domenica 10 novembre 2019

Un mantra

Ieri sera ho avuto un crollo con le mie amiche, crollo che in pubblico non avevo da un po' e devo dire che forse così grosso non lo avevo da settembre.
Grosso nell'accezione del pessimismo cosmico, del capriccio di ragazzina impunita e cieca alle parole altrui, punk77 no hope no future.

Ho smaltito in realtà, almeno la questione Daniele con cui mi hanno fatto il culo le amiche.
Seppur romanticamente ci rimarrò attaccata, credo che dopo ieri sera abbia fatto un altro piccolo passo avanti, nonostante non volessi inizialmente saperne di dare ragione a loro.
La verità è sotto il naso e sono 4 mesi che sta lì mentre provo ad ignorarla.

In compenso mi sento rifiutata dall'ultimo arrivato, e lo so che non dipende da me e non serve a niente sentirmi così.
È che in realtà l'ultimo arrivato è stato in grado, in parte, di deviarmi qualche pensiero fuori da Daniele.
Quindi se ora molla, non ho più distrazioni.
Questo mi fa paura, il non avere niente non solo su cui sperare, ma soprattutto che mi tenga la mente in qualche modo occupata.
Direte, la tua mente devi occuparsi in modo diverso che pensando agli uomini, magari preferendo te stessa.

Ieri sera sono arrivata anche a questa consapevolezza.
Sono arrivata a capire che non voglio più evolvere io, non voglio pou dedicarmi a me stessa, spendere tempo per me.
Io ho bisogno di condividere con un'altra persona, ho bisogno di dare, e ho bisogno di ricevere.
Progettualità, intimità, affetto.
Ecco tutto.

Ho capito che ad adesso nessun corso, nessuno svago, nessuna compagnia, nessuno sport vale la presenza di una persona nella mia vita.
Sarò debole, sarò vigliaccamente incompleta, sarò incoerente dicendo che forse sì a volte non si è del tutto 100% e non si può bastare a se stessi se non c'è una persona particolare nella nostra vita?
Sì, lo sarò.
Ma sti cazzi.

Sto facendo uscir fuori il mio vero desiderio, e chi dice che sia sbagliato può andare a quel paese.
È il mio progetto, è la mia vita.
Adesso questa vita ha bisogno come l'aria di una relazione che possa definirsi tale, di una persona per me che sia reale e non immaginaria, con cuici sia un desiderio condiviso di...prendersi cura l'uno dell'altro.
Non è una bestemmia, è che tutti giochiamo a fare i forti, ma poi alla fine il gioco è semplice.
Nessuno vuole stare da solo e ognuno necessita di una spalla, a volte per sorreggersi, a volte per dargi a sua volta sostegno. Cura.

Questo è il mio mantra, lo faccio uscir fuori e devo farlo volare perché sta sempre lì nell'incavo del diaframma a nascondersi dietro ad altre cose, situazioni ed eventi che faccio io per me stessa.
Adesso ho bisogno di sviluppare fuori da me.

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