domenica 17 agosto 2014

Confessioni di un giorno di mezz'autunno

Non affronto, in giornate lunghe come queste, ritrovarmi ad affondare il coltello su me stessa, su tutti i miei sbagli e su quelle tessere di mosaico che sono le mie emozioni e nervi.

Non affronto ammettere che certe debolezze hanno matrici irrisolte nel passato prossimo, passato che ingombra come un segnale stradale all'interno di una foto spettacolare.
Li, in basso a destra. Non puoi non vederlo.

Non affronto di tanto in tanto il ripetermi che una mia certa condizione è stata dettata da un'anatema ai tempi della cresima.
Non trovando altra madrina, i miei mi hanno votata a una zitella amica di famiglia.
Ricordo come lo stessero dicendo in questo momento: "Elena, ora che hai una madrina zitella...sarà mica che poi riprendi da lei?!?"

Checcazzo.

Mi rimase impressa quella frase, e da brava inaffrontabile fatalista quale sono, mi si tatuo' nei neuroni e fu così che la profezia si autoavverava negli anni.
Quel tatuaggio inaffrontabile riemergeva come la Fenice a ogni mia "delusione".

Non affronto, così, il punto di vista del bicchiere mezzo pieno.
Qualcuno ha deciso per me, tanto tempo fa.

Non affronto rifarmi il letto di quelli col sistema "a ponte".
Probabilmente chi lo ha progettato non aveva moglie.
O forse si, ma vittima di lui tanto da non potergli rompere i coglioni sul fatto che quel letto è inaffrontabile da poter essere rifatto in modo perfetto, con le lenzuola belle tese e liscio.
Come la metti la metti, pare un sacco a pelo riposto male. Nel sacco.

Non affronto mia madre che mi dice che sorrido poco.
Vorrei sorriderle di più, ma la mia faccia si sta settando su un' "inaffrontabile al cubo"  serietà, probabilmente figlia di ferie trascorse da sola nel paese dei morti, ovvero nel mio passato remoto, luogo un tempo di palpitazioni sentimentali e avventure in bicicletta.
Sede di spensierata magrezza.
Di spensieratezza, facendo una crasi.

Non affronto vedere mio padre che invecchia, diventando ancora più rigido in pensieri parole opere e fisico.
Vorrei alleviarlo, ma tutte le buone intenzioni decadono di fronte alla mia inaffrontabile impazienza, che mista alla sempre-presente-dio-me-cechi attitudine depressoide, fanno il paio col rispondere a cazzo o non rispondere affatto, in un'infermita' relazionale di cui a breve mi pentiro' amaramente.

Cerco di affrontare il mio stesso respiro senza odiarmi, a volte.

Non affronto piangermi addosso come in questo post.
Ogni tanto mi sento autorizzata, buttando un nero su bianco come oggi, che già è 17 e fa il suo.

Poi penso che fa parte del personaggio tormentato, una parte che recito spesso e malvolentieri, per non volermi rendere conto delle infinite possibilità che ho.

Come dire, mi pesa il culo.

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