mercoledì 18 gennaio 2017

Qual'è il mio talento?

A volte nei rari corsi di formazione fatti o spiati da lontano, mi è capitato di sentir chiedere ai partecipanti quale fosse il proprio talento. O i propri talenti. Anzi, normalmente usano proprio il plurale, chè magari sennò qualcuno si offende.

Beh, ho sempre preso sottogamba la domanda, l'ho sempre pensata solo in relazione al ruolo professionale e alle circostanze lavorative, per cui ho sempre detto le solite cose: attenta ai dettagli, problem solver, client obsession e cavoli vari.

Poco fa stavo vedendo su Facebook un video di un tizio che fa acrobazie con stecca e palla da biliardo; ne avrò visti altri cento simili, e non è questa la novità.
La novità è che mi è spontaneamente venuto pensato "qual'è il mio talento?".

Ci sto ancora pensando, il che secondo me vuol dire che non penso di averne uno così spiccato da risaltare.

Sarebbe bello avere un talento, ma come il buon libro Bounce dice, il talento non è di per sè talento se non allenato molto, moltissimo; per il talento a fare che uno si ritrova, vuol dire che ha sbagliato molto per la stessa cosa in precedenza.

Oddio, secondo questa logica io ho talento nell'amore: ho toppato tante di quelle volte che ora sono bravissima a riconoscerlo.

Mmmmm....non fila molto.

Dunque, quale sarà mai il mio talento, quella caratteristica che mi rende non solo unica, ma fenomenale?

Ai posteri l'ardua sentenza.

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