Domani ho il big match.
Non lo conosco, non lo riconosco.
So già quello che mi dirà, conosco a memoria il copione, mi chiedo effettivamente se possa servire e mi rispondo che sì, serve a me per dirgli che l'entusiasmo è contagioso e va dosato se non si è possesso di controllarlo.
Fine della bolla, fine delle mia favola a lieto fine con tanto di Principe veramente azzurro.
La seconda volta in 10 anni.
Così, perché cerco di ritornare in me e di trovare stimoli per non pensare, oggi chiamo un centro di fecondazione assistita a Valencia.
E mi faccio prendere appuntamento per settembre per la prima visita qui in Italia.
Le cose importanti della vita non sono cose.
Se proprio non camperò di un uomo, io voglio di campare di un figlio.
L'ho sempre voluto, l'ho sempre saputo.
Voglio che nel 2020 rimanga incinta.
Me lo grido forte in testa, forte come la delusione di Daniele.
A ogni momento di delusione corrisponde un attimo di speranza.
Ecco, io so dove riporla, e l'ho sempre saputo.
Daniele rimarrà una parentesi felice per quei 30 giorni di instabilità emotiva concessi, rimarrà la grande delusione della vita adulta, rimarrà nei miei pensieri come l'occasione persa di vivere un futuro bello. Come lui.
Bambineschi ragionamenti. Me ne rendo conto ma non li fermo, non voglio stavolta. Devo far scivolare via tutta la mia frustrazione, tutto il dolore che sento, senza mitigarli, senza intrappolarli in un cassetto da cui verrebbero fuori solo come rabbia e desiderio di vendetta.
La responsabilità è di entrambi, è me ne prendo la mia buona parte.
Sono contenta di essermi lasciata andare, sono contenta di aver fatto trapassare il dolore da un punto all'altro del mio corpo, sono contenta di essermi accorta di essermi persa, persa completamente, perché così so dove lavorare.
So da dove ricominciare a ritrovare me stessa, che ne ho tanto bisogno.
Me senza lui, me fuori da lui, me così com'ero a maggio.
Spensierata, ipocondriaca il giusto, curiosa, entusiasta di piccole cose e vogliosa di nuove prime volte.
Questa ero io e questa voglio tornare a essere, seppure disperata al pensiero che non so quando troverò una persona che mi faccia così bene, perché la prossima potrebbe essere tra altri 10 anni.
Per questo devo darmi la speranza di un figlio, anche solo immaginato, che non avrò mai il coraggio di fare.
Mi serve adesso per coprire il male, per resuscitare un lato nascosto e taciuto per tanto tempo.
Il mio sogno, in fondo in fondo, e sempre stato quello.
Non solo quello, ma anche quello.
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