Stasera ho sbottato.
Non mi capitava da molto, e un po ' credo mi abbia fatto bene.
Un po' come il colpo di tosse per i neonati, mi ha spurgato. Ma magari domani va peggio.
Ho sbottato davanti alle mie amiche, che coi soliti discorsi -in buona fede, per carita'- profetizzavano irreali scenari e imperartivamente mi indirizzavano a pensarla in un determinati modi.
Non me vado fiera, ma il mio "voi cosa pensereste di voi stesse se steste da sole da 15 anni??????" ha azzittito tutto i luoghi comuni, tutte le soluzioni brevi, le buone psicoterapeutiche intenzioni, tutto.
Silenzio.
Ho chiesto di alzare la mano chi fosse da sola da 15 anni.
Nessuno.
Silenzio.
Purtroppo i miei modi crudi servivano per far vivere indirettamente loro nei miei panni.
So di aver sortito effetto, apprezzo tanto le loro benevole intenzioni, ma per chi come me ha il male di vivere, non c'è soluzione che tenga, tranne una.
Strafottutamente romantica.
L'amore.
Sono ancora convinta che mi salverà, sono sempre meno convinta che arriverà da me in tempo.
Faccio pena, tenerezza, cuoricini su whatsapp.
Ognuno ha una buona parola per me, ma quando parlo della mia bruttezza tutti glissano.
Maree di supercazzole in formato "paragoni con l'amica mia zoppa e storta", ma nessuno che mi salvi dicendo "Elena, la bruttezza non è un tuo problema. Kg in più o in meno non contano, guarda che linee e che viso che hai....non sei seconda a nessuno".
Manca chi può dirmelo, chi può farmici credere seppur scontrandosi col mio cinismo.
Manca la schiettezza di dirmi "si è vero, non sei gran che esteticamente....", perché tutte siamo un po ' ipocrite.
Io me ne faccio una malattia, consapevole che possa allontanare le persone che notoriamente non vogliono avere accanto qualcuno che sta male.
Il mio male di vivere è la dimensione assurda, non meritocratica, punica dello star da sola.
Non mi amerà più nessuno, perché sono brutta e non ho chance.
Ritiro l'ordine fatto qualche settima fa: di sicuro sbagliera' indirizzo.
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