A tutto foco, diceva una mia amica.
Mi piacerebbe andare a tutto foco, più volte al giorno.
Ma devo fare i conti con nervi poco saldi, come stamattina.
Ho fatto la figura della schizofrenica a lavoro. Non trovavo un faldone che avevo creato io, che ero sicura che ci fosse perché lo avevo messo a posto io, e sono crollata.
Nel cercarlo strenuamente, pur sapendo che avrei potuto ricrearlo senza grosse difficoltà, mi sono ritrovata nell'ordine a:
- incazzarmi con il mio collega perché intrinsecamente pensavo lo avesse preso e spostato lui
- incazzarmi con me stessa perché pur essendo sicura di averlo creato e messo a posto, per più di un attimo ho pensato di averlo perso
- disperarmi perché dove sapevo che DOVEVA essere, non c'era
- frustrarmi perché stavo facendo vedere di non essere altezza
- deprimenti e piangere per non essere riuscita a fare una cosa fatta bene, anche dopo averlo trovato intatto (ma fuori posto).
Capisco da questi elementi che ho PAURA di essere giudicata ancora insufficiente, e che ogni passo "falso" -se così posso definirlo- per me è sinonimo di essere inadeguata a quel ruolo, meritevole di essere declassata.
Lo so che hanno parlato di me nei pochi istanti in cui non c'ero.
Lo so che la mia "emotivita'", così la chiamano, deve essere messa sotto guinzaglio, e più faccio così più mi do la zappa sui piedi.
Ho pianto spesso a lavoro in questi mesi, per PAURA.
Ora basta però.
Che pensino che sono inadeguata, che mi declassino, che abbiano un'idea deviata e invera di me.
Loro devono piantarla di osservarmi, ma soprattutto io devo piantarla di sentirmi sotto i loro occhi.
Io sono io, e voi non siete un cazzo.
Ecco, vorrei andare a tutto foco con questa idea, ma il freno a mano me lo mette sempre un'umilta' di cui non riesco a fare a meno.
Mi esercitero' affinché il menefreghismo sul pensiero altrui abbia la meglio sulla mia umiltà.
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