giovedì 17 dicembre 2015

Dio

Mi impressiono facilmente.
Soprattutto se si tratta di fritti misti che mai avrei immaginato.
Ieri sera ho avuto un paio di conferme, diciamo una più di un'altra, e una notizia shock che stanotte -seppur leggera, seppur stramba, seppur non riguardante me- mi ha tenuta sveglia dalle 4 in poi.

L'attrazione, l'affetto, l'amore, sono molto più labili di un soffio di piuma.
Ne ho sempre più certezza negli altri e sempre più ostinatezza -al contrario- in me.

Tutto scorre, d'altra parte.
Io sono quel chiodolino invece che rimane fisso a parete, a guardare le felicità altrui  improvvisate, volute, difese.
Inizio a credere che il mio ruolo nel mondo sia esattamente questo.
Osservare, non come un voyeur, le dinamiche che spingono l'uno dentro o fuori le braccia dell'altro.
Osservare e fare il tifo, a volte.
Farlo a denti stretti, in altre.
Non farlo, sperando di sentirmi meglio nell'augurare un destino che spesso non ha intenzione di ascoltarmi.

Ma lo faccio giusto per sentirmi importante, per dire "c'ero anch'io".

Io ci sono sempre, osservo e nel frattempo spero.
Per tutte le buone notizie che ricevo dagli altri, mi sintonizzo in uno stato di stendhaliana sindrome, immedesimandomi nei protagonisti e nel vivere quelle emozioni.

Sono stanca di dire che mi mancano molto, stanca e noiosa.
Le simulo, così come simulo del buon sesso mentre sto da sola nel letto.
Mi sento un'aurea che aleggia, che vede vivere, al di sopra delle parti, come un Dio.
Che lo stia diventando?
Il tocco magico, in effetti, sugli altri un po' ce l'ho.

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