Come si dice, ognun per sè e Dio per tutti.
Nell'ultimo periodo mi sono tolta qualche sassolino dalla scarpa, o meglio, ho tagliato rami secchi e dato respiro a chi ne aveva bisogno.
Avevo una sorta di business plan emotivo, ho dato priorità e tempistiche, e mi faccio un applauso di averlo studiato e mantenuto.
Inizio dalle persone meno importanti, quelle che già mi avevano deluso l'anno scorso, e non è un caso che a distanza di mesi abbia deciso di lasciarle fluire fuori dalla mia vita.
So che non l'hanno presa bene, ma non mi hanno chiesto spiegazioni; per cui immagino che abbiano intuito le mie e non abbiano argomentazioni in merito.
Copione già visto 10 anni fa esatti, altre persone, altri mal di pancia; stavolta però non mi faccio domande e vado dritta per la mia decisione, perché preservarmi dall' intossicazione è più importante che trovare un antidoto dopo.
Preservarmi dai parassiti è ancora più importante, e questo mi fa passare al secondo step del mio emotional plan: allontanare dalla mia vita, dal mio quotidiano e dalle mie buone o cattive esperienze, una delle persone che ho pensato avrei voluto sempre vicino.
È come se negli anni avessi covato la teoria del parassitismo su di lei, ma per paura di trovarmi sola e senza un pilastro sicuro, ho dato ai vari episodi forme diverse. Mi sono tappata gli occhi sapendo di tapparmeli.
Da un certo momento in poi, circa un anno e mezzo fa, però, le mie giustificazioni vacillavano, zoppicavano, facevano fatica a essere credibili e lasciavano spazio a interpretazioni più razionali e dolorose, e il mosaico ha preso corpo; quando è stato quasi completato, ho capito di dovermi allontanare.
Quando l'ultimo tassello si è inserito, ho capito che dovevo allontanare lei.
Per cui, via da ogni forma di contatto anche indiretto; ho chiesto ad amici comuni di non parlare mai di me in sua presenza, ho inibito social network e WhatsApp, sono morta. Per lei, morta.
Perché purtroppo, mi spiace asserirlo, la sua forma di gentilezza celava interesse, e quella di comprensione invece, malizia. Invidia, un'aura negativa.
Questo 2016 ha portato, nella sfera mia e delle persone a me più strette e care, alcuni incidenti e brutte sorprese, alcune risolte per carità, ma in ogni caso non simpatiche.
Questo mi è stato sufficente per diventare quasi scaramantica, quasi irrazionale nel pensare che persone della mia vita potrebbero aver non dico goduto, ma sorriso ad alcune piccole sventure.
Da lì ho capito che lei, in particolare, doveva essere allontanata.
Brutto a dirsi, e peggio dire che da quando non la sento più sono più serena.
Mi manca, indubbiamente, ma meno di quanto mi mancano i suoi modi e quell'aura non positiva che sentivo.
Mio fratello mi dice di non avere un brutto parere di una persona che per anni ho scelto come amica, ed ha ragione.
Ma non riesco ancora a dimenticare quel paio di frasi dette a inizio anno, in casa mia, e più penso al loro senso e più penso che se è stata in grado di dubitare in quel modo di me, forse la prima ad adottare quei comportamenti sia stata lei.
Io non lo perdono, non perdono una persona a cui ho dato tanto, a cui ho anche chiesto tanto perché la consideravo valida, e quello che le ho dato l'ho ricevuto col suo contrario.
Soprattutto con le persone amiche in comune, e qui mi taccio perché monta troppa rabbia.
Parassita, opportunista, maliziosa.
Non voglio neanche un'unghia di persona così accanto a me.
Il terzo passo del mio piano era nell'aria da mesi, era l'unica alternativa possibile, non potevo sottrarmi perché prima o poi quella bolla ci sarebbe implosa addosso.
Siamo stati bene in questi mesi.
Bene, platonicamente benissimo.
Ma lui ha fede al dito e figli al seguito, l'attrazione mentale andava molto oltre quella fisica, che non è stata all'altezza dei nostri intenti.
Poco, troppo poco tempo per stare insieme, e lui non si è mai sottratto ai suoi doveri familiari.
Questo fa di lui un grandissimo uomo, per il quale posso solo provare infinito rispetto.
E non era nè giusto nè adatto a due come noi continuare una scelta fatta a febbraio.
Lui c'è, c'è sempre e sono contenta di questo.
Non so per quanto ancora, e questo un po' mi spaventa e mi intristisce.
Prima o poi avrei comunque fatto a meno di lui, e sto di nuovo imparando a riprendere i miei silenzi e i miei spazi, la mia solitudine.
Questa fa sempre parte dell'emotional plan, e ancora ci convivo con disagio.
Sempre meno, ma al momento non voglio attenzioni perché non riesco a ricambiare e perché a volte non fanno che farmi chiudere.
Le poche amiche, infatti, purtroppo non sanno ascoltare.
Ho imparato ad accennare loro i miei problemi senza andare in profondità, perché si fermano alla prima riga.
C'è superficialità, empatia pochissima, parole di circostanza; questo mi mette nell'ordine di idee che anche chi ci conosce profondamente, è accecato dall'egocentrismo. Questo sottolinea che tutte le relazioni sono importanti, ma nessuna fondamentale.
Che se non ti salvi da solo, non lo potrà fare nessuno.
Per questo ringrazio la terapia, perché so che posso parlare e non attendermi nulla se non un parere obiettivo.
Ognun per sè e Dio per tutti.
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