Ansia delle cose che finiscono.
Ancora non mi sembra reale il silenzio di Alessandro.
Ci pensavo oggi a pranzo, forse in qualche modo ho condiviso più con lui che con Daniele, in modo diverso certamente.
Ma l'intimità è una cosa davvero particolare.
Intendo intimità del dormirsi addosso, del fare colazione insieme, dopo una notte in cui ci siamo sfogati fisicamente e a parole, intendo quelle hot.
E forse è questa l'anima del mio attuale struggimento, l'ansia delle cose che finiscono.
Quando mi prende, perdo il mio controllo e soprattutto esagero dell'esaltazione dell'altro, sopravvalutandolo, sopravvalutandomi.
"Sono fighissima, come fa ad andar via?".
Non credo sia un caso quest'anno che tutti, dico tutti, coloro con cui ho fatto sesso se ne siano andati.
L'abbiano fatta finita, chi esplicitamente chi non, sempre loro per primi.
Chissà che cacchio di meccanismo innesco in loro.
E continuo a pensare di essere io, e la psicoterapia mi dice di no, che non devo pensarla così ma io sono di legno e continuo ad addossarmi colpe/responsabilità/cause delle dipartenze.
Alessandro non l'ho mai sentito mio come Daniele, quindi per fortuna c'e questa enorme differenza che fa sì di placare la questione "quanto ci ho condiviso insieme".
Però comunque proprio in virtù della leggerezza che c'era, dello spasso, che ora mi rode il culo e rimango di merda.
Per un attimo ho pensato che piano piano, col tempo, frequentandoci, io mi sarei accontentata di uno senza intelligenza emotiva, e lui di una più bruttarella ma brava a letto come la intende lui.
Ancora non capisco il meccanismo che mi sta sotto, e solo se capisco quello riusciro a liberarmi di ogni supposizione sui prossimi Alessandro.
È andata così, c'è solo da accettare.
Peccato il silenzio, sempre sto non detto tipico delle mie relazioni, o tipico di chi scelgo di frequentare.
Silenzio che fa un grosso eco adesso, a dicembre, col Natale vicino.
In fondo, avere anche solo l'illusione di essere in contatto con uno come lui sotto le feste, per una cacchio di volta, mi faceva stare al calduccio.
Mi faceva sentire normale.
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