non accennata neanche. Senza alcuna premessa, perché stavamo andando molto tranquilli, con un filo di gas.
Io ero abbastanza tranquilla, pur sapendo a monte che uno così non viaggia su binario unico.
Però non ho chiesto e neanche mi interessa saperlo.
Per me era importante che in qualche modo gi fosse spazio, briciole, pure per me.
Vorrei davvero adottare le teorie e tecniche accennate sopra, come sempre a livello cognitivo so tutto.
Mi frega sempre la pancia.
Non mi scendono certi concetti, come se avessi filtro antipolline, ne faccio arrivare altri, tutt'altri.
Ho bisogno di sentirmi riconosciuta, desiderata, e non una nel mucchio.
Ho bisogno di sentirmi normale, ma normale anche nel gestire queste situazioni.
Che attraggo e da cui sono attratta naturalmente, senza sforzi.
Le mie elemosine parlano di queste scelte.
Nel frattempo piovono ansiolitici.
Io non so aspettare, non so digiunare e forse so solo pensare.
Non sono Siddharta.
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