domenica 2 novembre 2014

Sul tramonto e il mare

Il momento a margine della giornata in cui la luce cambia di botto e la notte è ancora timida e tremula, ecco..quello è il mio umore migliore.

Viene da andare al mare, sdraiarsi con l'illusione che la sabbia sia calda come d'estate, viene da bere un cocktail guardando il sole che sbiadisce, viene da farsi l'ultimo bagno della giornata come se domani fosse ancora vacanza.
Viene da dire "ci vediamo tra poco in spiaggia, sto arrivando", occhiali da sole e musica alta in macchina.
Viene da sperare che l'estate non finisca mai. Ma è novembre.

Con novembre tutto viene rigato da quei ricordi che mai come nei giorni scorsi così estivamente espliciti trovano acqua nel deserto.
Vorrei scaricare la mia rabbia, scrivergli che la sua codardia mi fa schifo, mi fa vomitare, mi lascia impietrita, si allontana e dopo torna a boomerang elevando alla N tutti i miei sentimenti, che siano buoni o cattivi.

Ancora stento a credere che una persona che reputavo onesta, trasparente, di valori se non saldi almeno positivi, possa ignorare questa nostra condizione, e bypassare me, come un trattore, dimenticando questi mesi a condivisione di buona parte di noi stessi.
Stento ad accettare la totale indisturbata risolutezza di aver spinto OFF sulla tastiera dell'affetto, così da un momento all'altro, così con l'effetto sorpresa.
Ho smesso di chiedermi perché, ma ogni giorno prendo atto che per lui, per noi, forse è stato tutto solamente un bisogno di compagnia appagato e poi disperso.
Esaurito, punto, fine. Si ricomincia da altro, da altre persone, da altri affetti.

Ciò che più mi reprime è non poter dire nulla, facendomi scivolare via la sgradevole presa di coscienza.
Eppure in cuor mio sto covando tante parole, diventando sempre di più ogni giorno che passa e che lui fa passare senza mantenere l'unica azione corretta fatta in 2 mesi e mezzo. Quella di chiedermi un confronto, darmi una data di massima.
Per poi svanire nel nulla, di nuovo.

Io non perdono ne il primo ne tantomeno il secondo suo scomparire.
Non è giusto, lo so io e lo sa anche lui.
Che per quanto chi lo conosce attraverso i miei racconti dice che sia un fuori dal mondo, io reputo fin troppo intelligente.
Talmente tanto da declinarsi in furbo.
Solo un furbo sa dove non andarsi ad invischiare, e in questo lui va assolutamente spedito.

Che peccato.
Quanta delusione dietro questo comportamento, quanta disillusione su chi avrò davanti un giorno, perché purtroppo esperienze come questa ti fanno diventare più sospettoso e meno aperto al prossimo.
Lascia questa trincea che ha scavato con consapevolezza, per difendersi da chissà cosa di me.
Mi fa male pensarlo ancora, ma lui stesso mi insegna che in fondo può essere semplice dimenticare.
Più semplice di quanto io non mi aspetti.

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