Ieri sera ho avuta una lunga, e a tratti bruttissima, ingestibile discussione con quella che mi piace definire la mia migliore amica.
su questo punto poi ci torno.
da che ha iniziato un discorso un po' contorto, strano, avevo intuito che ci fosse aria di ramanzina. fin qui normale amministrazione, ho fatto il callo al suo essere maestrina che deve insegnarmi a come comportarmi con lei, a cosa dire o non dire o "mi ha dato fastidio" o "hai esagerato".
in realtà quella che appariva una discussione come tante si è rivelata una sorte di apocalisse, perchè il suo incentrarsi su basi che credevo solide di certo uno tsunami lo crea, e divampa dentro e fuori di me.
mi sono sentita dire 2 cose che fanno male anche solo a essere ricordate, e vivendole lì al momento ho avuto un misto tra rabbia (tanta), sconcerto, confusione, disperazione.
mi sono sentita dire che lei non si fida di me.
mi sono sentita dire che non si fida perchè ha avuto dei sospetti.
mi sono sentita dire che ha avuto ragione di credere che io fossi invidiosa di lei, ovvero invidiosa che lei avesse trovato una persona.
che in un qualche modo quindi fossi "cattiva", "marcia".
abbiamo parlato, abbiamo gridato, ho pianto tanto, pianto di singhiozzi di frustrazione perchè non posso, non potevo, dimostrarle l'indimostrabile.
non sono sicura abbia realmente recepito la mia posizione, le mie spiegazioni.
ho dubbi sul fatto che le creda vere.
purtroppo quando si inietta sottopelle il dubbio, è davvero difficile estrarlo, perchè tutto si permea di quello.
ma non ho intenzione di chiederle riscontri, non posso angosciarmi così come ero angosciata ieri.
ho pensato stanotte, ho riflettuto tanto, ho decantato e ancora non sento di aver smaltito del tutto questa sbornia.
mi sono fatta delle domande, mi sono chiesta cosa abbia indotto una persona che mi conosce da 15 anni a dubitare di me.
ho scavato nella coscienza, e ho trovato che in un certo senso quei dubbi erano fondati.
sì, invidiosa. ma non cattiva.
invidiosa nella misura in cui aspiro anch'io a quello che lei aveva raggiunto, aspiro ogni santo giorno dei miei anni.
e quando qualcosa attorno a me va bene, per me è un indicatore.
indica che le cose belle accadono, ma non a me.
il gusto agrodolce mi abbraccia, e una sorta di benevola gelosia prende il sopravvento.
così affronto il cambiamento (degli altri) sulla mia pelle, con stizza perchè non è il mio e devo subire, senza averne controllo, delle modifiche alla mia quotidianità con quelle persone, al mio contatto con loro, al mio tempo con loro, alle modalità con cui sono abituata a interagirci.
ma non è tanto l'adattarsi a questo.
è che tutto questo mi parla, mi sussurra continuamente "stai rimanendo da sola".
lo so già di mio e ne soffro, ne ho una paura fottuta, e averne dimostrazione mi devasta.
sto rimanendo da sola, a 32 anni.
invidia, a tratti gelosia, possessione.
sembrano sentimenti estranei a tutti, perchè siamo tutti santi.
forse ci ha visto lungo, più lungo di me.
ho l'impressione che se non ne nasce un'epifania, dall'incontro di ieri molto si è incrinato e continuerà a farlo, inesorabilmente.
io non ho davvero la forza di tirare le redini, sono stanca di star dietro a ciò che non mi sta dietro.
stanca, perchè a volte sarebbe così semplice farsi servire, farsi trasportare invece di avere l'onere di agire, perchè se non agisci tutto crolla o si incrina o si sporca o si tinge di colori che non vuoi.
sono stanca di pensare di alimentare il fuoco con la diavolina.
dura il tempo che dura, e se non ne metti altra e non hai fatto attecchire, il fuoco si spegne.
io ad oggi, e la vedo come una sconfitta, ho deciso che i miei fuochi li lascerò spegnere.
penso sempre che ciò che semini poi raccogli, ma in realtà è una fantasia amara.
in realtà puoi seminare bene, infondere negli altri sentimenti di affetto, stima, comprensione, che però saranno a uso e abuso loro.
una volta seminati, una volta "avviati", passano di padrone, che ne fa ciò che ritiene opportuno.
sento di non essere necessaria a nessun altro che non sia la mia famiglia.
anche la mia amica, che mi piace decantare come migliore amica e che faceva parte della riga sopra, in realtà può fare a meno di me.
migliore e amica non hanno mai sfregato così tanto.
sono sempre io che fatico a fare a meno degli altri, e questo è un brutto vizio che vorrei togliermi.
mi dico che io senza gli altri sono pochezza, ma con gli altri poi sono invidia, gelosia, rancore, disperazione.
passano molto più questi sentimenti che lo spirito di lealtà, la bontà, la dedizione che offro.
forse è ora di non sprecarmi più per questi valori.
dicono che tutti siamo importanti e nessuno indispensabile.
ecco cosa cerco io, essere indispensabile per qualcuno.
quando accadrà, quando lo sarò, potrò guardare dall'alto in basso le persone che non hanno saputo, voluto, capirmi fino in fondo; capiranno che a fronte di alcuni difetti - e nessuno ne è esente- sono pronta a dare tutto.
io quel tutto voglio darlo, ma non ora e non per chi ho attorno.
basta davvero, se di solitudine stiamo trattando, se sto edulcorando la pillola, allora che di solitudine si parli a chiare lettere.
vivrò sola, morirò sola.
sarò il pezzo mancante, il giocattolo rotto, l'occhio strabico.
mi spiace solo che i miei non volevano per me questa vita interiore, e non me ne scuserò mai abbastanza.
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